Paura del volo: intervista al pilota Francesco Mercorelli


“La fobia di volare può essere legata anche a numerose altre paure” 

Intervista di Desirè Sara Serventi

 

È finito sotto le luci dei riflettori per aver insegnato alle persone a non aver paura di volare raccontando la sua professione su Instagram, stiamo parlando di lui, Francesco Mercorelli, pilota di linea che si è fatto conoscere sui social per il suo carisma nell’aiutare le persone a superare la loro fobia con utili consigli e tecniche da utilizzare durante il volo. Sledet.com ha raggiunto Francesco Mercorelli che ha parlato della sua pagina Instagram oltre che del suo percorso professionale.

Quando nasce la sua passione per il mondo del volo? 

A volte penso che una passione non nasca, ma esista già in noi come qualcosa di innato. Per me il volo, era già insito nel mio codice genetico. Sicuramente oltre alla genetica avranno contribuito grazie a mio papà, un ex comandante in pensione, i molti voli passati da bambino sul “jumpseat”, un sedile supplementare a scomparsa posto in cabina di pilotaggio, che è in grado di accogliere una persona alle spalle dei piloti, solitamente al centro. Credo che il maggior contributo lo abbia dato però volare da solista, durante le ore di addestramento sui piccoli cessna 152-172 . Durante quelle ore di volo ho provato un senso di libertà e di piacere nel volare, una sicurezza in me stesso e una confidenza con l’aeroplano che mi ha fatto capire veramente quello che volevo. È passione quando quello che fai ti fa stare bene, perché ti emoziona e ti fa sentire importante, ti fa trovare un senso, ti fa impiegare il tuo tempo libero, le ore passano e tu nemmeno te ne accorgi, perché ti rende felice.

Dove si è formato? 

La mia formazione è cominciata a Roma, dalla scuola media superiore presso l’istituto tecnico aeronautico “Santa Maria” di Monterotondo e successivamente presso le scuole di volo situate a Roma Urbe, un piccolo aeroporto su via salaria dentro la città. Successivamente è continuata all’interno delle varie compagnie aeree. 

Vuol raccontarci il suo percorso professionale? 

Il mio percorso professionale è iniziato sicuramente dal liceo aeronautico dove già trattavo le materie del settore, nel frattempo all’età di 16 anni mi sono iscritto ad una scuola di volo ed ho iniziato l’iter per prendere le licenze necessarie per essere in grado di lavorare come pilota. Ho quindi completato successivamente il CPL (Commercial Pilot Licence) che consente di operare nella funzione di copilota su aeromobili plurimotore e pluripilota in operazioni di trasporto aereo commerciale, quindi lavorare in una compagnia aerea. Nell’immaginario collettivo si potrebbe pensare che terminata la licenza CPL, si venga subito assunti da una compagnia aerea o si trovi rapidamente e facilmente lavoro, purtroppo la realtà del mercato è un’altra, per non parlare di questo periodo dove anche i piloti esperti e qualificati hanno perso il lavoro e trovarlo è quasi impossibile. Quando ho terminato il Cpl ho avuto la fortuna di completare un type rating sul velivolo Md-80, ovvero un’abilitazione specifica che consente il pilotaggio di un velivolo in particolare, che in quel momento non sembrava una buona idea, ma la fortuna ha fatto si che, proprio successivamente, a causa della scarsità in Europa di piloti su questo aereo, dovuta al phase-out mondiale e alla riconversione dei piloti dell’m80 all’airbus a320 family, mi ha consentito di poter volare e fare la mia esperienza da pilota commerciale per alcuni anni su un velivolo molto formativo, anche se datato. Successivamente, considerata l’evoluzione del mercato aeronautico ho deciso di qualificarmi sul più diffuso Airbus A320. Non avendo alcuna esperienza sull’aeromobile è stato complicatissimo trovare un impiego. Avvantaggiato dalla mia esperienza di pilota su una “macchina pesante”, sono stato finalmente assunto sull’A320 presso una compagnia aerea iraniana con base a Tehran. Ho passato un anno in Iran, volando fra deserti, isole nel golfo persico, città ad altitudini elevate fra montagne impervie (vi lascio immaginare gli avvicinamenti con il brutto tempo). Nel 2016 sono tornato in Europa da primo ufficiale esperto sui velivoli Airbus320F e sono stato assunto da una compagnia charter chiamata “Small planet Airlines”. Small planet non era solo una compagnia aerea, era più una famiglia, inoltre credo di non aver mai visto così tante destinazioni diverse e meravigliose e di essermi innamorato ancora di più del mio lavoro.  Nel 2018 ho lasciato Small planet e sono stato assunto con un contratto a tempo determinato da Alitalia, con la quale ho lavorato fino all’arrivo di questa terribile pandemia. Essere un pilota italiano e volare con la bandiera italiana sulla coda non ha prezzo, era il mio sogno e ci sono riuscito.

Che ricordo ha del suo primo volo? 

È stato su un piccolo Cessna 152. Mi ricordo che quel giorno dovettero mettere della zavorra sul sedile passeggero, per garantire maggior stabilità all’aeroplano, visto che non pesavo un gran che al tempo. Avevo circa 15 ore di volo in totale su quegli aerei, nonostante tutto, applicai ciò che l’istruttore mi aveva insegnato e non fu poi così difficile, anche se ammetto di aver pensato dopo il decollo: bene, ora che sono decollato voglio vedere come farò a riatterrare, ma poi il senso di responsabilità e professionalità ha preso il sopravvento consentendomi di portare a compimento il mio primo volo da solita e meritarmi la famosa secchiata d’acqua.

Lei è finito sotto le luci dei riflettori, perché insegna su Instagram a non aver paura di volare. Da cosa è stata dettata la scelta di creare questa pagina? 

Sinceramente quando mi sono iscritto su Instagram pensavo più a un blog personale, dove condividere tra uno stop e l’altro, un po’ della mia vita da pilota di linea. Con il passare del tempo e l’incrementare dei follower mi sono accorto che una notevole parte di essi era completamente affascinata ma allo stesso tempo terrorizzata dal fatto di volare da passeggero su un aereo. Con molta pazienza mi sono dedicato a parlare con queste persone per cercare di convincerle a volare. Sono dell’idea che ogni vita si innesti e mescola alla propria, ogni vita aggiunge un particolare alla tua, ogni storia può far vacillare le tue certezze o semplicemente darne un “sapore” diverso. Ogni storia può strapparti un sorriso o far venir giù una lacrima, ingegnarti a cercar soluzioni o semplicemente rassegnarti all’impossibilità di una soluzione, ancora di più se la persona con cui ci confrontiamo rappresenta e si confronta ogni giorno con una nostra debolezza, come un pilota. Se qualcuno mi chiedesse di sottolineare qual è l’aspetto migliore della mia pagina Instagram o di scegliere un motivo per cui consigliare ad altri di venire a visitarla, non avrei dubbi sulla risposta: la bellezza del social network che diventa utilità.

Potrebbe essere più preciso? 

Ogni giorno sulla mia pagina passano tantissime persone, ognuno con le proprie difficoltà, ognuno con le proprie domande, ciascuno con la propria storia, ma poi son tutti pronti a raccontarsi e tutti desiderosi di essere ascoltati. C’è chi si mostra più timido o scettico, ma alla fine quasi tutti rimangono contenti e molti riescono addirittura a prendere coraggio fino a salire di nuovo o per la prima volta, su un aeroplano.

Come avviene il contatto con i suoi follower? 

La pagina ha mantenuto l’impianto originale del blog personale di un pilota di linea,  per avere un supporto sul tema della paura di volare le persone devono necessariamente inviarmi un messaggio in direct, o alternativamente partecipare al question time che periodicamente propongo nelle stories, dove mi occupo di rispondere alle domande poste direttamente dai follower, alcune delle quali vengono poi salvate nella storia in evidenza, quindi sempre disponibili per tutti i follower e visitatori.

A suo avviso perché molte persone temono di volare ? 

Si teme di volare perché si è vissuta un’esperienza negativa o perché eventi della vita ci hanno lasciato in eredità un’inspiegabile angoscia di fronte alla prospettiva di qualunque spostamento, la sensazione di non poter controllare la situazione o l’allontanamento dai nostri luoghi comuni. Le cause sono molteplici e ogni persona sviluppa questa paura in modo differente.

Da quali fattori è causata? 

La paura di volare può essere causata da diversi fattori. La percezione dell’aereo come un luogo stretto e angusto privo di semplici vie di fuga, la paura di sentirsi male a bordo e non essere in grado di essere adeguatamente assistiti, i rumori di funzionamento che vengono spesso vissuti come preoccupanti, le famosissime turbolenze durante il volo, o altre situazioni spiacevoli o traumatiche avvenute durante un volo. A volte mi è capitato di ascoltare che la paura si generasse semplicemente dall’aver letto o sentito racconti di terze persone di episodi negativi riguardanti il viaggio in aereo, i quali possono fondare le basi per lo sviluppo di fantasie catastrofiche. La fobia di volare può essere legata anche a numerose altre paure, come la paura dell’altezza, quindi soffrire di vertigini, la claustrofobia e altri tipi di fobie che fanno da innesco a manifestazioni e livelli di ansia differenti. A volte l’aereo può essere solo la punta dell’iceberg del problema.

Quali le domande più frequenti che vengono a lei poste? 

Se dovessi stilare un elenco delle domande più frequenti sicuramente direi: sono pericolose le turbolenze? C’è la possibilità che il carburante non sia sufficiente? Come fate per vedere ed evitare i temporali? È veramente indispensabile allacciare le cinture e spegnere i cellulari? Solitamente capita un fastidio alle orecchie in volo, ci sono soluzioni?

Quali sono i suggerimenti più frequenti che si trova a dare? 

Prima di tutto cerco di capire da dove nascono le ansie. Cerco di capire il tipo di persona che ho davanti, i “sintomi” che si verificano. Successivamente cerco di sconfiggere la paura, che molto spesso si genera da fantasie elaborate dalla nostra testa, spesso per non conoscenza di quello che succede intorno a noi su un aereo. Sono frequenti i suggerimenti dettati dalla mia esperienza di pilota, ma anche quella da passeggero! Non sapete quanti aerei per lavoro prendiamo anche noi piloti per i cosiddetti “posizionamenti”.

Per la sua esperienza, quali sono i momenti che spaventano di più i passeggeri? 

Certamente, la maggior parte delle persone è terrorizzata soprattutto dal decollo e l’attraversamento di forti turbolenze. La crociera, momento con meno tensione e con molti meno rumori e l’atterraggio, per via della sensazione di essere comunque vicino alla terraferma, sono momenti più rilassanti per alcune persone, anche se non per tutti. Nel credo popolare si pensa che i piloti durante il decollo diano massima potenza ai motori, in realtà ogni decollo è una manovra accuratamente pianificata e suddivisa in fasi. Pochi sanno che ogni decollo è facoltativo, al contrario dell’atterraggio che è ovviamente obbligatorio. Infatti un decollo entro velocità calcolate ad ogni singolo volo, può essere abortito e ci si può fermare in sicurezza in pista. Quasi mai un aereo di linea decolla alla massima potenza, perché non è necessario, si usa una potenza ridotta in tutta sicurezza per salvaguardare i motori dall’usura, allungarne la vita operativa ed evitare di stressarli inutilmente.

Ci vuol spiegare nel dettaglio le tecniche migliori per superare la paura del volo? 

Prima di tutto consiglio sempre di organizzarsi con anticipo quando si deve prendere un volo, ciò vuol dire conoscere l’aeroporto di partenza e il modello di aereo sul quale si viaggerà. Fare la valigia, preparare i documenti, pianificare il viaggio e gli spostamenti qualche giorno prima e anche il solo eseguire il check in online sono azioni che ci rendono meno stressati e ansiosi, lasciandoci il tempo per goderci il viaggio con più serenità. Recarsi in aeroporto con diverse ore di anticipo, evitando le corse e le code per i controlli di sicurezza e altre formalità è un modo per vivere quel luogo in modo diverso. Oggi gli aeroporti sono paragonabili a dei centri commerciali, con bellissimi negozi, un bel giro e qualche acquisto vi distrarrà e allevierà la tensione. Informarsi prima di tutto, parlare con persone competenti, frequentare un corso specifico di una compagnia aerea, acquistare una cuffia antirumore vi aiuterà a non sentire rumori molesti (da non usare nelle fasi di decollo e atterraggio per motivi di sicurezza), preparare il vostro intrattenimento a bordo (libri, ipad, laptop, ebook, distrazioni varie). Evitare di bere bevande gassate, alcoliche ed eccitanti. Dottor google peggiora solo la paura, evitate. Non guardare programmi dedicati alle investigazioni sugli incidenti aerei. Fare degli esercizi durante il volo (solitamente sono riportati nel giornale nella tasca di fronte a voi). Parlare con gli altri passeggeri a bordo è fonte di distrazione e tranquillità. Scegliere un posto sulle ali o davanti, potrebbe aiutarvi in caso di turbolenza essendo punti dove le sollecitazioni sono minori. Portarsi a bordo cibo e acqua, bere e mangiare è anche una distrazione.

I suoi post sono rivolti anche ai giovani piloti. È corretto? 

Sì è corretto, esercito una forma di ispirazione diretta e indiretta verso questi ragazzi/e. Quello che metto sempre in chiaro però, è che non è tutto oro quello che brilla che dietro i successi e gli insuccessi, perché ci sono anche quelli, ci sono grandi fatiche e rinunce, scelte di vita, carattere, attitudine, tanto studio, continui esami e soprattutto passione. Se si è attratti esclusivamente dai soldi, stile di vita e un profilo Instagram state sicuramente sbagliando lavoro e progetti sul futuro.

Che cosa richiede il lavoro del pilota? 

Fare il pilota richiede una profonda motivazione. I piloti trascorrono ore seduti in uno spazio limitato e chiuso della cabina di pilotaggio, tenendo le emozioni sotto controllo anche in momenti di grande difficoltà. Chi pilota un aeroplano è dotato di una forte presenza di spirito e di un buon livello di tolleranza allo stress. È una persona energica, sicura di sé. Si adatta ai cambiamenti repentini delle situazioni, siano essi positivi o negativi, risolve i problemi, analizzando prontamente le situazioni e le informazioni a disposizione. È dotato di una forte capacità decisionale, individua le priorità, combina e organizza rapidamente la risposta corretta e conforme agli standard, alle procedure e manuali. Il lavoro del pilota richiede accuratezza e precisione, consapevolezza del fatto che le proprie decisioni hanno impatto su altre persone o sull’immagine dell’azienda per la quale presta servizio. Caratterialmente, un pilota spesso è una persona che riserva attenzione agli altri e considera importante l’interazione con i colleghi, d’altronde la riuscita di un volo richiede un’interazione perfetta fra cabina di pilotaggio ed equipaggio di cabina, solo così si è pronti a gestire anche eventi particolari. Nel cockpit, ovvero la cabina di pilotaggio, viene richiesto un lavoro di squadra molto impegnativo, per portare un aereo di linea insieme ai suoi passeggeri, al suo carico e all’equipaggio da A a B in modo sicuro e il più possibile puntuale, dobbiamo interfacciarci costantemente con diversi settori operativi. Nel cockpit nessuno dei due piloti fa qualcosa senza prima informare l’altro, questa procedura rappresenta la nostra maglia di sicurezza. Nel prendere le decisioni, esprimiamo tutti le nostre opinioni, per poi mettere il comandante nelle condizioni di prendere alla fine la decisione più giusta. Per fare questo siamo addestrati con corsi specifici come il “Crm”(Crew resource management) che si applica anche in altri settori dove il lavoro di squadra è fondamentale.

Qual è il sacrificio più grande di questo lavoro? 

Quando si è lassù si pensa tantissimo, forse proprio questo pensare che spesso mostra il rovescio della medaglia, e quindi la distanza dagli affetti, dalla famiglia. Sicuramente anche lo star lontani dalla propria casa o Paese. Non è la stessa cosa dormire ogni sera in un letto di albergo diverso, per quanto glamour possa essere, c’è sempre una parte di noi che desidererebbe il letto di casa propria. Il ruolo della famiglia è molto importante in questo senso, perché trovare la comprensione e la pazienza nella persona che ti sta a fianco permette di affrontare questi momenti più serenamente.

Lei nello specifico che rapporto ha con la paura? 

Personalmente penso che la paura fa parte di ognuno di noi, siamo esseri umani. Sinceramente io non ne ho quando volo, ma diffido di un pilota che non ha paure. La paura è un importante nostro sistema di difesa nei confronti dei pericoli: non avere paura, infatti, significa essere incoscienti e quindi metterci in situazioni di pericolo o rischio. La paura non dovrebbe mai trasformarsi in panico, il quale può bloccare, paralizzare e, raramente, iperattivare fino a compiere azioni non ragionate. Il pilota che sale sull’aereo è sicuro di sé, ma non perché sia una persona presuntuosa, ma perché per lui condurre l’aeroplano è come per un automobilista guidare la propria auto. Chi ha paura quando accende il motore della propria autovettura? Direi nessuno. Questo è quello che ci sentiamo quando dobbiamo effettuare un volo. C’è un’errata percezione del rischio che si corre con il mezzo aereo, si pensi che insieme all’ascensore risulta tra i mezzi di trasporto più sicuri.

Cosa significa essere un pilota? 

Significa tanto. Significa aver realizzato il sogno che avevo da bambino, ma anche avere sulle spalle una grande responsabilità e tanto coraggio, non solo su un aereo ma anche di scelte di vita. Il coraggio è la capacità di incanalare e trasformare le nostre paure e le nostre preoccupazioni in forza d’animo, che permetta di affrontare nel migliore dei modi le situazioni in cui ci sentiamo meno a nostro agio, lo dico sempre anche alle persone che hanno paura di volare. La lucidità nelle situazioni di emergenza è fondamentale ed è data dall’addestramento e dalla possibilità di ricondurre quella circostanza ad una situazione nota. Per questo è fondamentale l’attività di addestramento che viene svolta ai simulatori, dove è possibile provare in modo realistico ed in totale sicurezza tutte le procedure connesse alla risoluzione di emergenze in volo. Questo tipo di addestramento permette a noi piloti di avere quella capacità operativa e lucidità, necessarie per operare al meglio ed in sicurezza poi nei voli reali.

Ci vuol parlare del suo ufficio? 

Il mio ufficio, ovvero il cockpit di un A320, ha 575 bottoni e knobs (che includono tastiere alfanumeriche e doppi knobs), inoltre alle spalle dei piloti abbiamo 364 circuit brakers. Tornando davanti invece, nei velivoli airbus non abbiamo la cloche ma un comodo tavolino che può essere usato anche per mangiare. I comandi di volo sono controllati tramite il cosiddetto “sidestick” posto sul lato, un joystick per capirci. Se poi si alza la testa e si guarda tramite gli ampi vetri, appositamente disegnati e studiati per garantire un’ottima visuale, si può godere della vista di spettacoli della natura e viste incredibili o il poter osservare una tempesta di sabbia dall’alto, sono emozioni che faccio fatica a raccontare a volte. Volare sopra il deserto e l’Oceano o guardare l’aurora boreale soprattutto da lassù è veramente un privilegio per pochi.

Che consiglio può dare a un giovane che vorrebbe intraprendere la sua professione? 

Agli aspiranti piloti di oggi vorrei dire che in aviazione bisogna essere sempre pronti a rimettersi in gioco, per questo mestiere non esistono confini. Accettare e tentare qualsiasi offerta di lavoro senza mai pensare che non ne valga la pena o avere il timore di sbagliare strada. Ho conosciuto piloti di piccoli Cessna Caravan che ora pilotano Airbus A350. Un altro consiglio è studiare sempre, in questo mestiere non si smette mai di imparare cose nuove e di venire valutati e selezionati.

Attualmente in cosa è impegnato? 

A causa del Covid, come la maggior parte di noi, non sto volando in linea. Mi sto comunque mantenendo in allenamento studiando, volando sui piccoli aerei e facendo pratica anche ai simulatori di volo grazie alla scuola di volo “Aviomar” di Roma, dove ho preso i brevetti. Tutto questo per la felicità di molti ragazzi/e che stanno prendendo i brevetti che hanno così la possibilità di vedermi e parlarmi di persona e non solo su Instagram. Al momento in programmi di addestramento e implemento delle mie qualificazioni che mi consentiranno una maggiore possibilità di impiego terminata l’emergenza pandemica. Non sappiamo nemmeno quanti di noi potranno continuare a farlo domani questo lavoro, la situazione attuale è a dir poco catastrofica, ma siamo qui e non ci tiriamo indietro nonostante tutto e speriamo di essere, con quello che sappiamo fare, un potente motore di una rinascita per il nostro Paese ed il mondo molto presto. Come dico sempre ai giovani ragazzi e ragazze che inseguono il mio stesso sogno: “don’t give up”, ovvero non arrendetevi mai!

Progetti? 

Sicuramente un bel viaggio al caldo, ma quello credo sia un po’ nella lista di tutti visto il periodo! Per quanto riguarda il lavoro siamo tutti in stand-by, ma quando si riprenderà non sapranno dove trovarci, soprattutto noi giovani con esperienza, mancavamo già prima nel mercato aeronautico mondiale. Su Instagram a breve ci saranno delle novità sui contenuti grazie a delle nuove collaborazioni e sicuramente una maggiore attenzione verso i miei follower sul tema della paura di volare, è in cantiere qualche altro progetto anche su questo. Una volta di nuovo in linea, sicuramente quello di diventare comandante, ma è più che altro un’ambizione… questo è un mestiere per persone ambiziose!

Sledet.com ringrazia per l’intervista Francesco Mercorelli, e ad maiora!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.