Intervista all’attore Bruno Pavoncello 2


“Ho visto recitare i mostri sacri, ho carpito i loro trucchi, ed ancora oggi uso questa tattica”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Artisticamente si è formato sul set, mostrando sin da subito la sua naturale predisposizione nel campo della recitazione. Recentemente ha ricevuto l’importante Premio Vincenzo Crocitti International, è stato infatti a lui consegnato il Premio in Carriera. Sledet.com ha raggiunto Bruno Pavoncello che si è raccontato.

Se le chiedessi di raccontarsi, cosa risponderebbe?

Diciamo che sono entrato in un mondo che non era mio. Il mio passato era un passato da sportivo, ho praticato molto sport ottenendo ottimi risultati a livello nazionale, sia nel karate che nel nuoto e nella pallavolo, per citarne alcuni. Poi per una serie di circostanze, ho abbandonato l’attività dedicandomi all’imprenditoria, purtroppo con risultati deludenti, era il periodo della guerra del Golfo e di tangentopoli.

Quando nasce la sua passione per il mondo della recitazione?

La passione nacque per caso. Mi fermarono in strada per chiedermi se avessi voluto partecipare ad un film di Virzì, “Caterina va in città”, e lì conobbi un capogruppo dei generici che mi propose di dargli una mano nella gestione delle figurazioni. Io, che avevo sempre rifiutato di fare anche le recite a scuola perché provavo vergogna. Feci questa scena con Virzì, e da lì a poco mi chiamò Sergio Castellitto per partecipare al film “Non ti muovere”, con Penelope Cruz. Gestendo le figurazioni, spesso mi chiedevano di interpretare dei ruoli.

Dove si è formato?

Nessuna scuola e nessuna accademia. Mi sono formato sui set, dove facevo il capogruppo. Ho visto recitare i mostri sacri, ho carpito i loro trucchi, ed ancora oggi uso questa tattica.

Tanti i film in cui ha recitato. Quale considera l’esperienza più significativa per la sua carriera?

Sicuramente Romanzo criminale La serie, vuoi per il successo internazionale, vuoi per la suggestione che i personaggi di questa serie hanno provocato nel pubblico. Ad ogni modo, ogni interpretazione ha un significato ben preciso.

Quale tra i personaggi da lei interpretati, quello che le ha creato una qualche difficoltà nell’interpretazione?

Paradossalmente i ruoli da cattivo. Per la mia fisicità mi propongono sempre i ruoli del cattivo ma gli occhi non mentono, e i miei occhi non trasmettono assolutamente paura.

Che tecniche utilizza per calarsi nel migliore dei modi nel personaggio che deve interpretare?

Beh, sfortunatamente per il mio antagonista, nella mia mente, mi convinco che il cattivo sia lui, e la mia reazione è quasi istintiva.

Vuol raccontarci un aneddoto che è a lei capitato sul set?

Più che un aneddoto, ti racconto un miracolo. Giravo con i Manetti un episodio di Rex dove ero il protagonista di puntata. Giravamo una rissa, io caddi, ma non provai dolore. Dopo due ore mi riscontrarono la frattura di quattro costole. Ma il miracolo avvenne durante i controlli all’Inail, dove uscì fuori una macchia al polmone. Una minaccia silente che non avrei mai scoperto se non mi fosse accaduto questo incidente. Che dire, mi operarono e ora va tutto bene.

In quale genere preferisce recitare?

La classica commedia all’italiana. I miei miti erano Bud Spencer, per il fisico, e Mario Brega per la spontaneità.

Che cosa deve avere un copione per decidere di accettarne il ruolo?

Meglio dire cosa non deve avere. Nudo, sesso e violenza sui bambini.

Recentemente ha ricevuto l’importante Premio Vincenzo Crocitti International, è stato infatti a lei consegnato il Premio in Carriera, attore. Cosa può dire riguardo questo riconoscimento?

Un premio o un riconoscimento per un attore è sempre gratificante, poi in questo caso riguarda la memoria di Vincenzo Crocitti, uno di quei personaggi entrati nella storia del cinema e rimasto sempre umile.

Cosa ha rappresentato per lei questo premio?

Di solito i premi rappresentano un punto di arrivo, specie alla carriera. Per me è di “ripartenza”

Vuol dire qualcosa riguardo Francesco Fiumarella, direttore e autore del Premio Vincenzo Crocitti?

Ci conosciamo virtualmente da anni, ma non abbiamo avuto l’occasione di incontrarci, ci sentiamo telefonicamente. Devio dire che è ammirevole la ricerca che fa di personaggi che spesso vengono bistrattati dal sistema.

Chi è Bruno quando non sta sul set?

Al momento sono un nonno e un supporto ai miei figli nell’azienda di famiglia.

Che consiglio vuol dare ai giovani che leggeranno la sua intervista?

Direi di non perdere la speranza, perché prima o poi l’occasione capita.

Attualmente in cosa è impegnato?

Sto girando un film dedicato, o meglio dire, una sorta di biografia di Tanio Boccia, regista degli anni ‘60, specializzato in Peplum e western, squattrinato e poco considerato dai produttori.

Progetti?

Sono in attesa delle uscite di due film, “Ghiaccio” per la regia di Alessio de Leonardis e Fabrizio Moro, e “La svolta” per la regia di Riccardo Antonaroli.

Vuole aggiungere altro? 

Ringrazio Sledet.com per avermi dedicato il tuo tempo.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Bruno Pavoncello, e ad maiora!

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

2 commenti su “Intervista all’attore Bruno Pavoncello