Intervista all’assistente di volo Marina Iuvara


“Questo lavoro implica il dover affrontare i pericoli e le difficoltà che si affacciano all’orizzonte”

Intervista di Desirè Sara Serventi

 

Può sicuramente vantare un grande bagaglio formativo e lavorativo l’assistente di volo Marina Iuvara, che le ha permesso negli anni di farsi un nome degno di stima da parte degli addetti ai lavori. Ogni volta che indossa la sua uniforme lascia fuori i problemi che possono capitare nella vita quotidiana per mettersi completamente al servizio dei passeggeri, dimostrando sempre grande competenza e professionalità. Carismatica e grintosa, riesce con disinvoltura a gestire con competenza le situazioni improvvise che possono capitare in volo, senza mai rinunciare a quell’equilibrio e a quella autorevolezza che tutti gli assistenti di volo dovrebbero possedere, considerando che sono loro che stanno a contatto diretto con i passeggeri, anche con quelli più problematici o scontrosi. Marina è anche autrice di alcune opere letterarie che come tema hanno il lavoro delle hostess, infatti, recentemente è stato pubblicato il suo libro dal titolo “Vita da hostess. Il mondo è la mia casa”, che sta riscuotendo un grande successo, mettendo in evidenza anche il modo naturale con cui lei riesce ad attirare l’attenzione dei lettori. Sledet.com ha raggiunto Marina Iuvara, che si è raccontata.

Se le chiedessi di raccontarsi cosa risponderebbe?
Le risponderei che ognuno di noi è composto anche, in parte, delle esperienze che ha vissuto e delle persone che ha incontrato: ognuno, in una certa misura, lascia qualcosa di sé, in noi. Una parte di me, quindi, è un infinito mosaico fatto di persone. Dei loro racconti, delle loro emozioni, della loro diversità. Non ho mai provato a fare un conteggio, ma credo di aver incrociato, con il mio lavoro, più di un milione di esseri umani di ogni età, di ogni estrazione sociale, e praticamente di ogni angolo del pianeta. Questo mosaico ha composto una immagine che si chiama felicità: ho imparato che bisogna cercarla in ogni istante ed in ogni aspetto o accadimento della nostra esistenza, ogni volta che ne abbiamo la possibilità. Naturalmente, come tutti, ho i miei momenti di difficoltà: ma questa visione interiore, composta di tutti i loro volti e delle loro storie, mi aiuta a rialzarmi in fretta: la vita non torna indietro, e in fondo, nella maggior parte dei momenti difficili, si può sempre pensare ad un lato positivo. Ecco, se lei me lo chiedesse, io le racconterei questo, di me.

Quando nasce la sua passione per il mondo del volo?
Credo sia nata con me. È nata con il mio istinto di libertà, con la mia grande curiosità per ogni cosa della vita, per i luoghi, per le persone. Il mondo del volo incarna tutto questo, e per questa ragione io credo che non sia esattamente ‘nata’ in me la passione per l’aviazione civile, ma che sia stato solo un felice incontro. E credo anche che questo debba abitare l’anima di chiunque fa un lavoro come questo: perché senza sarebbe praticamente impossibile riuscirci.

Vuol raccontarci il suo percorso lavorativo?
Nella sua complessità è in fondo semplice: un giorno ho scoperto che esisteva una professione come questa, e ho partecipato ad una selezione. Mi hanno presa, e da quel giorno la mia vita è completamente cambiata. Questo processo, peraltro, non è mai finito. La mia vita cambia ancora oggi ogni mattina, ogni sera, ogni nuovo foglio turni, ogni avvicendamento. Dal giorno di quella selezione sono trascorsi più di venticinque anni, ma a me sembra sempre il primo giorno. Anche adesso, che posso contare su una grandissima esperienza, ogni volta che devo partire riprovo esattamente le stesse emozioni. Mi fa sentire viva. E non potrei mai farne a meno. Il mio percorso lavorativo, quindi, è una lunghissima strada tra i cieli, un viaggio nel viaggio che non finisce mai.

Chi è una assistente di volo?
È una donna forte, che deve saper gestire le proprie fragilità. Coraggiosa, con la capacità di sapersi adattare ad ogni tipo di evenienza e pronta a saper gestire un’emergenza improvvisa. Stabile, nel gestire le fortissime emozioni che prova. Gentile ed affidabile, perché a lei fanno e faranno riferimento tutti coloro che ha intorno nei momenti complessi che si creano a bordo. Sono infiniti, mi creda. Ecco: questa donna così rigorosa, sarà la stessa quando è ferita, o insicura o triste in altri momenti. Queste due persone devono convivere pacificamente e costruttivamente in ogni momento: ecco chi è una assistente di volo. Soprattutto, una donna.

Come si diventa assistenti di volo?
Le dinamiche per entrare in una compagnia aerea variano, ovviamente. A seconda della compagnia. Ma in comune, dati soprattutto i criteri di abilitazione ministeriali, hanno una fase di addestramento e delle prove da superare. Primo soccorso, sicurezza, emergenze, nuoto, eccetera. Poi ci sono le dinamiche di compagnia, che bisogna conoscere ed imparare: i ruoli, i vari compiti. Superate tutte queste fasi, si indossa l’uniforme per la prima volta: e non la si toglie più. Conosco persone che hanno fatto questo lavoro per qualche anno, ma dentro sono rimasti assistenti di volo per sempre. Ed io la trovo una cosa bellissima.

Che caratteristiche deve avere una persona per poter svolgere questa professione?
È intuibile che prioritariamente debba essere una persona ben piantata psicologicamente: sarà deputata ad essere il riferimento in ogni contesto, e la cabina di un aeromobile è un ambiente interessato da numerosi stressori sia ambientali che relazionali. E non mi riferisco alle criticità più gravi, ma alla quotidianità: problematiche di ogni genere da gestire, a partire da un disguido sull’assegnazione del posto, o anche ritardi, maltempo che costringe ad uno scalo diverso, e tutte le innumerevoli vicissitudini che ogni tratta porta con sé. Questa professione richiede che i problemi tu li risolva: con equilibrio e autorevolezza. Bisogna anche essere capaci di interagire sempre positivamente con gli altri colleghi, sapere che siamo parte di un team che deve funzionare perfettamente, occorre essere sempre il collega su cui si può contare, e sapere di poter contare sui colleghi. Poi è necessario avere una figura proporzionata, avere cura di sé, e infine, soprattutto, si deve amare molto questo lavoro: è questo, che riesce a farti quadrare il bilancio interiore tra la fatica e i disagi da una parte, e il piacere di farlo dall’altra.

Per la sua esperienza, qual è la parte più complicata del suo lavoro?
Direi che non ne esiste una in assoluto. Piuttosto credo cambino a seconda del periodo della vita. Per intenderci: se hai un bambino piccolo la parte più complicata diventano le assenze, gli orari. Oppure, in alcune fasi della vita, può essere complicato gestire un dolore, o alcune relazioni. Ma altre ancora, se sei costretto a non volare per una qualsiasi ragione, dopo un po’ inizia a mancarti tanto: credo che la vita sia complicata di suo, fondamentalmente. Di certo, in ogni caso, star fuori molti giorni in modo costante è l’aspetto che crea le maggiori problematiche.

Lei è autrice di alcune opere letterarie che come tema hanno il lavoro delle hostess. Per che cosa si caratterizzano i suoi libri?
Io ho cercato di raccontare questo mondo a chi non lo conosce, perché spessissimo ho constatato che ognuno ha le sue convinzioni, ma non corrispondono molto spesso alla realtà. Talvolta pensano tu sia sempre in vacanza, oppure riescono ad intuire molti aspetti del backstage, ma non tutti. Tuttavia ho sempre colto una grande curiosità, perché è quasi impossibile conoscere i tanti aspetti di questo lavoro. Ecco, attraverso un personaggio di fantasia ho provato a descrivere tutto questo. Spero di esserci riuscita, e a giudicare dai riscontri sembra proprio di sì. In ‘cantiere’, invece, ci sono altri libri. Ma al momento l’argomento è top secret…

“Vita da hostess. Benvenuti a bordo”, è il nome del suo primo libro. Che cosa ha voluto raccontare nello specifico?
Un giorno ho iniziato a scrivere: quali sono i retroscena, le difficoltà, le gioie, i risvolti psicologici di questo lavoro? Come si fa ad organizzarsi con le frequenti partenze? Cosa fanno le hostess quando arrivano a destinazione? Cosa pensano in decollo e atterraggio? Hanno mai provato paura in aereo? Cosa succede quando si presenta un’emergenza a bordo? Quali sono i passeggeri più difficili e come vengono gestiti? Come vengono addestrate? Quali sono i consigli per affrontare un viaggio?

Recentemente è stata pubblicata un’altra sua opera dal titolo “Vita da hostess. Il mondo è la mia casa”. Per cosa si differenzia dal suo primo libro?
Il nuovo libro ha cambiato veste editoriale oltre che grafica, nasce dopo una revisione e un aggiornamento degli argomenti precedentemente trattati, sono state apportate modifiche nella struttura narrativa – pur lasciando immutata la valenza innovativa nel raccontare il mondo dei “naviganti aerei”- che ne hanno valorizzato e privilegiato la trama, arricchendola di nuovi elementi.

Che cosa racconta?
Racconta di una professione che diventa stile di vita, della ricerca di un equilibrio tra una vita regolare ed una composita fatta di sole d’inverno dall’altra parte del mondo e di albe quando a casa è il tramonto, descrive segmenti di un universo interiore, parla di ore insonni, ansie, gioie, paure, emozioni, rapporti umani.

Qual è il messaggio che vuole dare ai lettori con i suoi libri?
In questo momento storico di grandi problematiche nell’ambito del mondo aeronautico, ancora una volta questo testo è un atto d’amore verso una professione difficile, faticosa, sacrificante ed estremamente impegnativa, spesso molto pericolosa, ma anche unica ed irripetibile in molti dei suoi aspetti.

Come è cambiata negli anni questa professione?
Credo sia cambiata molto in generale: di pari passo con i cambiamenti del trasporto aereo. Del resto, agli esordi era un mezzo molto costoso, solo d’elite. Oggi per fortuna è più accessibile, ma questo ha stravolto i ritmi. Si vola molto di più che in passato, in generale, e certi schemi sono saltati. Ad oggi, tutti i passeggeri, secondo la mia esperienza, desiderano comunque una valorizzazione dell’esperienza in volo, e questa passa attraverso una qualità del nostro lavoro che non preveda carichi talvolta troppo pressanti. Sono del parere che si troverà, presto o tardi, un punto di equilibrio.

Vuol raccontare un aneddoto che le è capitato durante un turno di lavoro?
A bordo degli aerei può succedere di tutto, dagli episodi più drammatici come le emergenze mediche, o la notizia di segnalazione per una bomba a bordo, descritta in un capitolo del libro, può capitare che alcune persone perdano il controllo o diventino violente, in altre situazioni invece si vivono esperienze commoventi e di profonda solidarietà per le confidenze rivelate durante il volo, spesso si è a stretto contatto con divi dello spettacolo, uomini d’affari, emigranti in paesi lontani, cultori di diverse fedi, etnie e culture. Praticamente su ogni volo si verificano un’infinità di esperienze, e quasi tutte possono regalarti grandi insegnamenti di vita.

Cosa rappresenta per lei il suo lavoro?
Il mio lavoro per me rappresenta il mio mondo: quello di una donna con il desiderio e la necessità di partire, ma anche la voglia di ritornare e di rientrare in quella vita ‘normale’ che viene continuamente interrotta.

Che cosa significa nello specifico essere un’assistente di volo?
Significa saper accettare i cambiamenti, le novità, sapersi ambientare in luoghi e situazioni sempre differenti.

Che cosa implica questo lavoro?
Questo lavoro implica anche il dover affrontare con forza e determinazione i pericoli e le difficoltà che si affacciano di continuo all’orizzonte. Siamo sempre in prima linea, esposti in prima persona a possibili dirottamenti, atti terroristici, catastrofi naturali, come l’uragano Irma abbattutosi a Miami e Cuba, il terremoto in Messico dello scorso anno, lo tsunami in Tailandia, l’attacco alle torri gemelle a New York, i disastri nucleari di Fukushima del 2011 che hanno coinvolto l’intera area giapponese, gli attentati in Iran, in Israele, in Libano, in Siria; abbiamo visitato luoghi dove si sono diffuse malattie come la malaria e il colera, infezioni come l’Ebola, l’Aviaria, la Sars. Ad oggi la propagazione dell’epidemia del Coronavirus coinvolge e si sta diffondendo in più Paesi nel mondo, alterando tutti gli scenari e creando enormi danni al settore aeronautico, e non solo: tutto il nostro Paese sta attraversando un momento molto difficile che coinvolge ogni area.

Come affronta il rischio?
Con un lavoro come il mio è necessario accettare il rischio, attenendosi alle norme igieniche preposte, affrontare i problemi con equilibrio e razionalità, ed evitare di farsi prendere inutilmente dal panico, poiché questo genera comportamenti irrazionali, dannosi o poco produttivi. Noi, in qualità di personale navigante, sia in aereo sia in tutti i territori stranieri che visitiamo, portiamo con orgoglio le nostre uniformi, e mai come oggi, il nostro Paese avrebbe bisogno di una forte compagnia di bandiera, che sia solo italiana. Recentemente, per affrontare questa nuova epidemia sono stati cancellati e bloccati i voli, chiuse le città, sbarrati i confini, le notizie su ulteriori divieti e blocchi di frontiere cambiano di ora in ora. In questi giorni con Alitalia stiamo andando a riprendere i nostri passeggeri connazionali che si trovano in diversi Paesi esteri. La paura porta sempre a forme di panico nei confronti del contagio, ma noi cerchiamo di superarla con professionalità e senso di umanità.

Chi è Marina quando non veste il ruolo di hostess?
La stessa che veste quel ruolo: una donna che ha sempre amato e desiderato la libertà e l’indipendenza, in continua ricerca del nuovo.

Che consiglio può dare ai giovani che vorrebbero intraprendere la sua professione?
Generalmente consiglio di combattere con tutte le forze per sentirsi appagati nella vita e di seguire sempre i propri sogni, è necessario però accettare quando qualcosa non si riesce ad ottenerla: senza farsene un cruccio, esplorando tutte le altre opportunità che la vita offre.

Vuole aggiungere altro?
A proposito di questa epidemia ormai planetaria causata dal coronavirus, vorrei esprimere l’augurio a tutti affinché questa drammatica emergenza possa risolversi nel più breve tempo possibile.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Marina Iuvara, e ad maiora!

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