A teatro Coro di donna e uomo. A parlare del recital è il regista Francesco Branchetti che sarà in scena con Barbara De Rossi


Il recital a due voci del drammaturgo Gianni Guardigli

Intervista di Desirè Sara Serventi

Saranno in scena al teatro Ciak a Roma il 15 maggio, l’attore e regista Francesco Branchetti e Barbara De Rossi, in un recital a due voci dal titolo “Coro di donna e uomo”, del drammaturgo Gianni Guardigli. Uno spettacolo che ogni volta riesce a catturare l’attenzione del pubblico per i temi trattati e per l’esemplare interpretazione data da Francesco Branchetti e Barbara De Rossi. Sledet.com ha raggiunto Francesco Branchetti che ha parlato dello spettacolo tanto atteso dal pubblico.

Lei e Barbara De Rossi sarete a teatro nel recital “Coro di donna e uomo”. Lo spettacolo è stato scritto appositamente per voi, dal drammaturgo Gianni Guardigli?
Sì e devo dire che mi hanno colpito molte cose nel testo meraviglioso che Gianni Guardigli ha scritto per me e Barbara, mi ha colpito la sua capacità di raccontare nella loro complessità i rapporti tra uomini e donne e di farlo conducendo lo spettatore in un viaggio poetico che parte dall’antichità e arriva ai giorni nostri passando attraverso i secoli e scandagliando, attraverso i grandi personaggi maschili e femminili della storia del teatro e attraverso personaggi comuni, le tortuose e spesso dolorose relazioni che hanno caratterizzato e caratterizzano il rapporto tra uomo e donna.

Cosa racconta nello specifico?
Si tratta di un giro del mondo spaziale e temporale che ha per protagoniste donne di ieri e di oggi, pronte ad alzare la voce contro società troppo spesso disumane. Il nostro viaggio parte dalla mitologia greca e da personaggi come Fedra e Andromaca, che cantano le dolenti note di un destino sprezzante. Si prosegue poi con Lady Macbeth, ferocemente attratta dal potere mondano. E si arriva fino alle fragili eroine dei giorni nostri, donne come Saida, che dà voce al popolo algerino vessato dalla guerra civile degli anni Novanta. Mentre mariti, figli, padri e fratelli cercano di ritagliarsi uno spazio nel mondo, ogni singola voce di donna diventa elemento di un coro che canta la necessità di una redenzione. E in un toccante contrappunto, due donne di oggi delineano storie dai destini divergenti: entrambe hanno incontrato un amore sbagliato e sono entrate nel tunnel della violenza “travestita da amore”. Una sola, però, è tornata a vedere la luce.

Coro di donna e uomo è un recital a due voci. Ci potrebbe spiegare in che modo vengono create il coro e la polifonia?
Si tratta di emozioni che prendono una forma e lo fanno attraverso la voce che piano piano diventa un coro di voci e si frammenta per diventare polifonia che evoca mondi e sentimenti e dolori e ci parla a cuore aperto della complessità dei rapporti e dei sentimenti tra uomo e donna.

Insieme a Barbara De Rossi, lavorativamente parlando avete raggiunto un’intesa professionale che emerge in scena. A suo avviso quanto conta la sintonia tra attori e regista, per la riuscita di uno spettacolo?
A mio avviso conta moltissimo, Barbara De Rossi è una delle attrici più talentuose nel panorama italiano Lavoriamo insieme da più di 5 anni e abbiamo affrontato molti testi insieme ed è stato sempre un grande piacere dividere la scena con lei per la sua grandissima professionalità, per la sua grandissima disponibilità a mettersi in discussione tramite le prove e durante le repliche; è molto raro trovare un attrice così importante e così umile al tempo stesso e credo che sia questo che la distingue e la rende speciale davvero.

Lei in questo spettacolo interpreta una serie di personaggi classici e moderni. Per che cosa si caratterizzano?
Credo che ogni personaggio porti in scena un diverso aspetto della psicologia maschile e delle caratteristiche comportamentali che lo rendono unico e archetipo di una tipologia di maschilità.

Per quanto concerne i personaggi femminili interpretati da Barbara De Rossi, che elementi hanno in comune le eroine di matrice classica, con i personaggi del tardo ottocento fino ad arrivare a quelle più attuali?
Le donne interpretate da Barbara hanno in comune strazio, travaglio e istanze drammatiche che nascono quasi sempre dal rapporto con l’uomo e comunque sono voci che tratteggiano un grande quadro multicolore che chiede giustizia e pietà. Giustizia agli uomini e pietà agli dei e a Dio. Credo sia questo, insieme alla sofferenza e alla solitudine l’elemento che hanno in comune i personaggi femminili delle varie epoche e culture.

In coro di uomo e donna vengono messe in evidenza certe problematiche e similitudini delle varie epoche. Quali per la precisione?
Sicuramente vengono messi in evidenza i lati più oscuri e dolorosi del rapporto tra uomo e donna ma in alcuni episodi anche la grande solidarietà che può esserci tra uomo e donna.

Cosa può dire riguardo l’interpretazione di Barbara De Rossi?
Credo che sia riuscita a dare voce veramente al dolore delle donne e lo abbia fatto riuscendo a raccontare problematiche e drammi che dall’antichità sono arrivati fino al presente di tutti noi e alla più tragica attualità.

Qual è a suo avviso la difficoltà principale nell’interpretare questi personaggi?
La difficoltà risiede nel dover assumere profili psicologici e comportamentali totalmente diversi in epoche diverse e in culture totalmente diverse tra di loro.

Lei cura anche la regia di questo spettacolo. Su cosa ha puntato?
Sul lavoro interpretativo di entrambi e sul creare musiche e luci che raccontassero con efficacia questo viaggio temporale e spaziale così doloroso nel rapporto tra uomo e donna.

Potrebbe spiegare l’importanza delle musiche in un recital a due voci, dove i temi trattati non sono sicuramente dei più semplici?
Qui la musica è un personaggio vero e proprio che racconta emozioni, dolori, sentimenti e sensazioni che arrivano al cuore dello spettatore.

Potrebbe raccontare un aneddoto capitato durante le prove?
Per quanto mi riguarda ricordo con grande emozione le prove sull’episodio centrale allo spettacolo tra marito e moglie.

Quando sarete in scena?
Saremo in scena al teatro Ciak a Roma il 15 maggio.

Vuole aggiungere altro?
Mi auguro che lo spettacolo venga vissuto dal pubblico con lo stesso cuore che ci mettiamo noi nel farlo.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Francesco Branchetti, e ad maiora!

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