Intervista all’attrice Maria De Sousa


“Sono attratta dai copioni in cui sono previsti dei ruoli drammatici in quanto riesco a tirare fuori delle emozioni forti” 

Intervista di Desirè Sara Serventi

Riflettori puntati Maria De Sousa, attrice che sta mettendo in evidenza il suo talento nel campo della recitazione per merito non solo dalla sua grande passione verso questa professione ma anche dalla sua formazione artistica appresa sia in Italia che a Londra e a Los Angeles. Maria la ritroviamo anche nel cast della serie televisiva Zero, una produzione italiana per Netflix, dove interpreta la madre di Sharif. Sledet.com ha raggiunto Maria De Sousa che si è raccontata.

Quando nasce la sua passione per il mondo della recitazione?  

Quella per la recitazione è una passione che nutro sin da quando ero piccola. Ogni qual volta guardavo i film rimanevo affascinata da quel mondo, anche se devo confessare che non ho mai parlato in famiglia del mio desiderio di diventare attrice. Crescendo ho accantonato questa passione e ho iniziato a svolgere la professione di assistente di volo, lavoro che svolgo tutt’ora in regime di part time.

Quando ha deciso di avvicinarsi alla recitazione? 

Non è una decisione che ho preso da un giorno all’altro, diciamo che è maturata negli anni e che mi ha spinto a iniziare a intraprendere gli studi di recitazione per avvicinarmi a questo campo con le giuste basi.

Dove si è formata?  

La prima master class di recitazione che ho fatto è stata presso una scuola di cinema. Vorrei aggiungere che all’epoca del corso ero in attesa di mio figlio Jacopo, quindi per me è stata una cosa molto bella. In seguito, ho studiato a Roma, Londra e a Los Angeles e in ogni posto, ho trovato persone molto competenti come Vincenzo Marra, Bernard Hill, Ivana Chubbuck, Gabriele Muccino, per citarne alcuni, che mi hanno formato e dato i giusti insegnamenti.

In quale genere predilige recitare? 

Io prediligo i ruoli drammatici.

Per quale motivo? 

Forse perché stanno più nelle mie corde, anche se non disdegno ruoli comici o romantici.

Che tecniche utilizza per calarsi nel migliore dei modi nel personaggio che deve interpretare?  

La tecnica che utilizzo è quella di Ivana Chubbuck sarà perché è quella che ultimamente ho studiato di più o semplicemente perché è quella con cui riesco a venire in contatto con me stessa e di conseguenza mi dà la possibilità di riversare i sentimenti che ho dentro per lo studio del mio personaggio.

Recentemente su Netflix è uscita la serie ZERO. Come è approdata sul cast? 

In modo molto semplice. Prima del lockdown vidi sui social che stavano facendo dei casting online per una nuova serie televisiva e che dire, decisi di inviare il curriculum. Per un certo periodo non ricevetti alcuna notizia, poi in pieno lockdown, mi inviarono il copione così da poter fare un’audizione. Per farla breve, dopo aver fatto il casting mi arrivò la telefonata in cui mi dicevano che ero stata presa per interpretare un personaggio della serie. Inizialmente avrei dovuto essere la madre del protagonista, ovvero di Zero, invece mi diedero il ruolo della madre di Sharif, che è un altro dei protagonisti.

Cosa significa per lei far parte del cast di Zero? 

Sono contentissima di farne parte, anche perché è una storia che ha alle spalle un valore e un messaggio importante, che è quello dell’inclusione.

Vuol parlarci del personaggio da lei interpretato?  

In Zero interpreto la madre di due giovani, uno dei quali è appunto Sharif. I ragazzi sono figli di due padri diversi e questo è ben visibile in quanto fisicamente sono molto differenti. Il ruolo che interpreto è quella di una donna a cui sicuramente non mancano le preoccupazioni, considerando che, uno dei due figli, ha dei problemi con la legge e si trova in carcere. Sicuramente potrei definirla un’interpretazione abbastanza forte anche perché, avendo io stessa un figlio, sono riuscita a immedesimarmi nei sentimenti che può provare una madre nell’avere figli che si mettono sempre nei guai e dove il quartiere in cui si trovano, non dà loro una mano.

Qual è stata la difficoltà più grande che ha trovato in questa interpretazione?  

Le scene che mi hanno maggiormente segnato sono state quelle girate con Ivan Silvestrini, un regista che ho apprezzato molto professionalmente per come mi ha diretto nelle scene dove si vede l’impotenza che provo come madre nel vedere le frequentazioni negative del figlio. Sono state scene che hanno richiesto una grande sofferenza.

Vuol raccontare un aneddoto capitato sul set?  

Una cosa divertente che è capitata sul set è quella in cui dovevamo girare una scena in cui avrei dovuto fumare. Non avendo mai fumato non avevo alcuna dimestichezza nel tenere in mano una sigaretta, con la conseguenza che mi veniva da ridere, e diciamo che la cosa non era fattibile considerando il fatto che dovevo girare una scena in cui piangevo.

Che caratteristiche deve avere un copione per decidere di accettarne il ruolo?  

Sono molto attratta dai copioni in cui sono previsti dei ruoli drammatici in quanto riesco a tirare fuori delle emozioni forti.

 Quale considera l’esperienza più significativa per la sua carriera?  

Zero è stata senz’altro una esperienza molto significativa per la mia carriera, anche perché ha come tema l’inclusione e il parlare delle opportunità basate sul talento e non sul colore della pelle.

Lei è la fondatrice della rivista W All Women Magazine. Cosa può dire a riguardo?  

Ho fondato la rivista che tra l’altro fa parte della mia associazione che ha per nome “Bianco nero a colori” di cui sono anche presidente. È una associazione no profit, cui caratteristica è quella delle pari opportunità e dell’inclusione al femminile e con un’impronta un po’ multiculturale. W All Women Magazine è una rivista online che tratta temi molto interessanti.

Quali nello specifico?
I temi trattati da W All Women Magazine girano intorno al mondo femminile italiano, con una impronta e una visione multiculturale. Attraverso le nostre rubriche raccontiamo l’universo femminile oggi in Italia: l’Italia delle donne, donne del mondo, donne in prima linea, women story, intercultura, nuove generazioni, w voices, e altre.

Qual è il link?

WWW.allwomenmagazine.com

Come è nata l’idea di creare questa rivista? 

Parlando con altre attrici di origini straniere che vivono in Italia, abbiamo notato che ci mancava un punto di incontro dove potevamo progettare, scrivere, parlare di alcune tematiche quali la recitazione, il cinema, l’editoria, la tv, il sociale in generale, il tutto però, dando una grande importanza alla donna. Così è nata l’idea di creare W All Women Magazine.

Qual è il messaggio che volete dare?  

Attraverso la rivista proviamo a raccontare il mondo femminile a livello delle arti, a livello della diversità, dando preferenza alle donne del territorio italiano. Diciamo che non guardiamo sicuramente alla razza ma al talento, infatti, nella nostra rivista si possono vedere sia dei visi conosciuti al grande pubblico sia delle persone un po’ meno conosciute ma che hanno fatto qualcosa che è stata utile agli altri o che magari si sono distaccate dalle masse per quello che hanno fatto o detto.

Da quanto dice emerge che è una rivista tutta al femminile? 

No, diciamo che non è solo femminile, infatti, ogni tanto diamo spazio a qualche uomo che ha richiamato l’attenzione per aver fatto qualcosa di importante riguardante la donna.

Lei svolge anche il lavoro di assistente di volo presso una nota compagnia aerea. È corretto?  

Sì, sono un assistente di volo da tanti anni. Negli ultimi anni ho lavorato più in part time perché sono impegnata nella recitazione, con l’associazione e la rivista.

A suo avviso cosa significa essere un assistente di volo?  

Quello dell’assistente di volo è uno stile di vita particolare, che porta a stare in contatto con altre realtà, con altri Paesi, con altri modi di pensare e non solo. Per svolgere questa professione bisogna avere una grande passione perché sono tanti i sacrifici che questo lavoro impone.

Chi è Maria quando non è impegnata nella recitazione?  

Quando non sono impegnata nella recitazione sto a casa e mi occupo di mio figlio. Mi piace cucinare, giocare a tennis e scrivere.

Attualmente in cosa è impegnata? 

Attualmente sono impegnata a progettare dei piccoli aggiusti e delle nuove collaborazioni per la rivista a partire da settembre. Sono anche in attesa per un nuovo progetto cinematografico.

Vuole aggiungere altro? 

Vorrei ringraziare Sledet.com per questa intervista.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Maria De Sousa, e ad maiora!

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