Lesioni alla spalla: intervista al prof. Giovanni Di Giacomo


“Il Concordia Hospital è diventato un punto di riferimento nazionale e internazionale nell’ambito delle patologie articolari e artrosiche”

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Ci sono persone che non hanno bisogno di grandi presentazioni poiché negli anni, merito di un duro lavoro e senza mai lasciare niente al caso, ma al contrario puntando sempre alla perfezione, si sono fatti un nome di grande peso nel settore, e questo è proprio il caso del professor Giovanni Di Giacomo, chirurgo ortopedico noto a livello internazionale. Quello di Giovanni Di Giacomo è un curriculum formativo e lavorativo d’eccezione, e nonostante la sua notorietà è uno di quei medici che non mette mai paletti tra lui e il paziente, mantenendo sempre ben presente il concetto che davanti a lui stiano delle persone, persone che si affidano alle sue mani esperte e competenti. Si può, senza troppi giri di parole, definire un grande luminare, grande esperto nei problemi relativi alla spalla e non solo, che svolge la sua attività di chirurgo presso il rinomato Concordia Hospital, avvalendosi della collaborazione di équipe altamente specializzate. Sono tanti i personaggi nel mondo dello sport, dello spettacolo e non solo, che si sono rivolte a lui e hanno trovato soluzioni a diverse problematiche che parevano insormontabili. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Giovanni Di Giacomo che, nonostante innumerevoli impegni, si è dimostrato disponibile a parlare del suo lavoro e delle più comuni patologie legate alla spalla.

Potrebbe spiegarci in cosa consiste l’anatomia della spalla?
L’anatomia della spalla consiste nella scapola e nell’omero, che sono due segmenti ossei che si articolano tra di loro per merito del tessuto cartilagineo, tessuto, che permette lo scorrimento della testa dell’omero sulla scapola.

Chi determina il movimento corretto della spalla?
A determinare il corretto movimento della spalla è il centraggio della testa dell’omero nella cavità glenoidea.

Chi garantisce il centraggio?
Il centraggio è garantito dalle strutture tendinee che avvolgono la testa dell’omero e che prendono il nome di “cuffia dei rotatori”.

Da che cosa è formata la cuffia dei rotatori?
La cuffia dei rotatori è formata da un complesso di tendini quali il: sottoscapolare, il sovraspinoso, l’infraspinato e il piccolo rotondo.

Da quanto ha detto si evince che è di fondamentale importanza che la cuffia dei rotatori sia integra. E’ corretto?
Certo. L’integrità della cuffia dei rotatori è essenziale per un movimento corretto della spalla, in quanto è in grado di mantenere la testa dell’omero centrata nella glena.

Cosa succede in caso di lesioni della cuffia dei rotatori?
Ovviamente non vi è più il centraggio e la testa dell’omero scivola, causando quindi dolore e difficoltà nel movimento della spalla.

Quindi una spalla per funzionare correttamente deve avere delle caratteristiche specifiche. E’ esatto?
Una spalla per funzionare nel modo corretto deve avere l’anatomia normale, anatomia con cui la natura ci ha dotati, facendo un eccellente lavoro sotto il profilo più ingegneristico.

Può creare dei danni esporre la spalla a dei sovraccarichi?
E’ chiaro che non bisogna esporre la spalla a dei sovraccarichi anomali o a dell’attività fisica in maniera anomala.

Che cosa intende dire?
Per capirci: se si decide di praticare il tennis a livello professionistico e ci si allena tre, quattro ore al giorno per tanti anni, è chiaro che bisogna avere una preparazione fisica globale, che consiste in un allenamento specifico per l’articolazione della spalla.

Da quanto dice si evince che una aggressività sportiva, può incidere sulla comparsa dei traumi legati alla spalla?
Certo. Molti giovani praticano delle attività sportive con il passare degli anni sempre più a rischio. Ci sono delle mode e degli sport particolarmente pericolosi che aumentano le possibilità di avere dei traumatismi, basti pensare alla mountain bike, alle moto più aggressive, persone che fanno voli più o meno improbabili con apparecchi diversi, cioè c’è un po’ più di aggressività sportiva, cose che magari venti, trenta anni fa erano improponibili sia sotto l’aspetto tecnico, che della mentalità.

Qual è la patologia più comune legata alla spalla?
La più comune è quella che una volta veniva chiamata “periartrite scapolo omerale”, che non è altro che una sofferenza tendinea, legata fondamentalmente a due fattori: posturale e di chiusura biomeccanica. Per quel che concerne il fattore posturale è determinato dal fatto che le persone passano molte ore a lavoro, e in modo particolare al computer, quindi con un atteggiamento diciamo un po’ ricurvo, creando così, dei danni alla spalla. L’altro aspetto invece è di ordine biomeccanico.

Ovvero?
La spalla è un’articolazione che nella specie umana si è evoluta. L’essere umano fondamentalmente esce dall’acqua milioni di anni fa quadrupede, poi nella selezione naturale diventa bipede, e la spalla quindi deve reggere il peso di se stessa, cioè di tutto il braccio, e deve lavorare, quando solleva i pesi, con una leva estremante svantaggiosa, per cui questi piccoli tendini che sostengono la spalla, devono fare dei grossi sforzi, e con il passare degli anni si usurano.

Quali sono i sintomi che lamentano i pazienti?
Normalmente lamentano un dolore che si accentua durante la notte, la difficoltà a compiere dei movimenti, anche i più banali, che possono essere quello di pettinarsi, farsi la barba, allacciarsi il reggiseno nelle donne, per citarne alcuni. Tutto questo ovviamente, influenza in modo particolare la vita sotto l’aspetto sociale e relazionale.

Nei giovani per le problematiche della spalla è più propenso ad una cura farmacologica o ad un trattamento riabilitativo?
Diciamo che normalmente noi facciamo particolare attenzione a dare delle cure farmacologiche ai giovani. I giovani possono prevenire e curare le problematiche della spalla con un trattamento riabilitativo fatto da personale idoneo.

Cosa può dire riguardo l’artrosi alla spalla?
Per quanto riguarda l’artrosi la spalla in questo senso è un po’ fortunata.

Per quale motivo?
Perché non essendo un’articolazione da carico come il ginocchio e l’anca, la cartilagine non è sollecitata in modo particolare, perché non deve sostenere i pesi, quindi statisticamente le problematiche artrosiche, leggasi “sofferenza della cartilagine nella spalla” sono statisticamente meno gravi, e molto meno frequenti, se comparate al ginocchio e all’anca.

Come si cura?
Si cura naturalmente con la prevenzione, con della buona fisioterapia, eventualmente con infiltrazioni di acido ialuronico, e nei casi più gravi con la chirurgia protesica che da degli ottimi risultati.

Influisce la fisioterapia nel trattamento riabilitativo del paziente?
Posso asserire che, quando si ha una diagnosi corretta, il paziente è stato celere, il medico è stato bravo a interpretare correttamente i sintomi, quindi ha fatto una diagnosi precisa, un buon trattamento riabilitativo molto spesso evita l’intervento chirurgico, o se non altro, lo allontana nel tempo.

Per fisioterapia intende solo l’uso dei macchinari?
No. E’ importante sottolineare che quando parliamo di fisioterapia non ci riferiamo solo ai macchinari, quali: Magnetoterapia, Tecar, Laser o Onde d’urto. Il vero trattamento riabilitativo della spalla, parte da un equilibrio neuromuscolare, dove il terapista deve avere cultura, e il paziente deve faticare un pochino.

Per faticare intende dire che deve fare i conti con il dolore durante la riabilitazione?
Non alludevo al dolore durante la riabilitazione. Quando dico che il paziente deve soffrire, intendo dire che deve avere costanza e deve fare degli esercizi che costano un po’ di fatica, anzi spesso il dolore durante il trattamento riabilitativo non deve essere evocato. Per farla breve il paziente deve fare degli esercizi, si deve impegnare, deve faticare, invece tendenzialmente al paziente piace mettersi sul lettino e farsi massaggiare e farsi passare la “macchinetta magica”, così non fatica.

Quando il trattamento conservativo non da sollievo sul dolore si passa alla chirurgia?
Dipende di quali patologie parliamo.

Vogliamo parlare nel caso dell’artrosi?
Nell’artrosi quando il paziente non ha successo col trattamento conservativo e vive male a causa del dolore, si interviene con delle protesi. Le protesi di spalla danno dei risultati molto buoni, anzi direi eccellenti.

Quando si può inserire una protesi?
Allora, nelle artrosi più lievi, nelle quali si ha un disturbo solo della cartilagine e i tendini, in modo particolare la cuffia dei rotatori funzionano bene, si può montare una protesi anatomica.

Perché si chiama anatomica?
Si chiama in questo modo perché la protesi ricalca esattamente l’anatomia della spalla. La scapola è concava e diciamo che c’è un piccolo contenitore, che si chiama glena, dove permane la sua silhouette concava, invece la testa dell’omero viene sostituita nella sua parte più superficiale con un’altra superficie convessa in titanio. Questo ovviamente è possibile solo ed esclusivamente quando i tendini funzionano.

Cosa succede invece se oltre l’artrosi si ha anche una sofferenza importante tendinea?
Quando oltre che l’artrosi, si ha anche una sofferenza importante tendinea, si mette una protesi inversa che da degli ottimi risultati.

Perché si chiama protesi inversa?
Si chiama in questo modo perché la scapola o meglio, la glena che era concava, diventa convessa e la testa dell’omero che era convessa diventa concava, si crea quindi un incastro tra questi due elementi protesici, e il deltoide è in grado di dare movimento al braccio. Una cosa molto specialistica, sono interventi chiaramente di pertinenza di equipe molto competenti.

Che materiale usate per le protesi?
Il titanio.

Per quale motivo?
Per una serie di motivi. Innanzitutto perché viene ben tollerato dal corpo e si integra nel tessuto osseo, e in più perché è un materiale molto leggero e che si usura molto lentamente.

Potrebbe quantificare il molto?
Le protesi hanno una durata che oscilla tra i 15 e i 25 anni, poi ovviamente dipende sempre da molti fattori.

Quali sono gli strumenti più importanti per fare le indagini?
Le indagini più importanti sono la Radiografia, la Risonanza Magnetica, e molto spesso in sede pre-chirurgica vediamo anche la Tac.

Che tipo di informazioni fornisce la Risonanza?
La risonanza da delle informazioni molto importanti su quelli che noi definiamo “i tessuti molli”, che sono i legamenti e i tendini.

Invece la Tac?
La Tac è molto importante perché ci permette di verificare il tessuto osseo, sia sotto l’aspetto qualitativo che quantitativo.

Mi consenta la domanda, ma i risultati post- intervento sono gli stessi sia per gli uomini che per le donne?
Sono migliori negli uomini, perché le donne, purtroppo, dopo i 50 anni possono avere un’osteoporosi importante e quindi l’intervento chirurgico, può dare “raramente”, ma può succedere, dei risultati non eccezionali in virtù proprio dell’osteoporosi e della scarsa qualità dei tendini.

L’osteoporosi colpisce principalmente le donne?
L’osteoporosi è una patologia che colpisce in modo particolare, ma non solo, le donne col passare degli anni e, in particolare, dopo la menopausa, proprio per un cambiamento ormonale.

Vi sono dei farmaci che possono rallentare l’evoluzione dell’osteoporosi?
Sì. Ci sono dei farmaci che possono rallentare l’evoluzione dell’osteoporosi, anche se il consiglio che do, la dove naturalmente è possibile, è quello di fare un buon trattamento propedeutico, quindi della ginnastica, e poi di stare al sole e fare una vita all’aria aperta. L’abbinamento del movimento e del sole, sono comunque la prevenzione migliore, quella più naturale per l’osteoporosi.

Un evento molto importante è anche la lussazione. A cosa è dovuta?
In linea di massima la lussazione è un evento importante. Si può avere una lussazione alla spalla perché si è caduti dalla moto, quindi si ha un trauma sulla spalla, in particolar modo una forte sollecitazione che spinge la testa dell’omero tanta da farla fuoriuscire dall’articolazione.

A suo avviso ci sono soggetti predisposti all’uscita della testa dell’omero dalla scapola?
Diciamo che esistono dei soggetti che hanno i tessuti lassi, gran parte delle volte donne, in cui anche una sollecitazione non importante può far uscire la spalla.

In che modo intervenite per risolvere il problema?
Normalmente quando la spalla esce una o due volte, il trattamento è riabilitativo, invece quando l’uscita della spalla è abituale, cioè il paziente ha una certa facilità alla lussazione dalla spalla, si consiglia l’intervento chirurgico, che se ben condotto da dei risultati molto buoni.

L’ultimo libro da lei scritto è anche il primo sulla medicina del tennis, ed è stato scritto con il contributo dei massimi esperti del circuito ATP WTA Tennis. Vuol parlarcene?
Certo, “Tennis Medicine” è il mio ultimo libro ed è anche il primo scritto in inglese e venduto in tutto il mondo, con il grande privilegio di avere la presentazione di Rafael Nadal. Questo libro è fondamentalmente scritto da tutti i medici che da tanti anni seguono questi giocatori intorno al mondo. Una delle problematiche più frequenti del tennis è dovuta al fatto che questi ragazzi viaggiano settimanalmente, rendendo quindi improbabile e poco fattibile che un medico possa stargli sempre appresso, esiste quindi un circuito, un network di tutti i medici dell’ATP che collaborano tra di loro per seguire gli atleti. Noi come Concordia Hospital seguiamo i giocatori quando sono in Italia, entrando ovviamente in contatto con i medici delle altre nazioni, in modo che i giocatori abbiano una coerenza sia sotto l’aspetto della diagnostica che del trattamento. Che dire, è come se infondo ci fosse lo stesso medico in tutte le nazioni in cui loro si muovono.

A suo avviso dedicarsi così tanto allo sport potrebbe creare danni agli atleti?
Sì ma normalmente si ha una selezione.

Che cosa intende dire?
Quelli che hanno delle problematiche abbandonano lentamente, quindi è una selezione che si crea da sola. Quelli che arrivano tra i primi dieci giocatori del mondo sono persone che magari hanno avuto delle problematiche ma che sono stati in grado di superarle.

Lei svolge la sua attività presso il rinomato Concordia Hospital. Come lo può definire?
Sicuramente un centro di altra specializzazione, che si avvale della collaborazione di equipe altamente specializzato. Negli anni il Concordia Hospital è diventato un punto di riferimento nazionale, e internazionale, nell’ambito delle patologie articolari e artrosiche.

In particolare in cosa siete specializzati?
Nel trattamento e nella cura specialistica della spalla, del ginocchio, del gomito e dell’anca.

Un centro all’avanguardia come il Concordia Hospital, di quali tecnologie diagnostiche si avvale?
Oltre la Radiologia tradizionale, il Concordia Hospital si avvale di tecnologie diagnostiche di ultima generazione, tra cui la Risonanza Magnetica Open e la TC con ridotta dose di radiazioni.

Chi è Giovanni quando non veste i panni di chirurgo?
Voglio rispondere nel modo più semplice. Io non cambio mai il mio modo di essere, quindi, vestito da chirurgo, da tennista, da calciatore o vestito con gli abiti di tutti i giorni, sono sempre lo stesso!

Che consiglio può dare alle persone che soffrono di patologie legate alla spalla?
Il mio consiglio è sempre quello di riflettere e di sentire due o tre opinioni prima di arrivare all’intervento chirurgico, anche perché, come sottolineavamo prima: una diagnosi corretta e un buon trattamento riabilitativo possono evitare l’intervento. E’ anche vero che in alcuni casi l’intervento è obbligatorio, quindi rivolgersi a strutture ospedaliere e a cliniche dove si sa che per tradizione si fa questo tipo di chirurgia è sicuramente la scelta migliore.

Sledet.com ringrazia per l’intervista il professor Giovani Di Giacomo, e ad maiora!

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