Calcio: intervista al collaboratore tecnico e match analyst Alessio Rubicini


“Mister Leonardo Semplici rende i membri dello staff talmente partecipi che, personalmente, ho avuto la possibilità di andare oltre le mie iniziali mansioni di match analyst”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Un professionista qualificato che, oltre a vantare una grande preparazione, ha fatto tanta esperienza nella massima lega calcistica italiana, stiamo parlando di Alessio Rubicini, collaboratore tecnico e match analyst, fedele membro dello staff di mister Leonardo Semplici. Sledet.com ha raggiunto Alessio Rubicini, che ha parlato del suo percorso professionale, in cosa consiste il suo lavoro e delle sue esperienze insieme a mister Semplici.

Quando nasce la sua passione per il mondo del calcio?

È una passione che nutro sin da piccolo, anche se nessuno nella mia famiglia amava particolarmente questo sport. Ho iniziato a giocare che ero solo un bambino, poi crescendo ho giocato nella scuola calcio del Certaldo.

Calcisticamente dove si è formato?

Per quanto riguarda la mia formazione calcistica, ho fatto tutto il settore giovanile in una società dilettantistica. Poi a 28 anni, quasi per gioco, ho iniziato il corso di allenatore Uefa b. Che dire, se ho iniziato solo per gioco, col passare del tempo, mi sono reso conto che allenare mi piaceva davvero tanto. Per questo motivo chiesi a un mio amico, che all’epoca allenava il Poggibonsi, di poter collaborare con lui in veste di allenatore in seconda.

Poi ha iniziato ad allenare i giovani?

Sì, l’anno successivo.

Lei è anche un match analyst?

Esatto. Ho frequentato il corso di specializzazione di match analysis con la Sics, così come quello del Settore Tecnico ottenendo le certificazioni.

Lei nonostante i corsi effettuati ha sempre cercato di apprendere le tattiche direttamente sul campo osservando i grandi allenatori. È corretto?

Sì, nonostante ho avuto una formazione convenzionale con la Federazione, ho sempre sentito l’esigenza di apprendere dai grandi del calcio il loro modo di lavorare e per questo motivo andavo a vederli durante i loro allenamenti per apprendere da loro più informazioni possibili per quel che concerne le tecniche di gioco e non solo.

Vuol raccontare le sue esperienze professionali?

Ho iniziato nel settore giovanile, poi ho proseguito nella prima squadra dilettante come primo allenatore poi nei professionisti, arrivando a fare le giovanissimi nazionali. Dopo queste esperienze, ho avuto l’opportunità di allenare una prima squadra nel campionato di eccellenza e successivamente, ho iniziato la carriera nei professionisti ad Arezzo come allenatore in seconda. Dopo quella bellissima e formativa stagione, ho avuto l’opportunità di iniziare a lavorare con mister Leonardo Semplici e tutt’ora faccio parte del suo staff tecnico, nonostante al momento siamo in attesa di una squadra.

Il suo ruolo all’interno dello staff tecnico è quello di video analista tattico e collaboratore tecnico. Potrebbe descrivere nello specifico la sua figura professionale?

Con mister Leonardo Semplici ho iniziato come match analyst, però all’interno del staff ho avuto un’evoluzione.

Che cosa intende dire?

Intendo dire che mister Semplici rende i membri dello staff talmente partecipi che, personalmente, ho avuto la possibilità di andare un po’ oltre le mie iniziali mansioni di match analyst e infatti sono diventato a tutti gli effetti un collaboratore di campo.

Nello specifico di cosa si occupa?

Mi occupo della video analisi, ma svolgo anche il ruolo di collaboratore di campo per la stesura allenamenti e lo svolgimento delle normali sedute di allenamento.

Potrebbe dirci qual è la sua concezione riguardo la figura professionale del match analyst?

Per quanto riguarda la mia figura professionale io ho una concezione del match analyst un po’ atipica, o meglio dire, un po’ diversa rispetto agli standard di formazione.

Ovvero?

Io credo che il match analyst debba essere un allenatore che sappia di metodologia, di tattica e di tecnica. Per farla breve, credo che, in un contesto come quello attuale del calcio, il match analyst sia uno strumento di formazione e aggiornamento dell’allenatore e poi di tutto lo staff.

Per quale motivo?

Perché è quella figura che è maggiormente a contatto con i video, con le partite, anche di altri campionati e quindi conosce, tra virgolette, le mode o le tendenze in campo delle diverse squadre. Quindi sicuramente si può dire che io vedo il match analyst più come un tattico, un collaboratore di campo, una figura per certi versi molto versatile.

Parlando di match analyst quanto è importante stare aggiornati con la tecnologia?

Non solo è importante ma direi che è fondamentale rimanere aggiornati nell’ambito della tecnologia. Io ho sempre avuto rapporti per conto dello staff con le varie aziende: dai dati statistici quantitativi alla piattaforma, dalla visualizzazione di filmati, ai software per il taglio e per il video editing. È importante essere sempre aggiornati per portare un miglioramento nel modo di lavorare.

Riguardo lo studio degli avversari qual è il segreto per svolgere nei migliori dei modi una analisi video?

Riguardo lo studio sugli avversari, generalmente parto da un approccio con i video osservando quattro o cinque partite della squadra avversaria, con un anticipo di circa dieci giorni. Quindi, inizio ad analizzare queste partite e poi le seleziono in riferimento ai principi di gioco che abbiamo.

Nello specifico andate a considerare il modulo?

Devo dire che di fatto non consideriamo troppo il modulo, ma piuttosto i principi che risiedono alla base dei moduli. Personalmente vado ad analizzare i video e riconosco le costanti tattiche in entrambe le fasi.

In che modo viene completato lo studio?

Lo studio viene completato con l’ausilio dei dati statistici, ovvero, un’analisi quantitativa per osservare se ci sono dei dettagli che durante l’osservazione soggettiva dei match è sfuggito. Da lì poi, torno nuovamente sui video per poter andare a riscontrare quel dato emerso dall’analisi quantitativa statistica. Una volta completato questo passaggio, viene sottoposto all’osservazione e alla valutazione dello staff, e poi, sempre tutti insieme, si va a pianificare la strategia gara completando il video e le immagini da proporre poi al gruppo squadra nelle riunioni strategiche pre gara.

Che cosa si intende per indice di pericolosità offensiva?

Per quanto riguarda l’indice di pericolosità è un indice a cui tengo tantissimo, è una valutazione un po’ più calzante riguardo alle opportunità da gol. Diciamo che più che il risultato, andiamo a valutare se fisicamente abbiamo creato quelle opportunità necessarie per segnare, oppure se abbiamo cercato di togliere l’opportunità agli avversari, e in questo caso parliamo di rischio difensivo. Quindi sono più importanti dell’aspetto puramente numerico che comunica il risultato, per quel che concerne le analisi della performance.

In riferimento all’indice di pericolosità voi cosa andate ad analizzare?

Noi andiamo ad analizzare il dominio della gara mediante un indice che si chiama “field tilt” e che indica l’occupazione dell’ultimo terzo di campo in riferimento all’intero possesso palla, ovvero quanto i giocatori mantengono il possesso palla negli ultimi venticinque o trenta metri del campo avversario.

Qual è la differenza tra calcio giocato e il lavoro dietro le quinte?

Nella stragrande maggioranza dei casi non si ha una percezione del tipo di mole di lavoro che settimanalmente dobbiamo andare a realizzare, sia come squadra che come staff. Infatti il dietro le quinte va a valutare la performance appena trascorsa, va a studiare i prossimi avversari per quel che concerne la strategia alla gara, le palle inattive, e poi bisogna andare ad intervenire sui deficit personali, sul piano tecnico, tattico e fisico. Quello che lo staff deve fare è creare un programma di lavoro settimanale con varie sessione di allenamento, anche un riferimento alla strategia di gara e ai piani individuali per il recupero dei calciatori che stanno per rientrare in squadra. Quindi per rispondere alla domanda posso dire che, è un lavoro notevole così come è importante il lavoro di vicinanza al gruppo squadra.

Per quale motivo?

Perché parlare con la squadra, fare colloqui individuali, permette di avere il polso della squadra. Questo è un lavoro fondamentale, perché permette di andare al calcio giocato e ottenere le migliori performance. Noi spesso parliamo di prestazioni più che del risultato.

Perché?

Perché come sappiamo il risultato a volte è figlio di alcune situazioni episodiche che spesso cambiano i giudizi dei tifosi e dei media, ma noi dobbiamo stare attenti ad avere una visione abbastanza oggettiva, e per questo utilizziamo alcuni parametri statistici, così da poter valutare la performance.

A miglior risultato corrispondono migliori prestazioni in campo?

Generalmente cerchiamo di far passare questo tipo di mentalità, e cioè che il risultato lo si raggiunge attraverso le migliori prestazioni, motivo per il quale noi lavoriamo sistematicamente, fin dal ritiro se abbiamo la fortuna di iniziare la stagione, cercando di trasmettere questo tipo di mentalità, di sacrificio, di lavorare per una prestazione, un qualcosa di raggiungibile, indipendentemente dal risultato che, appunto, può essere figlio di singoli episodi. Comunque l’idea di trasferire la mentalità al gruppo è il nostro obiettivo primario per riuscire a raggiungere un certo tipo di prestazioni.

Lei di fatto fa parte dello staff di mister Leonardo Semplici. Quando è nata la vostra collaborazione?

Con mister Semplici ci conosciamo da quando avevo diciott’anni, infatti, ero suo compagno di squadra alla Rondinella Impruneta in serie d. Poi dopo quell’esperienza ci siamo un po’ persi di vista, fino a che ci siamo rincontrati attraverso l’amicizia con un altro membro dello staff. All’epoca loro avevano l’esigenza di ampliare lo staff, dopo la vittoria del campionato di serie b stavano cercando una figura con le mie caratteristiche professionali, quindi ci siamo ritrovati, abbiamo avuto un paio di colloqui, e da lì abbiamo iniziato la nostra collaborazione.

Cosa può dire lavorativamente parlando su Leonardo Semplici?

Riguardo il mister posso dire che ha una dote su tutte, quanto meno per quel che concerne lo staff, e cioè che ha la capacità di coinvolgerci tutti, dalla stesura delle sedute di allenamento fino alla strategia sulla gara, perfino opinioni su ipotetiche formazioni, poi, logicamente, la decisione finale spetta a lui, però posso dire che facendo in questo modo valorizza il lavoro di ogni membro dello staff e fa sentire ognuno importante, spingendoci sempre a cercare di dare il massimo.

Vi è stata una qualche esperienza professionale che le ha lasciato l’amaro in bocca?

Direi che l’amaro in bocca lo ha lasciato il Cagliari perché siamo stati esonerati nonostante ci fossero tutti i presupposti per fare un buon lavoro. Cagliari è un posto bellissimo dove si lavora benissimo, e mister Semplici è stato abilissimo a creare un ambiente molto familiare e collaborativo con tutti i membri dello staff. Si era creato un qualcosa di importante e il rammarico è quello di non aver continuato quell’esperienza che, secondo me, avrebbe potuto regalare delle soddisfazioni sia a noi che alla squadra, alla società e a tutti i tifosi cagliaritani.

Chi è Alessio quando non si occupa di calcio?

Quando non mi occupo di calcio sono un papà e un marito. Mi piace stare in famiglia e trascorrere i momenti con loro. Diciamo che Alessio è un ragazzo come tanti altri a cui piace lo sport, leggere e studiare. Ho infatti intrapreso nuovamente un percorso di studi universitari, potremmo dire che ne ho approfittato in questa momentanea inattività lavorativa.

Che consiglio vuol dare a un giovane che vorrebbe intraprendere la sua professione?

Spesso vengo coinvolto in corsi di aggiornamento per figure come la mia e un consiglio che condivido sempre con i giovani è che per poter fare questo lavoro, alla base si dev’essere spinti da una grandissima passione, questo perché credo che sia un lavoro molto tosto, specialmente all’inizio, e quindi per riuscire bisogna andare sempre un po’ più in là, oltre quelli che sono i propri limiti.

Attualmente in cosa è impegnato?

In questo momento con il mister siamo in attesa di nuove opportunità per poter iniziare un nuovo percorso professionale in un club che ci permetta di esprimerci.

Progetti?

Sicuramente quello di rientrare, insieme a Leonardo Semplici e all’intero staff, in un progetto che possa permetterci di lavorare come ci piace, dandoci l’opportunità di ricreare la nostra idea di calcio senza troppe interferenze.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Alessio Rubicini, e ad maiora!

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