Metodo Alakrapid: intervista all’educatore alimentare Massimiliano Diaco


“L’etichetta non definisce se stai mangiando bene o male. Personalmente, sono più per un’alimentazione a base vegetale integrale”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Organizza percorsi trasformativi a distanza che fanno uso di strategie depurative e del cambiamento dello stile di vita: stiamo parlando dell’educatore alimentare Massimiliano Diaco, che col suo metodo Alakrapid, aiuta le persone a migliorare il loro stato di salute. Dal canto suo, Massimiliano ha una grande storia di cambiamento alle spalle, infatti, quando venne diagnosticata una metastasi cerebrale al padre, decise di prendere in mano la situazione e di intervenire cambiando totalmente l’alimentazione, ottenendo come risultato una remissione totale di malattia. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Massimiliano Diaco, che ci ha raccontato il metodo da loro seguito per la cura del cancro e ciò di cui attualmente lui si occupa.

Lei ha adottato uno stile di vita vegano. Ad oggi possiamo dire che l’etichetta definisce il mangiar sano?

No, l’etichetta non definisce se stai mangiando bene o male. Per quel che vedo in giro, posso dire che molti vegani mangiano molto male, perché prendono dei sostituti della carne, del pesce o del formaggio, che di fatto contengono sostanze poco salutari per l’organismo. Per questo motivo, personalmente, sono più per un’alimentazione a base vegetale integrale.

Quando si è avvicinato al veganesimo?

Io mi sono avvicinato al veganesimo più che altro per necessità.

Che cosa intende dire?

Intendo dire che mio padre si ammalò nel 2003, di cancro al polmone destro, poi nel 2009 colpì anche il polmone sinistro. In entrambi i casi venne operato chirurgicamente e fece anche dei cicli di chemioterapia. Poi accadde che nel 2011 a seguito di un attacco epilettico, subentrò una metastasi cerebrale. Questa diagnosi la potrei definire una sentenza di morte, perché i medici ci dissero che il cancro si trovava in una zona inoperabile, anche perché stiamo parlando di un cancro metastatizzato dal polmone. I medici come ultima spiaggia, proposero a mio padre la radioterapia stereotassica, gamma knife, che è una sorta di chirurgia fatta con la radioterapia, particolarmente vantaggiosa perché incide principalmente sulla parte da irradiare, e poi un tipo di chemioterapia che passasse la barriera ematoencefalica, informandolo però, che in ogni caso avrebbe avuto un approccio sul suo corpo abbastanza forte.

Suo padre quindi cosa fece?

Accettò di fare la radioterapia ma non la chemioterapia.

A quel punto lei decise di seguire un percorso complementare?

Esatto. Vedendo mio padre in quella situazione decisi di cercare altre strategie che fossero per lui di aiuto, e fu proprio in quel periodo che iniziai a cambiare il mio modo di mangiare, in quanto il percorso che volevo seguire per combattere il cancro dipendeva molto dall’alimentazione. Chiaramente essendo un percorso non semplice, non potevo dirgli che solo lui avrebbe dovuto iniziare un nuovo stile di vita, per questo motivo decidemmo insieme alla mia famiglia di seguire lo stesso percorso.

Suo padre si convinse subito a mutare il suo stile di vita?

Inizialmente no. Ciò che lo convinse fu una nostra partecipazione ad un congresso del biologo nutrizionista Robert Young, autore tra l’altro del libro “Il miracolo del Ph alcalino”. Durante il convegno, dove erano presenti tantissime persone, venne chiamato proprio mio padre sul palco e gli fecero gli esami del sangue in campo oscuro. Per farla breve mio padre dopo quegli esami si convinse a iniziare il percorso da loro proposto, anche perché durava solo novanta giorni, e quindi lui pensò: “Posso farlo, e poi dopo tre mesi tornerò a mangiare come prima”. Ndr: ride

Fu così?

Assolutamente no. Dopo aver visto gli effetti della dieta, tornare indietro era impossibile.

Sta forse asserendo che la dieta portò in suo padre dei miglioramenti per quel che concerne il cancro?

Non solo il cambio dello stile di vita, ebbe su di lui degli effetti benefici ma di fatto stava meglio e in più perse tanti chili, si normalizzarono tutti i parametri del sangue, ma la cosa più importante è che ottenne dei risultati sorprendenti per quel che concerne la metastasi cerebrale.

Ovvero?

Mio padre ottenne una remissione totale di malattia.

Fu difficile seguire questo percorso?

Diciamo che non tutti sono disposti a seguire questo stile di vita. Vi sono delle persone che sono disposte ad apportare nella propria vita dei cambiamenti importanti, altri invece un po’ meno, e se qualcuno fa loro pesare questa cosa imponendo il cambiamento, in realtà ottengono un effetto contrario. Ognuno deve scegliere quello che fa star loro bene, senza dare pressioni.

Suo padre in tre mesi ha ottenuto ottimi risultati?

Sì sulla remissione della malattia, ma voglio precisare che la cosa più importante è stata l’assenza di recidive dopo dodici anni. Questo a mio avviso è il ruolo fondamentale dell’alimentazione. Siamo riusciti ad ottenere dei risultati duraturi nel tempo.

A questo punto la domanda è lecita. Su cosa si basava il percorso da voi seguito?

Allora, abbiamo avuto delle fasi. Abbiamo avuto una fase iniziale depurativa, dove l’unica cosa che ingerivamo erano estratti mixati con acqua ionizzata. Poi prendevamo alcuni integratori basificanti e alcuni a base di clorofilla. La base di questa dieta è su un metodo che riguarda la depurazione dell’organismo insieme a un approccio che è sistemico sul discorso dell’infiammazione.

Quindi?

Quindi nella prima settimana ci siamo alimentati solamente con estratti vegetali totalmente verdi, senza frutta. Ci facevamo anche più di tre succhi al giorno, anche se mediamente erano dai tre ai cinque estratti al giorno.

Le restanti settimane cosa avete integrato nell’alimentazione?

Esclusa la prima settimana dove abbiamo bevuto solo estratti verdi, le restanti undici settimane abbiamo mangiato prevalentemente crudo, o per meglio dire, crudo di stagione. Mangiavamo anche i cereali, però crudi e ammollati.

Cosa intende con cereali crudi ammollati?

Invece di essere cotti erano ammollati nell’acqua per farli diventare morbidi, per citarne alcuni: la quinoa, il riso, l’avena. Tutti questi cereali ammollati hanno la capacità di donare un’energia favolosa, un’energia che il cibo cotto non riesce a dare. Chiaramente questi cerali non li mangiavamo da soli ma insieme agli ortaggi o alle insalate aggiungendo anche dei semi. Comunque per farla breve le restanti undici settimane erano basate sul crudismo.

Ha parlato di insalate, cereali, ortaggi e semi. Non ha citato la frutta. La frutta non potevate mangiarla?

Tendenzialmente gli unici frutti che prendevamo erano pompelmi e limoni. Diciamo che abbiamo seguito in modo molto dettagliato il percorso di cui parlava Robert Young.

Su che cosa si basa questo percorso?

Si basa sull’interrompere la quantità di zuccheri, specialmente quando si ha un cancro.

Dopo i tre mesi come è cambiato il vostro stile di vita?

Dopo i tre mesi, siamo passati a un’alimentazione a base vegetale e integrale, quindi ho introdotto tutti gli alimenti vegetali e integrali, seguendo la stagionalità e mangiando anche il cotto. Chiaramente va da sé che non mangiavamo più proteine di origine animale.

Ogni tanto vi capita di assaggiare cibi di origine animale?

Per quel che mi concerne, no. Invece, mio padre ogni tanto qualche cosa la mangia, ma parliamo di eventi sporadici. Per intenderci in casa mio padre non cucina né carne né pesce, l’alimentazione è a base vegetale, però se capita di andare fuori qualcosina la assaggia, anche perché da buon calabrese per lui è difficile declinare l’invito ad assaggiare i prodotti della sua terra.

Cosa può dire riguardo i dolci?

Per quel che concerne i dolci, dipende dalla fase in cui uno si trova. Noi nei primi tre mesi in cui abbiamo fatto il percorso, i dolci non li abbiamo toccati, poi qualcosa è stato reintrodotto ma comunque stiamo parlando di dolci naturali, non più con lo zucchero. Adesso invece siamo più elastici ogni tanto, se capita, il dolce lo mangiamo, io solo quelli a base vegetale, mio padre invece anche il dolce che contiene l’uovo.

Cosa ne pensa dell’aspetto psicologico nel processo di guarigione?

A mio avviso è parte integrante del processo di guarigione. Il sentirsi non malato durante il processo è importante. Per questo motivo in famiglia abbiamo deciso di cambiare tutti lo stile di vita e non solo mio padre. Solo così si è potuto sentire un non malato. Se avessimo lasciato mio padre in una situazione di cambiamento dell’alimentazione da solo, e gli avessimo mangiato davanti le cose che lui avrebbe voluto mangiare, sarebbe stato drammatico. Aver cambiato tutti è stato un approccio vantaggioso psicologicamente, non solo per lui ma per tutti noi.

Che rapporto avete col digiuno?

Io sono più per i digiuni terapeutici che per quello intermittente. Può capitare che magari facciamo qualche giorno di digiuno ogni cambio di stagione.

Lei si occupa di aiutare le persone a cambiare stile di vita. È corretto?

La mia passione nell’aiutare gli altri a superare il malessere e a godere pienamente il proprio benessere mi ha guidato a trasformare questa vocazione in una professione.

In che modo?

Organizzo percorsi trasformativi a distanza, chiaramente insieme ad altre figure professionali, che fanno uso di strategie depurative e del cambiamento di stile di vita, è un vero e proprio metodo che si chiama Alakrapid.

Lei quando fa praticare la depurazione fa bere dei centrifugati?

Ho trovato un sistema che faccio praticare di depurazione per cui la mattina vi sono i centrifugati a base di carota e frutta, mentre il pomeriggio di carota e verdura. Questo è un metodo che ho messo insieme durante tutta la mia esperienza.

Per quale motivo fa i percorsi a distanza e non di persona?

Sono dell’idea che non vanno fatti i percorsi di persona, in quanto, quando la persona rientra a casa in genere ritorna a fare le cose che faceva prima, senza di fatto aver capito bene quello che deve fare. Seguendoli invece a distanza vi è un contatto più diretto e si ha la possibilità di confrontarsi con le altre persone e magari supportarsi l’uno con l’altro oltre che, chiaramente, avere la possibilità di chiedere a me e agli altri professionisti qualsiasi delucidazione.

Ci vuol parlare dei suoi percorsi?

Sono percorsi di gruppo dove c’è una parte uguale per tutti, con dei video da seguire, e poi c’è un mio supporto individuale, dato settimanalmente, con il quale ci si incontra via meeting, e facciamo il punto della situazione e rispondo alle domande su quello che sta loro accadendo. Uno dei grossi problemi è che le persone non sono abituate ad ascoltare il proprio corpo, quindi non si riesce a percepire che il corpo si sta depurando, motivo per il quale le persone potrebbero preoccuparsi inutilmente.

La sua figura professionale come si potrebbe definire?

Non sono un nutrizionista ma un educatore alimentare, ovvero insegno ad ascoltare ciò che l’alimento ha da dare affinché la persona possa fare la scelta migliore.

Dove si è formato?

La mia esperienza prevalentemente è di comunicazione e di coaching perché tutto parte dalla mente. Riguardo l’alimentazione invece direttamente sul campo con l’esperienza di mio padre e chiaramente perfezionando e informandomi sempre di più sulle modalità del digiuno terapeutico.

Parlando di cancro gli zuccheri vanno subito eliminati?

Diciamo che la maggior parte delle volte si evitano gli zuccheri, però dipende sempre da chi ho davanti.

Che cosa intende dire?

Intendo dire che vi sono persone che sono disposte ad eliminare totalmente le cause dei loro problemi e altre che non sono disposte.

Quindi cosa fa in questi casi?

In questi casi si procede step by step, fino a quando la persona arriva a fare quello che è meglio per la sua salute. Per le persone che non sono disposte a cambiare totalmente stile di vita, procedere con un qualcosa di troppo forte potrebbe creare in loro talmente tanta frustrazione mentale da generare acidosi metabolica il che è sicuramente peggio rispetto all’alimentazione che stanno conducendo.

Quali sono gli alimenti che a suo avviso fanno male?

Diamo per assodato che sul breve periodo nulla fa male. Diciamo che gli alimenti industrialmente raffinati sarebbero da evitare o ridurre, per intenderci: riso bianco, pasta bianca, pane bianco, prodotti da forno in genere raffinati. Anche i quattro veleni bianchi dovrebbero essere limitati o totalmente evitati, quali: zucchero, latte e derivati e il sale, specialmente se è solo cloruro di sodio, e poi le farine bianche.

Cosa può dire riguardo i prodotti biologici?

Biologico vuol dire che i vegetali non sono stati trattati con pesticidi, ma va precisato che il suo potenziale energetico scende ogni minuto da quando è stato tolto dal suo ambiente.

Parlando di cancro, qual è l’intento di affamarlo?

Quando io decido di affamare il cancro lo faccio con un’intenzione che non è quella di combattere il nemico ma più come con un amico da comprendere il che è un approccio un po’ diverso.

In che senso amico da comprendere?

Il nemico non è lui. Il nemico sei tu stesso che fai errori col tuo stile di vita. Bisogna mettere a posto la propria vita per creare un ambiente, un terreno biologico che consenta alle cellule di rimanere sane. Per farla breve, è il terreno il problema e non il cancro.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Massimiliano Diaco, e ad maiora!

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