Intervista all’attrice Anna Ferruzzo


“Ho avuto l’opportunità di lavorare con grandi registi e con grandi attori, al Cinema come in Televisione, e ognuna di queste esperienze mi ha arricchito sia a livello umano che professionale”

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Nasce come attrice teatrale, Anna Ferruzzo, mostrando fin da subito la sua naturale predisposizione verso il mondo della recitazione, predisposizione che la porterà ben presto ad essere notata anche nel grande schermo. Un curriculum lavorativo di tutto rispetto quello di Anna, che ha dimostrato negli anni, di poter interpretare qualsiasi ruolo venga lei affidato sia si tratti di ruoli drammatici che di commedie. La Ferruzzo infatti, riesce a dare veridicità a qualsiasi personaggio le viene affidato, riuscendo a superare con naturalezza le difficoltà che delle volte il copione impone. Esemplare infatti è stata la sua interpretazione nel film di Fabio Mollo dal titolo “Padre d’Italia” con Luca Marinelli, dove è stata candidata ai Nastri d’Argento come migliore attrice non protagonista. Sledet.com ha raggiunto Anna Ferruzzo, che ha parlato dei suoi lavori e dei suoi attuali impegni a teatro con lo spettacolo “La gente di Cerumi” scritto da Vincenzo Cerami, e che oltre lei, vede in scena il noto attore, Massimo Wertmüller.

Lei nasce come attrice teatrale?
Nasco come attrice teatrale, e devo ammettere che i miei esordi non sono raccontati da nessun curriculum perché ero davvero molto giovane. Non avevo compiuto neanche diciotto anni quando feci il mio esordio in una compagnia teatrale tarantina con lo spettacolo “Il Sesso degli angeli”. Prima che questo diventasse il mio unico lavoro, è passato molto tempo. Per anni ho alternato partecipazioni a spettacoli teatrali a periodi in cui, per guadagnare e vivere, facevo altro. Da questo punto di vista sono state fondamentali le mie collaborazioni con le compagnie teatrali “Crest” e “Liberamente”. Con loro ho potuto completare la mia formazione ed ho capito che la mia passione per il Teatro, per la recitazione poteva diventare realmente il mio lavoro. E dopo tanti anni di esperienze teatrali, un po’ per caso, è arrivato il Cinema.

Ha detto “per caso”?
Sì, il caso ha giocato un ruolo molto importante. Il regista Edoardo Winspeare è venuto a vedermi a Teatro. Alla fine dello spettacolo mi ha aspettato per conoscermi e parlarmi di un suo progetto. Mi ha detto che stava per girare un film a Taranto, la mia città d’origine, e che era alla ricerca di un’attrice della mia età che fosse, appunto, originaria di Taranto, aggiunse che gli ero piaciuta molto, e che c’erano per me grandi possibilità che io diventassi la protagonista del suo film.

Lei cosa rispose?
Francamente ero molto sorpresa e piuttosto frastornata. Non conoscevo Edoardo Winspeare e non avevo mai visto i suoi film. Pensai che sarebbero rimaste parole e che il progetto non si sarebbe concretizzato anche se, con una segreta speranza nel cuore, sono andata a cercare i film che Edoardo Winspeare aveva girato per vedermeli e ho scoperto un grande regista.

Poi cosa accadde?
Continuai la mia tournée teatrale come se nulla fosse. Non volevo confessarlo neanche a me stessa ma segretamente speravo che questo regista si rifacesse sentire, cosa che infatti accadde un mese dopo.

Che cosa le disse?
Mi contattò perché voleva che facessi un provino da sottoporre ai produttori del film, forse ne è seguito un altro, non ricordo, e infine mi ha confermata come protagonista per il suo film “Il miracolo”. Qualche mese dopo il film venne selezionato, in concorso, alla 60° edizione del Festival del Cinema di Venezia.

Che cosa le ha insegnato questa esperienza?
Sicuramente che bisogna farsi trovare sempre pronti e che nel lavoro non bisogna mai risparmiarsi. Quando si ama quello che si fa, bisogna metterci passione e impegno. Stare in scena è un privilegio, una specie di cura per l’anima e l’anima bisogna darla sempre al pubblico, a prescindere da chi ci sarà quella sera in platea. Nel mio caso, la mia passione per il Teatro, credo anche la mia generosità in scena mi hanno premiata. Da quel momento in poi la mia carriera ha preso un’altra strada.

Nonostante la passione per il teatro decise di esplorare il mondo del cinema. E’ corretto?
Diciamo che ero arrivata ad un punto in cui esplorare altre strade era diventato necessario. Credo che la mia carriera cinematografica abbia avuto inizio proprio per questo motivo. Ma anche al Cinema, come sempre nella vita, bisogna avere le occasioni giuste, gli incontri importanti e, per fortuna, ciclicamente ho avuto la possibilità di recitare in ruoli belli, in film importanti che mi hanno fatto amare quello che stavo facendo. Ho avuto l’opportunità di lavorare con grandi registi e con grandi attori, al Cinema come in Televisione e ognuna di queste esperienze mi ha arricchito sia a livello umano che sul piano professionale. Se mi guardo indietro non c’è davvero un solo ruolo al quale io non sia rimasta legata, al quale io non abbia regalato un pezzetto del mio cuore.

Che tecniche utilizza per calarsi nel migliore dei modi nel personaggio che deve interpretare?
Secondo me quando si è a teatro la difficoltà maggiore sta nel riuscire a trovare il mix perfetto tra la tecnica pura, per utilizzare al meglio la voce e il corpo e la verità delle tue azioni i in scena.

Invece al cinema?
Al cinema è diverso, devi cercare soprattutto la verità, almeno io provo a cercarla sempre nelle mie interpretazioni. Ovviamente, parlando di Cinema, la verità potrebbe sembrare un ossimoro ma io credo che dare veridicità alle emozioni del personaggio che si interpreta, debba essere per un attore la priorità.

In che modo si da veridicità al personaggio?
Attingendo al proprio vissuto, alle emozioni, a quello che ognuno di noi conserva dentro di se, all’enorme bagaglio emotivo che la vita ci ha fornito negli anni. Sono le sfumature che colorano e rendono unici i personaggi e i colori dei personaggi sono, inevitabilmente, i colori dell’attore che li interpreta sulla scena o sul set.

Alcuni sostengono che il vero attore si riconosce da come recita a teatro. E’ d’accordo?
Sono d’accordo in parte. Ci sono grandi attori di teatro che non sempre riescono ad essere credibili al cinema e bellissime facce da cinema che non riescono ad essere credibili a teatro. Per quanto mi riguarda credo sia necessario alternare le due Arti. Il Teatro mi ricarica e mi emoziona, il cinema mi diverte e riesce a sorprendermi sempre. Alle volte mi sembra di aver girato una scena in un modo e poi, invece, guardando il film montato, dopo un po’ di tempo, scopro particolari, espressioni del mio volto delle quali non ero neanche consapevole.

Quali sono i ruoli che preferisce interpretare?
Diciamo che ho una naturale propensione per i ruoli drammatici.

Quale reputa l’esperienza più significativa?
Una esperienza davvero indimenticabile per me è stata quella nel film “Marpiccolo” regia di Alessandro Di Robilant.

Per quale motivo?
Perché era un film molto bello, perché interpretavo un ruolo splendido e perché ho girato nella mia città, a stretto contatto con un gruppo di donne di un quartiere difficile e problematico di Taranto. Trascorrere tanto tempo con queste ragazze sempre sorridenti e disponibili con noi tutti, nonostante le quotidiane difficoltà delle loro vite reali, mi ha fa scoprire aspetti inediti e bellissimi della mia città. Sono state straordinarie, mi hanno accolta come se veramente fossi una di loro, è stata una bella esperienza, soprattutto emotiva.
Lei fa parte del cast insieme a Luca Marinelli, del film di Fabio Mollo, ovvero, “Il padre d’Italia”.

Vuol parlarne?
E’ un’esperienza professionale alla quale sono molto legata anche perché nel 2017, con l’interpretazione di Nunzia nel film di Fabio Mollo, sono stata candidata ai Nastri d’Argento come migliore attrice non protagonista. Fabio Mollo è un giovane regista molto bravo che si è saputo conquistare un ruolo importante nel Cinema italiano. Pur essendo giovanissimo sa esattamente quello che vuole dagli attori e riesce a prendere il meglio da loro sul set… metà delle mie scene su quel film sono nate su improvvisazione, e questo è possibile solo quando il regista ti mette nelle condizioni di lavorare con tranquillità e al massimo delle tue possibilità. Fortunatamente sono molti i giovani, talentuosi registi italiani con i quali ho avuto il piacere di collaborare. Tra le esperienze più recenti mi piace ricordare due film da poco usciti in sala: “In Viaggio con Adele” di Alessandro Capitani e “Ovunque proteggimi” di Bonifacio Angius. Due film diversissimi tra loro ma che amo molto e che stanno raccogliendo ovunque consensi e riconoscimenti.

Dove la vedremo prossimamente?
Ho girato una commedia con la regia di Emiliano Corapi dal titolo “L’amore ha domicilio” con protagonista Miriam Leone. E’ una storia d’amore molto particolare e il mio è un ruolo divertente, lontano dallo stereotipo di mamma italiana, spero sappia divertire ed emozionare. E poi ho finito di girare da poco una fiction per Canale 5, si chiama “Made in Italy” ed è diretta da Ago Panini e Luca Lucini. E’ il racconto coraggioso e complesso della storia della moda italiana nel mondo, ci sono tutti i presupposti per vedere della bella televisione. E’ una fiction girata con grandi mezzi e con dei protagonisti importanti.

Chi è Anna quando sta lontana dalle luci dei riflettori?
Una donna sufficientemente serena, una persona alla ricerca perenne della tranquillità. Nel tempo libero leggo molto, soprattutto in viaggio e ho una passione per il cucito, mi rilassa e mi diverte. Ho ereditato questa passione da mia madre che era una sarta. Mi piace cucirmi gli abiti e riadattarmeli addosso, è un anti stress che consiglierei a tutti.

Che consiglio può dare ai giovani che vorrebbero intraprendere la sua professione?
Quello che consiglio a tutti è di studiare sempre e di fare il proprio lavoro con passione senza porsi come obiettivo principale la popolarità o, peggio la sola riconoscibilità. La recitazione, prima di tutto, è una cura per l’anima di chi la fa e di chi la fruisce, a Teatro, come al Cinema. Chi riesce a fare della propria passione un lavoro è già un privilegiato. Tutto il resto, successo o popolarità dovrebbero essere incidentali nella vita di un artista.

Attualmente in cosa è impegnata?
Sono impegnata a teatro, insieme a Massimo Wertmüller, con lo spettacolo “La gente di Cerami” una serie di piccoli racconti scritti da Vincenzo Cerami e messi in scena da Norma Martelli, con le musiche di Nicola Piovani. Saremo in scena con “La gente di Cerumi” dal 7 marzo al 17 marzo al Teatro Vittoria a Roma. Poi devo completare le riprese dell’opera prima di Niccolò Castelli dal titolo “Atlas”.

Progetti?
Per scaramanzia non parlo mai dei progetti in evoluzione. Sicuramente, nei prossimi giorni, seguirò in Tv il ritorno del Commissario Montalbano. Sono una appassionata lettrice dei romanzi di Camilleri ed una estimatrice della sua trasposizione cinematografica. Quest’anno, poi, ho avuto il piacere e l’onore di partecipare al primo episodio de “L’altro capo del filo”.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Anna Ferruzzo, e ad maiora!

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