Intervista allo scrittore Paolo Cammilli


“Cerco di scrivere dei libri che espongano all’emozione e allo studio delle persone”

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Quando la passione per la scrittura si unisce ad una innata predisposizione verso la professione di scrittore, il risultato non può che essere un capolavoro. Questi due elementi infatti sono ben presenti nello scrittore Paolo Cammilli, che negli anni è riuscito a farsi conoscere per i suoi interessanti lavori autoriali, in cui ogni storia, nonostante i forti temi trattati, riesce a coinvolgere il lettore in una appassionata lettura. Il suo romanzo d’esordio “Maledetta Primavera” ancora oggi viene ricordato per essere stato un vero caso letterario che ha entusiasmato i lettori ed è riuscito a raggiungere le prime posizioni nelle classifiche nazionali. Sledet.com ha raggiunto Paolo Cammilli che ha parlato dei suoi romanzi.

Quando è nata la sua passione per la scrittura?
La mia passione per la scrittura è nata durante una trasmissione televisiva, dove io ne ero l’autore. Il programma fu un vero successo, fu visto da tante persone. Da quell’esperienza poi, ho pensato che avrei potuto raccontare delle storie che, per come la vedevo io, non erano andate per il verso giusto e dovevano perciò essere corrette a livello narrativo.

Ci vuol parlare del suo primo libro dal titolo “Maledetta Primavera”?
Maledetta Primavera è stato un caso letterario nazionale, ha riscosso un grande successo. È un libro che parla di tanto, anche se, come sotto traccia, raccontava del caso Garlasco e di Alberto Stasi che venne assolto per due volte. Siccome a mio avviso questa sentenza non era giusta, perché non credevo nella sua innocenza, decisi di scriverlo fra le pieghe del romanzo. Tra l’altro anche la magistratura poi confermò la sua colpevolezza.

Qual è il messaggio che voleva trasmettere con questo romanzo?
Il messaggio di Maledetta Primavera è quello di riuscire a non essere il risultato di quello che gli altri vogliono che noi siamo.

Anche gli altri suoi libri sono sempre dei richiami di attualità?
Sì. Il mio secondo libro dal titolo “Io non sarò mai come voi”, si rifà un po’ al caso di Desirée Piovanelli, la ragazza che venne trucidata dai suoi amici. In questo caso ho raccontato un romanzo di formazione, utile sia per i genitori che per i figli.

Qual è il messaggio che voleva fare arrivare ai lettori?
In “Io non sarò mai come voi” il messaggio e che bisogna ragionare sempre con la propria testa, e bisogna fare quello che è giusto senza omologarsi al resto del gruppo in cui ci si inserisce. È un messaggio molto forte che parla di ragazzi. Nel romanzo qualcuno infatti paga per tutto quello che è successo.

In “Conta fino a dieci” ha voluto cambiare un po’ il suo genere letterario?
Diciamo che mi interessava cambiare un po’, per questo ho deciso di scrivere un thriller molto ancorato a dei fatti sociali. È una storia nella quale c’è un tema forte, duro, studiato anche nei suoi risvolti psicologici, ma dove viene raccontata anche una realtà di un paesino vicino a Catania, talmente povero che, per capirci, non ci arrivava nemmeno la mafia.

Quale era l’intento?
Sicuramente l’intento è quello di far capire che se anche l’ambiente è degradato non tutti sono degradati umanamente. Infatti, attraverso le amicizie, molto giovani riescono a creare un piccolo mondo che si oppone ai rapporti crudeli di quella realtà.

A quale dei suoi romanzi è più legato?
A “Io non sarò mai come voi”, perché è una situazione estremamente forte e vera, dove i personaggi sono studiati fino in fondo nella loro umanità più nascosta. I personaggi che vengono messi in causa sono studiati nei loro aspetti più veri e più segreti.

Come nasce una storia che intende raccontare?
Dalla fine, quindi dal messaggio che voglio dare, e poi vado indietro per ricostruire la storia.

Come potrebbe definire i personaggi dei suoi romanzi?
Molto veri, molto sanguigni, dove non ci sono eroi. Sono personaggi veri che non si fermano un attimo prima, quindi fanno degli errori clamorosi ma nella maggior parte dei casi sono loro stessi.

Per che cosa si caratterizzano i suoi romanzi?
Per essere dei romanzi di formazione. Io cerco di scrivere dei libri che espongano all’emozione, perché quello che mi interessa è l’emozione e lo studio delle persone.

Cosa può dire riguardo il mondo dell’editoria in Italia?
L’editoria è tutto un problema. Si stampano troppi libri, e questi libri non hanno una loro sinergia. La gente non è soddisfatta di quello che legge. Scrivere un libro lo può fare chiunque, il problema è riuscire a permettere al libro di essere letto, questo è molto complicato.

Qual è la frase che gli è stata detta che ricorda con più piacere?
La frase che molti mi dicono è che con me hanno ripreso a leggere.

Chi è Paolo quando non veste i panni di scrittore?
Una persona allegra che vive la vita con autoironia.

Che consiglio può dare alle persone che vorrebbero scrivere un libro?
Il mio consiglio è di scriverlo senza contare su un gruppo editoriale.

Progetti?
Sul piano professionale il libro, su quello personale un figlio.

Attualmente in cosa è impegnato?
Nel quarto libro, che è diverso dagli altri, in quanto riassume l’attualità mondiale, quindi è un po’ più impegnativo. Diciamo che sarà un libro che avrà una valenza internazionale ma non posso svelare altro.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Paolo Cammilli, e ad maiora!

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