Next Future Transportation: intervista a Tommaso Gecchelin


“Abbiamo lo scopo di risolvere il problema del traffico, dell’utilizzo dei mezzi pubblici e il problema della comodità dei passeggeri e dell’inquinamento”

Intervista di Desirè Sara Serventi 

E’ il fondatore della Next Future Transportation Tommaso Gecchelin, un ragazzo che sta facendo parlare di se a livello internazionale per il suo innovativo progetto futuristico riguardante i trasporti. L’intento di Gecchelin infatti, è quello di ottimizzare il traffico, i sistemi di trasporto, e non solo. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Tommaso Gecchelin che ha spiegato in maniera dettagliati il suo progetto.

Come fondatore della Next Future Transportation sta facendo parlare di se a livello internazionale per il suo progetto futuristico riguardante i trasporti. Potrebbe dirci dove si è formato?
Ho studiato Fisica a Padova e dopo la laurea triennale ho deciso che, piuttosto che specializzarmi in qualcosa di molto specifico, era meglio utilizzare quelle conoscenze acquisite in un ambito più globale, ed è per questo che sono passato allo studio del disegno industriale.

Quale era il suo intento nello specifico?
Il mio intento era quello di risolvere dei problemi riguardanti il trasporto, utilizzando tutte le conoscenze acquisite sulla meccanica quantistica, sulla meccanica statistica, per creare un prodotto e un servizio che permettesse di ottimizzare il traffico e i sistemi di trasporto, ottimizzando il numero di persone trasportate, il comfort e i tempi.

Il suo progetto come è stato accolto dalle aziende?
Una delle prime aziende dove mi recai per presentare il progetto, mi disse: bello è molto futuristico, se vuoi noi ti possiamo fare il prototipo, un prototipo che però non fa niente: va solo avanti e indietro, ma non sterza, non ha la guida autonoma, non ha le porte che si aprono e chiudono, il tutto, per la modica cifra di un milione e mezzo di euro. Ovviamente per me era una cifra assurda, per di più avrei dovuto pagare per fare una cosa che non era neanche lontanamente paragonabile a quello che volevo fare io.

Quindi?
Diciamo che ero un po’ demotivato e a quel punto decisi di creare un mio sito per far conoscere il progetto.

Dopo aver aperto il sito aprì una società?
Sì insieme al mio amico Emmanuele Spera, abbiamo costituito la Next Future Transportation, dove abbiamo iniziato a fare anche i brevetti.

Aperta la società decise di creare da solo il suo veicolo?
Esatto. Ho cercato dei piccolissimi sponsor, mi sono studiato tomi improponibili di ingegneria del veicolo, ingegneria robotica, elettronica e ho detto: ho in mente il piano di come intendo costruire questa cosa, ho bisogno solo di persone che sappiano delle cose molto specifiche, tipo la programmazione di PLC, tutta la parte di computer vision, e di fatto sapevo già dove individuarli, perché qui a Padova ingegneria è molto forte e ci sono tantissimi studenti che escono dall’università e sanno fare tutto questo.

Quindi?
Ho detto: con un paio di ingegneri e una cinquantina di mila euro, quindi cifre completamente diverse da quelle che mi avevano chiesto, saremo riusciti per lo meno a fare due prototipi dimostrativi di dimensioni reali ma statici, e due prototipi funzionanti in scala uno a dieci, che sarebbero serviti per far capire come si agganciano, si sganciano, e come fanno la guida autonoma.

Mentre lei si stava organizzando capitò qualcosa di particolare?
Sì lo sceicco di Dubai, senza che noi sapessimo niente, fece un twitter dove diceva: nel 2030 noi puntiamo ad avere almeno il 25% di veicoli a guida autonoma. Il post così non era niente di che, ma l’immagine che aveva utilizzato nel post era quella del nostro veicolo. A quel punto, considerando il suo interesse ma l’impossibilità di metterci in contatto con lui, decidemmo che l’unica cosa da fare era di trovare dei concorsi di “start up” a Dubai, in modo da far conoscere il nostro progetto.

Avete trovato un concorso?
Sì abbiamo trovato un concorso e siamo stati tra quelli che hanno vinto.

È stata per lei una grande vittoria?
Diciamo che la grande vittoria è che loro ti davano la possibilità di presentare il progetto tutti i giorni mostrando così il funzionamento al ministero competente, e con la possibilità quindi di firmare un contratto di progetto pilota.

Siete riusciti a presentare il vostro progetto allo sceicco?
Sì e qui devo raccontare un aneddoto che ci è capitato. Il giorno dopo la prima presentazione ci avvisarono che l’indomani sarebbe arrivato lo sceicco. A quel punto ci rendemmo conto che il sistema software aveva dei problemi quando vi era tanta gente attorno connessa al WiFi. Dato che i prototipi erano troppo piccoli per avere dentro il computer, loro comunicavano su un computer esterno in WiFi che gli dava i comandi.

Quindi?
Abbiamo dovuto lavorare tutta la notte per riscrivere completamente il software e modificare completamente il sistema di allineamento perché potesse girare su un micro computer, che fino a quel momento serviva solo per trasmettere i dati, per far funzionare il tutto senza un computer esterno. Quindi abbiamo riscritto tutto e il giorno dopo siamo riusciti a fare la presentazione davanti allo sceicco. Il nostro progetto è piaciuto tanto e infatti abbiamo firmato il contratto.

In quanto tempo avete costruito i veicoli?
In un anno abbiamo costruito i due veicoli perfettamente funzionanti per trecento mila euro.

Dove gli avete costruiti?
Gli abbiamo costruiti a Padova e spediti a Dubai per via aerea.

Quando sono stati portati a Dubai?
All’inizio del 2018 dove gli abbiamo testati e fatti vedere. Ovviamente servono ancora le certificazioni prima di poterli utilizzare.

State facendo le varie certificazioni?
Sì stiamo facendo certificare il veicolo per poterlo vendere non solo su zone private ma anche sul mercato pubblico, nelle città.

Come potrebbe descrivere il veicolo?
Diciamo che fisicamente e come se fosse una specie di fettina di autobus. Immagina di prendere un autobus, lo tagli in cinque fette e ogni fetta può contenere dieci persone. Ognuna di queste fette e come se fosse un veicolo indipendente. Sarà lungo circa due metri e mezzo, ma come larghezza e altezza sarà alto come un autobus, e la gente all’interno potrà stare in piedi come in un bus.

Dove si trovano le porte?
Le porte sono davanti e dietro per cui, quando questi veicoli si agganciano, le persone si possono muovere liberamente tra una “carrozza” e l’altra per andare a sedersi nel posto relativo al veicolo che andrà nella loro direzione.

Come funziona nello specifico?
Ipotizziamo di avere cinque veicoli che vanno a prendere, in periferia o in provincia, cinque persone che, separatamente, sono abbastanza distanti tra di loro, per cui non avrebbe senso che un singolo veicolo faccia la spola prima per l’uno e poi per l’altro, perché ciò implicherebbe il triplo del tempo. Ha più senso che questi cinque veicoli vadano a prendere singolarmente le varie persone, per poi agganciarsi tutti insieme in una delle arterie principali, andando quindi a formare un autobus. Il vantaggio è che quando questi veicoli si vanno ad unire e le porte si aprono, cinque persone che prima occupavano cinque moduli, possono andare a concentrarsi solo nel veicolo di testa. Quindi, invece di occupare cinque veicoli ne occupano uno. Nel momento in cui tutte e cinque le persone sono nel veicolo di testa, le porte si chiudono e i quattro veicoli, ormai vuoti, si staccano e si vanno a sparpagliare per andare a prendere altre cinque persone.

Sembra quasi un ibrido tra un taxi e un autobus. È corretto?
Sì perché funge da taxi perché ti viene a prendere a casa, ma con la differenza che si possono portare tre volte il numero di persone trasportate con il classico taxi, e poi si trasforma in autobus con le varie coincidenze in movimento.

Ha detto che mentre il veicolo è in movimento le persone vengono spostate in un altro modulo. Potrebbe spiegarci come vengono avvisate le persone a bordo?
Quando tu prenoti il viaggio, diciamo “ordini il taxi”, questo ti viene a prendere e a un certo punto, dopo l’aggancio, l’applicazione con cui tu hai ordinato il taxi ti dice: per ottimizzare il prezzo, per ottimizzare il traffico e per farti pagare di meno, alzati dal tuo posto e vatti a sedere nel modulo di testa, quindi viene indicato e riassegnato il posto.

Quante persone può trasportare ogni modulo?
Diciamo la versione base può trasportare sei persone sedute, più quattro in piedi.

Questo servizio presenta delle fermate intermedie?
No. E’ proprio questo il vantaggio. Quelle che erano le fermate, diventano una cosa completamente dinamica, i moduli agganciandosi e sganciandosi in movimento fanno si che le persone non debbano scendere nelle varie fermate per cambiare autobus.

Il costo?
Il costo è proporzionale a tante cose. Principalmente alla distanza che c’è da percorrere. Poi è proporzionale al fatto che la persona può decidere di voler stare da solo nel modulo quindi, digitando la modalità privacy, pur agganciandosi ad altri veicoli il modulo non aprirà le porte, per cui la persona rimarrà nel suo angolino di privacy e ovviamente il servizio costerà un po’ di più.

In che modo avviene l’aggancio dei moduli?
I moduli si agganciano in movimento, quindi non è che ci sono dei punti in cui devono fermarsi e devono agganciarsi, succede tutto in strada, in movimento, così come si vede dai nostri video. Per quel che riguarda l’aspetto ingegneristico si ha un sistema di allineamento ottico che permette di allinearsi precisamente tra di loro e poi dopo, l’aggancio è meccanico è come se fosse una specie di braccio meccanico che stabilizza il movimento tra i due veicoli.

Quali vantaggi apporteranno?
I vantaggi in termini di numero sono che quelle persone che vengono trasportate col nostro veicolo occupano l’80% in meno di strada rispetto a un veicolo tradizionale, con emissioni zero perché è completamente elettrico e in più si ha una capacità di trasporto, paragonandola al taxi, tre volte tanto perché si possono spostare il trecento per cento in più di persone.

Parlando di autisti il suo intento è quello di una guida autonoma?
L’intento futuro sì, in realtà l’hardware è già integrato e anche il software in parte. Nelle zone chiuse al traffico, dove è legale la guida autonoma, può già andare in guida autonoma.

Per che cosa si caratterizza la Next Future Transportation?
Noi abbiamo lo scopo finale di risolvere un problema vero, che è il problema del traffico, dell’utilizzo dei mezzi pubblici, e il problema della comodità dei passeggeri e dell’inquinamento.

Chi è Tommaso quando non è impegnato in progetti all’avanguardia?
Beh io sono in realtà interessato a tantissime cose, però riguardano quasi tutte l’innovazione. Quindi, quando non lavoro su Next, in realtà mi incontro con degli amici che si occupano di neuroscienze, realtà virtuale e altre branche dell’innovazione. Mi piace stare con loro per condividere questo tipo di passione per l’innovazione.

Attualmente in cosa è impegnato?
Nella promozione e nella certificazione di questo innovativo sistema di trasporto.

Progetti?
Mi piacerebbe riuscire a portare questo progetto in tutto il mondo, quindi riuscire a renderlo il mezzo di trasporto del futuro.

Che consiglio può dare ai giovani che vorrebbero intraprendere la sua professione?
Di non farsi spaventare da ipotetici esperti che dicono che il progetto non si può fare, quanto meno consiglio loro di consultare altri esperti. Poi è importante accogliere i consigli e le critiche fatte dagli esperti per migliorarsi sempre di più.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Tommaso Gecchelin, e ad maiora!

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