Angius’House: intervista al content creator Luigi Bullita 5


“Tutto quello che vedete è esattamente la fotografia di ciò che nasce prima nella mia mente”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Un grande ed innato talento per la recitazione, tanto da riuscire a calarsi perfettamente non in un solo personaggio, ma in tanti personaggi, protagonisti della famiglia Angius. Stiamo parlando di lui, Luigi Bullita, ideatore e creatore della nota webserie Angius’House, una sitcom comedy in lingua sarda che da ormai qualche anno spopola sui social. Sledet.com ha raggiunto Luigi, che, con grande disponibilità e gentilezza, ci ha parlato della sua opera e altro ancora.

Lei è l’ideatore e il creatore della nota sitcom Angius’House. Quando nasce la sua passione per il mondo della recitazione?

In realtà, ho scoperto la passione per la recitazione proprio grazie ad Angius’House. Poco tempo fa parlando con una mia compagna delle elementari è emerso un ricordo che avevo rimosso. Una volta la maestra di italiano ci disse che a Natale avremmo fatto una recita e scelse lei chi avrebbe dovuto farne parte. Io ero uno di quelli che non vennero considerati ma un giorno il mio compagno si assentò e mi chiesero di sostituirlo. Quando provai la parte tutti erano rimasti colpiti e la maestra volle dare a me quella parte, solo che io non accettai perché non volevo ferire il mio compagnetto… eravamo piccoli, forse in terza elementare. Comunque alla fine per punizione non si fece nessuna recita perché a una gita ci comportammo tutti male! E infatti la nostra è l’unica classe che non ha mai fatto recite! Questa cosa ci rode ancora oggi. Ndr: ride

Il suo è un talento nella recitazione emerso sin da bambino?

La maestra di matematica rideva a lacrime quando imitavo mia nonna in sardo e durante la ricreazione mi faceva fare gli sketch! Solo col senno di poi ricordando quello che facevo da bambino ho preso consapevolezza che probabilmente è una cosa che avevo dentro ma non le ho mai dato la giusta importanza (sbagliando) perché evidentemente non l’ho riconosciuta come tale ed ho perso probabilmente tante opportunità.

Vuol raccontarci il suo percorso formativo?

Mi sono diplomato al liceo classico, poi mi sono iscritto in scienze dell’educazione e della formazione. Purtroppo mi mancano ancora tre esami, ma conto di riuscire al più presto a terminare gli studi. Pratico già da anni e spero di riuscire a lavorare nelle scuole. Il mio vero sogno.

Quando è nata l’idea di creare questa sitcom?

Angius’House non è nata come un’idea vera e propria. In un momento di svago ho pubblicato un video su Facebook e da lì poi è partito tutto. Nasce come gioco, sit-com lo è diventata con il tempo quando le aspettative sono cresciute e i video hanno iniziato a durare sempre di più diventando dei veri e propri cortometraggi con una cronologia ed un filo conduttore che hanno generato una certa complessità.

Vuol parlarci brevemente dei suoi inizi?

L’inizio vero e proprio è stato quando il 1 ottobre 2019 ho deciso di aprire la pagina ufficiale. I primi video venivano pubblicati solo sulla pagina personale. Inizialmente non volevo che venissero divulgati, perché nella mia ignoranza, l’idea che potessero condurre direttamente a me mi spaventava! In quei video c’erano anche delle parolacce e mi dispiaceva che potessero arrivare ai miei professori universitari (per poi scoprire con il tempo che alcuni di loro sono fan di Angius’House). Ndr. Ride

Ha trovato delle difficoltà nell’emergere come content creator?

Non ho avuto delle vere difficoltà in quanto tutto è accaduto molto naturalmente. Poi vi è stata la chiamata della Rai che mi ha dato sicuramente una forte spinta e alla quale sarò sempre grato. Pochi mesi dopo c’è stato l’avvento della pandemia e la pagina è cresciuta ancora di più.

Angius’House. Da cosa è stata dettata la scelta del nome?

Un giorno, al supermercato, una ragazza del mio paese mi ha raccontato che sua madre affetta da depressione, rideva tantissimo guardando questi video, quindi ho detto: “ok, creiamo una pagina e diamole un nome tutto suo”! Io adoro le serie tv soprattutto il genere horror e mi è venuto in mente un tipico cognome sardo e una casa. Poi  ci stava l’accoppiata in inglese… “la casa degli Angius”, che però non suonava bene ma “Angius’House“sì!

Dove nascono le storie che racconta?

La maggior parte delle storie nascono dalle esperienze che ho vissuto nel mio paese, soprattutto durante la mia infanzia e adolescenza perché poi a 20 anni mi sono trasferito a Cagliari e certe cose sono rimaste nel cuore. Io sono cresciuto con nonna Maria per ventisei anni. Quando tornavo da Cagliari condividevamo anche la cameretta insieme! Non mi vergogno a dirlo, oggi a 35 anni sai quanto vorrei stringerla forte? Una donna eccezionale che insieme alla mia famiglia ha contribuito a crescermi con dei valori che sono felice di avere. Casa di nonna era trafficata giorno e notte! Parenti, amici, vicini di casa… le dinamiche che si creano nelle famiglie di ogni paese. Ho talmente tanti ricordi dai cui potrei attingere per altri 20 anni!

Potrebbe descriverci i personaggi principali?

Marisa, lei rappresenta il pilastro della famiglia, quella che tiene in piedi tutto e tutti. Figlia, mamma e amica. È un po’ nevrotica ma ha un cuore grandissimo. Da una una donna che ha tante responsabilità, preoccupazioni e doveri, non mi aspetterei uno zuccherino, anzi, comprensibilmente una roccia forte ma allo stesso tempo fragile. Gisella, la nonna campidanese che noi nati sino alla fine degli anni 90, primi duemila abbiamo avuto quasi tutti. I nonni sono il tesoro più grande che le persone custodiranno per tutta la vita. Ecco perché lei è così amata, rappresenta la sincerità, una donna di altri tempi non contaminata dall’ipocrisia, che non bada a sciocchezze e non ha certo peli sulla lingua. A comandare alla fine è sempre lei e nonostante i battibecchi, si fa sempre come dice perché tutti i personaggi riconoscono la sua saggezza. È la vera Queen di Angius’House. Poi c’è Vincenzo, lui è il tipico marito bonaccione ma molto sicuro di se. La complicità che ha con Marisa è una delle cose che si evincono di più di lui. Adora burlarsi di sua suocera per il vino. Rappresenta un uomo semplice ma molto aperto perché conscio dei tempi che corrono. Michael e Veronica, generazione Z con pochi anni di differenza. Michael è il ragazzo che si gode i suoi 17 anni, tra un capriccio e l’altro. Le sue uniche preoccupazioni sono la scuola e i venti euro per uscire con Giulia, la sua fidanzatina, ma sta per avere una svolta anche lui. Che dire di Veronica? Io la adoro. Indipendente e romantica, gelosa ma comprensiva. Ora ha trovato l’amore della sua vita grazie anche al supporto di nonna Gisella. Patty invece rappresenta la tipica ragazza di paese che non è mai uscita dal proprio vicinato. Una ragazza che i tempi hanno imposto di interfacciarsi con la realtà e devo dire che non è proprio il massimo per lei, però ci sta provando. Dopo tante disavventure, la vita una cosa bella gliel’ha data! La sua bambina, e quella è per sempre. Poi c’è Immacolata Toeschi, una donna abbastanza bellicosa e robusta, arrabbiata con la vita. È uno dei personaggi più amati in assoluto. Ha un modo di fare rozzo e aggressivo, ma tutto ciò che la caratterizza fa di lei una simpaticona! In realtà dietro questo personaggio c’è del disagio… in un episodio uscito da poco si vede lei in casa con il marito alcolizzato. Lei è una donna che nonostante tutto lavora, si occupa delle figlie e della nipote e si sente dare del rottame dall’uomo che ha sposato. Se vivi in un paese piccolo, gestire certe malelingue non è facile, un certo vissuto ti rende apparentemente invulnerabile ma dentro sei fragile quanto un castello di sabbia.

Ognuno di loro che cosa ha in comune?

Nonostante abbiano caratteristiche e personalità differenti il loro comune denominatore è che rappresentano una società campidanese che abbiamo alle spalle. I tempi sono cambiati velocemente, tutto scorre altrettanto velocemente grazie anche alla tecnologia che avanzando sempre di più e limitando le nostre interazioni fisiche limita anche le nostre elaborazioni personali e dobbiamo abituarci velocemente a tutto. Gli Angius sono una finestra che si affaccia nel tempo, un tempo in cui effettivamente si stava bene e che oggi iniziamo a rimpiangere.

Molte delle sue storie trattano temi sociali. Ce ne vuole parlare?

Angius’House rappresenta uno spaccato della nostra quotidianità e con essa attraversa varie tematiche sociali. Il bullismo, l’abbandono, gli abusi psicologici, il maltrattamento degli animali, sono alcuni dei temi che ho trattato più di frequente. Vorrei sottolineare l’importanza di introdurre questi argomenti in un contenitore leggero che mi da la possibilità di svilupparli in maniera semplice e diretta.

Quanto tempo ci vuole per realizzare una puntata?

Tutto quello che vedete è esattamente la fotografia di ciò che nasce prima nella mia mente. Quando registro i video, visto da fuori sembro uno fuori di testa! Mi sposto da un punto all’altro molto velocemente per non perdere il pathos di quel momento. Mi viene molto naturale. Per realizzare un video a volte mi ci vuole anche una settimana o più. Ricordo che per l’episodio di halloween 2020 iniziai a lavorarci due mesi prima e infatti quel video è stato la chiave che successivamente ha aperto avvenimenti importanti. Oppure ci sono casi in cui faccio tutto in un giorno, specialmente quando faccio le collaborazioni e i promotori del video vogliono che vada lì. Nascono esattamente in quel momento. Magari arrivo sul posto che ho già un’idea ma poi il contesto può  portarmi a stravolgere tutto e ricominciare da zero.

Pensa che Angius’House potrebbe essere tradotta in italiano?

Assolutamente No, Angius’House è figlio indiscusso della lingua e della cultura sarda. Da anni molti mi chiedono: perché non lo fai anche in italiano?, così potresti lavorare anche fuori”. Questa domanda, o questo consiglio non richiesto mi fa arrabbiare tantissimo. Certe cose un italiano non sardo, non potrebbe capirle se non passa almeno un paio d’anni qui in Sardegna, dai! E poi non sarebbe giusto stravolgere una cosa che nasce e funziona in un modo solo per poter espatriare. Lo trovo scorretto non solo nei confronti del progetto stesso, ma soprattutto nei confronti del pubblico che si affeziona a quel prodotto perché è così. Perciò Angius’House non si tocca, il sardo lì dentro è indispensabile. Altresì sarebbe bello se venisse apprezzata in tutta Italia per quello che è. Se leggi la Divina Commedia tradotta in italiano, piena di approssimazioni e interpretazioni ti rendi conto che in volgare è tutta un’altra storia perché l’originale, è sempre l’originale e infatti la si ama.

Nel realizzare la serie ha qualche collaboratore oppure realizza tutto da solo?

Realizzo tutto da solo, ma spesso per certe parole in sardo mi faccio dare una mano dai miei. Mia madre ha un ruolo fondamentale perché spesso la voglio con me quando registro. Sa anche dirmi se una cosa è il caso di dirla o no, imparo tanto sulla sensibilità femminile. Voglio solo lei oppure Francesco, un mio carissimo amico. A lui affido molti dialoghi di Veronica e Michael perché conosce molto bene l’italiano ed ha una sensibilità simile alla mia. Il dialogo più bello che secondo me ha scritto è quello tra Veronica e zio Pietro. Quel video ce l’ho nel cuore.

Segue un copione durante le sue interpretazioni o scelta la trama fa avvenire tutto spontaneamente?

Non ho mai studiato recitazione, non conosco delle tecniche. Mi viene tutto molto naturale. Quando interpreto ognuno di loro Luigi non c’è più e a seconda della dinamica sento esattamente quelle emozioni. Se Marisa è arrabbiata sento vera rabbia, se Veronica è innamorata sento esattamente la sensazione dell’amore o se Patty è triste sento davvero la tristezza. È tutto molto spontaneo.

Qual è il personaggio a cui è più legato?

Sicuramente hanno tutti un po’ di me ma forse Veronica e Michael sono quelli che si avvicinano di più alla mia personalità. Se mi arrabbio po’ sono anche un po’ Marisa!

Qual è il messaggio che vuol fare arrivare al pubblico con Angius’House?

Tante risate e riflessioni importanti in quest’epoca in cui tutto va molto velocemente, epoca di conflitti e inimicizie. Abbiamo bisogno di staccare la spina e abbracciare noi stessi con leggerezza e ironia, senza mai dimenticare valori importanti come la famiglia e l’amicizia.

Chi è Luigi quando non sta sotto le luci dei riflettori?

Al contrario di quello che si può pensare io nella vita sono una persona un po’ più seria rispetto a come mi si vede nei video. Ricerco tantissimo la solitudine, mi piace la mia sola compagnia, è come se con me avessi costantemente un dialogo soprattutto nei momenti no, e questo migliora anche il pensiero creativo. Mi piace leggere, andare al cinema, ascoltare buona musica e cantare! Poi da un anno sto andando quasi tutti i giorni in palestra. L’attività sportiva mi sta aiutando tantissimo, non solo fisicamente ma anche psicologicamente. Sono meno nevrotico e più docile, mi concentro di più e ho meno ansia rispetto a un tempo. Sono una persona molto semplice, per me dopo Angius’House è cambiato poco, sono sempre io ma con un valore aggiunto e soprattutto sempre alla ricerca di nuovi stimoli. Odio essere trattato male senza motivo o quando le persone non hanno il coraggio di dirti che magari gli stai sulle scatole e sfogano la loro antipatia su di te assumendo atteggiamenti sgradevoli. Siamo adulti, le cose si affrontano diversamente (chi vuole intendere intenda).

Progetti per il futuro?

Ho tantissime idee, ma per il momento rimangono idee. Un progetto che vorrei al più presto realizzare è il libro di’ Angius’House! Però con calma, non ho fretta. Le cose arriveranno al momento giusto.

Che consiglio vuol dare a un giovane che vorrebbe avvicinarsi al mondo del web?

Tantissimi giovani puntano la fama e non il successo. Mi spiego: se tu hai un qualcosa di innato che ti contraddistingue, l’inizio della vittoria è riuscire ad esprimerla per te stesso. Quanti artisti ci sono che dipingono meravigliosamente e che purtroppo non emergono e quindi espongono? Eppure non smettono di dipingere ma soprattutto non smettono di essere artisti perché ciò che crei da zero è la massima espressione di te stesso. Quindi soprattutto ai giovani mi sento di dire di non limitare la loro creatività e non attribuirla a tutti i costi alla fama, perché a prescindere lo avete dentro e sarà per sempre. Cercate e capite qual è il vostro vero talento, provateci, perché se avete un sogno è giusto che lo seguiate, ma nel frattempo continuate ad esprimere tutto quello che sentite perché il successo sta lì, no nei consensi altrui, poi se arrivano bene, ma non snaturatevi mai e prima di tutto studiate!

Sledet.com ringrazia per l’intervista Luigi Bullita, e ad maiora!


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5 commenti su “Angius’House: intervista al content creator Luigi Bullita

  • Rita

    Carissimo Luigi io ti seguo dal inizio grazie a mio figlio (secondo me gli assomigli fisicamente)
    Grazie per aver condiviso con noi la nascita di
    ” Angius House ”
    Ti faccio i miei complimenti per la bellissima persona che sei.
    Traspare tantissimo dalle tue meravigliose storie.
    Bravissimo un abbraccio ????????????????????❤????????????

  • Maria Cristina

    Complimenti !! Sei un grande e bravo ragazzo ! E complimenti alla famiglia che ti ha cresciuto!Mi fai tanto ridere.

  • Gabriella

    Grande!!!!! Continua così sei bravissimo, ci tieni compagnia ci fai ridere impariamo dei termini in sardo che magari non avevamo mai sentito prima. Concordo su quello che hai detto riguardo a tradurre gli episodi in lunga italiana secondo il mio modesto parere non renderebbero!!! Il sardo è sardo…. Tutti bravissimi ma io adoro Marisa mi ci vedo tanto in lei. Le mamme siamo il pilastro della casa. Un abbraccio spero un giorno di incontrarti. È saludami meda meda giseledda.