L’onore dei fratelli: a tu per tu con l’autore del libro, Marco Deambrogio 1


“È il mio primo romanzo e a differenza degli altri libri pubblicati non è autobiografico ma il frutto della mia fantasia, mischiato al vissuto d’azione sul campo”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Ha alle sue spalle un percorso di vita avvincente e all’insegna dell’avventura, dove ogni storia da lui raccontata è ricca di fatti che incuriosiscono le persone. Qualsiasi cosa decide di fare, che sia attore, scrittore o avventuriero, lo fa con grande passione e dedizione, elemento ben visibile e tangibile. Nella sua vita ha scritto tanti libri autobiografici, e ognuno di essi ha riscosso un grande successo, recentemente è uscito il suo primo romanzo dal titolo “L’onore dei fratelli”, un manoscritto che sta ricevendo tra i lettori ottime recensioni. Sledet.com ha raggiunto Marco Deambrogio che si è raccontato.

Lei è uno scrittore, attore e avventuriero. Se le chiedessi di raccontarsi cosa risponderebbe? 

Che sono nato per essere libero e non mi ci riconosco in nessuna delle espressioni. Io sono un’entità non codificabile: non esisto, forse l’elemento in cui mi ci riconosco di più è l’acqua, il fiume, che si adatta e infiltra ovunque, corre sempre libero nonostante gli impedimenti naturali. Semplicemente ho scelto di vivere una vita in modo semplice e di seguire l’istinto ancestrale che scorre nel mio sangue, di osare, di buttarmi in ciò che mi diceva lo spirito guida ed il corpo, poi mi piace sperimentare, imparare, perdere o vincere non conta, quello che mi stimola è il cambiamento repentino, codificare il senso del mio tempo con desiderio di conoscenza e gioia. Il tutto fatto a ritmi lentissimi, per me la velocità dei nostri tempi andrebbe bandita dal vocabolario. Ma soprattutto ogni cosa che faccio l’ho sempre fatta con amore non pensando mai a raggiungere degli obiettivi, o al guadagno materiale, e poi non sono competitivo mi piace giocare con il dono della vita e prendermi cura di ogni giorno che scorre sul calendario. Inoltre avventuriero, attore, o scrittore per me equivalgono a panettiere, operaio o impiegato, non c è alcuna differenza: quello che conta è avere un lavoro onesto in cui non devo mai scendere a compromessi o inchinarmi davanti al potente di turno o sorridere alle sue battute come molti giullari di corte dei nostri tempi. La libertà di cui parlo sempre, è insita in noi e io posso essere un uomo libero anche dentro a una prigione. Le sbarre di ferro io le trasformo in farfalle con la mia immaginazione. Ecco perché il lockdown a me non ha fatto fare una piega, anzi l’ho prolungato di altri mesi, io sto molto bene anche chiuso tra quattro mura, le pareti scure io le trasformo in laghi blu e foreste incantate, mi basta pochissimo per essere felice, meno cose ho meglio è, e non mi lamento mai degli eventi straordinari che possono capitare lungo il cammino: ringrazio Dio ogni giorno di avermi donato la vita e di avere la salute. Anzi per me i problemi sono opportunità, prediligo il silenzio e la solitudine, i guelfi e i ghibellini e le loro urla nelle arene non mi appartengono.

“L’onore dei fratelli”. È questo il titolo del suo romanzo. Che cosa racconta? 

È il mio primo romanzo e a differenza degli altri nove libri pubblicati non è autobiografico ma il frutto della mia fantasia, mischiato al vissuto d’azione sul campo, gli anni delle lunghe esplorazioni e avventure sono la ribalta della storia: tutti i luoghi in cui è ambientato il libro li ho visti con i miei occhi in sella alla mia moto o in auto. Nelle pagine si narra di amicizia, fratellanza, amore, valori morali, lotta tra il bene il male, il risorgere dalle proprie ceneri, gli sbagli fatti che possono trasformarsi in riscatto, le coincidenze e i segnali che dovremmo ascoltare invece di fare finta di nulla e procedere sempre a testa bassa: alzare più spesso gli occhi al cielo e poi  il viaggio…

Come nasce l’idea di scrivere questo libro? 

Da dieci anni lavoravo a questo manoscritto, a fasi intermittenti, mi ero riproposto che prima di passare a miglior vita e tornare alla “sorgente” volevo pubblicare un romanzo, la mia infinita creatività ha bisogno di trovare degli spazi di condivisione con gli altri. Io amo scrivere, viaggiare, comporre la mia musica con la chitarra, dipingere, insomma mi piace tutto dell’arte e della vita, l’unica cosa che non mi piace sono le continue polemiche dei nostri giorni: fiato sprecato, ognuno ha già dentro di sé il tesoro! L’oro in senso metaforico …

Su quali basi ha scelto il titolo? 

Il titolo era già dentro la mia anima. Il senso dell’onore è sempre stato presente nel mio vissuto: la parola data, il rispetto dei propri propositi vocali che va sempre e dico sempre applicato ai fatti. Alle parole fuoriuscite dalla bocca devono seguire i gesti. Altrimenti è tutta una farsa.

Vuol dire qualcosa riguardo la fratellanza dei protagonisti del romanzo?

Per quanto riguarda la fratellanza dei protagonisti del romanzo, credo sia il sogno di tutti noi di avere amici, fratelli del calibro di Zeliko, Andrey, Paolino, Saverio e Pietro. Ma molte volte la cruda realtà si scontra con la fantasia.

Nello specifico qual è il filo conduttore della storia? 

Non voglio svelare nulla del contenuto del romanzo. Chi è interessato deve leggerlo. Essendo una storia molto complicata e che si svolge in varie parti del mondo in contemporanea se svelassi qualcosa rovinerei la sorpresa. Vorrei precisare che il romanzo non è disponibile in libreria ma solo su Amazon che ha avuto l’esclusiva sulla distribuzione.

In questo romanzo che cosa rappresenta il tatuaggio? 

Il tatuaggio è l’unico dettaglio che ho anticipato nella sinossi dei contenuti. Dentro un tatuaggio di un galeotto si trova la chiave di volta della storia.

Che cosa rappresentano invece per lei i tatuaggi? 

Per me i tatuaggi avevano un valore importantissimo perché fatti in un’epoca storica, misteriosa e gloriosa. L’epoca in cui i tatuaggi se li facevano i pirati, i navigatori, i carcerati: quei tatuaggi avevano un senso logico, era la tradizione di una storia umana unica, anche se dolorosa. I tatuaggi invece moderni, sono la rappresentazione dell’epoca buia che stiamo vivendo: il KalI Yuga, l’epoca dell’ego sproporzionato, dell’esibizionismo sulla pelle, molti si tatuano solo per farsi notare, con simboli di cui non hanno alcuna conoscenza o addirittura significato, ho visto con i miei occhi degli scempi e vere violenze cutanee: ferri da stiro, bottiglie di coca cola, accendini, simboli Maori che ai veri Maori farebbero accapponare la pelle.

Che stile ha scelto di usare? 

Lo stile di Marco. Un non stile. L’improvvisazione e la sincerità degli intenti.

Con “L’onore dei fratelli”, qual è il messaggio che vuole trasmettere ai lettori? 

Il messaggio che voglio mandare è quello che tutti possiamo guarire dalle ferite della vita, anche se qualcuno ci ha tradito, deluso e illuso, dietro ad un angolo possiamo sempre ritrovare un’anima gemella che ci potrà aiutare, ascoltare e ridare fiducia nel futuro. Inoltre cercare sempre di essere autentici: via le maschere a costo di fare terra bruciata.

Lei è noto per essere un grande avventuriero e aver incontrato tante persone, è corretto?

Come diceva Fedor Dostoevskij e come ha ribadito il mio caro amico Nicolai Lilin, l’autore russo di “Educazione Siberiana” che ha fatto la prefazione al mio nuovo romanzo: “ogni scrittore intinge sempre la penna nel proprio sangue”.

Per che cosa si differenzia questo suo nuovo lavoro autoriale dagli altri suoi libri? 

Questo nuovo lavoro apre nuovi scenari forse in futuro mi dedicherò alla stesura di romanzi, si è chiusa l’epoca dei libri autobiografici, o forse questo romanzo sarà il primo e l’ultimo della mia vita. Mi piace cambiare idea sulle cose non importanti, siamo in continua evoluzione, il Marco di stamattina non è lo stesso di ieri sera.

Che cos’è per lei la scrittura? 

La scrittura è un amante fedele non mi tradirà mai.

Qual è stata la parte più difficile che ha affrontato in questo suo lavoro di scrittura? 

Non esiste una parte difficile, scrivere è semplice per me, naturale, non appartengo a quella categoria di autori che hanno bisogno di soffrire o bere buon vino o altro per creare, io scrivo come il panettiere impasta il pane. Quando non mi va di scrivere vado a fare una passeggiata. L’ispirazione arriva prima o poi, inoltre io ho un serbatoio infinito di magnifici ricordi che potrei pubblicare altri mille libri. Mi basta ripensare a un giorno qualsiasi del passato che la tastiera inizia da sola a volare.

Chi è Marco quando non è impegnato sul set o nella scrittura? 

Marco è un eremita, non fa vita mondana, esce raramente, ama per lo più stare da solo, esce pochissimo di casa, legge tremila libri, suona la chitarra, accende il su Van ogni tanto e sta via qualche mese on the road per ricordare e ravvivare i giorni felici: la fuga è sempre stato il suo forte.

Che consiglio vuol dare alle persone che leggeranno la sua intervista? 

Il mio consiglio è di ritagliarsi sempre uno spazio vitale di indipendenza. E di non mollare mai! Di credere nei propri sogni. I miracoli sono dietro l’angolo.

Attualmente in cosa è impegnato?

Vivo l’attimo fuggente. Non faccio mai troppi progetti. Io applico l’economia mentale: una sola cosa alla volta.

Vuole aggiungere altro?

Buona giornata a tutti voi… Grazie per avere dedicato il vostro tempo per leggere questa intervista.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Marco Deambrogio, e ad maiora!


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Un commento su “L’onore dei fratelli: a tu per tu con l’autore del libro, Marco Deambrogio

  • Giancarlo Guerreri

    Marco è una splendida persona, un caro amico con il quale condivido molti aspetti della Sua Visione del Mondo. Ho letto il romanzo e sono stato colpito dalla trama intrigante e dalla limpidezza della narrazione. Marco ti coinvolge col le parole che diventano medicine per l’anima, la Sua onesta’ intellettuale e la profonda coerenza, ci fanno riflettere sui veri Valori che sembrano scomparsi dal palcoscenico della vita. Un romanzo da leggere e da considerare un caro amico da consultare con affetto fraterno. Giancarlo Guerreri