Non sta andando bene per niente 1


Una crisi senza precedenti

Articolo di Ivan Anzellotti

Una crisi così non si era mai vista. Ogni giorno arriva la notizia di una compagnia che chiude lasciando senza lavoro migliaia di dipendenti, e non parlo solo di piccole low cost con pochi aerei, ma di storiche compagnie che rappresentano un asset importante per la propria nazione.
Tanti miei amici hanno già perso il lavoro e chi come me ancora ce l’ha, vive preoccupato per il prossimo futuro saltando dalla sedia se il telefono squilla o si riceve una mail aziendale.
La realtà è questa e c’è ben poco da fare, volare sarebbe molto rischioso per tutti, passeggeri, naviganti e personale aeroportuale; la salute ha priorità assoluta e col tempo l’emergenza finirà, anche se questo non significa che il mondo dell’aviazione tornerà a essere quello di prima.
A seguito di ogni grave evento l’aviazione ha modificato procedure, rivisto le dotazioni di bordo, riconfigurato i controlli ai passeggeri con un aggravio nei costi totali delle operazioni che alla fine comporta sempre due conseguenze: un aumento del costo dei biglietti e una riduzione dei salari per gli operatori.
Ma la ripresa dal Covid 19 temo sarà ancora più dolorosa.
I pannelli trasparenti protettivi o lasciare libero il sedile centrale sono tutte stupidaggini. Il primo renderebbe impossibile una evacuazione in caso di emergenza e il secondo farebbe lievitare i costi a livelli insostenibili.
C’è chi parla della fine delle low cost se questi provvedimenti venissero imposti per legge, ma io credo che anche le major avrebbero notevoli problemi a meno che non si voglia tornare alle compagnie di bandiera, dove i profitti non sono necessari e l’intervento statale un obbligo.
Al momento invece esiste una forte disparità di trattamento tra le compagnie europee che mina le fondamentali regole della concorrenza tra chi va avanti con le proprie risorse, e le sta anche utilizzando per sopravvivere in questo periodo di fermo, e chi continuamente approfitta di contributi statali o regionali.
Non è neanche giusto vedere compagnie che ogni anno pagano bonus milionari ai propri dirigenti licenziare i dipendenti alle prime avvisaglie di crisi o lasciarli in cassaintegrazione sulle spalle dei contribuenti in attesa di far ripartire le operazioni, per poi magari offrire anche contratti ridotti giustificati dalla situazione contingente.
Ci sono problemi che non possono essere risolti se non intervenendo alla radice, il virus deve essere sconfitto altrimenti è tutto il modello del trasporto aereo come lo conosciamo oggi che dovrà essere rivisto con decisioni drastiche che cambieranno per sempre le nostre abitudini nel viaggiare, riportandoci indietro di decenni.
Non è infatti neanche accettabile che con l’introduzione di nuove procedure atte a contenere gli effetti del virus a bordo dei velivoli, venga imposto agli assistenti di volo di indossare equipaggiamenti di sicurezza tipici di chi lavora in laboratori di ricerca ad alto rischio biologico che non hanno nulla a che fare con le mansioni previste dal loro contratto di lavoro, per di più senza percepire alcun compenso addizionale.
Dai tempi di Ellen Church, la prima assistente di volo in servizio su aeroplani, il lavoro degli assistenti di volo si è dovuto adeguare alle tragedie che di volta in volta hanno colpito l’aviazione in maniera da stravolgere la natura stessa della professione.
Siamo passati dall’assistenza ai passeggeri, alla vendita di sandwich e orsacchiotti, dalla ricerca e ricollocazione di ordigni esplosivi all’uso di tecniche di combattimento per fermare pericolosi attentatori. Ora si richiede loro di lavorare in un ambiente potenzialmente contagioso in cui qualsiasi cosa si tocchi può uccidere.
Non va bene! Ognuno deve fare il proprio lavoro, invece mi sembra che si giochi allo scarica barile partendo dalla politica e passando per l’orda di supposti virologi che fanno bella mostra in televisione dicendo ogni giorno il contrario del giorno precedente e dopo mesi di emergenza sanitaria nessuno ancora sa dire con certezza come intervenire per azzerare gli effetti del virus.
Probabilmente tra qualche mese sarà tutto passato e durante l’estate avremo tempo per valutare i danni, ma cosa succederà il prossimo autunno al primo starnuto di un passeggero in volo?
Fermeremo l’aviazione di nuovo o saremo in grado di valutare in maniera scientifica le procedure da applicare caso per caso in base al virus del momento?
Se chi ha l’autorità per farlo non inizia a studiare un piano di azione per il prossimo anno è inutile pensare di risolvere il problema attuale con qualche mascherina e il distanziamento dei passeggeri, l’aviazione morirà sotto il peso di misure suicide che verranno adottate senza logica.
Il mio ultimo pensiero va ai tanti che hanno perso familiari e amici a causa del virus e ai naviganti che non hanno più il lavoro e che in un mondo in cui il numero degli aerei in volo è improvvisamente ridotto avranno infinite difficoltà nel ritrovare una collocazione: a loro l’augurio di vederli presto in uniforme, magari in nuove compagnie più virtuose delle attuali.


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Un commento su “Non sta andando bene per niente

  • Francesco D.

    La filosofia low cost è stata un “riempi riempi” generale per sfruttare al massimo la densità dei posti degli aeromobili e le strutture di preimbarco aeroportuali. Tutto ciò entra in diretto contrasto con le procedure di distanziamento sociale, perché se gli aerei devono avere sedili bloccati il prezzo pro-capite aumenterà, e se i preimbarchi non sono possibili i tempi di turnaround saranno da rivedere.

    Qualsiasi cosa accadrà al trasporto aereo mondiale nei prossimi mesi, sarà imprescindibile da questa dicotomia.