Intervista al comandante dei Boeing 787 di Neos Air, Maurizio Guzzetti


“Il sistema di condizionamento dell’aereo è paragonabile a quello delle sale operatorie”

Intervista di Desirè Sara Serventi

La Neos Air durante la pandemia si è distinta per aver messo i propri aeroplani al servizio del Paese per trasportare tutti i materiali sanitari di cui l’Italia era sprovvista, oltre che riportare a casa i nostri connazionali bloccati all’estero. Sledet.com ha raggiunto il noto comandante dei Boeing 787 di Neos Air, Maurizio Guzzetti, che con chiarezza e grande disponibilità ha spiegato come sono stati organizzati questi viaggi da e per la Cina. Il comandante Guzzetti, con la grande professionalità e la grande competenza che da sempre lo caratterizzano, ci ha anche spiegato il funzionamento degli impianti di aria condizionata degli aerei, dando così delle chiare informazioni su quella che è la sicurezza in volo durante il periodo Covid.

Comandante Guzzetti, lei attualmente è al comando dei Boeing 787 di Neos Air. Cosa può dirci dei voli durante l’emergenza Covid?
Posso sicuramente dire che ci siamo trovati, così come tutte le compagnie aeree del mondo, davanti a questa emergenza sanitaria dove ci è stato detto di punto in bianco: da domani, non vola più nessuno! È stata una situazione molto particolare.

La Neos, durante la pandemia, ha deciso di mettersi al servizio del Paese. È corretto?
Sì la nostra compagnia all’inizio della pandemia, insieme alla Protezione Civile, per far fronte alla drammatica situazione in cui versava il nostro Paese, in cui gli ospedali erano sprovvisti di respiratori, ventilatori, mascherine, tute di protezione e altro ancora, ha deciso di utilizzare i nostri aeroplani per trasportare materiale sanitario. Per farla breve, nel giro di due giorni, siamo riusciti a reinventarci passando a fare non più voli passeggeri ma solo voli umanitari verso la Cina.

Come avete sistemato le merci sugli aerei?
Abbiamo riempito sia la stiva dell’aereo che la cabina passeggeri. Posso dire che è stato utilizzato ogni spazio disponibile e siamo riusciti a portare in Italia più di 1000 tonnellate di materiale durante il periodo più critico.

Come comandante, cosa ha provato nel trasportare questa merce così preziosa?
Quando ho fatto il secondo volo dalla Cina per portare questo materiale in Italia, ho provato un’emozione unica. Quando la Torre di controllo di Pechino mi ha dato l’autorizzazione per il decollo, ciò che mi sono sentito di risponder loro in quella situazione è stato: il popolo italiano ringrazia il popolo cinese per l’aiuto dato. Pronunciare queste parole mi hanno fatto provare un’emozione incredibile. Una volta atterrati a Malpensa, nell’arco di quattro ore gli ospedali di Bergamo, hanno ricevuto i primi scatoloni. È stata per noi una sensazione indescrivibile.

Quanti voli avete fatto?
Abbiamo fatto più di 70 voli.

Voi avete riportato a casa anche i nostri connazionali?
Esatto, e tutt’ora stiamo facendo voli per riportare a casa i nostri connazionali. Durante la pandemia abbiamo riportato a casa, con tutte le difficoltà del caso, più di 30000 italiani bloccati all’estero.

Cosa intende dire quando dice: con tutte le difficoltà del caso?
Per intenderci, quando siamo arrivati a Manila ci hanno portati in albergo scortati dalla polizia. In una situazione normale, non sarebbe accaduto. Inoltre non potevamo, per ovvi motivi, uscire dalla camera, quindi il tempo di riposare e poi si risaliva sull’aereo e si tornava indietro.

Qual è lo scenario che avete trovato presso l’aeroporto di Pechino?
Quando i cinesi caricavano l’aeroplano salivano tutti “scafandrati”, con maschere e ogni mezzo di protezione idoneo a evitare qualunque genere di contagio.

Mi permetta la domanda, il rischio voi piloti lo conoscevate, è capitato che qualcuno di voi si sia rifiutato di partire per queste “missioni”?
Tutti noi sapevamo il rischio che correvamo e nessuno lo nascondeva, però le garantisco che non ho avuto un solo pilota che si sia dato malato durante queste “missioni”. È stato bello vedere, in questo periodo, la risposta sia dei piloti che degli assistenti di volo. Vorrei precisare che anche per gli assistenti di volo non è stato facile portare indietro 200 o 300 passeggeri dalle varie parti del mondo. Loro dovevano stare tutto il giorno in cabina con le mascherine e con i guanti, sempre nell’incertezza e nel dubbio di avere a bordo qualche caso positivo. Comunque, nessuno si è mai tirato indietro, quindi abbiamo scoperto di avere nella nostra compagnia della gente eccezionale.

Qual è la sensazione che ha provato nel volare senza traffico aereo?
Diciamo che una sensazione strana. Partire da Malpensa e arrivare in Cina incrociando solo 4 aeroplani, in una rotta di 12 ore, le posso assicurare che lascia chi è del settore in sgomento. Volare senza traffico aereo e senza deviazioni, è stata una cosa a cui non eravamo abituati. Per la prima volta ho fatto un “visual” a Malpensa, ovvero, una volta vista la pista ho chiesto l’autorizzazione ad atterrare e la risposta, stranamente, è stata affermativa. In genere la cosa non è così immediata.

Come è stato vedere le piste vuote?
Posso dire che vedere tutti gli aeroplani chiusi col cellofan, i motori tappati e tutti gli aerei parcheggiati sulle piste ausiliarie, è stata una cosa che mai avrei potuto immaginare di vedere.

Gli impianti di aria condizionata degli aerei, in questo periodo, sono finiti sotto l’occhio del ciclone. Potrebbe spiegarci se vi sono rischi di contagio?
Capisco perfettamente una persona che dica: nel bus devo stare distanziato, perché non devo stare distanziato in un aereo o nel treno? Voglio precisare che l’aria nell’aereo non è in alcun modo paragonabile all’aria che vi è in un autobus. Il sistema di condizionamento dell’aereo è paragonabile a quello delle sale operatorie.

Come funziona il filtro di condizionamento dell’aeroplano?
L’aeroplano deve essere pressurizzato, perché se così non fosse, salendo di quota, andremmo incontro a ipossia o anossia, quindi l’aria viene presa da fuori e pressurizzata. Nello specifico l’aria di pressurizzazione arriva dagli stadi di alta pressione del compressore dei motori. Su 787 Dreamliner invece, l’aria viene presa dall’esterno e compressa da compressori elettrici e successivamente viene riversata in cabina. Prima di entrare in cabina passa attraverso sistemi di riscaldamento o raffreddamento e umidificazione. Va precisato che i compressori non ce la farebbero a utilizzare solo l’aria che esce dall’esterno, quindi parte dell’aria che c’è all’interno dell’aeroplano viene riutilizzata, o meglio dire riciclata. All’incirca il 60% dell’aria è nuova.

Quindi?
Quindi, il 55% dell’aria viene dall’esterno e il 45% viene riutilizzata attraverso la “recirculation fan”, quindi noi stiamo sempre respirando aria che per il 55 o 60% è pura da fuori, e il resto viene ricircolato.

Riciclando l’aria il passeggero respira tutto ciò che c’è dentro, compreso i virus?
No, perché l’aria che è ricircolata passa attraverso dei filtri Hepa, chiamati “High efficiency particulate air”, che sono gli stessi filtri che vengono utilizzati nelle sale operatorie, quindi è aria assolutamente controllata. Questi filtri trattengono il 99,99% del particolato dell’aria, fino a misure di micron in grado di trattenere oltre a particelle di fumo, di polveri, anche i batteri e i virus. Quindi l’aria che viene rimessa nell’aeroplano è assolutamente pura.

E se un passeggero, seduto qualche fila più avanti, dovesse tossire, che succede?
C’è da dire che vi è un ridottissimo scambio d’aria in direzione orizzontale. L’aria che esce dalle bocchette di aerazione dell’aeroplano e di pressurizzazione, esce dalla zona del soffitto e viene ripresa nella zona del pavimento. Per farla breve, quando un passeggero è seduto, l’aria ha un moto verticale dalla sua testa verso i piedi.

I passeggeri che si presentano al check in vengono controllati?
Certo, i passeggeri che si presentano al check in devono passare un questionario. Inoltre, c’è un’equipe medica che controlla la temperatura e studia il questionario da loro compilato. Quando i passeggeri vengono a bordo hanno l’obbligo della mascherina, tranne quando mangiano o bevono. Per tutti questi motivi mi sento di dire che, stare in un aeroplano è assolutamente sicuro, considerando l’alta tecnologia delle tecniche di filtrazione e di pressurizzazione.

Attualmente in cosa è impegnato?
Attualmente sto facendo voli cargo, voli per riportare a casa i nostri connazionali e voli umanitari per portare ancora attrezzature mediche. Al giorno facciamo circa tre, quattro voli sulla Cina per portare materiale medico. Ovviamente, non vedo l’ora di ricominciare a portare gente felice di andare in vacanza, piuttosto che gente disperata che deve tornare in Italia e non c’è riuscita per tre mesi. Si auspica che tutto rientri al più presto nella normalità.

Sledet.com ringrazia per l’intervista il comandante Maurizio Guzzetti, e ad maiora!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.