Sky Arte: intervista all’attrice e conduttrice Miriam Galanti


“Stiamo facendo un programma in cui, in modo leggero e simpatico, parliamo di viaggi, di arte e di quelle che sono le ricchezze del Paese”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Quando sta sul set riesce ad interpretare magistralmente qualsiasi personaggio le venga affidato, e si può certamente dire che in veste di conduttrice il risultato non è da meno: stiamo parlando dell’attrice e conduttrice Miriam Galanti, che insieme a Dario Vergassola è alla guida, in veste di conduttrice, del programma “Sei in un Paese meraviglioso”, trasmesso su Sky. Miriam si sta mostrando al pubblico in modo naturale e sciolto senza aver costruito alcun personaggio scenico, ed è questo il motivo per sta riscuotendo un grandissimo successo. Sledet.com ha raggiunto Miriam Galanti che con la semplicità e la simpatia che la caratterizza, si è raccontata.

Quando nasce la sua passione per il mondo della recitazione? 

È una passione che nutro sin da quando ero bambina. Ricordo che con mio padre guardavamo sempre film di un certo spessore, tra cui “L’albero degli zoccoli”, “Il padrino” o “Scarface”, per citane alcuni, film sicuramente poco adatti per la mia età, ma che dire, mi piacevano tanto. Crescendo poi, ho iniziato a sentire l’esigenza di recitare.

Lei ha definito la sua voglia di recitare come un’esigenza. Che cosa intende dire nello specifico? 

La mia infanzia non è stata facilissima. Ho dovuto affrontare un lutto importante, e questa sofferenza mi ha portato a sentire la recitazione come un’esigenza, la potrei quasi definire una sorta di terapia. Spesso, quando ne sento la necessità, indipendentemente dal lavoro, prendo dei monologhi e inizio a recitare, proprio perché è una cosa che mi fa star bene.

Foto di Francesca Marino

Che cosa le ha permesso di fare la recitazione? 

Mi ha permesso di buttare fuori tutte quelle emozioni e quelle paure che avevo dentro e che, nella vita quotidiana, non mi concedevo di fare uscire. Adesso devo confessare che mi do molto più spesso il permesso di piangere o di essere triste.

Dove si è formata? 

Mi sono diplomata presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ho frequentato anche tanti workshop con dei bravissimi actor coach, tra cui la famosissima Ivana Chubbuck, e ho partecipato a dei laboratori permanenti, proprio per cercare di aprirmi a delle metodologie diverse.

Lei si considera un’attrice tecnica? 

Diciamo che ogni attore ha un suo metodo, c’è chi usa i suoi drammi personali, chi usa l’immaginazione, e poi vi sono quelli che sono più tecnici. Io posso sicuramente dire di non essere una attrice tecnica, perché ho sempre bisogno di prendere un qualcosa dalle mie vicende personali per metterle poi, al servizio del personaggio che devo interpretare.

Sul set che rapporto ha con l’improvvisazione? 

A me piace molto l’idea dell’improvvisazione, anche perché le cose più belle tante volte nascono proprio da questo, poi chiaramente dipende sempre da quello che il regista vuole.

Che ricordo ha dei suoi inizi? 

I miei inizi gli ricordo con tenerezza. Il primissimo film che ho girato è stato “Roma nuda”, con Franco Califano. Lui è stato super carino con me, un vero signore. Di quella prima esperienza lavorativa mi resta sicuramente impressa la mia perplessità nel non riuscire a comprendere il motivo per cui, il regista, ogni qual volta terminavamo di girare una scena, diceva: ottimo! Adesso rifacciamola. Per farla breve, la stessa scena, che a dir suo era perfetta, veniva ripetuta tantissime altre volte. Confesso che per imbarazzo non trovai mai il coraggio di chiedere il perché continuassimo a girare la stessa scena, se era già ottima così. La risposta poi, la trovai da sola, infatti, quando non ero impegnata nelle riprese, mi piaceva osservare il lavoro che facevano gli altri sul set, tra cui quello del regista. Questo mi permise di capire che la scena andava rifatta perché vi erano diversi fattori da prendere in considerazione come il campo, il controcampo, il primo piano, il totale, per citarne alcuni. A quel punto tutto apparve ben chiaro.

Foto di Francesca Marino

Lei ha lavorato in tanti cortometraggi tra cui “Metamorfosi” di Gilles Rocca, che le ha permesso di essere premiata come “Giovane Promessa del Cinema Italiana” nel 2014 a Venezia. Cosa può dire a riguardo? 

Posso sicuramente dire che “Metamorfosi” rimane uno dei progetti più belli al quale ho partecipato. È un corto che ha come tema il femminicidio, argomento che sento molto vicino, non perché io abbia mai subito violenza, ma proprio perché è una di quelle cose che mi toccano in maniera particolare. È stato molto bello ricevere il premio a Venezia, ma la cosa più bella è stata portare nelle scuole questo corto, e far capire ai giovani il messaggio che volevamo portare. Dopo la proiezione i ragazzi iniziavano a farci tante domande Questo per noi era importante, ci faceva infatti capire che il nostro intento di sensibilizzare i giovani verso questo tema stava ottenendo i suoi risultati.

Lei fa parte del cast del film “In the Trap” di Alessio Liguori, che vanta un cast internazionale. Che cosa racconta nello specifico? 

“In the Trap” è un horror che potremo definire, molto realistico. Non essendo ancora uscito in Italia, ovviamente non posso svelare molto. Quello che posso dire riguardo la trama è che vi è un ragazzo di nome Philip, interpretato da Jamie Paul, che come professione fa il correttore di bozze, quindi svolge un lavoro molto sedentario, che lo obbliga a stare chiuso in casa, luogo questo, in cui inizieranno ad accadere delle cose alquanto strane. All’improvviso, nella vita di questo giovane, entra una ragazza di cui lui si innamora, ovvero Sonia, che sarei io. Il mio, è un personaggio che va scoperto un po’ alla volta, ma non posso aggiungere altro.

“In the Trat”, ha riscosso tantissimo successo all’estero, è corretto? 

Sì, all’estero ha avuto un grandissimo successo. “In the Trat” è stata l’opera prima più venduta al Festival di Cannes dell’anno scorso. In Russia è andato benissimo sia in sala che in streaming, così come nelle Filippine, in Iran in Vietnam e in tanti altri posti. Abbiamo partecipato a due Festival in Italia e in diversi Festival all’estero.

Al Festival di Venezia del 2019, per questo film, ha ricevuto un premio. Vuol parlarne? 

Sì ho ricevuto il Premio Kineo per essere stata l’unica attrice italiana a lavorare in questo film, infatti il cast è totalmente internazionale.

Cosa può dire lavorativamente parlando sul regista Alessio Liguori? 

Alessio è un regista molto bravo, ha una consapevolezza di quello che vuol vedere in camera, molto grande. Posso dire che mi ha accompagnato nella ricerca dei comportamenti e dei piccoli gesti del mio personaggio.

Attualmente, insieme a Dario Vergassola, è alla guida del programma “Sei in un Paese meraviglioso” trasmesso su Sky. Come è arrivata alla conduzione? 

Questa grandissima opportunità è arrivava dal nulla. Ho semplicemente partecipato al provino durante il lockdown. Ho girato il video da sola, adattando nel migliore dei modi sia le luci di casa che quella che, secondo me, poteva essere l’inquadratura migliore. Poi, una volta fatto il video, ho inviato tutto al regista e alla produzione e loro, hanno poi organizzato una call conference dove abbiamo parlato, e che dire, alcuni giorni dopo è arrivata la conferma per la conduzione di questo programma affianco a Dario.

Come si è trovata all’inizio? 

Inizialmente era tutto un po’ strano, perché ovviamente era una cosa che non avevo mai fatto. Però posso sicuramente dire di essere molto grata sia a Dario che a Luca Granato e agli autori Lorenzo Scoles e Luca Potenziani, per l’aiuto che mi hanno dato. Sul set, mi hanno aiutato a trovare quella naturalezza senza nasconderla attraverso un personaggio o un ruolo. Per loro dovevo essere semplicemente Miriam. Quando abbiamo iniziato le registrazioni, non avevo ancora una grande confidenza con Dario, e questo non doveva emergere, ma sono bastate alcune puntate per instaurare con lui un bellissimo rapporto di amicizia, posso dire che è una bella persona e mi ha dato tantissimi consigli.

Qual è stata la difficoltà più grande che ha trovato? 

All’inizio la difficoltà più grande è stata trovare quella scioltezza e quella capacità di improvvisare alla mano.

 Come considera questa esperienza lavorativa? 

La considera un’esperienza straordinaria e bellissima. Sto lavorando con un gruppo di persone meravigliose e quando si crea questo tipo di legame, non sembra nemmeno di lavorare, tanto è il divertimento. Questo programma mi ha dato l’opportunità di scoprire dei posti che non conoscevo. Noi stiamo facendo un programma in cui, in modo leggero e simpatico, parliamo di viaggi, di arte e di quelle che sono le ricchezze del nostro Paese, e il tutto lo facciamo in modo pulito.

Che cosa le è rimasto impresso dei posti che sta visitando? 

Posti ne ho visto di stupendi, però posso sicuramente dire che è bello vedere non solo la particolarità dei luoghi che stiamo visitando ma anche le persone che lo vivono. Se non ci fossero certe tipologie di persone questi paesi probabilmente sarebbero diversi.

Vuol raccontare un aneddoto capitato durante le riprese? 

Sì, in ogni puntata tendenzialmente devo fare qualcosa di particolare. Un giorno mi chiama Lorenzo Scoles, uno degli autori, e mi dice: devi lavorare a maglia! A quel punto, rispondo: ma io non so farlo! E lui: Ma come! Almeno puoi imparare? E io: certo!

Quindi? 

Quindi mi ha inviato dei tutorial. Ho acquistato lana e ferri e che dire, non ci capivo niente! Qualche giorno prima di girare la puntata, sono arrivata sul set e ho chiamato Luca e gli ho detto: non riesco a imparare, ho guardato i tutorial, ma non ce la faccio! A quel punto lui mi guarda e mi dice: vabbè, ti insegno io! Pensavo scherzasse, invece mi ha raccontato che, quando era piccolo, la nonna, per tenerlo buono, gli insegnò a fare la maglia, quindi per lui era come un gioco. Per farla breve mi ha insegnato a lavorare ai ferri, e la cosa è stata fantastica e divertente, anche perché le persone che passavano restavano allibiti nel vederci lavorare a maglia.

Cosa deve avere un copione per decidere di accettare la parte? 

Per i copioni cinematografici per me è importante che questi abbiano un peso specifico. Con questo non voglio dire che accetto solo ruoli da protagonista, certo se lo sono tanto meglio, ma spesso vi sono dei personaggi piccoli che hanno un peso specifico incredibile.

Chi è Miriam quando non sta sotto le luci dei riflettori? 

Un “casino” totale! Io da una parte sono molto salda sui valori importanti, quali la famiglia e l’umiltà. Sono una persona a cui piace rimanere con i piedi per terra. Poi dall’altra parte invece, sono molto in balia delle emozioni, cerco di essere positiva, sono molto solare ma allo stesso tempo sono anche molto triste e malinconica. I momenti della mia vita sono o bianchi o neri, non vi sono grigi. In genere o sono molto felice o molto drammatica. Non ho una via di mezzo!

Che consiglio vuol dare a un giovane che vorrebbe intraprendere la sua professione? 

L’unico consiglio che posso dare è quello di studiare. In questa professione bisogna avere coraggio, determinazione e molta pazienza. Per fare questo lavoro ci vuole molta passione, quindi se una persona ama l’arte della recitazione e ne ha bisogno per trasmettere qualcosa deve farlo, ma se l’intento è quello di diventare famosi, in quel caso magari, potrebbero magari partecipare a un reality!

Progetti? 

Sì ci sono diversi progetti, ma non posso ancora parlarne.

Attualmente in cosa è impegnato? 

Sto finendo le riprese di “Sei in un Paese meraviglioso”, quindi sono molto impegnata, poi vediamo che succede!

Sledet.com ringrazia per l’intervista Miriam Galanti, e ad maiora!

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