Intervista all’attrice Katia D’Ambrosio 1


“L’esperienza sul set del film I follow You, è stata la più significativa per la mia carriera”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Luci dei riflettori puntati su Katia D’Ambrosio, attrice versatile che riesce sempre a mettere in evidenza il suo grande talento nel campo della recitazione. Katia si è formata artisticamente non solo in Italia, infatti ha frequentato in Inghilterra la City Academy di Londra: questo percorso formativo le ha permesso di acquisire una grande naturalezza quando è immersa in un ruolo, riuscendo così a interpretare in maniera perfetta ogni personaggio. Sledet.com ha raggiunto Katia D’Ambrosio che con tanta simpatia e gentilezza si è raccontata.

Se le chiedessi di raccontarsi cosa risponderebbe?

Difficile raccontarsi, di solito lascio parlare gli altri di me. Posso dire di essere una ragazza entusiasta, positiva, a volte timida e impacciata, altre volte sicura di sé e determinata. Non ho timori a mostrare le mie emozioni, cerco di vivere al massimo ogni esperienza che mi capita. Così, posso conoscermi più in profondità e riuscire a fondermi con qualsiasi tipo di personaggio.

Quando nasce la sua passione per il mondo della recitazione?

Ufficialmente all’età di 14 anni quando mi sono iscritta al laboratorio teatrale della mia città di nascita (Salerno), ma in realtà già da molto prima io, le mie sorelle e mia cugina organizzavamo spettacoli per parenti e amici. Eravamo molto piccole, ma prendevamo così seriamente i nostri spettacoli da perdere giornate intere per prepararci, anche con costumi e scenografia. Questo mi ha permesso di sviluppare un’immaginazione molto forte che ad oggi devo temperare un po’ per evitare di essere troppo fuori dalla realtà.

Dove si è formata?

Ho iniziato studiando a Salerno, al Teatro delle Arti. All’età di 19 anni mi sono trasferita a Roma dove ho intrapreso diversi corsi di recitazione. Nel 2016 mi sono diplomata alla scuola di arte drammatica Teatro Azione. Mi sono trasferita a Londra nel 2019 per studiare la lingua inglese e Screen Acting presso la scuola City Academy. Devo ammettere, però, che la più grande insegnate di recitazione è stata la vita. Osservare e ascoltare le persone e il mondo, fare più esperienze possibili, anche quelle più faticose, è stata la migliore scuola di recitazione che potessi fare.

Vuol raccontarci il suo percorso lavorativo?

Ho iniziato lavorando a teatro, ho avuto modo di recitare al Teatro Olimpico di Vicenza per lo spettacolo Lettera di San Paolo ai Corinzi di Angelica Liddle e all’Anfiteatro di Lucera per lo spettacolo Multitud di Tamara Cubas. Quando ho iniziato ad avere le mie prime, modeste, esperienze nel campo dell’audiovisivo ho capito subito che era la direzione giusta, primo perché esprimermi davanti la telecamera mi rendeva felice, secondo perché iniziavo ad avere sempre più feedback positivi da parte degli addetti ai lavori. Negli ultimi tre anni ho fatto parte del cast di Ediligua, una sit-com didattica per chi vuole imparare l’italiano, nel ruolo di Carla. Quest’anno ho lavorato per la serie web Story Impact Italia dove interpreto diversi personaggi. Sempre quest’anno mi vedete protagonista nel videoclip dell’ultimo singolo di Tarsia, “Boom”. Ho da poco ultimato di girare un film in lingua inglese come coprotagonista, il Thriller psicologico I follow You, in uscita quest’anno.

Quale considera l’esperienza più significativa per la sua carriera?

Quella che devo ancora fare! (ride) Scherzi a parte, credo che ogni esperienza che ho fatto mi ha dato un po’ di consapevolezza in più sia nel percorso umano che professionale, perché sono esperienze così diverse che ognuna di loro è necessaria. La pagina Story Impact è molto seguita e mi ha permesso di farmi conoscere al grande pubblico. Per quello che ho in mente e per quello a cui aspiro per me e la mia carriera, sicuramente l’esperienza sul set del film I follow You, è stata la più significativa e spero determinante per la mia carriera.

Nel film di Vincenzo Petrarolo dal titolo I follow You, lei interpreta uno dei personaggi principali, ovvero Jennifer. Ci vuoi parlare del film?

Il film è un thriller psicologico sul modello di Hitchcock. È la storia di Brenda, un’attrice americana di origine italiana, interpretata dalla splendida Jennifer Mischiati. Arrivata in Italia, Brenda inizia ad essere vittima di stalking da parte di un fan, di cui non si conosce l’identità. Tutti i personaggi che le ruotano intorno, tra cui anche il mio, la giornalista Jennifer Di Stefano, nascondono qualcosa che fa pensare alla protagonista di trovarsi ogni volta di fronte allo stalker. Brenda non sa più di chi fidarsi e arriva quasi a perdere il senno in un crescendo di emozioni e colpi di scena che culmina nel face-to-face con lo/a stalker. Un film che consiglio vivamente di vedere, vista anche la passione con cui regista e addetti ai lavori hanno lavorato in questo progetto.

Cosa può dire riguardo il suo ruolo?

Non posso dire molto, altrimenti andrei a svelare degli elementi importanti di trama. Posso dire che Jennifer Di Stefano è una giornalista che si trova ad intervistare Brenda. Apparentemente Jennifer sembra docile e gentile, ma in realtà nasconde qualcosa, un risentimento nei confronti della protagonista, ma non posso dire il perché. Così, Brenda, sempre più confusa, teme di trovarsi finalmente di fronte lo/a stalker che la stava perseguitando dall’inizio del film.

Che tecniche utilizza per calarsi nel personaggio che deve interpretare?

Prima di tutto inizio a capire chi è il personaggio, che ruolo ha nella storia e che rapporto ha con i personaggi che le ruotano intorno. Poi le do un po’ di spessore cercando di capire dal testo quale può essere il suo passato e percorso di vita, per comprendere le vicende che l’hanno portata ad arrivare a quel punto della storia. Importante è dunque anche il modo in cui parla e si muove, la postura, l’energia che emana, le sue emozioni visibili e invisibili. Poi vado al testo, dopo un’attenta lettura e analisi, individuo le parole chiave del discorso e le emozioni che stanno dietro quei concetti, ma soprattutto qual è il bisogno che spinge il personaggio a dire quelle cose. Diciamo che queste sono le regole base che seguo sempre, poi mi lascio andare molto anche all’intuizione e l’improvvisazione, in scena cerco sempre di staccare il cervello e divertirmi.

Lei fa parte del cast di Story Impact Italia. Ci vuol parlare di questi video?

Story Impact è un progetto nato da una coppia di ragazzi veramente molto in gamba, di cui non so se posso farne il nome. La pagina presenta una serie di storie emotivamente molto forti con lo scopo di diffondere messaggi positivi. La collaborazione è nata rispondendo a un casting che ho trovato online. Il progetto era appena iniziato e nessuno si aspettava questo successo. Ho aderito subito al progetto perché condivido la preziosità dei messaggi che vogliono lanciare.

In quale genere preferisce recitare?

Non ho preferenze di genere. Ogni genere mi permette di esprimere una parte di me. E poi sono amante del cinema nella sua interezza, in ogni sua forma.

Vuol raccontare un aneddoto che è a lei capitato sul set?

Mi viene in mente di quando ho girato a Venezia, al centro di Venezia, con i gondolieri che cantavano “O sole mio”, il rumore del motore di alcune barche. È stato divertente ma al tempo stesso molto faticoso. Adesso lo ricordo col sorriso.

Vi è stato un ruolo che le ha dato difficoltà nell’interpretazione?

Più o meno tutti. (ride) Nel senso che, anche quando il personaggio è molto simile a me e non ho apparente difficoltà, cerco di impormi una difficoltà, così da fare sempre un passo più avanti.

Che caratteristiche deve avere un copione per decidere di accettarne il ruolo?

In questo momento non ho chissà quali grosse esperienze, quindi non posso permettermi il lusso di snobbare una possibilità perché non rispetta le caratteristiche desiderate. Adesso mi sento di accettare qualsiasi occasione mi capita anche se non la trovo valida e soddisfacente, mi metto in gioco. E magari, chissà, un giorno potrò anch’io selezionare a seconda del gusto personale.

Lei ha avuto un’esperienza come aiuto regista nel cortometraggio Amarsi un po’. Cosa può dire a riguardo?

Ho conosciuto Cristiano D’Alterio, lo sceneggiatore del cortometraggio, sui set di Story Impact. Un giorno eravamo a pranzo tutti insieme e ho espresso il mio interesse e passione per la regia. Così, Cristiano ha deciso di coinvolgermi nel suo corto che si sarebbe girato la settimana successiva. Mi sono trovata molto a mio agio anche dietro la telecamera, riconfermando la mia passione e aspirazione alla regia.

Chi è Katia quando non sta sul set?

Sono una ragazza come tante altre, figlia di due genitori fantastici che sono riusciti a star dietro al mio carattere inquieto, un po’ ribelle, senza mai provare a cambiarmi. Se nella mia vita ho avuto il coraggio di affrontare tante situazioni, è perché ho sempre avuto la sensazione che, anche da lontano, mi proteggessero sotto la loro ala. Mi piace circondarmi di persone fresche, genuine, senza maschere, che se devono dirti qualcosa te la dicono senza formalità, senza filtri. Sono cresciuta con due sorelle così, le mie migliori amiche, a cui voglio un mondo di bene anche se non lo so dimostrare. E anche le mie amicizie si basano sempre su questi presupposti.

Attualmente in cosa è impegnata?

Sto continuando a collaborare con Story Impact Italia, quando ne ho l’occasione, e nel frattempo preparo qualche provino.

Progetti?

Probabilmente devo girare un altro film a settembre, un horror, se tutto va bene, ma preferisco non parlarne per riservatezza.

Vuole aggiungere altro?

Un ringraziamento a Sledet.com e un abbraccio a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggermi fino alla fine.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Katia D’Ambrosio, e ad maiora!


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