Intervista al viaggiatore in bicicletta Lorenzo Barone 1


“Sto puntando i miei viaggi in condizioni sempre più difficili”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Il giovane Lorenzo Barone non è interessato ai comfort di un hotel a 5 stelle, bensì ama avventurarsi in giro per il mondo alla scoperta di nuove culture e nuovi posti da visitare, il tutto stando in sella alla sua bicicletta. Non vuole vivere la quotidianità, ha scelto uno stile di vita motivante e all’insegna della continua sfida con se stesso e la natura, affrontando condizioni meteo tra le più avverse, come i -30° in Lapponia o i 48° nel Sahara o ancora i venti e le pioggia dell’Islanda. Lorenzo trova di dei grandi maestri nelle avversità che affronta, e finora ha potuto imparare moltissimo da queste, e proprio per questo motivo organizza i suoi viaggi puntando a condizioni sempre più difficili. Sono tanti i Paesi da lui visitati, tra cui Bulgaria, Turchia, Russia, Kirghizistan, Tajikistan e Marocco, sempre con il suo usuale mezzo di trasporto, ovvero la bici, passando la maggior parte delle notti in tenda o in alternativa usufruendo dell’ospitalità delle persone incontrate per strada. Sledet.com ha raggiunto Lorenzo Barone, che ci ha raccontato dei suoi interessanti e avventurosi viaggi.

Se le chiedessi di raccontarsi cosa risponderebbe?
Non saprei, sono un semplice ragazzo di 22 anni che a differenza della maggior parte degli altri ragazzi sa e vuole rinunciare a tutti i comfort fisici, per così poter vivere avventure con pochi soldi in giro per il mondo.

I suoi viaggi si svolgono tutti in bicicletta. Quando nasce la voglia di girare in questo modo per il mondo?
Avevo 17 anni quando pensai al primo viaggio in bici, avevo smesso di allenarmi con il Parkour e non trovavo uno scopo che mi motivasse nella vita che facevo, ogni giorno era come quello precedente, così una sera, mi decisi a cambiare radicalmente la mia vita, perché non ero felice ed avevo un’energia dentro che volevo sfruttare al meglio.

Quando si svolse il suo primo viaggio?
Durante il periodo scolastico del 2014/2015 ancora minorenne programmai il viaggio che da casa mi avrebbe portato a nord della Francia passando dalla costa sull’oceano, poi parte del cammino di Santiago attraverso tutta la Spagna, fino in Portogallo e ovviamente tutta la strada di ritorno. Il giorno del compleanno dei 18 anni partii sotto la pioggia con uno zaino, per una settimana, raggiungendo il Monte Vettore e facendomi un’idea di come sarebbero stati i futuri mesi. Eliminai lo zaino sostituendolo con delle taniche di plastica ma la bici era un rottame e dopo 455 km si ruppe a La Spezia. Tornai a casa in treno. Stavo per rinunciare, non avevo soldi per una bici nuova ma feci l’ultimo tentativo, la bici di mia madre arrugginita in cantina, ed un carrellino per diminuire lo stress sulla bici. Cambiando le marce con le mani all’inizio e tornando senza marce a casa, ci riuscii, in 82 giorni e 8.000 km.

In bici le condizioni atmosferiche possono diventare dei suoi nemici?
Le condizioni atmosferiche fanno parte della natura ed io me ne sento parte. Da piccolo tra i 5 e i 10 anni passavo le giornate nel bosco vicino casa a costruire capanne, archi e frecce, ad arrampicarmi sugli alberi. Sono cresciuto adattandomi alla natura e penso siano poche le persone che si sentano più a loro agio che a casa, se le metti a dormire sperdute in una foresta. In ogni caso le condizioni atmosferiche avverse come -30°C, senza vedere il sole in Lapponia, o i +48°C nel Sahara in estate, tempeste di neve o di sabbia, i venti e la pioggia dell’Islanda, credo siano più dei maestri che dei nemici ed io ho imparato e sto imparando moltissimo da loro, per questo sto puntando i miei viaggi in condizioni sempre più difficili.

Qual è la difficoltà più grande in questa tipologia di viaggi?
Secondo me il cibo. In condizioni ambientali difficili cucinare diventa un problema e i tipi di alimenti trasportabili soprattutto in base alla temperatura diventano scarsissimi, con il freddo tutto diventa come il cemento e con il caldo tutto marcisce. La nostalgia del cibo italiano, almeno per me, dopo il primo mese diventa una difficoltà. A 18 anni non mi facevo questi problemi, forse sto invecchiando.

Vuol raccontare un aneddoto capitato durante una delle sue imprese?
Mi piace raccontare di una notte in Tajikistan in pieno inverno, non c’era molto freddo, circa -17°C quando mi sono accampato su un fiume ghiacciato. Al tramontare del sole la temperatura scese a -25°C ed il ghiaccio cominciò a muoversi e ad “esplodere” sotto di me e i suoni rimbombavano in tutta la vallata, fu una “figata”. Oppure in Lapponia avevo appena finito di pedalare, ero vestito abbastanza leggero per evitare di sudare, anche se c’erano -20°C, e dei camionisti si avvicinarono dicendomi che se avessi dormito in tenda quella notte sarei morto, poi mi palparono la giacca antivento pensando fosse imbottita. Ci rimasero malissimo, quando feci loro vedere che sotto la giacca avevo la canottiera. Se solo potessi descrivere i loro sguardi. In poche parole dopo pochi minuti sentendo freddo mi salutarono scappando sul loro camion. Non li ho più visti.

Ci vuole elencare tutti i luoghi dove si è recato?
Posso elencare tutti i Paesi, Italia, Malta, Monaco, Francia, Spagna, Portogallo, Svizzera, Lussemburgo, Belgio, Olanda, Germania, Danimarca, Faroe, Islanda, Norvegia, Svezia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Austria, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Slovenia, Romania, Bulgaria, Turchia, Russia, Kirghizistan, Tajikistan, Marocco. Poi ce ne sono altri in cui sono stato, ma non fanno parte della lista perché erano “vacanze avventura” con la mia famiglia quando ero minorenne.

Come si prepara fisicamente per affrontare le sue imprese?
Ho davvero il rifiuto nell’allenarmi in bici o a piedi come un criceto ripercorrendo strade che conosco vicino casa prima di un viaggio, così per essere sempre allenato effettuo viaggi tutto l’anno ed è il modo migliore per rimanere sempre allenato.

Ci vuole anche una preparazione mentale?
Quando avevo 15/16 anni facevo una sorta di calisthenics, un allenamento a corpo libero senza pesi ed ero piuttosto grosso. Credevo che i muscoli fossero alla base della forza per poter fare qualsiasi cosa ma dopo il primo viaggio, ho capito che non era così, è la mente alla base di tutto e la sto allenando da tempo per sopportare situazioni di solitudine in ambienti difficili ma ancora ho difficoltà nel capirne il perfetto funzionamento, poi capire la mia testa figurati, è ancora più difficile. Ndr. Ride

Dove alloggia?
Il 90% delle notti le passo in tenda, il restante 10% vengo ospitato da persone incontrate per caso per strada che senza che io gli chieda nulla, parlandoci qualche minuto decidono di invitarmi incuriosite dal mio viaggio.

Quanti km ha percorso?
Ho percorso 50.500 km in bici, 4.000 in autostop, qualche centinaio a piedi e 370 remando, tra una zattera nel Tevere e un canotto sull’Artico in Norvegia lungo tutte le isole Lofoten facendo da supporto al mio amico Mauro Abbate che le faceva a nuoto.

Cosa ha scoperto in questi viaggi?
Ho scoperto che viaggiare è una figata, che mi rende felice, che le persone “cattive” sono quasi pari a zero, che nei paesi poveri le persone sono più altruiste che nei paesi benestanti, che i muscoli sono meno importanti della mente per sopravvivere in luoghi difficili, e che voglio vivere così per ancora un bel po’.

Ha degli sponsor che la sostengono in queste imprese?
No non ho sponsor, sono stato aiutato con abbigliamento gratuito per specifici viaggi, e vari sconti e aiuti per le componenti della bici. I veri sponsor dei miei viaggi sono l’insieme di persone che acquistano le fotografie dei viaggi durante i miei tour di vendita estiva, o tramite il sito di raccolta fondi sui social, sono però attualmente in cerca di uno sponsor.

Che bici utilizza nei suoi viaggi?
Attualmente ho due bici, una Surly Long Haul Tracker con cui ho fatto quasi tutti i miei viaggi e una Fat Bike che ho usato per il viaggio estivo in Marocco di 2.500 km dove per 410 km ho pedalato tra dune di sabbia e sterrati lungo una pista per i 4×4 nel Sahara vicino l’Algeria.

In queste imprese da che cosa è costituito il suo bagaglio?
I bagagli variano in base al luogo e alle temperature. Diciamo che di base ho abbigliamento, sacco a pelo, tenda, fornello a benzina con tutto il necessario per cucinare, attrezzi di ricambio per tutte le possibili riparazioni della bici, tenda e poi ovviamente cibo e acqua. Nel Sahara arrivavo a bere 13 litri di acqua al giorno, in Lapponia ne bastava 1 litro ma bruciavo fino a 6.000 kcal al giorno e per rimanere alla pari e non dimagrire mangiavo tanto e aggiungevo il burro su tutto.

Quale considera il viaggio più estremo che ha fatto?
Il viaggio più estremo, non so, forse la Pamir Highway 2.300 km in inverno ma solo la parte dell’altopiano, poco più di due settimane, oltre i 4.000 con un passo a 4.655 mt su 2 mesi di viaggio complessivi e comunque non era il mio limite, posso spingermi molto oltre. Avevo trovato molta difficoltà sul passo a 4.655 mt perché ero stato male pochi giorni prima per del cibo avariato e non ero in forma, ma anche in Lapponia, avevo 19 anni senza essere mai stato prima sotto i -5°C e cavarmela a -30°C con un sacco a pelo da -12°C vivendo per un mese al buio non era stato semplice ma era quello che volevo e rimane uno dei viaggi più belli che ho fatto.

Chi è Lorenzo quando non pedala?
Lorenzo quando non pedala è come un qualsiasi ragazzo, che però cerca anche nella quotidianità piccole avventure magari con gli amici, se sta fermo a casa e non si muove o è distrutto o sta inventando una prossima avventura, modificando, costruendo e perfezionando l’equipaggiamento in base alle sue conoscenze.

Che consiglio vuol dare a coloro che vorrebbero intraprendere dei viaggi con la bici?
Partite! Se partite e non tornate a casa entro i primi 5 giorni avrete superato la parte più difficile del viaggio, poi sarà ogni giorno tutto più semplice, giuro.

Progetti?
Ho una miriade di progetti in mente, pochi sani e molti “folli” non so nemmeno io quale sarà il prossimo ma so che a breve ripartirò, forse in kayak, forse a fare alpinismo sulle Alpi o forse in bici o altro, non so bene, questo è il “problema” dell’avere il tempo libero, ma di certo non ne sprecherò neanche un minuto. L’unico progetto fisso attuale che ho e che rimandai lo scorso anno per via di un tuffo sbagliato da 16 mt è il Polo del freddo che con il suo record di -71.2°C è la zona più fredda della Siberia e del Mondo dopo l’Antartide, la proverò a attraversare in bici nel mese più freddo, 2.000 km da percorrere a una media di -50°C dove il problema non sarà solo il non sentire freddo ma sarà il riuscire a viverci bene. Sarà sicuramente una grande esperienza.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Lorenzo Barone, e ad maiora!


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