Storia di un pilota 2. Dalle low cost alla conquista dell’est: intervista al pilota di linea Ivan Anzellotti


“Troppo spesso il pilota viene raffigurato in maniera sbagliata e chi è lontano dal mondo dell’aviazione pensa che siamo come dei turisti pagati per viaggiare”

Intervista di Desirè Sara Serventi

In “Storia di un pilota 2. Dalle low cost alla conquista dell’est” il pilota, nonché scrittore, Ivan Anzellotti, con la partecipazione ai racconti di sua moglie Maya, ha ulteriormente dimostrato le sue capacità autoriali scrivendo un libro che sta riscuotendo un grande successo in campo editoriale. Uno stile letterario quello di Anzellotti in grado di coinvolgere il lettore in una appassionata lettura in cui le storie raccontate risultano essere scorrevoli e mai scontate, infatti l’autore ha dalla sua una notevole creatività narrativa che gli permette di raccontare in modo semplice sia aspetti personali che professionali del suo lavoro. Sledet.com ha raggiunto Ivan Anzellotti che ha parlato della sua nuova opera letteraria. 

Storia di un pilota 2. Dalle low cost alla conquista dell’est”: è questo il titolo del suo nuovo libro. Che cosa racconta?

Con questo secondo volume continuo la storia del mio primo libro che si era conclusa con la partenza dal Qatar e racconto le mie esperienze personali e professionali negli anni precedenti la crisi del Covid-19. La storia porterà il lettore nei tre Paesi in cui ho vissuto partendo dal Portogallo e poi passando per Taiwan e Hong Kong narrando le mie disavventure durante i voli tra Asia e Nord America e i passaggi, non sempre facili, tra quattro differenti compagnie aeree.

Da che cosa è stata dettata la scelta del nome del suo libro?

Lasciato il Qatar mi sono trasferito per la prima volta in una compagnia low cost dove pensavo sarei rimasto fino al giorno del mio pensionamento. Qualcosa non è andato secondo i piani e con mia moglie abbiamo deciso di provare a cercare fortuna in Asia, per cui, un po’ come i pionieri del far west anche noi abbiamo sognato di riuscire a realizzare i nostri sogni trasferendoci lontano, andando però nella direzione opposta, alla conquista dell’est.

La cover del suo libro dice tanto. Ci potrebbe tradurre in parole, le immagini presenti?

L’aviazione di oggi è cambiata molto rispetto al passato e se la passione è ancora un ingrediente fondamentale per motivare un giovane a intraprendere la professione di pilota, lo stesso non si può dire per i manager che gestiscono le compagnie aeree interessati solo ai loro profitti personali spesso ottenuti sfruttando e ingannando il personale con false promesse. Ecco il perché di una copertina dove un ricco dirigente tiene la carota davanti al pilota.

Su che chiave ha scelto di raccontare la sua storia professionale?

L’idea è stata quella di accompagnare il lettore attraverso le tante decisioni che io e mia moglie siamo stati costretti a prendere ogni volta che la nostra felicità veniva messa in crisi per colpa di comportamenti sbagliati di manager incompetenti. Nonostante la serietà di molti argomenti trattati, il mio stile resta sempre ironico, come nel primo libro, e quindi non mancano episodi divertenti che mi sono capitati in giro per il mondo assieme ad alcune spiegazioni tecniche relative alla mia professione.

Qual è stata la parte più difficile da affrontare nella stesura di questo testo?

Le biografie corrono spesso il rischio di essere noiose nel raccontare la sequenza di esperienze vissute dall’autore, ho quindi impostato la storia come fosse un romanzo, cercando di coinvolgere il lettore nei tanti episodi curiosi che mi sono di volta in volta capitati nei Paesi in cui ho vissuto o che ho visitato durante i miei voli, alternando ai miei fatti personali le storie dei luoghi e delle persone che ho conosciuto.

Lei scrive che quella del pilota di linea si è trasformata in un “business”. Potrebbe spiegarci che cosa intende dire nello specifico?

Quando parlo di business mi riferisco al modo in cui certi dirigenti gestiscono le compagnie come se fossero un investimento personale facendo di tutto pur di raggiungere i propri obiettivi con una totale mancanza di etica e rispetto nei confronti dei dipendenti. Nel libro racconto molti episodi che ho vissuto personalmente nei quali inganni e abusi sono pratiche costanti.

Lei ha lavorato per diverse compagnie. A suo avviso per che cosa si caratterizzano oggi le varie compagnie aeree?

Per i passeggeri direi che la differenza tra le compagnie low cost e le cosiddette major ancora esiste, ma per il personale che ci lavora vedo che progressivamente anche le condizioni dei contratti offerti dalle major si stanno allineando a quelli delle low cost che sono basati sulla produttività, cioè hanno una voce fissa molto bassa e poi pagano in base alle ore di volo effettivamente volate nel mese, con una riduzione di benefit importanti per chi si trasferisce all’estero come il rimborso delle spese per la scuola, la casa e l’assicurazione sanitaria.

“In storia di un pilota 2”, lei svela dei retroscena che di fatto sono poco conosciuti riguardo voi piloti. Ve n’è qualcuno che vorrebbe dirci?

Dunque, non vorrei togliere ai lettori il piacere della lettura, ma oltre a quanto ho già anticipato circa le pratiche poco ortodosse di certi dirigenti, posso dire che mi sono scontrato con la triste realtà delle licenze di volo, diciamo così… dubbie. Prove non ne ho, ma quando voli con un comandante che non conosce la posizione degli interruttori più basilari e inizia a commettere errori che nemmeno un cadetto al primo volo, ecco, i dubbi che abbiano mai svolto un corso di pilotaggio ti vengono.

Vi è un aneddoto che le è capitato, e che ricorda ancora con un sorriso?

Sicuramente il mio primo volo con il B747, il mitico Jumbo. A vederlo da vicino è talmente grande che sembra impossibile possa alzarsi in volo. Ricordo poi che, una volta salita la scaletta ed entrato nella cabina dei passeggeri, ho dato uno sguardo alle infinite file dei sedili vuoti e mi ha emozionato l’idea che presto sarebbero state affollate da oltre quattrocento persone che io avrei dovuto portare a destinazione.

Un capitolo del suo libro si intitola: “Una vita perfetta”. Fuori dall’immaginario collettivo, la vita del pilota si può definire realmente perfetta?

Questo è un concetto molto relativo e non solo per i piloti. Ogni persona è differente per cui la mia vita perfetta può benissimo essere un inferno per un’altra. Oggi più che in passato, la vita dei piloti è piena di sacrifici ed è necessario raggiungere dei compromessi importanti per bilanciare le proprie aspirazioni professionali con le esigenze familiari. Per me e mia moglie vivere in Portogallo a Cascais ha rappresentato una vita perfetta, purtroppo è durato poco, ma chissà, magari un giorno ritorneremo.

Che ricordo ha del suo primo volo?

Tanta emozione e confusione. A diciassette anni, quando non avevo ancora neanche la patente per l’automobile, mi sono ritrovato a condurre un veicolo che a me sembrava andasse alla velocità della luce e a dover gestire contemporaneamente i movimenti nelle tre dimensioni. Non è facile, ma poi, quando l’istruttore ti lascia andare in volo da solo per la prima volta, è una grandissima soddisfazione.

A differenza del precedente libro, qui vi è la testimonianza diretta di sua moglie Maya. È corretto?

Si, nel primo libro ho raccontato come ci siamo conosciuti e le difficoltà che abbiamo incontrato a Doha per poterci frequentare fino al nostro matrimonio segreto al Consolato, in questo secondo volume invece la storia la viviamo insieme sin dall’inizio e mi è sembrato importante che lei partecipasse al racconto per esprimere le proprie impressioni e opinioni ai fatti che ci sono successi.

Vorrei porre una domanda a lei, Maya. Cosa significa essere la moglie di un pilota di linea?

Essere la moglie di un pilota oggi significa necessariamente dover essere indipendenti e flessibili. Con un marito che è spesso lontano per giorni e con un turno di lavoro che varia in continuazione bisogna essere in grado di gestire la vita familiare in autonomia senza poter contare su nessun aiuto. Inoltre significa dover accettare a rinunciare a momenti importanti insieme, come i compleanni o qualunque evento familiare ai quali non è sempre garantito che possiamo essere presenti. Noi non abbiamo figli, ma se pensate ai tanti piloti che hanno vissuto esperienze simili alla nostra e si sono trasferiti all’estero più volte con i figli, potete facilmente immaginare quanto le problematiche che Ivan racconta nel libro debbano essere moltiplicate di un fattore esagerato.

La testimonianza di Maya che cosa vuol far emergere?

Le problematiche relative alla professione del pilota possono avere pesanti ripercussioni sulla vita familiare e con gli interventi di Maya ho voluto offrire la visione diretta da parte della moglie di un pilota sui sacrifici, ma anche i momenti emozionanti che si vivono insieme.

Quanto è importante per voi piloti avere il sostegno della famiglia?

È fondamentale. Non si può pensare di accettare un’offerta di lavoro dall’altra parte del mondo senza che la famiglia sia pronta ad affrontare un cambio di vita così radicale. Inoltre, se si svolge un’attività di lungo raggio, le famiglie restano sole per giorni ed è necessaria una organizzazione meticolosa per la gestione dei figli e una forza d’animo fuori dal comune.

Quali sono le cose che voleva mettere in evidenza con questo libro?

Ho voluto raccontare la realtà, nel bene e nel male, della mia professione. Troppo spesso il pilota viene raffigurato in maniera sbagliata e chi è lontano dal mondo dell’aviazione pensa che il nostro lavoro sia facile, che siamo come dei turisti pagati per viaggiare e che ci divertiamo ogni giorno. Un po’ la colpa è anche nostra perché tramite i social network pubblichiamo spesso foto meravigliose dei luoghi dove voliamo o dei tramonti mozzafiato che vediamo in alta quota. Ci sono i momenti belli e ne parlo nel libro, ma c’è una parte oscura che credo non sia mai stata raccontata.

Per la sua esperienza, qual è la miglior tecnica di scrittura per arrivare ai lettori?

Io quando scrivo non ci penso su tanto, lo faccio in maniera diretta come se la storia la raccontassi a voce. Credo che anche nella scrittura l’onestà sia la qualità migliore, soprattutto in una biografia, dove è importante apparire per come si è veramente nella vita reale. Inoltre un po’ di autoironia aiuta sempre e nonostante la drammaticità di alcuni momenti non dobbiamo mai dimenticare di farci una risata almeno una volta al giorno.

Cosa può dire sulle compagnie aeree durante questa emergenza sanitaria?

Ci sono stati comportamenti differenti tra le diverse compagnie che ci hanno fatto scoprire quali mantengono un profondo rispetto per i propri dipendenti e quali no. A poche settimane dal lockdown sono arrivati i primi licenziamenti con la giustificazione che le compagnie non sarebbero potute sopravvivere pagando gli stipendi senza volare. Mi domando allora come sia possibile che vengano concesse licenze a compagnie aeree senza imporre di avere delle riserve di denaro. Non è accettabile che finché va tutto bene i dirigenti si ripartiscano bonus milionari e poi appena c’è aria di crisi mettono a terra il personale o chiudono completamente l’attività. Dove sono le autorità che dovrebbero vigilare? E comunque anche gli stati hanno enormi responsabilità. L’Europa come comunità di fatto non esiste, ogni nazione ha affrontato l’emergenza in maniera indipendente senza capire che chiudere le frontiere e imporre quarantene sta uccidendo l’industria del trasporto.

Che cosa rappresenta per lei, questo suo nuovo libro?

Questo libro per me è molto importante perché racconta otto anni particolarmente impegnativi della mia vita, ma rappresenta anche una denuncia forte su come la mia professione è stata ridotta da manager incompetenti e senza scrupoli. Non è mia intenzione scoraggiare i giovani a intraprendere la professione, ma mi sembra opportuno presentare una visione realistica che possa sfatare miti e leggende in modo che chi inizia a volare oggi non abbia aspettative completamente fuorvianti e non si ritrovi in futuro con grandi delusioni.

A suo avviso, lavorativamente parlando, vi sono o vi saranno ripercussioni per voi piloti a causa di questa pandemia?

Già ci sono e sono gravissime. Centinaia di piloti hanno perso il lavoro, chi non lo ha perso si ritrova con uno stipendio ridotto o è posto in ferie non retribuite. Il mercato prima o poi si riprenderà, ma con il numero esagerato di piloti senza impiego in circolazione bisognerà fare a sgomitate per riuscire a farsi impiegare di nuovo. E molte compagnie approfitteranno di questo offrendo contratti ridotti al punto che ci si chiederà inevitabilmente se ancora vale la pena svolgere questa professione.

Attualmente in cosa è impegnato?

Assieme al mio editore www.cartabianca.com stiamo preparando la presentazione del libro che a causa della pandemia in atto, al momento non avverrà incontrando i lettori in libreria, ma con un evento on-line tramite i social network. Per questo vi invito a collegarvi alla mia pagina Facebook sulla quale andrà in onda il video in diretta.

Progetti?

Più che un progetto ho un sogno: sto realizzando la sceneggiatura per il mio romanzo “Il destino degli altri, un giallo nel mondo dell’aviazione civile” in modo da proporlo alle case di produzione cinematografiche. So che non è facile riuscire a far accettare un proprio progetto, ma credo ne uscirebbe un film molto originale, ricco di azione, suspense e con una morale finale. Approfitto di questa intervista per lanciare un messaggio all’aria!

Vuole aggiungere altro?

Vorrei ringraziare le tantissime persone che mi seguono da anni con l’augurio che anche questo nuovo libro possa regalare emozioni, nuovi spunti di riflessione, informazioni interessanti e perché no, qualche risata.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Ivan Anzellotti e Maya, e ad maiora!

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