Intervista al regista Simone Godano: ora al cinema con il film Croce e delizia


“Sto lavorando a un’idea per un terzo film con la coppia Rovere in produzione e Giulia Steigerwalt in scrittura”

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Quando si parla di regia cinematografica, gli occhi non possono che essere puntati verso il regista Simone Godano. Quando si trova dietro la camera Simone non lascia niente al caso, è un professionista che presta la massima attenzione e precisione ad ogni piccolo dettaglio. Tutto questo si è potuto constatare nel film “Moglie e marito”, con Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak, nel quale la sua regia è stata perfetta, come anche nel film “Croce e delizia”, presente attualmente nelle sale cinematografiche italiane, che vede sul set attori del calibro di Alessandro Gassman, Jasmine Trinca e Fabrizio Bentivoglio. Quando attori di un certo livello si trovano a lavorare insieme ad un regista come Simone Godano, il risultato non può che essere un capolavoro. Sledet.com ha raggiunto il noto regista, che ha parlato del film “Croce e delizia”, e non solo.

Quando nasce la sua passione per il mondo della regia?
La passione nasce da piccolo, anche perché fin da bambino ho avuto modo di frequentare i set cinematografici, essendo stata, mia madre, assistente alla regia di Federico Fellini. Poi chiaramente ho studiato tanto, e ho frequentato il DAMS a Roma.

I suoi primi cortometraggi furono fatti insieme a suo fratello Leonardo?
Sì, è con Leonardo che ho girato i primi cortometraggi, per poi subito dopo, iniziare con i lungometraggi.

In questi giorni nelle Sale Cinematografiche, è uscito “Croce e delizia”. Questa non è la prima volta che cura la regia per una produzione di Matteo Rovere. E’ corretto?
Esatto. Per Matteo Rovere ho curato la regia del film “Moglie e marito”, con Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak. Essendo questo film andato molto bene, Matteo, mi ha proposto un nuovo progetto.

Come è nata l’idea per Croce e delizia?
L’idea nasce insieme a Giulia Steigerwalt, che è la sceneggiatrice del film. Mentre in “Moglie e marito”, il film di fatto era già stato scritto da Giulia, qui invece, abbiamo lavorato insieme, o meglio, abbiamo avuto noi questo colpo di fulmine nel voler raccontare la storia di due uomini adulti, due “nonni”, che si trovano improvvisamente innamorati l’uno dell’altro.

Di fatto Croce e delizia non è solo un film che racconta una storia d’amore omosessuale. Giusto?
Sì, il nostro intento infatti era proprio questo, ovvero, non fare un film in cui si racconta una storia d’amore omosessuale, ma abbiamo voluta renderla più universale, per cui, vi sono più storie all’interno del film.

Il film vanta un cast d’eccezione come: Alessandro Gassman, Jasmine Trinca, Fabrizio Bentivoglio, per citarne alcuni. La vera protagonista della storia, sembra sia Jasmine Trinca?
Diciamo che la protagonista reale del film probabilmente è Jasmine Trinca, che è un po’ lo sguardo su questa coppia, che divide e unisce tutti i personaggi all’interno del film.

I temi che avete voluto raccontare in “Croce e delizia”, sono indubbiamente tanti. Questo poteva essere un rischio?
I temi del film sono indubbiamente molti e questo all’inizio poteva essere un po’ un rischio per noi, nel senso, la difficoltà di riuscire a raccontare diverse tematiche quali: il tema dell’accettazione, dell’omosessualità, dell’omofobia vissuta dalla famiglia dei pescivendoli che prende questa notizia molto male, ma soprattutto, il tema più importante, che è quello legato ai rapporti all’interno della famiglia.

Siete infatti andati a scavare all’interno dei rapporti familiari di queste due famiglie molto differenti tra di loro. E’ corretto?
Esatto. Le due famiglie sono da un lato molto differenti. Da una parte abbiamo una famiglia di intellettuali, un po’ sfilacciata, dove i rapporti non sono limpidi e consolidati, mentre dall’altra parte, c’è una famiglia di pescivendoli, che è una sorta di monolite, è molto compatta. Una volta che le famiglie vengono a sapere di questo innamoramento dei genitori, diciamo si sviluppano dei legami familiari forti.

In Croce e delizia vi è il tema dell’accettazione?
Sì c’è il tema dell’accettazione per una notizia del genere, che però non è un’accettazione per l’omosessuale che va accettato, ma inteso proprio, come accettare la felicità degli altri.

Quindi il tema del film è l’accettazione?
Diciamo che è più questo il tema del film, o meglio, rispettare le scelte, quando queste, sono dettate dall’amore. Quando una scelta è dettata dall’amore non si può non accettare e soprattutto, all’interno di una famiglia, dove l’amore deve essere il traino di tutti i legami. Una frase detta da Fabrizio Bentivoglio a Jasmine Trinca durante il film, e che a me piace molto è: “Lasciati sorprendere ogni tanto dalla vita che è bello”. Mi piace questa frase perché nella vita non bisogna etichettare tutto. Bisogna liberarsi da tutti i pregiudizi. La sorpresa nella vita è bella.

Quali sono state le scene più difficili?
Devo dire che non ci sono state, anche perché ho avuto la fortuna di lavorare con degli attori molto disponibili che hanno dato tutti qualcosa di importante al film. Voglio precisare che oltre Jasmine Trinca, Fabrizio Bentivoglio e Alessandro Gassman, nel film ci sono degli altri bravissimi attori, come: Anna Galiena, Lunetta Savino, Filippo Scicchitano, Diletta Rossi, Clara Ponsot, e Giandomenico Cupaiuolo. Tutti loro, oltre ad essere dei grandi attori, sono delle persone stupende.

E’ un film corale?
Sì. Avevo dodici attori costantemente in scena.

Dove avete girato?
Abbiamo girato quasi tutto in una villa a Gaeta.

Nonostante Croce e delizia sia ambientato d’estate, voi avete girato in autunno?
Esatto, e in questo ci ha aiutato molto la fortuna, perché abbiamo girato il film tra ottobre e novembre.

Che lavoro è andato a fare su Alessandro Gassman per la parte da lui interpretata?
Con Alessandro abbiamo lavorato a “levare”.

Che cosa intende dire?
Un po’ a levare nel senso che il suo personaggio, essendo il cuore ‘buono’ del film, aveva bisogno di umanità, realismo e sincerità. Non siamo mai andati sopra le righe, mai nel macchiettismo per raccontare questa omosessualità, che poi non è un’omosessualità, ma è un innamoramento. Tra l’altro Alessandro ha detto in un suo twitter che questo è il personaggio più bello che abbia mai interpretato. E’ questo mi rende felice.

Qual è la scena che ha lui creato più tensione?
Alessandro temeva molto la scena del ballo.

Per quale motivo?
Perché diceva di non saper ballare.

Possiamo dire invece che la scena in cui balla è andata bene. Giusto?
Direi che è andata benissimo.

Invece Jasmine Trinca?
Jasmine era molto spaventata dalla scena in macchina di confronto con Gassman.

Il motivo era da attribuire al fatto che ha delle corde un po’ più drammatiche?
Sì è una scena che diciamo ha delle corde un po’ più drammatiche, che di commedia, invece siamo riusciti a trovare un bilanciamento perfetto, tanto da non renderla soltanto una scena drammatica. E’ una scena che rivedendo il film mi commuove ogni volta.

Cosa può dire su Fabrizio Bentivoglio?
Su Fabrizio posso dire che è un professionista, e che si prepara tantissimo. La mattina quando arrivava, ci confrontavamo sulle scene, è sicuramente un attore che può interpretare qualunque ruolo. Infatti una volta mi disse: “Sono proprio le scene complicate quelle che mi stimolano di più a questo punto della mia carriera”.

Su quali basi ha scelto il cast?
Diciamo che i nomi sono arrivati gradualmente. Sono partito da Jasmine per il ruolo di Penelope e con lei è stato un lungo corteggiamento per farla lavorare nel film.

Per quale motivo?
Perché Jasmine non aveva mai fatto una commedia, se non tanti anni fa quando era piccola, “Manuale d’amore”. Inoltre arrivava dal premio a Cannes per “Fotunata”, per cui il primo progetto che faceva, per lei, dopo quello, doveva essere un qualcosa che la convincesse. E per fortuna si è lasciata convincere, e infatti adesso afferma che è stata conquistata dalla commedia.

Invece come è arrivato alla coppia Gassman e Bentivoglio?
Sulla coppia siamo partiti da Alessandro, dove c’è stato un incontro e ci siamo subito trovati. Per Alessandro c’era il dubbio, perché lui è uno di quegli attori che poteva interpretare sia l’intellettuale che il pescivendolo.

Quindi come è caduta la scelta sul ruolo di Carlo Petagna?
Abbiamo fatto semplicemente una lettura a casa sua che è durata pochissimo, anche perché ci siamo guardati, abbiamo sorriso, e abbiamo pensato la stessa cosa, che era suo il ruolo del pescivendolo.

Una volta deciso il ruolo di Carlo Petagna, serviva quello di Tony Castelvecchio. Su quali basi è stato scelto Fabrizio Bentivoglio?
A me serviva un Tony che fosse un vero capo famiglia. Essendo un film corale, avevo bisogna di non stravolgere i personaggi ma di prendere qualcosa da ognuno di loro, per cui ho incontrato Fabrizio, e anche con lui ci siamo fatti una chiacchierata in ufficio. Ho lui spiegato che questo voleva essere un film non caricaturale, o meglio dire, non un film che si basasse su gag, ma più su situazioni e su dinamiche di sentimenti, e con Fabrizio ci siamo trovati subito. Per cui, trovati Jasmine, Alessandro e Bentivoglio ho scelto poi, gli altri componenti del cast.

Quanto spazio ha concesso agli attori Per l’improvvisazione?
Io sono un regista apertissimo all’improvvisazione degli attori, ma in questo film, lo sono stato un po’ meno.

Per quale motivo?
Perché i personaggi erano scritti benissimo, seguivano un loro percorso, e essendo un film corale, e avendocene dodici di attori, troppa libertà rischiava di creare un po’ di confusione, perché lo stravolgimento di un singolo attore, poteva creare un effetto boomerang per gli altri.

Vuol raccontare un aneddoto capitato durante le riprese del film?
Mi ricordo della scena più difficile del film, che è la scena in macchina, tra Alessandro Gassman e Jasmine Trinca, in cui lei a fine scena, dopo uno sfogo, una crisi di panico, vomita. Quindi, Jasmine si affaccia dal finestrino si sente male e, io chiamo lo Stop! E le dico: bravissima! Non solo io le dico che è stata molto brava, ma anche Alessandro le dice: “Sei stata bravissima!”. Per farla breve, invece, Jasmine si stava sentendo male realmente, ha dato veramente più del possibile in quella scena.

Per lei è buona la prima, o preferisce coprirsi le spalle con più Ciak?
Per me non è assolutamente buona la prima, ma tanti ciak, e aggiungo spesso i ciak vengono fatti con due macchine.

Per quale motivo riprende con più macchine?
Perché credo che le reazioni e le azioni che ogni tanto nascono, vanno colte in tutto e per tutto, perché poi ripeterle è difficilissimo.

Lei sul set è un regista bacchettone?
Io ho un’idea ben precisa del set, nel senso che, credo che il set abbia bisogno di armonia, anche perché non sono uno che dal conflitto pensa che nascono le cose migliori ma anzi, crede che nascono dall’armonia, per cui quella è la base principale e sono contento che venga capita, per cui c’è un clima sereno. Giro tanto, sicuramente sono molto preciso, ma porto con me dei colleghi e una troupe fantastica, avevo dei capo reparto di una qualità eccelsa, e questo chiaramente aiuta il lavoro di un regista. Quindi non sono bacchettone, sono attento alla recitazione.

Cosa può dirci riguardo Matteo Rovere, il produttore di “Croce e delizia”?
Che è un grande produttore, lui è una persona che ha un obiettivo, che è quello di riuscire a rendere commerciale un prodotto di qualità, tenendo però conto delle esigenze del pubblico. Bisogna rendere le storie appetibili per invogliare il pubblico ad andare al cinema.

A suo avviso le persone vanno meno al cinema?
Io spero che la gente si riabitui ad andare al cinema, anche perché ci siamo un po’ impigriti, con le serie, i grandi schermi a casa, che chiaramente non ci invogliano ad andare al cinema, però poi la sala fa la differenza, è un’altra cosa.

Chi è Simone quando non veste i panni di regista?
In primis un papà. Ho un figlio di due anni che è la mia passione. Per il resto, sono una persona abbastanza equilibrata, sono romano, vivo nella mia città, e come tutti per il contesto socio politico in cui ci troviamo, ho un conflitto di amore e odio, però basta essere meno critici, anche perché la società la mandiamo avanti noi.

Che consiglio può dare ai giovani che vorrebbero intraprendere la sua professione?
Il consiglio che posso dare è trovare belle storie da raccontare. Se uno ha una storia interessante da raccontare ha le possibilità per farcela, perché i produttori e il pubblico cercano e vogliono storie.

Attualmente in cosa è impegnato?
Sono impegnato nella promozione del film.

Progetti?
Sto lavorando a un’idea per un terzo film, un film con la coppia Rovere in produzione e Giulia Steigerwalt in scrittura, ma non posso ancora parlarne.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Simone Godano, e ad maiora!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.