The Broken Key: intervista al regista e sceneggiatore Louis Nero 1


“Sul set bisogna lavorare in base agli attori e alle loro interpretazioni”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Si può definire una naturale predisposizione verso il mondo del cinema, quella che presenta Louis Nero, regista, sceneggiature e produttore che riesce a portare nelle sale dei progetti di alta qualità. Dal suo primo film dal titolo “Golem”, acquistato da Medusa Film, di anni ne sono passati e nel corso della sua carriera Louis ha lavorato con tantissimi premi Oscar di fama internazionale che hanno ritrovato in lui un professionista attento, preparato e di cui si possono fidare, al punto di seguire le indicazioni del regista in totale fiducia. Sledet.com ha raggiunto Louis Nero, che si è raccontato.

Lei è regista, sceneggiatore e produttore. Quando nasce la sua passione per il mondo del cinema?
Nasce da ragazzo, avevo infatti 18 anni quando ho girato il mio primo film, e che dire, da quel momento non mi sono più fermato.

Il suo primo lungometraggio, è stato “Golem”. È corretto?
Sì, questo è stato il mio primo lungometraggio. Ho girato il film mentre frequentavo l’ultimo anno di università. Per farla breve, venne acquistato da Medusa e distribuito poi nei cinema.

Dove si è formato?
Sono laureato in Cinema.

Che ricordo ha dei suoi inizi?
Beh, sicuramente dei miei inizi, ricordo che non esisteva ancora il digitale, bisognava arrangiarsi fra l’analogico e la pellicola. Devo dire che era molto difficile trovare persone che ti aiutavano e ti accompagnavano in questo viaggio, quindi l’aspetto tecnologico era estremamente complicato rispetto a oggi, dove è sufficiente avere una buona idea e un telefonino per poter girare un film.

Principalmente su cosa punta la sua regia?
Tendenzialmente, qualsiasi regista, dovrebbe puntare dalla storia che intende raccontare.

Che cosa intende dire?
Intendo dire che la storia è la cosa principale. Tutto quello che poi costruisci intorno, di conseguenza, va a formare il progetto.

Come avviene nel suo caso specifico l’evoluzione della storia che intende raccontare?
Posso dire che, per quel che mi concerne, la storia non è mai finita di scrivere finché non si finisce di girare. Tante volte una sceneggiatura viene cambiata sul set, modificata, o ancora, si trasforma e diventa altro, quindi, fino alla fine del montaggio la storia può sempre variare.

In veste di regista lascia spazio all’improvvisazione degli attori?
I dialoghi sono scritti come traccia, poi sul set bisogna lavorare in base agli attori e alle loro interpretazioni. Diciamo che c’è sempre un qualcosa di fluido.

Quale reputa l’esperienza più significativa per la sua carriera?
Sotto l’aspetto tecnico il progetto più interessante è stato sicuramente “Pianosequenza”, che è un film girato in di due ore e dieci minuti, senza interruzioni. È stata una grande sfida perché abbiamo fatto le prove per sei mesi, e girato in un paio di ore. Il film è finito così, non è più stato toccato, gli è solo stata aggiunta la musica, quindi sotto l’aspetto tecnico d’impresa, è stato il più difficile.

Sotto l’aspetto degli attori invece?
Ho lavorato con tanti attori e con tanti premi Oscar e, a prescindere che alcuni son più bravi, altri meno, posso sicuramente dire che, più sono umili, più sono bravi.

Ci vuol parlare del suo film dal titolo “The Broken Kay”, attualmente trasmesso su Amazon Prime Video?
The Broken Kay è un progetto particolare, è la storia di Arthur J. Adams, un ricercatore che è alla ricerca di un frammento di un manoscritto, presente realmente nel Museo Egizio di Torino. Da qui poi, nasce la nostra storia.

Che cosa vuol simboleggiare la ricerca di questo manoscritto?
Il manoscritto è il simbolo di se stessi, quindi in realtà, è una ricerca a scoprire se stessi.

Protagonista del film è Arthur Adams, interpretato da Andrea Cocco. Su quali basi l’ha scelto?
Essendo il film ambientato nel futuro, cercavo una persona che sotto l’aspetto estetico e capacità attoriali, potesse rappresentare questa figura e Andrea, essendo metà giapponese, metà italiano, era il giusto mix tra l’occidente e l’oriente. Poi il film è girato in inglese, Andrea praticamente è madrelingua inglese, e quindi era un motivo in più per sceglierlo.

Che messaggio voleva far arrivare al pubblico?
Sicuramente il messaggio è quello di poter trasformare gli ostacoli in alleati.

Potrebbe essere più preciso?
Nella vita di tutti i giorni siamo seminati da ostacoli, che possono essere la paura, una persona che ci è antipatica e tantissime altre forme di rappresentazione dell’ostacolo. Nel momento in cui riusciamo a trasformarlo in un aiuto iniziamo veramente a essere in collaborazione col flusso della vita.

Vuol raccontare un aneddoto capitato durante le riprese?
Un aneddoto potrebbe essere quello con Michael Madsen. Quando ci siamo incontrati, e abbiamo parlato della sceneggiatura, sembrava non vi fosse alcun problema riguardo la fine che avrebbe fatto il suo personaggio. Abbiamo infatti girato tutte le sue scene, quando poi è arrivato il momento in cui dovevamo girare la scena in cui il suo personaggio doveva morire, prima di iniziare a girare, mi ha chiamato da una parte e mi ha detto: Louis, adesso se non mi convinci sul perché il mio personaggio deve morire, io non la faccio la scena. Sono stato un’ora e mezza a spiegargli e a convincerlo che era importante che lui morisse, perché la sua morte, rappresentava alcuni punti importanti per la storia del film. Per farla breve alla fine mi ha detto: Louis lo faccio solo per te, io di solito, muoio solo per Tarantino, e per nessun altro regista!

Si potrebbe dire che lei ha avuto molto polso?
Gli attori hanno bisogno di vedere che il regista abbia il polso della situazione, perché altrimenti, iniziano a titubare anche loro. Hanno bisogno tante volte di qualcuno che convinca loro, del perché devono fare determinate azioni e che siano coerenti con quello che è il progetto.

Come è il suo rapporto con gli attori?
Con gli attori instauro un rapporto di fiducia. Se non c’è un rapporto di fiducia alla fine il film va da una parte e l’attore va dall’altra.

C’è stata qualche situazione in cui l’attore andava dalla parte opposta alla sua?
Sì, quando ho girato “Hans”.

Per quale motivo?
Ad interpretare Hans era Daniele Savoca. Il suo personaggio era pazzo e agiva in un determinato modo. Daniele spesso mi diceva: io non lo sento vero il personaggio, secondo me così è finto, non va bene. Abbiamo finito il film, ha seguito ovviamente le mie indicazioni, e alla proiezione mi ha detto: sai che avevi ragione, se io l’avessi fatto realistico, come volevo farlo, sarebbe stata un’altra cosa, non avrebbe avuto questo risultato. Tante volte l’attore conosce il suo personaggio, non tutti gli altri. Chi ha tutto ben chiaro è il regista, per questo è giusto affidarsi a lui.

Essere sia lo sceneggiatore che il regista in un film, può essere d’aiuto?
Sicuramente è un aiuto. Ma anche quando usi storie scritte da altri, il regista può modificare i dialoghi, modificare i comportamenti, quindi, anche quella della regia è una scrittura, non è mai una semplice regia tecnica.

Quanta importanza da alle musiche presenti nel film?
Le musiche sono una parte importantissima. Lo stesso film con due musiche diverse, crea due film diversi.

Cosa non ammette sul set?
Sicuramente la gente che non prende sul serio quello che fa. Mi è capitato delle volte di lavorare con attori che non si preparavano e interrompevano le riprese perché non conoscevano le battute, o giocavano sul set. Una volta va benissimo, due volte ci sta, la terza volta no, perché è mancanza di rispetto verso tutte le altre professioni. Quando fai il cinema di un certo livello il tempo è contato, e non c’è tempo da perdere, anche perché il regista è responsabile di una troupe e non è giusto far aspettare gli altri perché uno non ha fatto il suo.

Per lei è buona la prima o preferisce coprirsi le spalle con più riprese?
Di solito faccio tantissime riprese. Mentre giro, cerco di avvicinarmi alla perfezione modificando le scene e i movimenti di camera.

Con Franco Nero ha fatto diversi film. Cosa può dire lavorativamente parlando su di lui?
Che è un gran professionista, e sa far bene il suo lavoro, sa sempre tutte le battute. Lui è sempre molto puntuale sul set, infatti arriva dieci minuti prima, non è mai capitato di vederlo un secondo in ritardo in tutti questi anni.

In questo periodo stanno trasmettendo diversi suoi film. È corretto?
Sì su Amazon Prime Video ci sono diversi miei film: Il mistero di Dante, Pianosequenza, Rasputin, The Broken Key, e Hans.

Ne “Il mistero di Dante” ha lavorato anche Franco Zeffirelli. Cosa può dire su di lui?
Questo è stato il suo ultimo film. Zeffirelli era simpaticissimo, ci siamo fatti tante di quelle risate durante le riprese. Posso sicuramente dire che, nell’intimo, era un personaggio molto più simpatico e disponibile rispetto a quello che poteva sembrare nell’immagine pubblica.

Lei ha lavorato con tanti premi Oscar. Vi è una frase che le è stata detta e le è rimasta impressa?
In realtà con tutti gli attori con cui ho lavorato ho creato non solo un rapporto lavorativo, ma si è sviluppato con loro un rapporto di amicizia. Sono persone con una grande esperienza. Loro non ti danno consigli, perché ogni loro parola è un consiglio, se tu sai coglierlo.

Cosa intende dire?
Intendo dire che loro ti raccontano le loro storie, le loro esperienze, poi tu devi essere capace di trarre da tutti questi racconti quello che ti serve.

Che cosa rappresenta per lei il cinema?
Tutto! Vita e cinema sono mischiate, per me non c’è differenza.

Chi è Louis quando sta lontano dalle telecamere?
Pensa a stare davanti alle telecamere. Ndr: ride.

Che consiglio vuol dare a un giovane che vorrebbe intraprendere la sua professione?
Sicuramente consiglio la perseveranza. Ogni ostacolo e ogni fallimento deve essere uno stimolo a iniziare tutto da capo con più forza. Il talento è importantissimo, è una cosa fondamentale, ma la perseveranza, è quella che permette anche a una persona con meno talento di stare più tempo sul campo e diventare una persona talentuosa.

Attualmente in cosa è impegnato?
Ho finito di scrivere un progetto per una serie televisiva, poi ho un progetto per la tv americana e un film su un nuovo personaggio, ma per il momento non posso aggiungere altro.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Louis Nero, e ad maiora!


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Un commento su “The Broken Key: intervista al regista e sceneggiatore Louis Nero

  • Patrizia Baldassarre

    Un grande!!! Nei suoi film Luis Nero stimola la ricerca… Ognuno di noi in un modo o nell’altro trova se stesso o meglio spess dai suoi film nascono domande o arrivano conferme su quanto si e’ seminato…Personalmente lo ho incontrato in una proiezione di Dante qui a Roma qualche anno fa’ ci siamo appena salutati, pochi istanti eppure ho intravisto in lui “un mondo” …tutto da raccontare!!! Sono molto contenta pur comprendendo le difficolta’ per farsi spazio, che il mondo della cinematografia italiana dia vita attraverso questi eccellenti nuovi registi a film per me di eccellenza. Grazie Luis🍀🐞