Al Teatro degli Audaci di Roma in prima nazionale “Parlami d’Amore”: a parlarne è il regista Francesco Branchetti


In scena come protagonisti ci saranno Francesco Branchetti e Nathalie Caldonazzo  

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Lo spettacolo teatrale di Philippe Claudel dal titolo “Parlami d’Amore”, debutterà in prima nazionale al Teatro degli Audaci di Roma in prima nazionale dal 10 al 20 ottobre. In scena come protagonisti ci saranno Nathalie Caldonazzo e Francesco Branchetti che curerà con la sua grande maestria la regia. Sledet.com ha raggiunto il noto regista che ha parlato di questo emozionante spettacolo, che vedrà alternare momenti di grande ironia con altrettanti momenti di amarezza.

Al Teatro degli Audaci di Roma in prima nazionale, andrà in scena “Parlami d’Amore” di Philippe Claudel. Lei non solo è il regista ma insieme a Nathalie Caldonazzo ne è il protagonista. Vuol parlarci del testo di Claudel?
Parlami d’amore di Philippe Claudel è un testo che parla di una coppia che sta attraversando una profonda crisi e racconta come possano sgretolarsi in poco tempo i punti di riferimento e le fondamenta di un rapporto. È un testo che ha la capacità di indagare l’animo umano e di muoversi come un'”investigatore” alla ricerca della verità nel “privato” di un rapporto di coppia. Si tratta di un “viaggio” condotto con grande capacità di introspezione psicologica ma anche attraverso una straordinaria e pungente ironia che attraversa tutto il testo e lo spettacolo.

Come porterà in scena questo spettacolo?
Tenterò di coniugare studio antropologico dei personaggi con un allestimento di forte comunicatività che avrà le sue basi nella verità profonda con cui saranno portati in scena i personaggi e il loro difficile rapporto di coppia.

Potrebbe descriverci i personaggi interpretati sia da lei che da Nathalie?
Lui è un uomo che ha creduto fino in fondo nei “falsi” valori che la società spesso ci propina, successo, soldi, immagine… ha affrontato il suo percorso lavorativo ed umano mettendo sempre questi valori al primo posto con il risultato che possiamo immaginare disastroso per quanto riguarda tutto ciò che è famiglia e rapporti umani. Lei è una donna che ha creduto all’uomo di cui era innamorata, gli ha creduto fino in fondo e ha messo in secondo piano se stessa per la carriera di lui e si ritrova con un rapporto ormai logoro in cui è molto difficile salvare qualcosa ma chissà forse alla fine proprio per volontà di lei qualcosa di buono verrà fuori.

Le interpretazioni dei personaggi che cosa dovranno ricostruire?
Il profondo disagio di chi si ritrova in una vita che ha contribuito senz’altro a creare, ma nella quale non si riconosce più.

La scena vedrà alternarsi momenti di grande ironia con altrettanti momenti di amarezza. In che modo farà alternare questi passaggi?
E la scrittura stessa di Philippe Claudel che mi aiuta in questo, nella sua straordinaria capacità di far ridere, di far divertire andando in profondità nelle situazioni, nei personaggi, nei rapporti con grande acume psicologico ma con una straordinaria leggerezza di tocco.

La sua regia che cosa intenderà restituire al testo?
La straordinaria capacità di far ridere e di far divertire il pubblico unita ad una grandissima capacità di introspezione psicologica nei personaggi e nel rapporto di coppia che li unisce.

Quanta importanza sta dando alle scene e alle musiche?
Le scene hanno l’importantissimo compito di raccontare l’eccentricità che talvolta si accompagna alle classi sociali altolocate che alla forma danno infinita importanza.

Qual è il messaggio che vuole fare arrivare con “Parlami d’Amore”?
Voglio mostrare come il credere in valori sbagliati possa far naufragare qualsiasi viaggio possibile per una coppia e voglio mostrare come i sentimenti siano l’unica base fondante un rapporto sano di coppia.

Cosa può dirci lavorativamente parlando su Nathalie Caldonazzo?
È la prima volta che lavoriamo insieme e devo dire che mi sto trovando davvero molto bene sia lavorativamente che umanamente.

Per che cosa si caratterizza questo spettacolo?
Per la grande comunicatività della scrittura che sto tentando di trasferire nel mio allestimento e nella mia messa in scena.

Vuole aggiungere altro?
Mi auguro che lo spettacolo abbia successo, che faccia divertire il pubblico e che lo faccia anche un po’ riflettere.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Francesco Branchetti, e ad maiora!

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