Intervista a Capitano Ultimo 11


“La criminalità evolve, si trasforma in base alle modalità con cui si trasformano i settori della ricchezza da predare” 

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Si batte all’insegna della legalità, dell’uguaglianza e della fratellanza portando sempre con se dei principi a dir poco eccellenti. Stiamo parlando del Colonnello Sergio De Caprio, meglio noto a tutti con il nome di battaglia “Capitano Ultimo”, un uomo che non teme niente e nessuno, e che darebbe la sua vita pur di difendere quella degli altri. Capitano Ultimo scelse questo nome in codice quando si accorse che in realtà tutti volevano essere primi: volevano primeggiare e fare bella figura con i capi e siccome di questo non glien’è mai fregato niente, decise di farsi chiamare Ultimo. Quando era a capo del Crimor e mise le manette al capo dei capi Totò Riina, in tanti capirono che lui nella legalità avrebbe fatto la differenza, ma come tutti sanno, chi come il Capitano Ultimo inizia a far tremare i vertici del potere non può andare avanti, risulta essere una figura scomoda, e fu così che da una parte “Cosa nostra” mise sulla sua testa una taglia, d’altra parte ci fu chi iniziò a buttar fango su di lui. Ultimo è costretto a vivere a viso coperto e sotto scorta, una scorta però che gli è stata revocata il 3 settembre 2018, per poi riassegnargliela subito dopo l’atto intimidatorio nei suoi confronti. Non si può togliere la scorta ad un combattente come Ultimo, considerando che le promesse fatte dai mafiosi non vanno mai in prescrizione. Capitano Ultimo rappresenta l’Italia pulita, rappresenta l’integrità, la fierezza di guardare la bandiera italiana ed il proprio Paese, ed essere consapevole di averla onorata sempre con le proprie azioni. Sledet.com ha raggiunto Capitano Ultimo che ha parlato della sua battaglia, di quello di cui attualmente si occupa e altro ancora.

Quando nasce la sua passione per l’Arma dei Carabinieri?
Nasce in un piccolo paese della Toscana dove, da bambino, osservavo una comunità di persone semplici che si aiutavano l’un l’altro, e che quando entravi in un negozio ti regalavano sempre qualcosa, anche una noce. In questa comunità vedevo il mio babbo, Comandante della Stazione Carabinieri, stare sempre ai margini, difendere, senza mai apparire, come la cornice in un quadro. Io capivo di volere bene a quella gente e dentro di me pensavo al modo migliore per restituirgli l’affetto, l’amicizia che mi avevano donato. Fu così che decisi di farlo da Carabiniere.

Che ricordo ha dei suoi inizi?
Ho il ricordo di tanti ragazzi giovani, anche minorenni, che nel cuore avevano un amore grande per la bandiera, e una voglia disperata di combattere, da Carabinieri, per gli altri, senza volere nulla in cambio.

Cosa la spinse ad andare oltre e non fermarsi, la dove spesso, non si osa andare per timore?
Mi ha spinto e mi spinge l’amore per il mio popolo, per una comunità fatta da famiglie, da Municipi, da persone semplici che sono l’Italia, che sono la mia famiglia, e che non potrei abbandonare, e che non potrei tradire mai.

Dagli inizi delle sue indagini cosa è cambiato nella lotta alla mafia?
Non lo so, io combatto e ti parlo del combattimento che ho vissuto con i miei Carabinieri, che sono i tuoi, i vostri Carabinieri. Come combattono, se combattono altri non mi interessa, e non mi intrometto. Non sono uno che giudica.

A suo avviso è mutata negli anni Cosa nostra?
Cosa nostra è stata colpita duramente. I corleonesi mi sembrano tutti in carcere o morti. Rimane una struttura pericolosa in grado di ricostruirsi e quindi deve essere sempre monitorata.

La criminalità evolve?
Sì, la criminalità evolve, si trasforma in base alle modalità con cui si trasformano i settori della ricchezza da predare.

Lei parla spesso di “libertà, dignità e di povera gente”. Secondo la sua esperienza la libertà e la dignità sono elementi presenti nel nostro Paese?
Non lo so, io sento che il mio dovere di combattente è quello di donarmi per gli altri senza volere nulla in cambio. Credo nei ragazzi più giovani, credo che saranno in grado di costruire una comunità basata sull’uguaglianza e sulla fratellanza.

Questo è quello che vede in giro?
Quello che vedo in giro è quello che vedono tutti, ma dobbiamo combattere, perché distruggere è facile, e non c’è onore a farlo. Costruire è la nostra battaglia, la nostra fede.

Quando si va contro gli schemi spesso si viene etichettati come dei “ribelli”. Capitano Ultimo, lei si sente un ribelle?
Io non mi sento un mendicante di giustizia e combatto da mendicante per difendere i mendicanti, da Carabiniere per difendere il popolo, le famiglie, le persone dalla violenza, dalla prepotenza. Semplicemente a volte ci riesco a volte no. Per alcuni questo è ribellione, per altri no: è combattere e resistere!

Che caratteristiche devono avere coloro che combattono la mafia?
I combattenti non si scelgono, si incontrano sulla strada dell’umiltà, si riconoscono per affinità, e rimangono fratelli per sempre.

Era il 15 gennaio del 1993 quando lei, insieme ai suoi uomini, catturavate il capo dei capi, ovvero Toto Riina. Cosa ha rappresentato per lei la cattura di Riina?
Ha rappresentato quello che rappresentano tutte le attività che ho svolto con la mia Unità, con i Carabinieri che ho avuto l’onore di avere al mio fianco. Ha rappresentato una battaglia che ha avuto successo, tante altre le abbiamo perdute, ma alla fine la cosa importante è che ci abbiamo messo tutto quello che avevamo, in semplicità e senza secondi fini, e che abbiamo colpito al cuore “Cosa nostra” nel nome del popolo italiano.

“Cosa nostra” mise sulla sua testa una taglia. Cosa può dire a riguardo?
In realtà avere una taglia da parte di “Cosa Nostra” e da Bagarella lo interpreto come una loro paura di me e dei miei Carabinieri. Direi che è un loro problema, non un mio problema. Poi sono un Carabiniere fa parte della battaglia, altrimenti sarebbe un gioco.

Il 3 settembre del 2018, inaspettatamente, le è stata tolta la scorta, per poi riassegnarla dopo l’atto intimidatorio nei suoi confronti. In seguito a questa vicenda, si è sentito tradito e abbandonato dallo Stato?
Sulla vicenda aspettiamo il verdetto del Tar del Lazio. Certo, quando il Sottosegretario Stefano Candiani ha dichiarato che non c’erano segnali di pericolo concreti dalla mafia e da Bagarella verso di me, ho pensato di essere a “Scherzi a Parte”, ma lo striscione dello scherzo non è ancora uscito!

In questa assurda vicenda riguardo la revoca della sua scorta, qual è la cosa che l’ha amareggiata maggiormente?
Nella vicenda la cosa che mi ha più amareggiato, è stata quella di vedere che l’Arma ha affidato la valutazione e la gestione della mia sicurezza di combattente alla Prefettura e all’UCIS, anziché risolverla nel proprio ambito.

Con quale regime è detenuto Bagarella?
Bagarella è detenuto in regime di 41 bis, quindi è considerato estremamente pericoloso per tutti, quindi, credo anche per me.

Forse ai vertici del potere non è chiaro, potrebbe quindi ricordarci il motivo per cui Bagarella è pericoloso anche per lei?
Perché collaboratori di giustizia riferiscono che proprio lui aveva offerto, a un Carabiniere infedele, un miliardo di lire per sapere dove si trovava il Capitano Ultimo.

Qual è la soddisfazione più grande del suo lavoro?
La soddisfazione più grande è quando torni sfinito in caserma di notte e ti ritrovi con pochi combattenti a mangiare una pizza appoggiata sul tetto della macchina, e all’improvviso li guardi negli occhi e capisci che, saremo fratelli per sempre.

In questo lavoro come combattente, si perde l’individualità come persone?
L’individualità si esalta nel progetto, nella missione comune, dove ognuno partecipa con le proprie qualità, col suo modo di essere uomo e combattente. Questo è l’Unità militare combattente Crimor.

Nel suo lavoro il pericolo è sempre dietro l’angolo. Le è mai capitato di provare paura?
La paura è dentro di noi, sempre, ogni volta che affrontiamo il buio, ma è una paura che ti fa riflettere, che ti fa ponderare ogni scelta e non ti fai mai scappare, fuggire. Ti aiuta a vincere senza creare danni alle persone che hai accanto. Voglio bene alla paura.

Mi permetta, ma ha detto: “Voglio bene alla paura”. Perché?
Perché ti aiuta a decidere.

Lei ha creato e gestisce l’Associazione Volontari Capitano Ultimo. Come nasce l’idea di questa struttura?
Nasce dalla voglia di scendere in campo e guardare in faccia chi è fragile, chi è abbandonato, e costruire insieme a loro una dignità, una vita umana. Così insieme a Raoul Bova, alla Nazionale Italiana Cantanti, alle famiglie dei Carabinieri e ai cittadini, abbiamo costituito una casa famiglia e aree laboratorio per avviare al lavoro e creare sopravvivenza, insieme agli emarginati.

Oggi lei lavora nel Comando Carabinieri Forestali. Di cosa si occupa?
Nel Comando Carabinieri Forestali, mi occupo della formulazione di convenzioni con associazioni ambientaliste o di cittadinanza attiva.

A suo avviso i Carabinieri e le Forze dell’Ordine in generale, sono tutelate dallo Stato per quel che concerne i loro diritti?
Mi sembra che la tutela dei diritti dei militari sia a cuore della Corte Costituzionale piuttosto che, di altri che pure avrebbero e hanno il dovere di farlo. Ma la tutela dei Diritti Costituzionali è un dovere di ogni combattente, di ogni Carabiniere, di ogni cittadino e sapremo combattere per questo, tutti insieme.

Cosa rappresenta per lei il “falco”?
Potrei dirti tante cose, ma sintetizzo. Il falco, le aquile, portano il mio cuore sopra le nuvole, e mi fanno vedere, quello che gli occhi degli uomini non possono vedere mai.

Chi è Ultimo?
Ultimo è un ragazzo semplice e irrequieto, che ama il suo popolo, e si ribella contro ogni violenza, contro ogni prepotenza, contro ogni abuso, chiunque sia a compierlo. Ultimo vive nella battaglia, con i suoi combattenti, ai margini, nelle periferie, dove gli altri non vogliono andare, e si sente libero, a suo agio nella battaglia, insieme ai suoi combattenti, come se quella fratellanza, fosse tutto quello che sognava e tutto quello che ha.

Chi è Sergio quando si sveste degli abiti da lavoro?
Ultimo è Sergio e Sergio è Ultimo, altrimenti sarebbe una farsa. Alla fine siamo tutti semplicemente quello che siamo, come ha voluto Dio. Siamo tutti un dono.

Che consiglio vuol dare ai giovani che vorrebbero intraprendere la sua professione?
Non sono nessuno per dare consigli a qualcuno. Ma sicuramente ai giovani dico, con la voce del cuore, che donarsi per gli altri senza volere nulla in cambio, vuol dire vincere, vuol dire essere uomini degni, vuol dire essere combattenti, tutto qua. Il resto è oppressione, sfruttamento, alienazione, ambizione, e mi fa schifo!

Lei è costretto a vivere a viso coperto e sotto scorta. Cosa significa tutto questo?
Significa proteggere ed essere protetto. Significa poter osservare, senza essere osservato. Significa la mia vita, il mio modo di vivere, da sempre direi.

Attualmente in cosa è impegnato?
Attualmente sono impegnato a far vivere il Sindacato Italiano dei Militari Carabinieri, contro una serie incredibile di “Caporaletti” e “aguzzini” che si oppongono a una sentenza della Corte Costituzionale che ammette l’esistenza di queste Associazioni. Lo faccio per una questione di dignità di tutti i militari e delle loro famiglie a cui viene negato l’esercizio di diritti fondamentali come la libertà di espressione, di difesa sindacale, e l’esercizio pieno dei diritti politici.

Quindi cosa combatte?
Combatto con i Carabinieri e con i militari l’apartehid, come era una volta nel Sud Africa la segregazione dei bianchi contro i neri. Noi siamo i neri, e siamo fieri di essere neri, come lo era, Nelson Mandela.

Cosa può dire riguardo la sua Unità?
Alla fine abbiamo perso, non esistiamo più come Unità combattente, ci hanno polverizzati, demansionati, calpestati e derisi. Ma proprio nella sconfitta abbiamo capito di avere vinto, perché quelli che ci hanno smembrato e annientato professionalmente ed umanamente, erano, e sono solo degli “oppressori”.

Col senno di poi, cambierebbe qualcosa di ciò che ha fatto nel corso degli anni?
Fare le partite dopo che sai come sono state giocate non mi piace, lo lascio fare ai professori o al bar. Una cosa è chiara, che mi donerei nelle battaglie con lo stesso amore, con la stessa passione, senza volere nulla per me.

Sledet.com ringrazia per l’intervista il Capitano Ultimo, e ad maiora!


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11 commenti su “Intervista a Capitano Ultimo

  • Luca

    Egregio Colonnello Di Caprio lei è un grande Uomo,un uomo dal quale prendere esempio. In bocca al lupo Colonnello e grazie per ciò che ha fatto per il popolo italiano.

  • Alfonsina

    SEMPLICEMENTE GRAZIE DI ESISTERE.. GRAZIE X ESSERSI SEMPRE DISTINTO E MAI CONFUSO! COLONNELLO SERGIO DE CAPRIO *UN FARO DI LEGALITÀ UMILTÀ UMANITÀ CHE ILLUMINA DA LONTANO* ONORE NOSTRO ORGOGLIO ITALIANO NEL MONDO! I MIEI OSSEQUI COLONNELLO DE CAPRIO!

  • Rosaria

    Un’intervista a tutto tondo che avvalora ancora una volta,Capitano Ultimo,il suo essere schietto , diretto,vero.Sono poche le persone come lei,ma fa la differenza in un mondo alienato dalla sete di potere e asservito alla bramosia del denaro e del successo a tutti i costi.Lei ė un combattente e tale rimarrà per fortuna e insieme alle persone simili a lei porterà sempre avanti le battaglie che riterrà giuste per indifeso,vittima di tante ingiustizie.Con tanta stima,le auguro un sereno pomeriggio

  • Ettore

    Parole semplici ma ricche, motivazionali ma con la giusta cautela nel pronunciarle , leggere ma piene di significato, insomma che dire quando un uomo si dedica la propria vita per lo Stato vuol dire che ci crede e gli restera’ fedele per sempre . Ho parlato di Stato !!! quello Stato rappresentato dalle persone che sono morte per esso e le persone che vivono nell’indifferenza assoluta dopo averlo servito perche’ messe da parte o non piu’ ricordate.
    ULTIMO e’ lui quello di sempre quello che non si modifica il vero trionfatore.
    ULTIMO puo’ e vuole essere tutti noi che crediamo nella legalita’ e nell’aiuto fraterno senza capi e generali.

  • Ornella

    io ho pianto,e continuo a sentire tanto amore nelle risposte del Combattente Ultimo.specialmente quando ha parlato della pizza assieme ai sui Uomini che resteranno sempre Fratelli.della semplicità di aiutare tutti senza mai chiedere in cambio nulla…x me è la stessa cosa,il donare è più appagante chè ricevere xché il tuo io è felice xché hai reso la felicità a qualcuno chè non si aspettava nulla.io sono un iperSensibile,ma non mi spaventa nulla.la Paura non so cos’è sono incosciente ragionata e la paura che tutti noi abbiamo dentro la Vinciamo Reagendo con il Coraggio SE NON HAI PAURA,NON AVRAI CORAGGIO e per questo che ammiro il Colonello Ultimo e tutti i suoi Uomini dei Veri Combattenti pronti a tutto pur rischiando la loro Vita x Noi semplici Cittadini Onesti e Rispettosi x un Uomo così Grande e Unico e chè Trasmette tanta positività in un MONDO COSÌ CORROTTO tra politicanti e chi dovrebbe rendere la giustizia uguale tutti..??? Purtroppo quella scritta si dovrebbe CAMBIARE la legge difende chi offre di più dalla corruzione dei MAGISTRATI E GIUDICI pronti a mettere in Liberta dei DELINQUENTI chè appena Arrestati con tanta fatica,sia dai Carabinieri,Poliziotti,ecc.ecc.. Li ritroviamo in Strada dopo 20minuti xché Liberati dai MAGISTRATI O CHI X ESSO….a continuare a DELINQUERE…chè “Schifo”Onore all’Arma dei Carabinieri☆☆Fedeli nei Secoli☆☆♡☆♡e un Grazie Speciale a Lei Sergio”Ultimo”che nel mio Cuore sarà Sempre il Primo ed anche l’Ultimo xché come Lei Nessuno..più♡☆♡☆☆☆☆☆

  • Maurizio

    Chi ti scrive e Maurizio detto zio Ab ex sott.le Guardia Costiera volontario cri vds da 20 anni volontario nella croce rossa corpo militare come sott.le da 3 ti ho seguito con i tg ti seguo su Facebook e voglio dirti queste poche parole …..non arrenderti mai….quando abbracciamo una divisa……la portiamo per tutta la vita ….la politica potrebbe distruggere tutto …ma tu non ci caschi nel loro gioco il popolo…ti ama per me e la mia famiglia sei di casa e un esempio per mio figlio Francesco grazie di esistere e non mollare mai