Intervista all’attore Simone Sabani


“Non ho mai sfruttato il mio cognome, lo reputo un mucchio di lettere scritte su un foglio”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Ci sono artisti come Simone Sabani, figlio del grande Gigi Sabani, che si stanno distinguendo sempre di più nel mondo della recitazione per le notevoli capacità attoriali. Recentemente ha ricevuto il Premio Vincenzo Crocitti International come Attore in Carriera. Sledet.com ha raggiunto Simone Sabani che con cordialità e sincerità si è raccontato.

Se le chiedessi di raccontarsi cosa risponderebbe?
Mentirei, come siamo soliti fare, indosserei la mia maschera migliore e fingerei di essere meglio di come sono, più intelligente di come sono, più astuto, più cattivo, più cinico, in un mondo che non mi appartiene, farei proprio questo e invece, nella realtà, farei scena muta, più o meno come succedeva a scuola durante le interrogazioni di matematica, direi semplicemente “non lo so” e tornerei al mio posto, sì, perché quello lo so fare bene, stare al mio posto e per me è un vanto.

Quando nasce la sua passione per il mondo dello spettacolo?
Quando Simone ha deciso di rinascere per la seconda volta. Penso che si venga al mondo con un atto d’amore ma poi, c’è un momento nella vita, dove decidiamo noi quando nascere realmente, quando affacciarci da quella finestra e mostrandoci al mondo per come siamo realmente, è stata una strada lunga ma in questo cammino, ho fatto pace con Simone, ho nuovamente litigato con lui, non ci siamo parlati per giorni, mesi, anni, ma per merito suo ho scoperto di poter arrivare alle persone, con sincerità, senza tirar su castelli, con la parola, con il tempo reciproco, lo faccio nella via e mi piace farlo sul palcoscenico, lo spettacolo per me era la casa, dove uscendo di casa, mi sarei sentito a casa.

Dove si è formato?
La mia formazione parte con un primo corso accademico di recitazione, con Giuseppe Ferrara e Antonio Parisi, subito dopo, seguii alcuni stage, per poi iniziare un corso di recitazione con Marco Rusca e successivamente, iniziai l’accademia di Fioretta Mari, potrei citare Alessandra Fallucchi, Paola Tiziana Cruciani, Lino Damiani, sono tantissimi i docenti che ho incontrato sul mio percorso, non riuscirei a citarli tutti, ma sono braccia tese sul mio cammino, tutti in qualche modo hanno fatto parte della mia rinascita, offrendomi la possibilità di diventare protagonista dello spettacolo della mia vita e non più comparsa.

Che ricordo ha dei suoi inizi?
Traumatizzante, ho ricordi di difficoltà nel tirare su la testa, il mio passato di obesità, il mio aver paura del giudizio delle persone, del porre prima un’imperfezione rispetto al proprio essere, mi frenava, era la vergogna ad entrare in scena, erano mille filtri, il pudore, poi tutto un tratto, ho tirato su la testa, ho guardato il pubblico negli occhi, ho reso amici di una sera, perfetti sconosciuti, ho dimostrato e mostrato agli amici di una vita, un cassetto pieno di cose non dette, non fatte, pieno di me.

Lei è il figlio del grande Gigi Sabani. Qual è la cosa che le disse suo padre e che lei ha fatto più sua riguardo il mondo dello spettacolo?
Non bruciare le tappe, credere nella gavetta, farsi amare dal pubblico prima come persona e poi come artista, essere pronto a mandare giù bocconi amari, porte mai aperte, apprezzare i piccoli applausi di quel pubblico che timidamente inizia a seguirti, ricambiare con rispetto ed educazione e se la ruota girerà, nei grandi applausi del domani, noterai facce familiari, il tuo pubblico.

Ci vuol raccontare il suo percorso lavorativo?
Una strada in salita, una gavetta fatta di scelte, di rinunce, scegliere la strada più difficoltosa per arrivare alle persone, al cuore della gente, senza sfruttare la corsia preferenziale è forse stata la scelta meno ragionata ma più sofferta, ma nel mio cuore i piccoli passi li ricordo tutti, da La squadra, a Incantesimo, Spacca Napoli, Distretto di Polizia, fino al battesimo nel cinema con Claudio Fragasso, alla grande esperienza nel set internazionale con Daniele Vicari. Tante esperienze, tante famiglie, tanti amici o conoscenti che anche solo nel ricordarli, soprattutto in questo momento, ti fanno sentire meno solo.

Qual è la principale difficoltà che ha incontrato in questo settore?
La mancanza di opportunità, non credere nel nuovo, eclissare i caratteristi, non scommettere nei giovani, il cinema, ma lo spettacolo in se, dovrebbe essere composto da facce e continuità lavorativa, un lavoro per poter essere definito tale, deve ricevere retribuzione, sennò è un hobby e con gli hobby non si vive e neanche si sopravvive. Il nuovo vale per ogni settore, dal cast tecnico a quello artistico, abbiamo sceneggiature chiuse in un cassetto, registi pronti ad emozionare, attori che hanno bisogno di tornare a respirare, questa è la difficoltà più grande, la mancanza di opportunità, di felicità condivisa con molti.

Spesso i figli d’arte devono reggere il confronto con il proprio cognome. Cosa può dire a riguardo?
Non ho mai sfruttato il mio cognome, lo reputo un mucchio di lettere scritte su un foglio e spesso mal pronunciato da me, che essendo romano, quando mi presento o sono in un ufficio, mi viene chiesto “con due B”? E ogni volta seguono le scuse di rito. Spesso sul set, soprattutto agli inizi, hanno saputo del mio cognome l’ultimo giorno o perché magari, qualche macchinista o stunt man amico, lo diceva e si veniva a sapere.

Hai mai temuto il confronto artistico?
Non ho mai avuto paura del confronto artistico, siamo due facce della stessa medaglia, mio padre ed io, due artisti molto simili ma tanto diversi. La mia più grande soddisfazione è ricevere applausi e complimenti artistici da tutte quelle persone che per anni furono e sono ancora il suo pubblico, è la più bella eredità e ogni loro delicatezza nei miei confronti, mi fa sentire più vicino a mio padre e meno lontano dalla meta prefissatami.

Quale reputa l’esperienza più significativa per la sua carriera?
Sinceramente, tutte, ogni esperienza è stata crescita. Agli inizi si ricercava il ruolo più grande, si sperava di fare il protagonista, innervosendosi magari ma poi, piano piano, lavorando con vari registi, tutti diversi, tutti maestri che insegnano come muovere i piccoli passi, ogni volta che tornavo a casa mi sentivo un po’ più sicuro, un po’ più grande, vedevo nello specchio un ragazzino ma un pezzettino più adulto artisticamente. Hanno significato tutti, ciò che oggi sono, un uomo pieno di difetti, con il cassetto dei sogni chiuso a chiave, quello della realtà ben spalancato e nella mano uno stralcio di sceneggiatura da leggere per non perdere mai la strada di casa.

Vi è un aneddoto che le è capitato mentre stava in scena o sul set che ricorda con un sorriso?
Ero a Napoli a girare “La Squadra”, durante una scena di azione, mi dissero che il Suv aveva un problema al freno a mano capitato poco prima e quindi, dovevo, una volta arrivato, spegnere il motore per il fonico, lasciare i fari accesi per illuminare il parco, inserire la prima per poi scendere e fare la scena. Dalla radio parte il via, Motore Partito… azione, arrivo in posizione, motore spento, fari accesi, scendo, inizia la scena, una colluttazione quando ancora oggi sento una voce che esclama “la macchina”… stoppano la scena parto a razzo, mi metto dietro e fermo il suv. Insomma, la scena non era salva ma la macchina sì. Dopo due anni, tornai a Napoli per girare con Pietro Taricone, Tony Sperandeo e Rolando Ravello, Spacca Napoli”, mentre camminavo al mio arrivo, per i teatri, mi ferma un ragazzo e mi fa:” scusa ma tu non sei Simone, quello che ha fermato il suv sul set, è diventata mitologica quella storia, troppo forte”. Sul set de “La squadra” si stava bene, è un peccato sia stata bloccata, dovesse ripartire correrei a fare un provino, ho fantastici ricordi di quei giorni, l’idea di trasferirmi a Napoli per il mio lavoro è un sogno artistico ricorrente, come lo è per la città di Palermo, il Napoletano e il Palermitano sono due dialetti che amo.

Che tecniche utilizza per calarsi nel migliore dei modi nel personaggio che deve interpretare?
Cerco di lasciare nel personaggio, le parti che più odio di me, la dolcezza, l’onestà, la testardaggine, la sincerità, la poca pazienza, anche quando il personaggio non lo richiede, lo sporco sempre con un po’ di Simone, lo sento più umano, magari non il migliore, ma vero.

In quale genere preferisce recitare?
Sono stato consacrato nel cinema da Claudio Fragasso, le mie prime esperienze sono su fiction Action, il cinema di Genere è la mia casa, i film di denuncia, drammatici, ma negli anni ho scoperto di avere innati tempi comici, che più delle volte mi hanno portato a un interrogativo “non mi fanno fare mai provini per ruoli comici”, ma la risposta risiede nel fatto che un altro errore, che spesso viene fatto, è identificare un attore in un ruolo, con una maschera, senza andare a fondo, scoprirlo, lasciarlo esprimere, scoprendo magari che quella nascosta è la sua parte migliore, è quello che si stava cercando.

Recentemente ha ricevuto il Premio Vincenzo Crocitti International come Attore in Carriera. Cosa ha rappresentato per lei questo riconoscimento?
Una ventata di aria fresca, pulita, un dono prezioso, qualcosa che non ti aspetti e sono i regali migliori, voglio dire, a Natale più o meno, ci aspettiamo un pensiero, anche solo un abbraccio, se questo pensiero arriva fuori dal dì di festa lo si sente di più e lo stesso vale per questo premio, sono e siamo tutti in un momento di difficoltà marcata, pieno di incertezza e ricevere un po’ di benzina per alimentare la fiamma, scalda il cuore e la voce, fa venire voglia di recitare, per se stessi e per ringraziare.

Cosa può dire riguardo Francesco Fiumarella ideatore e fondatore di questo premio?
È una persona che dice le cose come stanno, da la possibilità a chi in silenzio, nell’ombra, con difficoltà e tenacia, cammina a testa bassa sul percorso artistico scelto, elogia questo nelle persone, ho letto spesso sue frasi motivazionali nei confronti di noi attori, è una voce fuori dal coro che penso serva al cinema, allo spettacolo, è una novità e come tutte le novità non dovrebbe spaventare ma andrebbe ascoltata.

Chi è Simone quando non sta sul set?
Un uomo che si interroga molto, che impara dagli sbagli del passato e torna nuovamente a sbagliare, consapevole di cosa dovrebbe cambiare ma non lo fa, perché per quanto Simone, sia autocritico con Simone, si apprezza molto, è amante del vero, della sincerità, dell’umiltà, si relaziona con il mondo che lo circonda senza fare distinzioni. Simone è quella persona che ama far ridere gli altri anche e soprattutto quando lui, non ride da tempo, si ricarica con il sorriso delle persone, a ogni sorriso legato a una sua battuta è un abbraccio con distanziamento, è vero, nel bene nel male, sia fuori che sul set, quello che si vede da fuori è tutto quello che c’è. È un tipo solitario, ama contornarsi di poche persone, odia l’apparenza, l’ostentazione, ma ama la sostanza, la semplicità nelle piccole cose, insomma è più facile e certo, trovarlo su un muretto con un amico a mangiare un panino con la mortadella sorseggiando una birra, che al ristorante pentastellato o nel locale TOP.

Attualmente in cosa è impegnato?
Ad un progetto televisivo, un format interessante che mi è stato proposto qualche mese fa da un produttore, è in lavorazione avendo subìto uno stop a causa del covid, con ritardi su sopralluoghi per le location, incontri e tutto ciò che smuove la macchina produttiva, ad oggi tremendamente rallentata. Un altro format televisivo è attualmente in discussione, ma credo ci siano tutte le carte per poterlo vedere concretizzarsi a breve. Da una mia idea, sto lavorando a stretto contatto con una sceneggiatrice per un corto che vorrei realizzare a breve, è una di quelle idee che ti vengono la mattina e più ci pensi e più sei convinto sia quella giusta.

Progetti?
Rimanere come sono, promettermelo ogni giorno e di anno in anno, invecchiando un po’ di più, confermarmi di aver tenuto fede al progetto più ambizioso della mia vita.

Vuole aggiungere altro?
Ci penserà il tempo. Alle parole si dice, devono seguire i fatti, auguro a me stesso di poter fare l’opposto, passare ai fatti per poi tornare alle parole con una nuova intervista, con il solito Simone.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Simone Sabani, e ad maiora!

 

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