Intervista alla doppiatrice Lilli Manzini


“Sono onorata di fare parte della vecchia scuola, quella dei grandissimi attori e doppiatori”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Muove i suoi primi passi nel mondo del doppiaggio che era solo una bambina, ma dimostra sin da subito una grande predisposizione verso questa professione: stiamo parlando di lei, la doppiatrice italiana Lilli Manzini. Negli anni ha dimostrato di essere una grande artista in grado di interpretare e doppiare con naturalezza anche i personaggi più difficili, facendo uso di un’eccezionale modulazione vocale ottenuta in seguito ad anni di allenamento e formazione presso i più grandi maestri. Sledet.com ha raggiunto Lilli Manzini, che con cortesia e disponibilità si è raccontata.

Se le chiedessi di raccontarsi, cosa risponderebbe?
Risponderei che sono una persona fin troppo audace, quanto vera e spontanea e che amo l’arte, la recitazione e quindi, dare voce ai miei attori. E aggiungerei, che sono soprattutto una grandissima anticonformista.

Quando nasce la sua passione per il doppiaggio?
In realtà è una passione che nasce da bambina. Posso dire che è una cosa intrinseca, che ho nel cuore e quindi anche nella voce.

Dove si è formata?
Mi sono formata in famiglia, infatti, provengo da una famiglia di attori e doppiatori, e le lezioni di doppiaggio e di dizione, mi sono state date da mio nonno Arturo Dominici e da mia zia Germana Dominici. Ho imparato dai grandi, da Peppino Rinaldi, Manlio De Angelis, per citarne alcuni. Devo dire che sono onorata di fare parte della vecchia scuola, quella dei grandissimi attori e doppiatori.

Che ricordo ha dei suoi inizi?
Ero una bambina, quindi mi affacciavo da poco all’ambiente. Mi sono divertita molto in quel periodo. Poi, mi ricordo benissimo una serie che facevamo con nonno e zia Germana, ovvero, “La piccola grande Nell”. Posso dire che da lì poi, è partito tutto l’insegnamento e il divertimento, perché bisogna sempre divertirsi quando si doppia un attore e devi metterci te stesso il più possibile.

Qual è il personaggio da lei doppiato a cui è più legata?
Sicuramente “Nadja”, che è la vampira del telefilm “What we do in the shadows”. Naja è interpretata da Natasia Demetriou. Questo è il primo grande ruolo che ho fatto e che faccio, nella mia carriera. Poi ovviamente ve ne sono stati altri, però questo è quello a cui sono molto più legata, anche perché mi diverte tantissimo. È un vampiresco horror grottesco, quindi è molto ironico. Sono molto felice di doppiarla.

Vi è un doppiaggio che le ha creato una qualche difficoltà?
Devo dire di no, anche perché passati i primi anelli cominci a conoscere il ruolo. Anche se dovessi fare delle modulazioni di voce difficoltose, alla fine le farei comunque mie, quindi non c’è alcuna difficoltà. Potrei dire che la difficoltà è nel tempo.

Che cosa intende dire?
Intendo dire che se vuoi la qualità devi doppiare con tanto tempo.

Quali sono le abilità richieste per poter svolgere questa professione?
L’abilità è una dote intrinseca della recitazione. L’abilità è soprattutto il modo di saper stare al leggio e di saper interpretare. Bisogna saper recitare, quindi è importante studiare e diplomarsi. Adesso il doppiaggio è molto facile farlo per alcune persone, per altre, come me, che sono ancora legate alla vecchia scuola, è stato molto difficile, perché sono stati difficili i ritmi di insegnamento.

Che cosa intende dire con: adesso il doppiaggio è molto facile farlo?
Intendo dire che si è persa la qualità e si è dato adito più alla tecnica, perché tutto gira a grande velocità.

Quali sono le fasi di una sessione di doppiaggio?
Beh intanto è un lavoro di squadra, quindi c’è la preparazione del fonico che prepara la sala, il suono e la modulazione della voce. Poi vi è l’assistente al doppiaggio che è una figura fondamentale, infatti si occupa della lavorazione guardando prima il film o la serie che deve essere doppiata, e ne deve tagliare gli anelli, affinché noi doppiatori possiamo senza fatica, poter recitare in maniera consecutiva. Va precisato che gli adattamenti danno la possibilità di doppiare bene il prodotto, perché meglio è fatto l’adattamento del doppiaggio, più noi non abbiamo difficoltà nel poter recitare. E poi ci siamo noi che diamo la voce e una credibilità recitativa dovuta al grande lavoro del direttore di doppiaggio che è il nostro regista, infatti è lui che ci da le intonazioni, e ci può aiutare nell’interpretazione. Per questo motivo dico che è tutto un lavoro di squadra.

Quanto è importante la dizione in questo campo?
Non è importante, è fondamentale, perché purtroppo al giorno d’oggi si sentono molte voci che, per chi ha orecchio come me che sono del mestiere, sente se uno è toscano, milanese, romano. La dizione è la cosa più importante anche se si è andata un po’ a perdere.

Che tecniche utilizza per calarsi nel migliore dei modi nel personaggio che deve interpretare?
La tecnica che uso è quella insegnatomi fondamentalmente da Peppino Rinaldi, ovvero, fare esattamente quello che fa l’attore mentre sta recitando.

In che modo?
Facendo quello che fa l’attore, anche se chiaramente, io che sono a leggio certamente non posso correre, o meglio dire posso farlo ma sul posto, ancora, se l’attore si tocca l’orecchio o i capelli, io mi tocco l’orecchio e i capelli. Bisogna essere un tutt’uno con l’attore che devi doppiare quindi in questo caso, ti diverte ancora di più il fatto di essere te stessa dentro quell’attore che stai doppiando e la tecnica diciamo è proprio quella di utilizzare l’attore stesso per interpretarlo.

A suo avviso il doppiatore deve avere una qualche base nella recitazione?
L’attore dovrebbe diplomarsi all’accademia, come la Silvio D’Amico, oppure il Centro Sperimentale da dove sono usciti dei grandissimi attori doppiatori. Mio nonno mi ha sempre detto: prima si è attori e poi doppiatori. Per questo motivo bisogna studiare. A mio avviso, bisognerebbe creare un’accademia per il doppiaggio con relativo diploma.

Cosa significa recitare con la voce?
Recitare con la voce è un impegno pazzesco. Penso che sia più impegnativo che recitare davanti a una cinepresa. Anche se io non sono un’attrice cinematografica, ti posso assicurare che il doppiatore fa un doppio sforzo, perché si deve calare nei panni dell’attore che sta doppiando e deve addirittura essere quell’attore. Dobbiamo sforzarci con la nostra voce a interpretare e dare tutto il massimo di noi stessi per quello che l’attore ti sta segnalando in forma originale. Ovviamente, noi dobbiamo anche tener conto della nostra bravura e della nostra possibilità di andare dietro all’attore che doppiamo.

Che cosa deve avere un copione per suscitare il suo interesse?
Il copione è un tutt’uno con noi doppiatori. Più il copione è fatto bene, più la storia ti piace, più la storia è avvincente e più noi diamo il massimo di noi stessi.

Cosa può dire riguardo il mondo del doppiaggio in Italia?
Posso dire che il doppiaggio italiano è il migliore al mondo, infatti, è la cosa più importante nella vita dell’arte cinematografica e non. Senza di noi non c’è interpretazione. A mio avviso il doppiaggio estero è monocorde, quello italiano è arte nella pienezza.

Chi è Lilli quando non sta in uno studio di doppiaggio?
Lilli è sempre se stessa sia quando sta nella sala di doppiaggio che fuori, per quanto il mio mestiere ti porta a recitare e quindi qualcuno potrebbe pensare che nella vita continui a farlo, invece non è così. Io non ho molti amici, forse proprio perché sono troppo vera, ma quei pochi, sono come me e quindi, sono fiera di averceli. Per farla breve, Lilli fuori dal doppiaggio è quella che sempre è Lilli Manzini.

Che consiglio vuol dare a un giovane che vorrebbe intraprendere la sua professione?
Il consiglio è quello di studiare, perché non è solo andare a un leggio e dire due parole messe insieme. Le parole bisogna saperle dire e l’unico modo per poterlo fare, è studiare con maestri e con scuole di doppiaggio che danno l’opportunità a questi giovani di essere “capaci” nel mestiere. Capaci e non soltanto dei suppellettili.

Progetti?
Progetti ne ho veramente tanti e si stanno anche concretizzando, e ne sono molto felice dopo tanti anni di sacrificio. I progetti sono l’unica essenza vitale per noi attori che ci alziamo la mattina con la speranza di avere un obiettivo per piacere a noi stessi e compiacere noi stessi nella fierezza del mestiere che facciamo. Quindi dare sempre la capacità di una piacevolezza di recitazione.

Vuole aggiungere altro?
Sì una sola cosa. Vorrei tanto che tornasse la meritocrazia!

Sledet.com ringrazia per l’intervista Lilli Manzini, e ad maiora!

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