A tu per tu con l’attore Paolo Militerno 2


“L’interpretazione del personaggio è inscindibile dal contesto generale del racconto e della sua collocazione storica e sociale”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Si possono definire notevoli le capacità interpretative dell’attore Paolo Militerno, il quale è riuscito negli anni a mettere sempre più in evidenza non solo la grande passione che lo lega al teatro, ma soprattutto il fatto che riesce con naturalezza a calarsi perfettamente nel personaggio che deve interpretare con grande versatilità, attirando l’attenzione del pubblico e suscitando in loro un’emozione. Sledet.com ha raggiunto Militerno, che si è raccontato.

Quando si è avvicinato al mondo della recitazione?
Mi avvicinai per scherzo iscrivendomi ad un corso di teatro quando ancora ero in Aeronautica Militare, quindi sto parlando del 1986, avevo ventitré anni. Che dire, la cosa mi piacque così tanto, che iniziai a lavorare con la compagnia che organizzò quel corso.

Poi dovette abbandonare questa passione?
Sì, perché venni trasferito in un’altra base. In seguito venni assunto come pilota di linea per una nota compagnia aerea italiana e iniziai così il mio lavoro nell’aviazione civile.

Fu il suo trasferimento a Roma a riaccendere l’amore per il teatro?
L’amore per il teatro è sempre stato presente, diciamo solo che dovetti accantonarlo per motivi lavorativi. Poi, quando mi trasferii a Roma nel 2002, incontrai un’amica che frequentava un corso di teatro e fu lei che mi convinse a proseguire i miei studi, nonostante gli altri impegni lavorativi. Per farla breve accettai e frequentai per un paio di anni un corso in una scuola di Roma. Una volta terminato decisi di continuare in maniera autonoma, iniziando ad organizzare da solo i miei spettacoli teatrali, fondando diverse compagnie teatrali. Dopo qualche anno di attività amatoriale quello che era solo un hobby divenne un impegno decisamente più serio.

Prima di essere un attore è un pilota di linea, e per la precisione un comandante. Quello di attore si potrebbe definire un secondo lavoro?
Sicuramente lo considero il mio secondo lavoro, in cui metto tutto il mio impegno come del resto cerco di fare in ogni cosa.

Quando si trova in scena, che tecniche utilizza per calarsi nel migliore dei modi nel personaggio che deve interpretare?
In questo lavoro mi affido molto alle indicazioni che vengono date dal regista, cerco di cogliere ogni sfumatura nell’interpretazione del personaggio. Ed insieme al regista stesso cerco di trovare la chiave di lettura delle varie emozioni richieste.

Da quanto dice si evince che si affida anche a quello che è il racconto?
Ovviamente. L’interpretazione del personaggio è inscindibile dal contesto generale del racconto e della sua collocazione storica e sociale.

Mi permetta, ma potrebbe sembrare una cosa un po’ priva di personalizzazione?
No affatto. Ovviamente ogni attore ha delle chiavi interpretative personali che fanno parte delle sue caratteristiche attoriali ma che si devono mettere al servizio dell’intenzione di chi dirige il lavoro, ovvero il regista.

Quanto è importante per la riuscita di uno spettacolo la sintonia tra attore e regista?
La sintonia tra di loro è fondamentale. Il regista è colui che costruisce lo spettacolo e l’attore è uno strumento nelle sue mani.

A livello recitativo, qual è la principale differenza tra cinema e teatro?
Sono due mondi affini, ma con caratteristiche completamente diverse per ovvie ragioni. Il cinema ha innumerevoli mezzi per costruire una storia e i suoi personaggi; nel teatro non hai possibilità di correggere gli errori, l’impatto con il pubblico è emotivamente importante. Due modi di recitare diversi, ma ugualmente difficili.

Lei oltre a recitare in teatro, fa parte del cast de “Le visite guidate teatralizzate”, l’originalissimo format creato da Luca Basile. Per che cosa si caratterizza?
Una sorta di teatro itinerante, raccontato per le strade. Sono visite con guida in cui gli attori interpretano i personaggi che fanno parte della narrazione. Questa viene interrotta durante il percorso dalla comparsa dei protagonisti di quelle storie. Così ci si può imbattere in Michelangelo, Caravaggio, Bernini, Borromini, Lucrezia Borgia, Trilussa, Nerone, Giulio Cesare e tanti altri, solo per fare qualche nome.

Questo modo di raccontare la storia vivacizza la visita?
Sicuramente apporta un grande valore aggiunto alla storia. Sentir parlare i protagonisti ha un effetto emotivo che la narrazione non può avere. Dietro ogni visita c’è un lavoro documentale enorme da parte di Luca Basile, autore dei testi, che ha una penna fantastica e che riesce a cogliere aneddoti, sfumature e colori di tutti quei personaggi.

Con Luca Basile ha fatto altri lavori. È corretto?
Sì abbiamo fatto anche degli spettacoli a teatro insieme. Con Luca siamo legati da un’amicizia fraterna. E insieme a Massimo Genco, altro bravissimo attore, facciamo parte della “Horror Vacui”, la nostra compagnia teatrale.

La Repubblica Romana è una delle vostre visite guidate che ha riscosso più successo. Cosa può dire a riguardo?
In ordine di tempo è l’ultima fatica di Luca. Racconta di un periodo poco conosciuto della nostra storia, ma che rappresentò un periodo unico nella storia del Risorgimento italiano. Le idee mazziniane portarono alla promulgazione di una Costituzione che era straordinariamente moderna per quei tempi, tanto da superare quella francese e gli eventi vengono narrati da alcuni dei protagonisti di allora, Goffredo Mameli, Nino Bixio ed altri personaggi che sacrificarono la loro vita per quegli ideali.

Cosa significa recitare per le strade di Roma?
Vuol dire saper far fronte ad ogni inconveniente che possa accadere. Vuol dire saper catturare l’attenzione del pubblico nonostante le possibili distrazioni che si possono avere. Significa ricreare atmosfere particolari in pochi minuti, trascinare il pubblico in un salto temporale immediato.

In che modo affrontate questi imprevisti?
Con il “mestiere”. Ovvero riuscire a non farsi distrarre da essi o usarli a beneficio della scena.

Che cosa le ha insegnato questo palcoscenico?
Recitare per strada è una grande scuola, mi ha insegnato moltissimo. Tanto che tornare su un palcoscenico a teatro, diventa quasi più semplice. Ti senti più protetto, sicuro.

Lei si può definire un attore versatile?
Diciamo che mi diverte tantissimo interpretare personaggi diversi.

Ha lavorato tanto in teatro, qual è stato il personaggio da lei interpretato che le ha creato più difficolta?
Sicuramente quello in cui interpretavo un travestito. Un bellissimo testo teatrale scritto magistralmente da Ludovica Marineo e interpretato da me e da Luca Basile e con la regia di Siddhartha Prestinari. È la storia di due fratelli, un carabiniere, interpretato da Luca e un ex cantante travestito che si rincontrano dopo molto tempo. La difficoltà è stata quella di riuscire ad essere credibile in quelle vesti senza brutte banalizzazioni.

Vuol raccontare un aneddoto che le è capitato in scena?
Ne ho tantissimi. Dalle cadute ai vuoti di memoria agli errori in ingresso in scena. Ma uno che ricordo in particolare è stato durante una scena in cui tutti noi attori presenti cominciammo a ridere fino alle lacrime senza motivo e senza riuscire ad andare avanti. Per fortuna era una commedia comica e ci salvammo da una figuraccia.

Quale considera l’esperienza più significativa per la sua carriera di attore?
Sicuramente quella di aver lavorato con grandi professionisti dai quali ho preso molto per la mia formazione professionale.

Che caratteristiche deve avere un copione per suscitare il suo interesse?
Deve in qualche modo emozionarmi, suscitare in me la voglia di rappresentarlo.

Che cosa intende dire?
Intendo che il testo debba avere delle possibilità interpretative tali da toccare lo spettatore in qualche modo, suscitare in lui una qualunque emozione. La sfida è proprio poi quella di farla arrivare allo spettatore.

Che consiglio può dare ai giovani che vorrebbero intraprendere la professione di attori?
Quelli più ovvii, studiare tanto, mettersi in gioco, essere curiosi, sperimentare e divertirsi sempre. Ricordando sempre una famosa frase di Vittorio Gassman: “l’attore è un bugiardo al quale si chiede la massima sincerità”.

Attualmente in cosa è impegnato?
Al momento è tutto completamente fermo, con delle conseguenze devastanti per chiunque faccia parte di questo mondo. Qualunque professionalità è senza tutele economiche e lo sarà ancora per molti mesi. Mi dispiace molto che in tutte le iniziative governative poste ad affrontare una tale emergenza sanitaria e quindi economica siano state quasi nulle le parole spese per la tutela di tutte queste persone. Una realtà quasi dimenticata.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Paolo Militerno, e ad maiora!


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2 commenti su “A tu per tu con l’attore Paolo Militerno

  • Maria Laratta

    Paolo Militerno è sicuramente un bravo attore, ma fondamentalmente, è una persona per bene
    Poi la natura lo ha premiato con il suo bell’aspetto e tutto il resto, chi ha la fortuna di conoscerlo, non può non volergli bene, e io sono tra questi. Buona vita Paolo

  • Silvia Ciana

    Conosco Paolo da molti anni, complimenti per l’ intervista trasmette la sua grande passione per il teatro e per tutto quello che fa nella vita…