Da Los Angeles l’intervista all’attore Silvio Defant


“Lavorando principalmente all’estero vengo spesso proposto per personaggi internazionali”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Sta dimostrando con naturalezza di avere tutte le carte in regola per far parlare di se: stiamo parlando di lui, Silvio Defant, attore internazionale con una innata predisposizione e padronanza dell’arte drammatica. La sua formazione presso la nota Università del Minnesota, dove si è laureato in Lettere Inglesi e Arti Teatrali, gli ha dato le basi per poter intraprendere con competenza e abilità questa professione e continuare il suo percorso di studi presso la State University Northridge, iniziando così la sua carriera attoriale a Los Angeles. Sledet.com ha raggiunto Silvio Defant che ha parlato dei suoi inizi e dei suoi lavori come attore in giro per il mondo.

Se le chiedessi di raccontarsi cosa risponderebbe?
Risponderei che sono nato e cresciuto in un paesino tra le montagne del Trentino. Fin da piccolo ho sempre avuto una grande passione per le arti e per il viaggio. Guardando indietro, sembra quasi inevitabile che mi trovi a fare quello che faccio in giro per il mondo. A 17 anni ho lasciato Trento per finire i miei studi negli Stati Uniti, dove ci sono rimasto per un bel po’. Mi sono iscritto all’Università del Minnesota, dove mi sono laureato in Lettere Inglesi e Arti Teatrali. Prima di trasferirmi in America non ho mai pensato di conseguire la carriera dell’attore, era quasi un sogno impossibile. Però, più mi spingevo in avanti più il sogno sembrava ottenibile. Dopo il college mi sono trasferito a Los Angeles, dove ho iniziato ufficialmente la mia carriera da attore. Dopo circa un anno e mezzo sono ritornato in Europa dove per circa 2 anni ho lavorato in serie, film e pubblicità tra Roma, Milano, Madrid e Londra. Da qualche mese a questa parte sono tornato a Los Angeles. Sono un attore internazionale, un po’ giramondo, anche se con questa pandemia mi sono dovuto sedimentare in California, il che non è poi così male.

Quando nasce la sua passione per il mondo della recitazione?
La mia passione per la recitazione è stata un percorso di scoperta. Certamente crescendo con film e serie tv, specialmente quelle americane, ho sempre sognato di farne parte, ma è sempre sembrata una realtà troppo lontana. Ho scoperto il teatro alle superiori a Trento con la tragedia di Euripide “Le Baccanti”. L’anno seguente, in America, ho iniziato a far parte di un gruppo di ragazzi che competono in gare di monologhi e recitazione, la pratica viene chiamata “Speech”. Queste competizioni, oltre a consolidare la mia passione per quest’arte, mi hanno fatto vedere come la recitazione possa essere più di un hobby, ma un vero lavoro, impegnativo a volte, ma anche remunerativo. Iscrivendomi all’università americana, scoprì la possibilità di seguire più indirizzi di studi allo stesso tempo: nel mio college, il dipartimento di Arti Teatrali offriva molti corsi di recitazione e cinematografia, sicché la decisione di conseguire questi studi fu immediata. Il terzo anno di studi, vinsi una borsa di studio per passare un anno a Los Angeles nel college gemello a studiare recitazione “per la macchinata presa” o cinematografica. Questo evento convalidò il fatto che ero sul percorso giusto e che Los Angeles sarebbe stato uno dei punti focali della mia carriera. Pochi giorni dopo aver ricevuto la laurea mi trasferì definitivamente qui nella città degli angeli ed iniziai a fare audizioni.

La sua formazione quindi è americana?
Nonostante non abbia mai studiato teatro e cinematografia italiana, in Italia, la base di cultura classica che mi ha dato il liceo Prati di Trento è stata un buon trampolino di lancio che in America mi ha dato molta unicità. Il dipartimento teatrale dell’Università del Minnesota è uno tra i migliori nel Nord America. Sono grato di aver costruito le mie basi come attore in quell’ambiente. Un anno alla California State University Northridge, appena fuori da Los Angeles, è stata fondamentale per imparare come funziona il mondo del cinema e tv, specialmente quello americano, come navigarlo e capire le mille diversità dal mondo teatrale. Poi naturalmente non si finisce mai di imparare. Spesso seguo dei corsi offerti da vari coaches privati, di recitazione, voce, accento. E non solo quelli collegati alla recitazione. Quando mi sono trasferito in Spagna ho studiato lo spagnolo, cosicché possa avere molte più opportunità lavorative disponibili, sia in Europa che in America. Un attore deve essere una persona con molte competenze, dall’andare a cavallo a fare surf. Non si può prevedere che ruoli ci saranno in futuro, cosicché più conoscenze ed abilità possiedi, più potrai lavorare e soprattutto lavorare con padronanza di quello che fai.

Ci vuol raccontare il suo percorso lavorativo?
Nei miei primi anni, tra liceo ed università ci sono stati molti spettacoli teatrali, dai classici greci al teatro contemporaneo americano. A Los Angeles ho recitato in molti cortometraggi ed alcune serie. In Europa ho fatto molte campagne pubblicitarie, alcune nazionali, e fortunatamente molte altre internazionali, che al momento stanno girando in tutto il mondo, dalla Cina al Sud America. Negli ultimi mesi in Spagna ho recitato nella serie “Madres, Amor y Vida” adesso su Amazon Prime, e “Resplandor y Tinieblas”, diretta dal celebre regista spagnolo José Luis Moreno, al momento in hiatus a causa del Coronavirus, ma presto su Netflix. Al momento a Los Angeles sto registrando un’altra serie a tema “quarantena”, registrata dalla comodità di casa mia.

Da che cosa è stata dettata la scelta di lasciare l’Italia per trasferirsi in America?
Curiosità. A 17 anni volevo lasciare le comodità di casa e conoscere realtà diverse. L’America è sempre stata nei miei sogni, un po’ saranno stati i film di cowboy e supereroi, un po’ sarà stata la musica, ma fin da piccolo queste immagini mi attraevano. Non avrei mai pensato di rimanerci dopo il primo anno, ma il vento mi ha continuato a spingere in questa direzione e così, 10 anni dopo, eccomi ancora qua.

Qual è il genere in cui preferisce recitare?
Ogni genere, come ogni personaggio, offre tante sfide diverse. Lavorando principalmente all’estero vengo spesso proposto per personaggi “internazionali”, look strani e non convenzionali, accenti misteriosi ed intenzioni malvagie. E questi sono i miei preferiti, i cattivi. Mi piace particolarmente immedesimarmi in persone e situazioni in cui non mi troverei mai nella vita reale. Non sono particolarmente in voga in questo periodo, ma mi piacerebbe tantissimo fare un western alla Sergio Leone: polvere e pistole, deserti e cavalli. C’è qualcosa di estremamente selvaggio nell’umanità di questo genere che mi fa impazzire.

Lavorativamente parlando, quali sono le principali differenze tra Los Angeles e Italia?
La cosa più ovvia è la quantità di lavoro che si trova qui. Ci sono centinaia, se non più, produzioni che girano in questa città ogni giorno. Ma non solo, tantissime produzioni nazionali ed internazionali vengono a Los Angeles a fare audizioni per cercare attori bravi ed interessanti. In più, in questa città c’è una cultura fortemente radicata nell’investire in produzione. Ci sono tanti investitori interessati in progetti vari, da cortometraggi a serie multimediali. Non sto dicendo che a Los Angeles ci sono persone che ti coprono d’oro camminando per strada, anzi, ci vuole tanta fatica, iniziativa, e coraggio, ma sicuramente le opportunità sono maggiori di quelle che si trovano in Italia. C’è da dire che le cose stanno cambiando molto velocemente negli ultimi anni, con l’avvento delle piattaforme streaming. Sta diventando molto più facile per molte produzioni creare prodotti di alta qualità in posti diversi del mondo senza dover passare per i grandi Studios di questa città. Sarà interessante vedere come questo mondo muterà nel prossimo decennio.

In Italia il suo volto è conosciuto per essere stato testimonial di una nota compagnia telefonica. Cosa c’è dietro uno spot?
Spesso c’è dietro tanto lavoro quanto per un film o una serie, anche se per pochi secondi. Gli attori sono quelli che tutti vedono sugli schermi ma ci sono tantissime persone che contribuiscono profondamente al successo dello spot. Io posso solo parlare della mia esperienza di attore. Naturalmente il tempo che si passa sul set è notevolmente più breve di quello che potrebbe essere un film, ma la differenza principale è nella precisione in cui le scene vengono girate. Se in un film, serie o altro un monologo o un dialogo può durare molti minuti e può essere intonato in modi diversi, con ritmi ed espressioni differenti, per la pubblicità ci vuole molto più controllo. I direttori, creativi, ideatori, o chiunque ci sia alle spalle, hanno calcolato nei minimi dettagli ogni movimento d’inquadratura, sillaba e mezzo sorriso. Se per una serie ogni scena viene ripetuta normalmente due o tre volte, per una pubblicità può essere anche trenta, quaranta. È facile farsi prendere dallo sconforto e dopo aver detto la stessa frase per trenta volte spesso sembra che le parole perdano di significato. Per me si tratta di fare grandi respiri e ri-immedesimarmi nel mondo del mio personaggio. Ma senza esagerare, spesso un gesto è solo un gesto ed è proprio il pensarci troppo che fa perderle la realtà di un’azione. Insomma, cerco di trovare una via di mezzo tra creare un mondo nella mia testa oppure cercare di liberarmi da pensieri vari.

 

A suo avviso come vanno affrontati i casting?
Fare casting è dura. A volte si ha fortuna ed a volte se ne fanno cento prima di essere presi per un ruolo. Tantissimi no e pochi sì. Io cerco di non pensarci, di non avere aspettative. Faccio un casting e poi è dietro di me: se vengo assunto è una gioia, ma se nessuno si fa sentire non ci penso. Certo è più facile a dirsi che a farsi, specialmente sapendo di fare un casting per un progetto importante o a cui tieni molto. Sicuramente questa è una delle parti più difficili di questa professione.

Vuol raccontare un aneddoto divertente capitato sul set?
Lo scorso inverno ho girato uno spot per Nivea in Spagna. Dei ragazzi che andavano in campeggio ad un lago e poi a nuotare. Lo spot è in onda in questo momento, per l’estate, la stagione ritratta nella pubblicità, ma l’abbiamo girato in Novembre. L’acqua del lago era 7°C. Dopo cinque minuti nell’acqua sembrava quasi di perdere i sensi. Dovevamo girare una scena dove ci tuffavamo e nuotavamo per un po’, naturalmente in costume da bagno, ridendo e scherzando. L’abbiamo girata otto volte: ci tuffavamo, nuotavamo, poi uscivamo, ci asciugavamo rapidamente in una tenda super riscaldata, per poi ributtarsi nell’acqua gelida di nuovo. L’ottava volta uno dei ragazzi con me si è sentito male e la troupe ha dovuto accontentarsi di quelle scene. Per mesi abbiamo scherzato su come i sorrisi che si vedono in televisione erano i muscoli delle guance contratti dall’acqua ghiacciata.

Quale reputa l’esperienza più significativa per la sua carriera?
Ogni esperienza è significativa a suo modo perché mi ha fatto crescere come attore. Uno dei momenti più straordinari che ho avuto sul set recentemente è stato girando con José Luis Moreno dove, in uno studio appena fuori Madrid, avevano ricostruito delle scene ambientate nel deserto africano del 1400. La qualità delle costruzioni e oggetti del set era spettacolare, e recitare avendo centinaia di extras alle mi spalle, tutti vestiti in costumi d’epoca, è stato molto emozionante.

Cosa può dire riguardo l’industria cinematografica americana in questo periodo di emergenza sanitaria?
È molto interessante vedere come le produzioni più grandi, blockbusters e serie famose si sono tutte dovute bloccare, specialmente essendo una catena immensa di persone a stretto contatto. Dall’altro lato invece, molti dei progetti con budget più bassi si stanno affrettando nel creare soluzioni estremamente creative per adattare il loro prodotti alle norme imposte da questo strano periodo. Molti attori si sono attrezzati per fare voice over e piccole registrazioni all’interno delle loro case, proprio come tutto il resto dei componenti della crew di produzione. Alcuni hanno cambiato il metodo di distribuzione, altri sono passati a fare progetti di animazione, virtual reality. Insomma, io credo che il beneficio più grande di lavorare con arte e creatività sia che qualsiasi ostacolo si presenti davanti a noi, non sia una difficoltà che ci costringa a fermarci, ma un incentivo per cambiare, adattarci, e migliorare. E credo che questo momento storico abbia proprio dimostrato ciò.

 

La vostra categoria in America viene tutelata dallo Stato durante questa crisi?
Si, negli Stati Uniti gli attori possono far parte di un sindacato (SAG-AFTRA) dedicato alla tutela dei nostri diritti come lavoratori. In questo momento non sono stati da meno.

Cosa rappresenta per lei il suo lavoro di attore?
Per me essere un attore è il ricordo giornaliero che se hai voglia di metterti al lavoro, non c’è sogno troppo grande o irraggiungibile.

Chi è Silvio quando sta lontano dalle luci dei riflettori?
Un avventuriero, un meccanico e un costruttore. Viaggiare è una delle mie passioni, ogni momento libero che ho, breve o lungo, mi piace visitare qualche posto nuovo ed andare all’avventura. E poi mi piace lavorare con le mie mani, riparare vecchie macchine e moto, costruire o restaurare mobili o oggetti vari.

Che consiglio può dare a un giovane che vorrebbe intraprendere la sua professione?
Vai, ce la puoi fare! Ma non pensare di farlo perché sia facile, non lo è. Fallo perché è proprio quello che desideri fare. Quello dell’arte e dell’intrattenimento è un settore dove ci sarà sempre più richiesta, in modi e forme che non ci possiamo nemmeno immaginare: il lavoro c’è e ci sarà. La cosa più difficile di questo lavoro però è ricucire a trovare la forza e motivazione per spingersi avanti in se stessi. E doverlo fare ogni giorno.

Attualmente in cosa è impegnato?
Al momento sto girando una serie tutta registrata tramite la app di videochat “Zoom”. È un’idea tutta nuova naturalmente dettata dalla situazione sanitaria in cui ci troviamo. Il cast è estremamente internazionale e il primo episodio è già stato nominato al QIFF Film Festival 2020.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Silvio Defant, e ad maiora!

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