Intervista al baritono Ernesto Petti


“Il mondo della lirica è un mondo dove l’arte e la bellezza hanno il posto centrale”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Quando il baritono Ernesto Petti sta sul palco, le sue interpretazioni sono a dir poco perfette. Ernesto è un talento naturale con alle spalle un ottima formazione, connubio che gli permette di calarsi nel personaggio che deve interpretare con grande naturalezza, catturando l’attenzione del pubblico che rimane incantato dal timbro e dalla musicalità della sua voce, tanto da poterlo definire un vero e proprio artista.

Se le chiedessi di raccontarsi, cosa risponderebbe?

Mi chiamo Ernesto Petti, ho 35 anni e sono un cantante lirico. Mi sono avvicinato alla musica lirica tramite la grande passione di mio padre. Da ragazzo facevo tutt’altro, ero nello sport: facevo pallanuoto. Ho una grande passione per il mare e le immersioni, cosa che con il lavoro riesco a praticare sempre meno.

Quando nasce la sua passione per il mondo della lirica?

La mia passione per il mondo della lirica nasce intorno ai 17-18 anni quando, ascoltando un disco di Franco Corelli, ho avuto un vero colpo al cuore.

Dove si è formato?

Non mi sono mai formato con una persona in particolare o in un luogo specifico. Ho avuto consigli da diverse persone, però diciamo che la mia tecnica si è formata molto da sola: ho letto molti libri, ho studiato tanto, ho cercato, mi sono informato sulle nozioni tecniche del passato… e cosi piano piano ho costruito la mia tecnica.

Lei è un baritono. Qual è la parte più difficoltosa che deve affrontare?

Sicuramente, la parte che potrebbe essere la più difficile è la preparazione di un ruolo perché richiede tanto tempo e impegno, e con i ritmi frenetici di oggi è sempre più difficile trovare lo spazio giusto, questo richiede molti sacrifici .

Tantissimi sono i personaggi da lei interpretati, tra cui spicca il ruolo di Tonio in Pagliacci, Giorgio Germont ne La Traviata, Alfio in Cavalleria rusticana, per citarne alcuni. Che tecniche utilizza per calarsi nel personaggio che deve interpretare?

Non penso ci sia bisogno di utilizzare una tecnica, credo che queste cose vengano con lo studio, essendo una persona  interessata e curiosa cerco molte informazioni riguardo il ruolo da affrontare, e poi lavorando col regista, con i colleghi, con il testo le cose hanno uno sviluppo naturale. Ovviamente ci sono alcuni personaggi che rispecchiano maggiormente delle tue emozioni, e quindi riesci più facilmente a renderli tuoi.

Qual è l’opera a cui è più legato?

Non c’è un opera in particolare a cui sono legato, tutte le opere mi hanno dato qualcosa. Con ognuna si crea un legame speciale.

Quale considera l’esperienza più significativa per la sua carriera?

L’esperienza più significativa per me è stata al San Carlo, per il mio debutto da protagonista nella Lucia di Lammermoor. È stato un jump-in: la sera prima cantavo in Germania! Mi hanno chiamato, sono saltato in un aereo la mattina e la sera cantavo in questo bellissimo teatro con un cast stellare. Bellissimo ricordo.

Tra le opere da lei eseguite, quale considera la più impegnativa?

L’opera più impegnativa sarebbe Lucia di Lammermoor, nonostante io l’abbia affrontata tantissime volte. La trovo un’opera molto complessa, soprattutto se è integrale senza tagli, sia musicalmente che vocalmente.

A suo avviso il mondo della lirica è cambiato?

Non lo vedo cambiato in se per se, vedo cambiato il modo di presentarlo, che a passo col tempo è diventato più social.

Spesso la scenografia non tiene contro del testo originario, stravolgendo così totalmente l’ambiente descritto dall’autore. Qual è la sua personale opinione a riguardo?

Penso che può essere interessante e dipende sempre dello spettacolo, dell’idea e del messaggio che ci sono dietro: alcuni stravolgimenti hanno un senso interessante, l’arte è in continua evoluzione e quindi se qualcuno ha delle buone idee, io penso sia molto positivo.

Cosa significa per lei il mondo della lirica?

Il mondo della lirica è un mondo dove l’arte e la bellezza hanno il posto centrale. Dove i personaggi vivono emozioni forte, intense, che ogni umano può vivere.

Che caratteristiche bisogna avere per fare la differenza in questo settore?

Al giorno di oggi, c’è bisogno di tutto! Bisogna essere un attore, un musicista, cantare bene, avere un fisico adatto… e tanta fortuna.

Chi è Ernesto quando non sta sotto le luci dei riflettori?

È una persona molto semplice! Mi piace vedere i miei amici, stare con le persone che amo, uscire, fare sport, andare a mare…

Che consiglio vuol dare ai giovani che vorrebbero intraprendere la sua professione?

Darei come consiglio ai giovani di avere coraggio, di resistere, di non abbattersi e di avere pazienza: se le cose devono venire, vengono, anche se ci sono tante porte in faccia. Si deve guardare sempre avanti e non abbandonare mai.

Attualmente in cosa è impegnato?

Attualmente, canto nella Traviata al San Carlo.

Progetti?

La stagione prossima sarà una stagione piena di debutti: al San Carlo, debutterò nel ruolo del Grand-Prêtre in Samson et Dalila; nel ruolo di Rodrigo in Don Carlo e nel ruolo di Sharpless in Madama Butterfly. Ritroverò anche il ruolo di Ernani in una nuova produzione a Venezia. Non vedo l’ora anche del mio debutto nel ruolo di Rigoletto all’Opera di Sydney, e tante altre belle cose…

Sledet.com ringrazia per l’intervista Ernesto Petti, e ad maiora!

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