Concordia Hospital: intervista al chirurgo ortopedico Paolo Scarso 2


“Il cortisone nei tendini e nei muscoli può essere dannoso perché può portare a un riassorbimento o una disgregazione tendinea, mentre fatto dentro l’articolazione non da nessun tipo di problema”

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Ha fatto della sua passione il suo lavoro il chirurgo ortopedico Paolo Scarso, un medico che si è fatto un nome degno di stima non solo tra i colleghi, ma in particolare tra i pazienti che decidono di affidarsi alle sue cure. Presta la sua attività presso il rinomato Concordia Hospital di Roma dove, orami da anni, fa parte dell’equipe medica del noto professor Giovanni Di Giacomo. Il chirurgo ortopedico è specializzato sia nella spalla che nel ginocchio e sa bene, come specialista, che non sempre il paziente va indirizzato ad un intervento chirurgico, considerando che spesso molte persone possono essere trattate conservativamente evitando così, interventi che di fatto non sono necessari, anche perché per il dottor Paolo è ben chiaro che davanti a lui vi sono delle persone ed è per questo che si rapporta con loro in maniera amichevole evitando così il distacco che vi può essere tra paziente e dottore. Sledet.com ha raggiunto il dottor Paolo Scarso che ha parlato dell’artosi alla spalla, della capuslite, e di alcuni trattamenti riabilitativi e non solo.

Quando nasce la sua passione per la medicina?
Sin da quando ero bambino ho guardato al lavoro di mio padre con ammirazione e stima, già da piccolo volevo fare il medico e quando ho fatto i test per entrare in medicina dissi a mio padre “se oggi ho sbagliato i quiz butto via 18 anni di sogni”. Qualsiasi dubbio medico o incertezza l’ho sempre confrontata con lui che per me è stato un valore aggiunto inestimabile oltre che un modello da raggiungere.

Dove si è formato?
Mi sono formato presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Messina, e anche parte della mia specializzazione è stata fatta a Messina.

Il suo interesse è stato fin da subito rivolto verso la chirurgia ortopedica?
No. Inizialmente ero indirizzato verso la chirurgia vascolare.

Cosa la spinse a cambiare idea?
Cambiai idea durante una settimana bianca in Trentino. Un mio carissimo amico si ruppe tibia e perone e, per star lui vicino, entrai in sala operatoria con l’ortopedico che doveva operarlo. È in quella circostanza che iniziai a interessarmi alla chirurgia ortopedica.

La interessò a tal punto da cercare una chirurgia specialistica a Messina. È corretto?
Sì, quando iniziai la specializzazione seguii il professor Spinelli, un qualificato chirurgo vascolare, poi, dopo essermi reso conto che ciò che mi appassionava realmente era la chirurgia ortopedica, chiesi la tesi in ortopedia e per la precisione sulla protesica d’anca.

Durante il periodo della sua specializzazione frequentò diversi ospedali. Per quale motivo?
Iniziai la specializzazione a Messina ma poi, al Policlinico Universitario di Messina si faceva solo traumatologia e quindi, per ampliare le nostre conoscenze, ci permettevano di frequentare altre cliniche, ospedali e strutture di livello. Sono stato in una clinica a Villa San Giovanni, in cliniche sia a Messina che a Reggio Calabria, poi a Cortina d’Ampezzo per citarne alcune.

Quale medico seguiva?
Seguivo sia in sala operatoria che nel suo ambulatorio il dottor Roberto Simonetta, un ortopedico di Reggio Calabria che, a mio avviso, per quel che concerne il Sud, è uno dei migliori ortopedici del ginocchio e tra l’altro, essendo allievo di Mariani, mi ha trasmesso grande interesse e conoscenze trascorrendo molte ore tra ambulatori e sala operatoria.

Poi cosa accadde?
Quando stavo per terminare la specialistica, chiesi a Roberto Simonetta di mandarmi da qualcuno specializzato nella spalla, così da poter apprendere nuove cose, e fu allora che mi propose di andare a Roma, al Concordia Hospital dal professor Giovanni Di Giacomo, il miglior specialista per quel che concerne la spalla e non solo.

Lei chiese di poter fare la tesi di specializzazione dal professor Giovanni Di Giacomo?
Esatto, chiesi di fare da lui la tesi di specializzazione sull’instabilità gleno-omerale e, a qualche settimana dalla mia specializzazione, Di Giacomo mi chiese di rimanere a Roma e far parte quindi della sua equipe. Ovviamente accettai subito, oltre al professor Di Giacomo ho ricevuto insegnamenti e consigli anche dai Senior del team: Costantini, De Vita, De Gasperis e da allora continuo a prestare la mia attività presso il Concordia Hospital, anche perché ho voglia di crescere e la qualità e la tipologia di pazienti e di casistiche che abbiamo al Concordia, sono veramente per me fonte inesauribile di continua crescita professionale.

Lei accompagna spesso, in giro per il mondo, il professor Di Giacomo?
Sì lo seguo spesso nei vari corsi e congressi internazionali. Sono stato insieme a Giovanni anche in una clinica di Shanghai, da dove subito dopo, mi fu fatta un’offerta di lavoro, che decisi di rifiutare in quanto la loro tipologia di vita è troppo diversa dalle nostre abitudine e in ogni caso ho preferito indubbiamente restare a Roma e nello specifico al Concordia Hospital.

Cosa può dire lavorativamente parlando sul professore?
Posso dire che è un ottimo maestro, è molto altruista e non ha problemi nell’insegnare agli altri giovani medici le sue conoscenze. Lui fa tantissimo per i colleghi, devo dire che non ho mai sentito dire a Giovanni: “questo collega non lo faccio venire al Concordia per una fellowship”, lui è aperto verso tutti e va oltre le antipatie o le simpatie. Chiunque si presenti, sia esso un medico o un fisioterapista e vuole confrontarsi, parlare o venire in sala operatoria per capire come lavora un chirurgo, per lui non ci sono problemi, e questa sua caratteristica la sta inculcando alla sua equipe.

Ha nominato i fisioterapisti. La fisioterapia è importante in questo campo?
La fisioterapia è molto importante, anche perché i fisioterapisti sono in grado, se sono ben preparati, di risolvere tanti problemi. Per questo è importante che il fisioterapista indirizzi sempre il paziente ad un consulto con l’ortopedico, tanto poi sarà lo stesso specialista, effettuata una diagnosi di certezza, a reinviarlo da loro.

In cosa è specializzato nello specifico?
Io sono specializzato sia nella spalla che nel ginocchio.

È più difficile da trattare la spalla o il ginocchio?
La spalla è un po’ più difficile da trattare.

Per quale motivo?
È un’articolazione particolare in quanto è la più mobile del corpo umano. Sui libri di testo spesso la si paragona a una foca che regge una palla sul muso. Serve un complesso equilibrio perché tutto funzioni a regola d’arte così come natura l’ha fatta.

Le persone sono più soggette a problemi al ginocchio o alla spalla?
Diciamo che ci si fa più male al ginocchio che non alla spalla, anche se va precisato che molte patologie della spalla sono in evoluzione.

Che cosa intende dire con evoluzione?
Che siamo sempre lì ad aggiornarci, a migliorarci, a capire quando una spalla ha davvero il bisogno di essere operata o semplicemente va trattata conservativamente evitando così di subire interventi non necessari.

Parlando di dolore, è cambiata la mentalità delle persone?
Il dolore è il motivo principale che porta il paziente dal medico o – in questo caso – dal chirurgo ortopedico. I tempi sono, per fortuna, cambiati e sempre più pazienti si rivolgono al chirurgo ortopedico se si fanno male al ginocchio o alla spalla, perché non intendono soffrire per un dolore che può essere eliminato.

Potrebbe parlarci dell’artrosi alla spalla?
Bisogna precisare che vi sono diversi tipi di artrosi della spalla. Possiamo avere una artrosi dovuta a una degenerazione cartilaginea e quindi, a un invecchiamento precoce, ma ci possono essere delle artrosi secondarie dovute ad altri tipi di patologie, come può essere una lesione massiva della cuffia dei rotatori che porta nel tempo a un consumo, perché meccanicamente la spalla non lavora bene come prima e quindi si consuma prima. Quindi il problema è legato a questo, piuttosto che alla vera e propria artrosi.

Da quali fattori è determinata l’artrosi?
L’artrosi dipende da tanti fattori, può venire anche a coloro che fanno un lavoro d’ufficio, quindi può essere causata dalla postura, ancora, l’artrosi è un discorso anche di microtraumi, perché una volta che la spalla perde il suo equilibrio perfetto, l’equilibrio che Dio o la natura ci ha dato, è ovvio che il funzionamento ne perde e quella che viene a soffrire prima di tutte è proprio la cartilagine. Indubbiamente una componente ulteriore è rappresentata dalla predisposizione, ci sono soggetti che hanno dei fattori ereditari, quindi dei fattori genetici non ancora ben identificati che portano allo sviluppo di questa patologia.

Come si manifesta?
Ci possono essere tanti tipi di quadri clinici. Il soggetto può manifestare un dolore funzionale, può avere la perdita del movimento o ancora molto caratteristico, è il dolore notturno. I pazienti con problemi di spalla hanno dolore durante la notte.

Per quale motivo accusano il dolore soprattutto la notte?
Per un discorso di posizione, di flogosi, per un discorso anche di stasi, perché comunque la spalla scivola indietro, quindi il dolore notturno è proprio caratteristico dell’artrosi. Quando noi chiediamo ai pazienti con sospetta artrosi se la notte hanno dolore, tutti rispondono di sì.

Come viene fatta la diagnosi di artrosi della spalla?
La diagnosi inizia quando il paziente si spoglia, la prima cosa che notiamo è come e quanto muove il braccio. Poi bisogna anche dire che ormai i pazienti arrivano dal chirurgo ortopedico già con risonanze e lastre.

Qual è a suo avviso il primo esame da effettuare?
Per quanto riguarda l’artrosi sicuramente la lastra. Qui voglio precisare che deve essere una lastra fatta bene, e questo non è sempre facile da ottenere, infatti, nelle mie prescrizioni per evitare errori, scrivo nel dettagliato l’angolazione del tubo catodico. Di lastra della spalla non ne servono tante, ne serve una, ma che sia fatta bene.

Come si agisce davanti ad un’artrosi della spalla?
L’artrosi alla spalla è una patologia degenerativa che può essere affrontata, se presa in tempi rapidi, con delle infiltrazioni con l’acido ialuronico, anche se è chiaro che, le infiltrazioni con l’acido ialuronico non guariscono e non interrompono il processo degenerativo, però parlando di dolore possono dare un grosso sollievo al paziente se abbinato a un giusto trattamento riabilitativo.

Quando si arriva al gesto chirurgico?
Quando il fastidio, il dolore, l’inattività e il danno funzionale diventano preponderanti, nonostante la terapia conservativa.

Qual è la patologia più comune legata alla spalla?
La patologia più comune, e soprattutto meno riconosciuta, o almeno più confusa, è la capsulite.

Che cosa si intende per capsulite?
La capsulite è un irrigidimento della spalla che, non è dovuta alla inflazionatissima cuffia dei rotatori, ma è dovuta a una contrattura capsulare, cioè di quello che è il complesso capsulo- legamentoso della spalla che si contrae e irrigidisce, e non permette più l’articolarità completa della spalla. La spalla è l’articolazione che si muove di più nel nostro corpo. È più frequente nelle donne in peri/post menopausa, o nelle persone che hanno problemi tiroidei, pazienti diabetici, o chi ha altri squilibri ormonali. In questo contesto la paziente ha difficoltà ad allacciare anche il reggiseno. Qui va precisato che se si finisce nelle mani sbagliate si corre il rischio di essere sottoposti a un intervento chirurgico necessario solo in quadri cronici.

Quindi?
Quindi ci vuole una diagnosi precoce e mirata e un bravo fisioterapista che sappia bene come agire. Inoltre alla fisioterapia si possono associare delle piccole infiltrazioni intra-articolari, che vengono fatte con un goccino di cortisone diluito nella soluzione fisiologica.

Per quale motivo le infiltrazioni sono intra-articolari?
Il cortisone nei tendini e nei muscoli può essere veramente dannoso perché può portare a un riassorbimento o una disgregazione tendinea, mentre fatto dentro l’articolazione non da nessun tipo di problema. Per questo motivo noi al Concordia Hospital lo facciamo diluito, proprio per non creare problemi alla cartilagine e ai tendini.

Da quanto ha detto si evince che un buon trattamento riabilitativo può evitare un intervento chirurgico. È corretto?
Certo. Ci sono tanti casi in cui, con un buon trattamento riabilitativo, si ottengono ottimi risultati senza dover ricorrere alla chirurgia.

Qual è la prassi da seguire in caso di sfilacciamento dei tendini?
Bisogna valutare la lesione che presenta il paziente con una Risonanza Magnetica ma soprattutto, bisogna determinare quanto fastidio provoca questa lesione.

Per quale motivo?
Di per se la lesione parcellare della cuffia dei rotatori può essere funzionale, può quindi permettere l’attività quotidiana senza provocare dolore una volta raggiunto un buon compenso. Il nostro lavoro è quello di operare i pazienti non le risonanze magnetiche. Va quindi valutata la richiesta funzionale e ciò che il paziente si aspetta e vuole fare con la propria spalla.

In caso di crociato rotto bisogna intervenire chirurgicamente?
Una persona si può rompere il crociato e può decidere di lasciarlo rotto, se questo non impedisce le sue normali attività.

Potrebbe essere più preciso?
Il legamento crociato del ginocchio può essere paragonato all’ABS della macchina: aiuta nelle frenate e nei cambi di direzione repentini, gesti che sicuramente servono per un gesto atletico di un certo livello. Ma se ci si limita alla vita quotidiana o a sport che non mettano sotto “stress” il ginocchio: running, nuoto, si può benissimo riuscire a svolgerli, anche con i legamenti rotti.

In caso di intervento chirurgico, si riesce a dare la perfetta posizione che aveva il crociato prima della rottura?
Ci sono diverse tecniche e diversi fattori a cui prestare attenzione per l’esecuzione di un buon intervento. Per questo cerchiamo sempre di aggiornarci in questo settore, non per star dietro alla moda del momento ma perché gli studi scientifici internazionali ti aiutano a capire dove non sbagliare.

Nel suo lavoro c’è sempre il peso della responsabilità?
Esatto, io il mio lavoro lo faccio per far star bene le persone e in questo lavoro si ha sempre la responsabilità verso il paziente che si affida a te, quindi bisogna dare sempre il meglio.
Che consiglio può dare ai giovani che vorrebbero intraprendere la sua professione?
Il medico, chirurgo o meno, è un lavoro bellissimo. Va fatto se si ha passione per quello che è lo spirito stesso e l’essenza di questa professione. Ai giovani posso solo dire di studiare, tanto, e di girare il mondo per vedere altra gente che ha studiato e lavorato e ha tanta esperienza da cui prendere spunto. L’esperienza è un’ottima maestra, fatta di errori e successi.

Progetti?
Per adesso progetto di migliorarmi nella diagnosi e nella tecnica chirurgica, cercando di non cedere alle tentazioni che vengono dall’estero e di rimanere in Italia. Più in là… chi può dirlo.

Chi è Paolo quando non veste i panni di chirurgo ortopedico?
Quando non vesto i panni di chirurgo mi occupo dei miei due gatti e pratico sport. Vivo fuori casa da quando ho 18 anni e oltre ai consigli culinari di una mamma siciliana mi trovo a mio agio in cucina quindi mi capita spesso di invitare amici a cena. Il detto “mens sana in corpore sano” credo sia sempre valido, faccio tanto sport. Mi sono lanciato col paracadute, ho dei brevetti subacquei, mi piace sciare, fare snowboard, andare in mountain bike e giocare a tennis contro il mio capo, Giovanni. Ma l’ultimo amore è il Kitesurf, nato perché ho avuto come paziente un maestro di kite che adesso sta meglio alla spalla operata che a quella sana.

Vuole aggiungere altro?
Che mi piace il mio lavoro e mi piace dove lo faccio. Roma è una città magnifica che ti offre tante opportunità nonostante sia immensa e dispersiva. A volte esco di casa alle 6:25 e rientro alle 21:15 senza riuscire mai a sedermi comodamente a tavola, girando Roma e provincia per seguire i miei pazienti, ma veder sorridere un paziente mentre ti fa un complimento solare e sentire che è davanti a te perché si fida di quello che gli dirai è una cosa che non ha prezzo.

Sledet.com ringrazia per l’intervista il dottor Paolo Scarso, e ad maiora!


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2 commenti su “Concordia Hospital: intervista al chirurgo ortopedico Paolo Scarso

  • Carmine

    Complimenti per l intervista, il Dottor Scarso oltre ad essere un ottimo professionista è anche un eccelso uomo. Carmine Racioppi.

  • Maria Teresa Origlio

    Auguri dott. Paolo dalla tua ex insegnante di francese, al liceo. Sono felice sapere quello che sei diventato! Ad maiora!!! Chissà che non ci si veda nel tuo studio!