Intervista al blogger Paolo Gavazzi, creatore della pagina Paolo in Cina 1


Il messaggio che voglio dare è quello di sfatare i preconcetti che spesso alcune persone possono avere sui cinesi” 

Intervista di Desirè Sara Serventi

Dopo aver terminato qui in Italia la triennale e aver conseguito la specialistica in lingua e cultura cinese, ha vinto una borsa di studi per andare direttamente sul posto a studiare non solo la lingua ma anche la cultura di questo Paese: stiamo parlando di Paolo Gavazzi, giovane italiano che una volta trasferitosi in Cina ha deciso di aprire un blog dal nome “Paolo in Cina”, nel quale racconta cultura, cucina, tradizioni, università e non solo di questo grande Paese. In merito al suo modo semplice di raccontare e mostrare la vita in un paese lontano da noi, sia geograficamente che culturalmente, giorno dopo giorno le sue pagine social raggiungono sempre più persone ampliando così il suo pubblico. Sledet.com ha raggiunto Paolo, che si è raccontato.

Se le chiedessi di raccontarsi, cosa risponderebbe?

Risponderei che sono nato a Roma ma sono cresciuto in un piccolo paese in provincia di Viterbo. Aggiungerei che sono una persona tranquilla, solare, sincera e socievole e a cui piace interagire con le persone e scoprire nuove culture.

A cosa è dovuta la scelta di trasferirsi in Cina? 

Il mio trasferimento in Cina è da attribuire ai miei studi. In Italia ho fatto la triennale e ho preso la specialistica in lingua e cultura cinese. Alla fine della triennale ho deciso che sarebbe stato opportuno continuare in Cina questa specializzazione, non solo per conoscere la lingua e apprenderla più velocemente ma anche per conoscere la cultura e il modo di vivere di questo Paese. Ho reputato importante continuare il mio percorso di studi direttamente sul posto perché spesso si studia una lingua straniera senza conoscere niente del luogo o delle persone, e secondo me questo modo di fare è inutile.

Dove si è formato?

Ho fatto la triennale all’università degli studi della Tuscia di Viterbo nel 2017, poi, nel 2018, ho vinto una borsa di studi per venire a studiare la lingua in Cina. Nel 2019 ho vinto un’altra borsa di studi per fare la specialistica e recentemente mi sono laureato in lingua e cultura cinese.

Quali le principali differenze che ha riscontrato a livello universitario? 

Devo dire che vi sono tantissime differenze. In Italia c’è una maggiore autonomia negli studi mentre qui, gli studenti, sono molto più guidati e le lezioni sono già tutte decise. Potrei anche dire che in Italia ho riscontrato una maggiore difficoltà, invece qui c’è una sorta di tolleranza nei confronti degli stranieri, nel senso che, siamo un po’ avvantaggiati, perché loro sanno che per noi la loro lingua è difficile. Poi da noi ci sono più esami sia scritti che orali, invece in Cina gli esami sono sempre e solo scritti. Raramente ci sono esami orali, anche perché sarebbe impossibile farli fare tutti in questa modalità, perché vi sono troppi studenti. Sono tante le cose diverse, compreso l’iter che va seguito per la laurea, qui è molto più lungo, perché un anno prima bisogna presentare il progetto di laurea, o meglio dire, lo studente deve spiegare davanti a una commissione cosa vorrebbe fare e qual è il suo progetto, e una volta fatto, viene invitato a fare le relative modifiche.

Per quale motivo?

Perché durante la discussione i professori danno delle idee su come modificarla per renderla migliore. In Italia invece, una volta che la tesi viene discussa si è ufficialmente laureati, con festa annessa, cosa che invece qui non avviene.

In che modo avviene la discussione della tesi?

Durante la discussione non partecipano né i professori né i parenti o gli amici, però, a distanza di un mese, dopo che vi è stata la correzione della tesi, c’è la cerimonia di laurea e tutti indossano la toga e vi sono alcuni rappresentanti degli studenti dei vari dipartimenti che parlano e fanno i vari discorsi, e poi c’è la foto di gruppo.

Che tipo di rapporto instaurano gli studenti con i professori?

In Cina il rapporto fra studenti e professori è totalmente diverso. In Italia vi è sempre una certa distanza tra i docenti e i ragazzi. In genere da noi i professori hanno un assistente che tiene i contatti con gli studenti. Diciamo che quella italiana si potrebbe definire un po’, un’autorità dall’alto. In Cina, invece, il primo giorno di lezione il professore dà agli studenti il suo numero personale in modo che, per qualsiasi problema, i ragazzi possono rivolgersi direttamente a lui senza intermediari. In alcuni casi i professori vanno fuori a cena con gli studenti, cosa che di fatto non accade in Italia. Spesso interagiscono con loro anche su WeChat mettendo dei mi piace alle foto, o commentando. Vorrei anche aggiungere che in Cina vi è l’obbligo di frequenza e se per qualsiasi motivo non si può andare a lezione, bisogna inviare un messaggio al professore chiedendo il permesso di assentarsi. Queste sono solo alcune delle differenze che vi sono.

E’ a lei capitato di andare a cena fuori col suo professore?

Sì, mi è capitato di essere invitato a cena dai professori e delle volte siamo andati a pranzo tutti insieme e spesso viene anche il tutor che ci viene assegnato poco prima di laurearci.

Ha detto che le viene assegnato un tutor poco prima della laurea. Per quale motivo?

Un anno prima della laurea la facoltà assegna un tutor che deve lavorare insieme allo studente per preparare la tesi e discutere dei vari progetti.

Qual è il messaggio che vuole dare alle persone che la seguono? 

Il messaggio che voglio dare è un po’ quello di sfatare lo stereotipo o meglio dire, i preconcetti che spesso alcune persone possono avere sui cinesi. La Cina sta cambiando è molto evoluta, avanzata, certo, presenta le proprie difficoltà, i suoi punti critici, però in generale è una potenza che nel corso del tempo è migliorata ed è in una fase di continuo sviluppo. Sia lo stile che la qualità della vita stanno migliorando, anche se vi sono sempre delle grosse differenze tra le città e la campagna.

Vi è un aneddoto che le è capitato e che vorrebbe raccontare?

Aneddoti ce ne sarebbero tantissimi da raccontare. Recentemente mi è capitato un fatto poco piacevole. Può capitare anche qui in Cina che vi siano delle persone furbe che cercano in tutti i modi di fregarti. Ho preso in affitto un appartamento e la persona che lo ha a me affittato non era la proprietaria, bensì era una affittuaria che aveva sub affittato l’appartamento. Che dire, ho vissuto in un luogo in cui non ci sarei dovuto essere, quindi mi sono trovato a mia insaputa a vivere in una casa illegalmente. Quando ho scoperto il tutto ho dovuto chiamare la polizia.

Osservando i suoi video si nota che sono tanti coloro che non indossano più la mascherina. Non è più un obbligo? 

Diciamo che è stato obbligatorio fino allo scorso anno, certo, non è che un giorno hanno detto: da domani la mascherina non è più obbligatoria all’aperto. Potrei dire che è stato un passaggio graduale a cui si è arrivati con una diminuzione progressiva dei casi. Inizialmente le persone hanno iniziato a non portarla all’aperto, adesso, possono non usarla anche al chiuso se si possono mantenere le distanze di sicurezza. Quando invece non si possono mantenere le distanze di sicurezza si devono utilizzare sempre, soprattutto nei mezzi pubblici, perché non si più entrare in un autobus o in metropolitana senza usare la mascherina.

In che modo è stata gestita la pandemia?

All’inizio la pandemia è stata gestita con due mesi di chiusura e isolamento totale, poi, passati i due mesi, quando i casi si sono azzerati sono iniziate le riaperture. Ovviamente, nel momento in cui si verificavano dei nuovi casi, o meglio dire, delle mini nuove ondate, venivano isolate le zone coinvolte e nessuno poteva ne entrare ne uscire. Il fatto di aver sempre fatto delle micro chiusure solo nelle zone colpite ha fatto in modo che sia stata ripresa l’economia.

Cosa può dire riguardo il turismo?

Si parla sempre di turismo interno perché la Cina da un anno e tre mesi è chiusa al turismo esterno e chi viene deve avere il tampone negativo prima di partire e il tampone negativo all’arrivo e deve fare 28 giorni di quarantena.

Se il tampone è negativo non devono fare la quarantena?

Se il tampone è negativo a loro non interessa, per intenderci, anche se hanno due tamponi negativi bisogna fare 28 giorni di quarantena. Nessuno si è scampato la quarantena. Per questo motivo in Cina non ci sono varianti, perché è chiusa. Le cose funzionano bene è poi qui vi è la tracciabilità, ovvero un’app con cui veniamo costantemente tracciati in ogni movimento.

Cosa può dire riguardo al cibo da strada? 

Riguardo al cibo da strada posso dire che non è il massimo sotto l’aspetto igienico sanitario. Noi in Italia stiamo attenti alle norme, invece qui sono un po’ sporchi. Per quanto riguarda il sapore invece è molto valido, infatti difficilmente si va via insoddisfatti per le cose mangiate. Comunque, se si vuole andare in un posto più pulito bisogna recarsi nei centri commerciali perché sono garanzia di pulizia e di ordine. Vorrei precisare che da quando mi trovo in Cina, vado ogni giorno in ristorante e non ho mai avuto problemi di stomaco. Gli unici problemi che magari ho potuto avere erano da attribuire al fatto che ho mangiato del cibo troppo piccante.

Per la sua esperienza cosa può dire sull’aspetto economico del Paese?

In Cina per quel che riguarda i prezzi, si può dire che ce n’è per ogni tasca, ovvero, ci sono cose che costano poco e altre che costano di più o ristoranti cari e altri meno cari. Per quel che riguarda i generi alimentari la carne è abbastanza costosa, mentre le verdure costano poco. I cinesi mangiano molto riso, che funge un po’ d’accompagnamento come il nostro pane, mentre non sono assolutamente dei grandissimi mangiatori di carne. Quando la mangiano, è sempre accompagnata da verdure e riso. Quindi per farla breve, posso dire che, per quel che riguarda il costo della vita dipende sempre dalle proprie possibilità anche perché lo stipendio medio non è molto alto. Poi va detto che questo discorso varia in base alle città, infatti Shanghai e Pecchino sono città più care, mentre altre città sono molto più economiche.

Invece per quel che concerne il sostenersi in Cina, cosa può dire?

Per quanto riguardo il sostenersi in Cina, le spese sono molto basse rispetto all’Italia. Si spende veramente poco sia per il riscaldamento che per la luce e il gas. Qui, a differenza dell’Italia, si paga solo quello che effettivamente viene consumato, non vengono aggiunte spese o aliquote varie che fanno alzare il prezzo. Io paga massimo venti euro di luce al mese e quindici euro per il gas. Diciamo che le spese in generale ammontano in totale a cinquanta ero. Anche spostarsi con il taxi costa pochissimo, così come i prezzi delle case in affitto.

Come funziona il sistema sanitario?

Il sistema sanitario è a pagamento. Io ho fatto l’assicurazione, ma qui le spese vengono coperte circa per l’80%, quindi, non è gratuita come in Italia. Le spese da affrontare sono importanti soprattutto per alcuni tipi di malattie dove gli esami e i controlli devono essere più frequenti. Sicuramente la sanità in Cina è una delle cose che va migliorata e che sicuramente miglioreranno.

Cosa puoi dire riguardo la loro cultura culinaria?

Che è sconosciuta in Italia.

Che cosa intende dire?

Intendo dire che la Cina è immensa e ogni provincia o città ha le sue specialità. Loro utilizzano tantissime spezie e vegetali, molti dei quali noi non conosciamo. C’è molta varietà di condimenti. La modalità di cottura da loro preferita è al vapore e fritta. Invece si cuoce poco al forno perché non amano questo tipo di cottura. Molti in Italia pensano che i cinesi mangino cani, gatti e pipistrelli, ma non è così. Sì, è vero che esistono delle zone un po’ sperdute in cui vengono mangiati certi tipi di carni ma posso assicurare che la gente in città non ha mai mangiato un cane o un gatto.

Qual è la prassi da seguire per potersi trasferire in China?

Bisogna avere un visto di ingresso. Il visto può essere turistico, di studio, di lavoro o di famiglia. Quindi, per vivere in Cina ci vuole un permesso di soggiorno che va rinnovato.

Cosa vuol dire essere un italiano in Cina?

Gli italiani sono ben apprezzati in Cina. Siamo conosciuti per il calcio, il cibo, la musica e la moda. C’è molta ammirazione nei confronti di noi italiani. Invece per quel che riguarda gli italiani che si trovano in Cina posso dire che secondo me, siamo un po’ distanti, non siamo molto coesi tra di noi.

Chi è Paolo quando non è impegnato con il suo blog?

Una persona molto tranquilla. Ho ha una fidanzata, mi piace il calcio, guardare le partite, viaggiare e sono un appassionato di cibo.

Che consiglio vuol dare a un giovane che vorrebbe trasferirsi in Cina?

Consiglierei di studiare bene il cinese perché qui pochissime persone parlano l’inglese anche se, stanno puntando molto all’educazione di questa lingua fra i bambini e i ragazzi. Vorrei anche dire di verificare bene il luogo dove intendono andare, perché da nord a sud ci sono differenze enormi sotto l’aspetto linguistico e non solo.

Attualmente in cosa è impegnato?

Nell’insegnamento, infatti insegno italiano ai ragazzi che dovranno andare a studiare nelle università italiane e faccio traduzione e chiaramente, ogni giorno sono impegnato con il blog.

Progetti?

Ho un progetto lavorativo che sta per nascere in Italia e che riguarda la mia specializzazione sulla cultura cinese. Non è stato lanciato ufficialmente, diciamo che c’è stata una sorta di primo lancio. Poi, mi piacerebbe tornare in Italia e lavorare o nella didattica o nell’ambiente turistico.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Paolo Gavazzi, e ad maiora!


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