Successo internazionale per “I Am Banksy”, il cortometraggio di Samantha Casella con protagonista Marco Iannitello


Il corto ha vinto il premio “Best International Short” al Golden State Film Festival di Los Angeles

Articolo di Giovanni Quarti

Grande successo internazionale per “I Am Banksy” il nuovo cortometraggio firmato dalla regista Samantha Casella, dedicato all’artista cult, massimo esponente della street-art e simbolo di una generazione (la cui identità rimane ancora oggi misteriosa).

L’opera (tra le 300 opere selezionate sulle 4200 pervenute) ha infatti vinto il premio “Best International Short” al Golden State Film Festival di Los Angeles, organizzato da Peter Greene e Jon Gursha, tenutosi nel prestigioso Chinese Theatre.

“I Am Banksy”, sempre a Los Angeles, si è aggiudicato un secondo riconoscimento: si tratta del “Best Mystery Short” all’Olympus Film Festival, che si terrà a luglio e durante il quale verrà proclamata anche la miglior opera assoluta (per il quale il corto concorre).
E non è finita qui, perché a giugno “I Am Banksy” arriverà al cinema, per la precisione in otto sale facenti parte della catena Laemmle Theaters, sempre a Los Angeles.
Decisamente una bella soddisfazione per la regista italiana Samantha Casella e tutto il suo cast.

Cosa c’è da sapere su “I Am Banksy”
Protagonista di “I Am Banksy” è Marco Iannitello, nei panni di un giornalista spregiudicato e arrivista, disposto a tutto pur di scoprire l’identità di Banksy. Saranno un ex componente della prima “banda di strada” di Banksy, un professore che sostiene di aver avuto come allievo il leggendario artista, un improponibile “socio” che ha pagato sulla sua pelle l’avventurosa esperienza e un gallerista sornione ad avvicinarlo alla soluzione dell’enigma. Ormai incastrato in un vortice dove verità e menzogna si confondono tra loro, ignaro dei segnali di pericolo emersi lungo il cammino, la discesa negli inferi del protagonista si conclude alla corte di Anubi.

Nel cast anche Caterina Silva, Diego Verdegiglio, Roberto Rizzoni, Mirko Ciorciari e Matteo Fiori.
«Il mistero che avvolge l’identità di Banksy ha contribuito a ricoprirne di fascino la figura. Le sue opere denunciano le assurdità della società occidentale, la manipolazione mediatica, l’omologazione degli individui, l’atrocità della guerra, la falsità della politica, l’inquinamento, lo sfruttamento minorile, la brutalità della repressione poliziesca, il feticismo che avvolge il collezionismo. Per veicolare questi messaggi, Banksy utilizza principalmente soggetti quali poliziotti, bambini, umili lavoratori, scimmie e ratti» – spiega Samantha Casella nelle note di regia – «Eppure, per quanto onorevoli siano questi presupposti, non appare così fuori luogo pensare a Banksy come a una mano disposta a veicolare determinati messaggi imposti da una “mente” decisa, se non a combattere, a puntare il dito contro il “sistema” votato al consumismo più sfrenato, ma forse più cinico, solo all’apparenza».

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