Parto consapevole: intervista all’ostetrica Verena Schmid


“Bisogna uscire dall’ottica della maternità come sacrificio, del parto come violenza e trasformarne la valenza secondo valori femminili e creativi”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Ostetrica, docente universitaria e autrice di diversi libri, stiamo parlando di Verena Schmid, che recentemente ha preso parte, insieme all’attrice, Diana Dell’Erba, al progetto “La nascita tra luci e ombre” dei podcast che stanno riscuotendo un grande interesse per le tematiche affrontate riguardanti il parto, la maternità e altro ancora. Sledet.com ha raggiunto Verena Schmid che ci ha parlato di questi podcast.

Lei ha preso parte al progetto dal titolo “La nascita tra luci e ombre”, ideato e creato dall’attrice e autrice Diana Dell’Erba. Come è nata la vostra collaborazione?

Sì, con molto piacere. Diana mi aveva contattata con la richiesta di scrivere dei testi per una serie di film di animazione con delle meditazioni sulla nascita a partire dal concepimento fino al primo anno di vita del bambino, cosa che ho fatto con piacere. In attesa della realizzazione di queste animazioni abbiamo pensato di iniziare con degli audio per “scaldare il terreno” e verificare l’interesse.

Che cosa raccontate nello specifico?

Al giorno d’oggi la nascita e tutto il percorso prima e dopo sono relegati in un angolino, considerati come una potenziale malattia o un rischio e delegati alla medicina, una medicina meccanicistica che non cura tutti gli aspetti dei vissuti di questa grande trasformazione. Strada facendo il più profondo strato di questa esperienza, che è un’esperienza di profonda trasformazione, insieme alla sua forza intrinseca si è perso e questo fa si, che le donne si sentono lasciate sole, esposte e spesso vivono delle frustrazioni rispetto alle loro aspettative. Le testimonianze del podcast “La Nascita, tra luci e ombre” parlano proprio di questo: del profondo sentire delle donne e dello scontro con una realtà che non ne tiene conto. In questi racconti vorremmo comunque rilevare e rafforzare la forza che ogni donna esprime.

Invece “Visualizzazioni della maternità” che cosa vorrebbero raccontare?

Le visualizzazioni invece vorrebbero raccontare e toccare nelle donne quel sentire più autentico per rafforzare la loro intuizione e la fede in se stesse e nei propri potenziali rendendole consapevoli delle infinite risorse che hanno dentro.

Lei è ostetrica, docente e scrittrice. Cosa ha significato partecipare a questo progetto?

Ho passato una vita a praticare, studiare e insegnare la fisiologia ostetrica che non viene né insegnata, né ricercata in medicina. Così ho scoperto i grandi potenziali del processo della maternità, sia come competenza e risorse fisiche, sia psichiche e creative. Dopo essermi rivolta principalmente alle ostetriche e agli operatori del settore tramite l’insegnamento, per avvicinare loro a un altro approccio più efficace e più coerente di assistenza alla maternità, ora che sono in pensione vorrei trovare un nuovo linguaggio, meno scientifico/razionale per incidere sulla cultura e arricchirla di una visione più ampia e più vicino alla donna rispetto alla maternità. Inoltre vorrei parlare al cuore delle donne e toccare in loro quello che so che c’è a livello del sentire. Questo progetto con Diana mi ha dato un’opportunità. Sono convinta che l’arte sia un canale di trasmissione importante ed efficace del sapere.

Potrebbe descrivere la figura dell’ostetrica?

C’è una figura ideale e una reale. Quella ideale è nel cuore di moltissime ostetriche, ma nella realtà istituzionale non c’è posto per lei. Questo dipende in parte dalla storia. Da circa 150 anni l’ostetrica è stata posta sotto il modello medico come paramedica. E’ stata destinata sempre di più al lavoro in ospedale fino a scomparire nelle sale parto, perdendo le sue competenze sulla gravidanza, il puerperio e il primo anno di vita. Solo alla fine degli anni ’90 del secolo scorso la sua formazione è diventata universitaria, ma sempre sotto il modello medico. Oggi lavoriamo su un recupero della professionalità autentica che prevede la continuità dell’assistenza dal concepimento fino ai primi mesi di vita del bambino. L’ostetrica infatti è competente sia per la donna che per il bambino ed è l’unica a poter offrire questa continuità. Inoltre proponiamo un cambio di paradigma attraverso la salutogenesi, che cura innanzitutto la salute attivando tutte le risorse proprie di donna e bambino. In una relazione di continuità con l’ostetrica c’è spazio per l’educazione, per fare delle scelte, per la cura, per la vigilanza clinica, per costruire una relazione di fiducia e conoscenza reciproca, per il partner. Secondo le evidenze scientifiche è il modello più efficace in termini di esiti perinatali e di soddisfazione dei protagonisti. Le istituzioni non sono pronte per adottarlo, ma molte ostetriche lo offrono a livello libero professionale o cercano di realizzarlo almeno parzialmente nei servizi pubblici, consultori e ospedali.

I vari podcast che cosa hanno in comune?

“Visualizzazioni della maternità” è più di preparazione e di accompagnamento, mentre “La Nascita, tra luci e ombre” offre un confronto sulle esperienze. Ambedue offrono strumenti di informazione che possono orientare e sostenere le donne nelle loro scelte e aiutarle a decodificare i loro vissuti.

Le donne in che modo affrontano il parto?

Ognuna secondo a dove si trova nella propria vita al momento della maternità. Generalmente però le donne sono poco preparate, sia all’evento stesso che alla realtà che troveranno. C’è ancora un antico retaggio culturale che fa pensare alle donne di essere passive in quest’evento, e che ci penserà l’ospedale. Niente di più sbagliato. Soprattutto oggi, che di figli se ne fanno pochi, che la donna è attiva socialmente, che l’immagine della madre sta cambiando, non si può lasciare un evento così centrale della propria vita al caso. La cultura non ci aiuta, quindi bisogna attivarsi. E’ assolutamente possibile che la nascita di un figlio sia un evento creativo e di empowerment.

Le donne in che modo vedono la maternità e il parto?

Riassumendo potrei dire che le donne si sentono mediamente incompetenti rispetto al parto.

Con questi podcast qual è il messaggio che vuole fare arrivare alle donne?

Che sono invece competenti. Che sono le protagoniste nel favorire il benessere del loro bambino e nel darlo al mondo.

Che consiglio vuol dare alle donne che si avvicinano al parto?

Di farsene carico in prima persona, informandosi, alleandosi con il proprio bambino, ma soprattutto di curare un percorso della gravidanza che è anche un percorso di apprendimento. E’ la gravidanza che prepara il parto. E al lavoro del travaglio ci si può allenare, anche insieme al partner.

Attualmente in cosa è impegnata?

Attualmente in realtà mi sono ritirata dalle mie attività professionali e mi dedico alla terra, a far nascere le piantine, alla scrittura e a progetti culturali che capitano.

Progetti?

In questo momento, sempre con Diana e un gruppo di Torino stiamo valutando la fattibilità di un festival della maternità, dove attraverso le arti visive cerchiamo di dare una nuova e più moderna immagine della maternità in tutte le sue sfaccettature, anche simboliche. Bisogna uscire dall’ottica della maternità come sacrificio, del parto come violenza e trasformarne la valenza secondo valori femminili e creativi.

Vuole aggiungere altro?

Ringrazio Sledet.com per l’intervista.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Verena Schmid, e ad maiora!

 

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