Intervista all’attore Cristiano D’Alterio 3


“La peculiarità di questo mestiere, è il poter spaziare da un’emozione all’altra”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Quando Cristiano D’Alterio sta sul set riesce a mettere in evidenza la sua straordinaria predisposizione verso la recitazione, infatti riesce con naturalezza a calarsi nel personaggio che deve interpretare facendo completamente suo il ruolo che il copione gli impone, dimostrando così le sue notevoli capacità attoriali. Sledet.com ha raggiunto Cristiano D’Alterio che con gentilezza e professionalità si è raccontato.

Se le chiedessi di raccontarsi cosa risponderebbe?
Parto malissimo con la prima risposta perché da sempre non sono molto bravo a parlare di me. Sono sostanzialmente una persona emotiva, istintiva ed a mio modo un inguaribile romantico anche se spesso, per i comportamenti che adotto, alcune persone sono portate a pensare l’esatto contrario… è per questo che ho imparato a non giudicare, non definire qualcosa o qualcuno, basandomi solo su parametri convenzionali. Citando una tra le frasi più belle mai lette “l’essenziale è invisibile agli occhi”.

Quando nasce la sua passione per il mondo della recitazione?
La passione nasce sin da piccolo ma ovviamente non ne capivo l’entità, non comprendevo quanto fosse radicata in me. Crescendo, ho avuto modo di esplorare le suggestioni che provavo quando entravo in contatto con quest’arte ed un giorno, mi sono reso conto che me ne ero innamorato ed uso questa parola non a caso ma proprio per dare l’idea di come vivo la relazione (altra parola non scelta a caso) con questo mestiere.

Dove si è formato?
Ho fatto vari corsi, alcuni sicuramente molto formativi, penso al Teatro Azione, al DAMS con L. Damiani, a vari stage con C. Carotenuto, con A. Tallura, A. Pultrone.
Mi sono imbattuto anche in qualche scuola non propriamente degna di essere definita tale ma alla fine, se la si vive nel modo giusto, ogni esperienza può insegnarci qualcosa… anche semplicemente a non ripeterla. Ndr: ride

Vuol raccontarci il suo percorso professionale?
Il mio è stato un percorso altalenante e assai sofferto. Un po’ sicuramente per colpa mia ed un po’ per dinamiche di vita che a volte ci impongono strade diverse da quelle che vorremmo percorrere. Ho iniziato giovanissimo, a 19 anni, a muovere i primi passi in questo ambito. Passi incerti e disorientati… pian piano sono venuti fuori i primi lavoretti, le prime gavette, i primi approcci didattici, a circa 23 anni ho esordito a teatro e fino ai 25, step by step, vedevo delinearsi un percorso. Poi, le dinamiche di vita, mi hanno portato a stare fermo per 10 anni! Davvero tanti perché sono gli anni in cui ci si forma, lavorativamente ed umanamente ed io invece sono rimasto un po’ sospeso in attesa di… 3 anni fa poi, ho detto basta, ho resettato la mia vita e ho ricominciato da capo, dedicandomi solo a quello che desideravo. Scelta non facile e sicuramente irresponsabile ma se mi guardo indietro, rimpiango solo di non averlo fatto prima. Ed ora eccomi qui, a 39 anni, a costruirmi un percorso di vita, come se ne avessi 25… un bel trucco per sentirsi giovane. Ndr: ride

Quale reputa l’esperienza più significativa della sua carriera?
Sinceramente, reputo ogni esperienza fin qui fatta, importante. Se si ha il giusto approccio, se ci si rapporta con passione ed umiltà a questo lavoro, si può trarre beneficio ed insegnamento quasi da tutto. È in quel quasi, che si nasconde la differenza tra fare un’esperienza e perdere tempo. Se dovessi però scegliere qualcosa di significativo per la mia carriera, indicherei il mio primo spettacolo fatto da monologhista. Fu un’altra scelta non facile ed irresponsabile, fatta perché avevo bisogno di mettermi alla prova, perché avevo bisogno di stimoli e di motivazioni su cui rinnovare la mia ostinazione. Stare da soli sul palcoscenico, è qualcosa di mistico. Almeno lo è per me.

Che cosa intende dire?
Intendo dire che vivi a pieno i privilegi e l’emozione di ciò che ami ma al tempo stesso, ti confronti costantemente con i tuoi limiti, le tue insicurezze. Sai che se avrai un vuoto di memoria, se farai una battuta che non funziona o se non avrai il carisma necessario per sostenere quel momento, non avrai nessuno accanto da cui trovare supporto. Mi preparai, infatti, a quello spettacolo e andai in scena con il terrore di fare un disastro. Con il terrore che quell’arte di cui sono innamorato, mi umiliasse brutalmente. Succede qualcosa poi mentre sei lì che ti barcameni tra una battuta e l’altra, che ti spendi per dare il massimo sperando che sia sufficiente per sembrare il meno peggio che ti rendi conto, che sostanzialmente altro non stai facendo che una dichiarazione d’amore al mestiere che ami, una dichiarazione intima nel sentimento ma plateale nella forma, come una serenata. E con questa idea romantica, vivi la tua passione, vivi il tuo sogno e doni tutto te stesso a quel momento e scopri che non sei solo, scopri che comunque vada, avrai sempre due alleati implacabili, la tua passione ed il pubblico e quest’ultimo, quando è complice della tua passione, ne diventa lui stesso una parte. Ovviamente, tutto questo vale per me. Lo spettacolo, dal titolo “Basta una valigia”, andò bene.

Vuol raccontarci un aneddoto che è a lei capitato sul set o mentre stava in scena?
Ah, ce ne sono troppi. Potrei raccontare di quella volta che mi dimenticai di entrare in scena e piombai all’improvviso, quando nessuno se lo aspettava, improvvisando parole per raccordare comunque il tutto, o quella volta che feci la scena senza aver capito che stessimo girando, perché non avevo sentito l’azione e credevo fosse una prova. Ma quello che preferisco in assoluto, sono i vocalizzi che fanno gli attori, per scaldarsi la voce, in quel momento, sembra proprio di stare in un manicomio.

In quale genere predilige recitare?
Sinceramente non ho un genere che preferisco. La peculiarità di questo mestiere, è il poter spaziare da un’emozione all’altra e quindi mi piace tutto. La scelta, quando si ha la fortuna di poterla fare, dipende più dal personaggio o dalla storia, che dal genere.

Che tecniche utilizza per calarsi nel migliore dei modi nel personaggio che deve interpretare?
Non mi permetto di parlare di tecniche perché ho un approccio molto istintuale. Ho la necessità di calarmi molto nel personaggio, di mettermi completamente a disposizione dell’emozione. Ci sono sicuramente tecniche che consentono di arrivare a questo in modo professionale, costruttivo ma sinceramente non le conosco. Io non so costruirmi il personaggio, io devo essere il personaggio. Ovviamente, ci sono lavori in cui mi è possibile farlo e lavori in cui non si ha tempo e modo di avere questo approccio ma questo è un altro discorso.

Che cosa deve avere un copione per decidere di accettarne il ruolo?
In un mondo perfetto, dovrebbe avere una morale, resa attraverso una bella storia, che a sua volta è stata scritta per una precisa esigenza emotiva.

Vuol parlarci del format prodotto da “Story impact”, in cui mettete in evidenza tematiche sociali?
È un progetto particolare, il cui format è stato esportato dall’America. È molto interessante perché mette in risalto tematiche sociali che spesso vengono tralasciate, soprattutto sul web, perché si tende ad investire su prodotti leggeri, che creano ilarità. Il messaggio è molto bello ed è questo che mi ha spinto ad accettare una collaborazione continuativa. Poi le persone che sono dietro a quest’iniziativa, che ricordo sono soltanto due, sono fantastiche. Piene di passione, di umanità e di grande rispetto per la professione. Hanno dato vita, con poco, ad un progetto pretenzioso e pian piano, con grande umiltà, stanno cercando di migliorarsi sotto vari aspetti.

Che cosa intende dire quando dice: stanno cercando di migliorarsi sotto vari aspetti?
Intendo dire che alcuni video sono stati molto criticati per la qualità delle riprese, per i dialoghi un po’ estremizzati, per la recitazione. Tutte critiche lecite e talvolta anche vere ma se non hai alle spalle la Rai o Mediaset o altre grandi produzioni, devi partire dal basso e cercare, con i tuoi mezzi e quindi con i tuoi tempi e limiti, di arrivare al tuo massimo. Loro, da soli, si sono imbarcati in quest’avventura produttiva, ricoprendo, da soli, tutte le figure tecniche che ruotano attorno ad una produzione. Ora stanno iniziando a creare un team, fatto di fonici, di video maker, di autori e soprattutto, stanno ottenendo la fiducia delle persone, che iniziano a scrivergli storie vissute in prima persona, offrendole come possibili storie da raccontare. Questo perché, purtroppo, ci sono persone che vivono realtà che fortunatamente alla maggioranza della gente sembrano lontane, surreali ed invece sono vergognosamente vicine e reali.

Tra i vari personaggi da lei interpretati, qual è quello che le ha creato una qualche difficoltà nell’interpretazione?
Sicuramente quello di un agente delle S.S., in uno spettacolo sull’Olocausto “Così per caso”. Uno spettacolo davvero bello, perché la regista ed autrice, A. Puliafito, ha saputo renderlo diverso dal solito. Al di là del contesto storico, è uno spettacolo che parla di sentimenti, di vite spezzate, di riflessioni sul senso della vita e lo spettatore, entra quindi in empatia soprattutto con i sentimenti del personaggio e non solo con le vicende drammatiche di cui è vittima. L’unico richiamo storico, è dato appunto dall’agente delle S.S., che incarna la folle e disumana ferocia delle azioni compiute in quel contesto. Per i motivi suddetti, quando parlavamo delle tecniche con cui affrontare un personaggio, è stato per me difficile mettermi in scia ad una tale emotività, rendendola reale.

Chi è Cristiano quando non sta in scena o sul set?
Uno che non vede l’ora di tornarci e pensa, scrive, fantastica su storie da poter mettere al servizio di un ciak o di un sipario.
Poi vabbè, è anche uno scapestrato, sognatore, per certi versi anticonformista e terribilmente ghiotto di pizza ed Oreo, che sogna un mondo dove non esistono pance piatte e fisici atletici, così da non sentirsi costantemente in difetto… ma tutto questo non è interessante dirlo. Ndr: ride

Che consiglio può dare a un giovane che vorrebbe intraprendere la sua professione?
In primis, di capire se è un tipo di vita che si è disposti a fare, a 360 gradi, sia per gli effetti collaterali di un eventuale successo e sia per gli effetti collaterali di un eventuale continua rincorsa al successo. Successo inteso come una consacrazione mediatica, non in senso assoluto. Anche questa è una sfumatura che andrebbe distinta e capita. Poi gli consiglierei di chiedersi perché vuole fare proprio questo mestiere. Dal tipo di risposta, si può aprire un mondo o una semplice porta.

Attualmente in cosa è impegnato?
Proprio ora, sono impegnato con un’avventura inaspettata, venuta fuori per caso, la conduzione di un programma per un radio web. Un’esperienza che non avevo mai preso in considerazione ma che mi sta regalando molteplici soddisfazioni e spunti di crescita umana e professionale, binomio che non dovrebbe mai mancare in questo lavoro. Colgo anzi l’occasione per menzionare la radio, 06play, il direttore Simone Conte ed il programma, “A sproposito di noi”, in onda tutti i venerdì dalle 14.30 alle 15.30 sulla pagina ufficiale Facebook di 06play appunto o Roma Daily News. Un altro progetto che sta prendendo vita e di cui sono felicissimo è un mediometraggio, di cui sono anche autore, dal titolo “Amarsi un po’”. Una storia scritta un paio di anni fa, che finalmente ha trovato le giuste coincidenze astrali per essere prodotta, in parte da me ed in parte, al supporto dell’impresa “LL costruzione generali S.R.L.”. Accanto a me, Valentina Corti, attrice e persona fantastica, che si è lasciata coinvolgere nel progetto con straordinaria disponibilità ed umiltà. La regia sarà affidata a Mario Santocchio, altra persona che si è rivelata un eccezionale valore aggiunto per la realizzazione del progetto. Poi ci sarebbe anche uno spettacolo teatrale, a fine maggio ma per motivi scaramantici, data la situazione attuale, ancora non ne parlo a gran voce.

Progetti?
Sinceramente ora sono concentrato su “Amarsi un po’”, poi si vedrà… ci sono delle idee ma è ancora presto per definirle progetti.

Vuole aggiungere altro?
Lasciamo che sia il tempo ad aggiungere qualcosa e magari ci ritroveremo poi per parlarne. Ringrazio Sledet.com per l’attenzione ed il tempo che mi ha dedicato.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Cristiano D’Alterio, e ad maiora!


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3 commenti su “Intervista all’attore Cristiano D’Alterio

  • Andrea La Marca

    Conosco personalmente Cristiano da diversi anni, ed è un ragazzo di un educazione ed un umiltà uniche. Uno di quei ragazzi perbene come non se ne trovano (purtroppo) più!!!

  • Gabriela Dorta

    Bellissima intervista, soprattutto la trasparenza con cui ti sei aperto in ogni parola agli occhi di tutti.hai poi fatto un racconto meraviglioso delle sensazioni vissute nel tuo monologo il quale ho avuto il piacere di vedere in teatro e confermo sei stato bravissimo!, mi hai trasmesso tanto ed è proprio questo cioè che deve fare un artista:Emozionare. Complimenti caro Cris! E ad maiora!

  • Rita

    Sono rimasta catturata dalla bravura di come Cristiano D’Alterio riesce a interpretare le varie figure nei racconti nei video di Story impact. Mi ha catturato tanto da sentire la necessità di conoscere di più su di lui e letta questa intervista con piacere dico a Cristiano , auguri per tutto i tuoi sogni che desideri realizzare . Sei bravissimo 😃