Al cinema il film Il traditore: intervista a Gabriele Cicirello che sul set è Benedetto Buscetta


“Una delle frasi che Favino mi ha detto prima di girare, è stata: Io ho iniziato con Sergio Castellitto che mi picchiava, Sergio Castellitto ha iniziato con Vittorio Gassman che lo picchiava, adesso tocca a te, penso sia di buon auspicio”

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Nel film drammatico di Marco Bellocchio dal titolo “Il Traditore”, Gabriele Cicirello riveste i panni di Benedetto Buscetta, figlio di Tommaso Buscetta, ruolo questo, interpretato da Pierfrancesco Favino. Il traditore è un film che racconta le vicende del noto pentito di Cosa nostra, ovvero Buscetta. Gabriele in questo film ha messo in evidenza la sua preparazione artistica, infatti si è calato perfettamente nel personaggio interpretato ed è riuscito a fare totalmente suo il ruolo di Benedetto. Gesti e movimenti da lui eseguiti fanno capire quanto lavoro vi sia da parte di questo giovane attore, che si sta facendo notare sempre di più sia nell’ambito teatrale e adesso anche in quello cinematografico per le sue capacità interpretative. Sledet.com ha raggiunto Gabriele Cicirello che ha parlato dei suoi lavori e del film che lo vede attualmente al Cinema affianco a Pierfrancesco Favino.

Quando nasce la sua passione per la recitazione?
La mia passione per la recitazione nasce da piccolo. Essendo figlio e fratello di attori ho vissuto da sempre in teatro, prima da pubblico, in braccio a mia madre ad assistere a prove e repliche di mio padre, e poi da attore sulle tavole del palcoscenico. Ho provato negli anni del liceo ad allontanarmi da questa arte, per capire se fossi influenzato dalla mia famiglia o meno, ma sono giunto con consapevolezza alla conclusione che il teatro era davvero il mio mondo, in cui volevo vivere.

Dove si è formato artisticamente?
La mia prima formazione, di certo, è aver visto tanti spettacoli da sempre. Da Scaldati a De Filippo, da Ronconi a Cecchi, solo per citare qualche pilastro. Successivamente il primo regista a Palermo che mi ha formato è Maurizio Spicuzza, dove ho avuto la possibilità di prepararmi per entrare all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. In Accademia ho avuto la possibilità di incontrare registi e insegnati che mi hanno trasmesso tanto, come Lorenzo Salveti, Thomas Ostermeier, Massimiliano Farau, Arturo Cirillo, Massimiliano Civica, Valentino Villa, Laura Morante, Francesco Manetti e tanti altri. Studiare in una grande scuola credo che sia un passaggio importante per un attore, anche semplicemente per assimilare un’educazione al mestiere che affrontiamo.

Prima di entrare in Accademia ha avuto diverse esperienze lavorative. È corretto?
Già prima di entrare in Accademia avevo avuto a Palermo diverse esperienze lavorative con dei registi locali e non solo, arrivando anche a scrivere dei testi che ho avuto la possibilità di presentare in diversi teatri siciliani.

Mentre frequentava l’Accademia ha lavorato con dei registi di fama internazionale. Vuol parlarne?
Nell’ultimo anno di Accademia ho avuto il privilegio di far parte di due spettacoli con dei registi di fama internazionale, Bob Wilson ed Emma Dante. Questi due spettacoli sono andati in scena in diversi teatri nazionali. Incontrare Emma Dante è stata una scoperta meravigliosa. Amo il suo teatro, la sua poesia e la sua visceralità.

Subito dopo aver frequentato l’Accademia con chi ha lavorato?
Ho avuto la fortuna di lavorare subito dopo l’Accademia a diversi progetti con spettacoli di Maurizio Scaparro, Giuseppe Massa e ad uno spettacolo scritto da me dal titolo “Con tutto il mio Amare” che ha avuto un ottimo riscontro di pubblico e critica, e che spero di portare in giro la prossima stagione.

Lei fa parte del cast del film drammatico di Marco Bellocchio dal titolo “Il traditore” con Pierfrancesco Favino, che racconta le vicende del pentito di Cosa nostra Tommaso Buscetta. Vuol parlare del film?
Il film del maestro Marco Bellocchio credo sia una grande opera, piena di suggestioni, che riesce a descrivere la crudeltà senza per forza presentarla esplicitamente, un film di denuncia senza sottolineature. La capacità, secondo me, di un grande artista è, non rappresentare palesemente ciò che si vuole raccontare, in questo caso le mille sfaccettature di questo personaggio e non solo, ma portare lo spettatore a riflettere su ciò che ha visto facendo lui stesso un percorso fino ad arrivare all’essenza della storia. Penso sia stato efficace raccontare in maniera così personale e diversa dai comuni film, una storia di mafia. La figura di Tommaso Buscetta è un personaggio assolutamente negativo, che per fortuna però, prima e dopo lo sterminio della sua famiglia, privo di armi, si vendica con le parole facendo arrestare tantissimi mafiosi, e svelando la struttura di Cosa nostra.

Lei sul set interpreta il figlio di Tommaso Buscetta, ovvero Benedetto. Cosa può dirci riguardo il suo personaggio?
Benedetto Buscetta e Antonio Buscetta, interpretato da mio fratello Paride Cicirello, sono i figli di Tommaso Buscetta. Entrambi vengono uccisi dalla famiglia dei Corleonesi, nel periodo in cui il padre si trovava in Brasile. Benedetto Buscetta, tossicodipendente, è il figlio maggiore. Il mafioso Salvatore Cangemi racconta durante il processo che fu proprio Pippo Calò, storico amico di Tommaso, ad uccidere con le sue mani Benedetto, perché somigliava in faccia di più al padre. I corpi dei due figli non sono stati mai trovati. Sicuramente la figura dei due figli in relazione al padre permette di raccontare anche la parte più umana del personaggio.

Qual è stata la difficoltà più grande che ha incontrato nell’interpretare questo personaggio?
Una delle difficoltà maggiori è stata rappresentare diversi stati emotivi, senza avere molte battute. Quindi mi sono concentrato principalmente sul gesto, sul movimento, sullo sguardo, sui particolari. Ancora di più quando un agente esterno, come la droga in questo caso agisce sul soggetto in questione.

Che tecniche ha utilizzato per calarsi nel migliore dei modi nel ruolo di Benedetto Buscetta?
Mi sono documentato sugli effetti dell’eroina, ho guardato diversi film. Ho lavorato sulla pesantezza del corpo scaturita dalla rilassatezza dell’effetto della droga. Nella scena della tortura ho lavorato a lungo con uno stuntman, per creare una sequenza credibile. Sono stato all’interno del film, in diverse scene, una proiezione della mente di Tommaso Buscetta in alcuni momenti di panico, e allora lo studio sullo sguardo diventava anche fondamentale.

Su cosa ha puntato la regia Marco Bellocchio?
Di sicuro una delle cose più importanti del cinema del Maestro Marco Bellocchio, è la scelta degli attori. E mi sento onorato di averne fatto parte. Il film vede dei protagonisti di grande spessore come Pierfrancesco Favino, Luigi Lo Cascio e tanti altri. Questo film racconta la storia documentata di un mafioso, ma contiene allo stesso tempo la poesia e l’intimità che solo un grande autore potrebbe far emergere da tanta meschinità.

Lei ha lavorato a stretto contatto principalmente con Pierfrancesco Favino. Cosa può dire lavorativamente parlando su Favino?
Lavorare con Pierfranesco Favino è stata un’esperienza meravigliosa. Non solo un grande attore, ma una persona stupenda, umile e disponibile.

Quale reputa la scena più difficile che ha interpretato affianco a Favino?
Ho avuto diverse scene con lui. La più difficile è stata quella iniziale del film, in cui mi raggiunge sulla spiaggia dopo essermi fatto di eroina. La cosa che più mi ha colpito, è stata la forza e l’energia di questo attore, che in un attimo trasformava la scena, rendendola improvvisamente realtà.

Era uno dei primi ciak del film?
Era uno dei primi ciak del film ed ero terrorizzato. Ma Favino mi ha subito messo a mio agio e mi ha fatto vivere nel migliore dei modi questa esperienza stupenda, che ricorderò per tutta la vita.

Qual è la frase che le ha detto Favino prima di girare questa scena?
Una delle frasi che Favino mi ha detto e che non scorderò mai, prima di girare, è stata: “Io ho iniziato con Sergio Castellitto che mi picchiava, Sergio Castellitto ha iniziato con Vittorio Gassman che lo picchiava, adesso tocca a te, penso sia di buon auspicio”. Questa esperienza è stata un sogno che il Maestro Marco Bellocchio mi ha regalato.

Lei è stato invitato a Cannes. Cosa ha significato questo per lei?
Ancora non riesco a crederci. Non mi aspettavo completamente di poter ricevere l’invito per Cannes. A due giorni dalla presentazione del film al Festival, sono stato contattato dalla produzione e pensavo avessero sbagliato attore, invece ero proprio io. Ho chiamato subito la mia famiglia e la mia agente Fiamma Consorti, che mi ha aiutato ad organizzarmi per andare a Cannes. Io ero ancora paralizzato. E colgo l’occasione per ringraziarla perché una delle mie fortune più grandi è trovarmi all’interno della sua Agenzia. L’emozione di vedersi all’interno di un festival così importante è indescrivibile. A 28 anni, mi sento davvero fortunato.

Attualmente in cosa è impegnato?
Al momento sono in scena con un mio spettacolo, e a breve andrò al Festival di Castrovillari con lo spettacolo “Miracolo” di Giuseppe Massa. A giugno parteciperò ad un progetto col regista Michele Sinisi.

Vuole aggiungere altro?
Sì, girerò un altro film, con un regista internazionale di cui ancora non posso dire niente. Tante emozioni una dopo l’altra. Ad agosto riprenderò le prove per un mio nuovo progetto teatrale sugli istituti psichiatrici e più avanti riprenderemo lo “Studio sulle Baccanti” di Emma Dante.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Gabriele Cicirello, e ad maiora!

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