Padova calcio: intervista al fisioterapista Robert Kindt


“Il mio ruolo come fisioterapista è quello di prendere gli infortuni in mano”

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Un curriculum formativo e lavorativo di tutto rispetto quello di Robert Kindt, noto fisioterapista olandese che, nel mondo del calcio e non solo, si è fatto un nome degno di stima per merito della sua grande professionalità. Tante le società sportive in cui ha lavorato Robert, tra cui Atalanta, Lazio, Bologna e Udinese per citarne alcune, e tanti gli allenatori con cui ha avuto modo di rapportarsi, allenatori del calibro di Andrea Mandorlini, Marco Giampaolo, Antonio Conte e Simone Inzaghi. Attualmente Kindt è il fisioterapista del Padova calcio, un fisioterapista attento e diligente che non lascia niente al caso, perché si sà: quando si parla di salute niente è da trascurare, e si sà anche che il suo scopo all’interno di una squadra è di fare in modo che i calciatori stiano bene e che dopo ogni partita possano riprendere la miglior forma fisica, compito che esegue con grande diligenza e nel migliore dei modi. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Robert Kindt che si è raccontato.

Lei muove i suoi primi passi nel mondo del calcio in veste di calciatore?
Sì, iniziai a giocare a calcio che ero veramente molto piccolo, e che dire, giocai per due squadre diverse del mio Paese, ovvero l’Olanda.

Cosa la spinse a lasciare i campi per approdare poi, alla fisioterapia?
Accadde che a diciassette anni ebbi un infortunio al ginocchio. La passione per la fisioterapia partì proprio da quell’infortunio.

Per quale motivo?
Per il semplice motivo che fu proprio per merito della fisioterapia che recuperai rapidamente la funzionalità del ginocchio. Questo quindi, diventò per me fonte di interesse, un interesse che mi spinse a voler intraprendere un percorso di studi nel campo della fisioterapia.

Lei si è formato in Olanda?
Sì, ho fatto tutte le scuole nel mio Paese.

Dopo gli studi però decise di venire in Italia. Da cosa fu dettata questa scelta?
Principalmente perché in quel periodo ero legato a una persona, e poi naturalmente perché volevo ampliare i miei studi confrontandomi con altre realtà lavorative. All’epoca ricordo che, in veste di fisioterapista, avevo un contratto con una squadra olandese, quindi mi liberai per un anno e venni in Italia per ampliare i miei studi. Da allora poi, non sono più andato via.

Il suo lavoro come fisioterapista è focalizzato principalmente verso gli atleti, o meglio verso le squadre di calcio. Ha trovato differenze tra l’Italia e l’Olanda?
Assolutamente sì. Quando arrivai non mi piaceva come veniva applicato il mio lavoro nelle squadre, infatti notai evidenti differenze rispetto al sistema olandese .

Diverse in che senso?
Diverse per quel che concerne la tecnica, la pratica e l’organizzazione.

Potrebbe essere più preciso?
In Italia in quel periodo, e forse ancora oggi, si usavano molti farmaci.

Nonostante tutto però, decise di restare. E’ corretto ?
Sì, con parecchie difficoltà decisi di rimanere.

Quindi?
Quindi terminai il mio percorso di studi qui da voi e, inaspettatamente, iniziarono ad arrivarmi richieste di lavoro. Fu così che restai e lavorai sia per le squadre di calcio che in privato.

Di cosa si occupa nello specifico come fisioterapista nel mondo del calcio?
Mi occupo di recuperare l’infortunio in modo tale che il giocatore sia pronto per rientrare in squadra. Si dedica spazio, in collaborazione con lo staff tecnico, alla prevenzione. Si aiuta nel defaticamento, stress che porta l’allenamento e la partita, per avere sempre la migliore forma fisica.

La prima squadra italiana con cui lavorò fu l’Udinese. E’ corretto?
Esatto. Con l’Udinese rimasi ben quattro anni in Serie A, facendo anche la Coppa UEFA e vincendo la Coppa Intertoto. Lavorai con ottimi risultati e con dei validi allenatori, tra cui: Zaccheroni, Guidolin, De Canio e Spalletti. Devo dire che con loro mi trovai molto bene.

Trovarsi bene però non fu sufficiente per farla trattenere all’Udinese. Come mai questa scelta di lasciare la squadra?
Dopo quattro anni mi sentivo che avevo finito il mio lavoro con questa squadra e quindi decisi di fare nuove esperienze.

Fu così che andò al Vicenza?
Feci due anni col Vicenza, una squadra di Serie B molto ambiziosa, che voleva ritornare in Serie A.

Fu al Vicenza che conobbe mister Andrea Mandorlini?
Sì fu al Vicenza che conobbi Mandorlini, una persona che per me è stata molto importante.

Per quale motivo?
Perché tra di noi vi fu subito una buona intesa lavorativa tanto che, iniziammo un percorso lavorativo insieme che mi spinse, sotto sua precisa richiesta, a seguirlo tutte le volte che cambiava società.

Così come accadde per l’Atalanta?
Direi di sì. Dal Vicenza, Andrea Mandorlini mi portò all’Atalanta, dove restai per due anni.

E fu così che per lei si aprirono i cancelli del Bologna?
Sì, seguii mister Mandorlini al Bologna per due anni.

Come si trovò?
Molto bene. Al Bologna trovai una società dove recuperavano infortuni nell’Isokinetic, una clinica guidata dal dottor Nanni, dove lavorano in modo molto simile al sistema olandese.

Poi per lei fu la volta del Siena?
Sì sempre accanto a mister Mandorlini. Anche al Siena feci un bel percorso, infatti rimasi con loro per ben cinque anni.

In quei cinque anni ci furono diversi cambi di guardia ma lei continuò a restare. E’ corretto?
Nonostante Mandorlini venne esonerato, mi fu chiesto dalla società di rimanere, in quanto a loro piaceva molto il mio modo di lavorare.

Accettò?
Non solo accettai ma ebbi modo di lavorare con altri validi allenatori, tra cui Mario Beretta, Marco Giampaolo e Antonio Conte.

Però ritornò a lavorare nello staff di Andrea Mandorlini?
Quando mister Mandorlini divenne l’allenatore del Verona mi chiamò per lavorare nuovamente con lui e quindi lo raggiunsi, e lavorammo per ben quattro anni con giocatori molto importanti. Passarono sotto le mie mani giocatori del calibro di Luca Toni, Rafael Marquez, Javier Saviola e Giampaolo Pazzini e tanti altri, non dimenticando ovviamente Jorginho. Ricordo, in particolare questa esperienza Veronese, per il bel periodo trascorso.

Dopo il Verona fu la volta della Lazio?
Sì, anche se devo dire che dopo l’esperienza al Verona stavo pensando di lasciare l’ambiente calcistico e tornare a lavorare solo nel privato.

Per quale motivo?
Nell’ultimo anno con Hellas Verona rimasi molto deluso per vari motivi e scelte societarie.

Invece fu sufficiente una telefonata per farle cambiare idea. Vuol parlarne?
Mi arrivò una telefonata inaspettata da parte del Presidente della società della Lazio, ovvero Claudio Lotito, che mi proponeva di collaborare come fisioterapista della squadra, insieme ovviamente a quelli già presenti.

Come arrivò al suo nome?
Parlò di me e del mio modo di lavorare un osteopata molto bravo che conobbi mentre lavoravo nel Verona, che è Riccardo Contigliani. Io e lui siamo diventati molto amici, per me è come un fratello. Quindi lavorai con loro per un anno, e fu molto bello. Fu un anno stupendo, con dei risultati sportivi importanti.

Un bel percorso, grandi risultati, ma lei sentiva ancora una volta l’esigenza di cambiare?
Esatto. Dopo aver lavorato per un anno con la Lazio con l’allenatore Simone Inzaghi, ricevetti la chiamata dal Padova.

Mi permetta, lei lasciò una squadra di Serie A per retrocedere in Serie C. Scelta voluta o subita?
Sicuramente voluta. Dopo la chiamata del Padova, dovevo prendere una decisione, ovvero se restare alla Lazio, dove il contratto era pronto, o iniziare un nuovo percorso.

Scelse il nuovo percorso?
Nonostante mi fossi trovato molto bene con la Lazio, in quel momento l’interesse più grande era per il Padova. Mi proposero un contratto di due anni, e accettai.

Quindi una nuova esperienza professionale?
Sì l’anno scorso per me è iniziata questa avventura che ci ha portato subito in Serie B.

Quale reputa l’esperienza più significativa per la sua carriera?
Considero la collaborazione lavorativa con Martin Jørgensen come privato, e mister Andrea Mandorlini l’esperienza più importante per me.

Il suo lavoro su cosa si basa?
Sullo studio continuo, per perfezionarmi e migliorarmi sempre di più.

Il suo ruolo in veste di fisioterapista è quello di far star bene l’atleta?
Il mio ruolo come fisioterapista è quello di prendere gli infortuni in mano, questa è la prima cosa che devo fare.

Potrebbe essere più preciso?
Prima lavoro con i giocatori che hanno avuto delle difficoltà durante la settimana, poi subito dopo, mi occupo di coloro che stanno bene, perché con il nostro lavoro dobbiamo fare in modo che i calciatori continuino a star bene e quindi, dopo la partita, gli atleti devono riprendere la miglior forma fisica per arrivare nelle migliori condizioni alla partita successiva.

Lei durante le partite sta a bordo campo?
Sto in panchina a bordo campo e sono pronto a intervenire quando serve.

Negli anni sembra che gli infortuni siano aumentati. A suo avviso a cosa è dovuto?
Forse perché all’atleta di oggi viene chiesto molto più impegno e sforzo fisico di una volta. Per capirci, una volta era rarissimo che si rompeva un crociato, adesso invece no.

Da cosa dipendono questi problemi?
Delle volte i problemi dipendono anche dal materiale impiegato, come i tacchetti sotto le scarpe.

Che cosa intende dire?
Per motivi di marketing le scarpe dei giocatori vengono cambiate spesso, gli sponsor vogliono visibilità ovviamente. Cambiando spesso le scarpe il piede del calciatore deve abituarsi al nuovo tipo di calzatura, con la conseguenza che si possono avere delle difficoltà per i tendini, il piede, la fascia plantare e l’unghia.

Come si relaziona con i giocatori?
Con i giocatori si deve mantenere un comportamento serio e professionale, ma allo stesso tempo è inevitabile costruire un rapporto di amicizia e di fiducia, che è fondamentale.

Spiega agli atleti che cosa sta loro facendo?
Assolutamente sì, anche perché devono collaborare per ottenere ottimi risultati per recuperare velocemente e al meglio.

Che caratteristiche deve avere un fisioterapista per fare la differenza?
Chi fa il mio lavoro deve lavorare con passione e serietà, oltre ad avere un carattere umile, umano e socievole.

Cosa può dire sul Padova?
Il Padova è una società seria e molto ambiziosa con tanto voglia di crescere.

Chi è Robert quando non veste i panni di fisioterapista?
Una persona che cerca di far stare bene le persone. Sono una persona che lavora continuamente sia a livello fisico, praticando molto sport, che a livello mentale.

Che consiglio può dare ai giovani che vorrebbero intraprendere la sua professione?
Quello di studiare tanto, seriamente e con il cuore. Senza passione per la nostra professione, non si arriverà mai.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Robert Kindt, e ad maiora!

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