La strage della Moby Prince


Il disastro della Moby Prince è stato definito la più grande tragedia della Marina Civile italiana dal dopoguerra, e la più grande strage sul lavoro

Articolo di Desirè Sara Serventi

Sono le 22:25 del 10 aprile del 1991, quando, nella rada del porto di Livorno la nave passeggeri Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo entrano in collisione. Pur trovandosi però, ancora nella rada del porto, i danni saranno catastrofici per i passeggeri del traghetto. Infatti, se chi si trovava a bordo della petroliera non riportò danni fisici, stessa cosa non si può dire per i passeggeri e membri dell’equipaggio a bordo del Moby Prince. Un bilancio a dir poco catastrofico, di tutte le 141 persone presenti sulla nave passeggeri, vi fu un solo superstite. Il disastro della Moby Prince è stato definito la più grande tragedia della Marina Civile italiana dal dopoguerra, e la più grande strage sul lavoro. Ad oggi i punti oscuri sulla strage del Moby sono tanti. I familiari delle vittime, non possono accettare che la verità non emerga, tante le domande che non riescono a trovare delle risposte, e una giustizia che ancora tarda ad arrivare.

Il prof. Luchino Chessa, portavoce dei familiari delle vittime, nonché presidente dell’Associazione 10 aprile, ha sempre gridato a gran voce di volere giustizia, e chiede delle verità reali riguardo l’accaduto, e soprattutto riguardo al fango che in questi anni è stato buttato addosso a suo padre, il Comandante Chessa, morto carbonizzato mentre adempiva alle sue mansioni di comandante. A distanza di tanti anni, sono tantissime le continue campagne di divulgazione e sensibilizzazione da parte dei familiari delle vittime che gridano a gran voce che il disastro non è stato un banale incidente, così come è stato riportato nelle verità processuali, e di cui il prof. Chessa, in primis, non ha mai accettato come attendibile alla luce dei fatti che continua a raccontare. Un impegno e una lotta costante quello portato avanti dal figlio dello stimato ed esperto Comandante Ugo Chessa e di tutti i familiari delle vittime, per portare a galla un verità che disturba.

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