Intervista all’agente Fifa Diego Tavano


“Il calciomercato è un mercato vero e proprio, dove si mercanteggia, si propone e si cerca di fare affari”

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Quando si parla di agenti Fifa, gli occhi non possono che essere puntati su Diego Tavano, grande esperto e professionista del settore che negli anni si è costruito un nome degno di stima da parte degli addetti ai lavori e non solo. Negli anni Tavano, in veste di procuratore sportivo, è sempre riuscito a rappresentare i suoi clienti nel migliore dei modi, e ciò è dovuto alle sue eccellenti abilità manageriali, in particolar modo quelle in tema di trattative e di public relation. Attento e preciso non lascia niente al caso, specialmente per il ruolo che ricopre, perché come lui stesso ha affermato la figura di un agente Fifa è fondamentale per gli ingranaggi del calcio mondiale. Sledet.com ha raggiunto lo stimato Diego Tavano che si è raccontato.

Quando nasce la sua passione per il mondo del calcio?
La mia passione per il mondo del calcio nasce tantissimi anni fa, sui campi dell’Oratorio San Gaspare, zona Appio Tuscolano di Roma. Inizio a giocare li, a tifare la Roma e a non poter più fare a meno di girare con un pallone insieme a me.

Qual è stata la sua formazione?
Ho fatto studi di formazione prettamente linguistica e devo dire che questo mi ha aiutato molto. Il mio lavoro non può prescindere dalla conoscenza delle lingue.

Il suo percorso lavorativo, iniziò con la Gea world?
Sì iniziai con la Gea World, all’epoca, avevo ventotto anni, giocavo a calcio a 5 a livelli importanti, ero anche nel giro della nazionale, e mi attirava molto il pensiero di fare della mia passione un lavoro vero e proprio, purtroppo qualcuno all’interno di quella società non mantenne determinate promesse, in più nel 2006 ci fu la burrascosa vicenda di Calciopoli, dove proprio la Gea fu una delle protagoniste dei noti misfatti.

Quindi cosa fece?
Mi rimboccai le maniche e nel 2007 fui scelto dalla famiglia Tulli come Direttore dell’area tecnica del loro club che all’epoca giocava in serie C2. Furono due stagioni davvero formative per me, ebbi a che fare con persone di livello, su tutte Paolo Di Canio e Giovanni Lopez. Devo ringraziare Alessandro Tulli che credette in me. Io penso di averli ripagati facendo un buon lavoro e scovando giocatori come Balzano e Ciofani che negli seguenti sono riusciti ad arrivare in serie A. Nel 2010 mi abilito come agente di calciatori, il resto è storia recente.

Chi è un Agente Fifa?
Un agente Fifa è tutto e niente.

Che cosa intende dire?
Tutto perché è una figura fondamentale per gli ingranaggi del calcio mondiale, niente perché la vera abilità che deve avere può prescindere dalla mera conoscenza delle regole ufficiali, ma non da quella delle relazioni con i direttori e i presidenti dei club. In sostanza le public relation valgono molto di più di qualsiasi altra cosa.

Qual è l’aspetto più avvincente del suo lavoro?
L’aspetto più avvincente del mio lavoro è quello di scovare talenti importanti che vedi crescere sotto i tuoi occhi e vedi diventare veri e propri professionisti del settore.

Cosa la colpisce in una giovane promessa a tal punto da puntare su di lui?
In una giovane promessa oggi devi sicuramente tenere in considerazione la struttura fisica, il calcio moderno ormai lascia poco spazio a giocatori che sono privi di un fisico importante. Ma la testa, intesa come “cervello”, è l’aspetto che può fare la differenza. Il giovane che arriva al traguardo, si deve saper gestire nella nutrizione e deve credere in quello che fa, a costo di privarsi di cose apparentemente belle per la sua età. Solo cosi i sacrifici saranno ripagati.

Con i suoi assistiti che tipo di rapporto instaura?
Con i miei assistiti abbiamo sempre un rapporto speciale, perché io sono per la qualità e non per la quantità.

Potrebbe essere più preciso?
Mi piace avere meno giocatori ma gestirli in un certo modo, piuttosto che puntare ad un grande numero di procure e poi essere assente. Se si decide di rappresentare un atleta, va fatto con tutte le proprie forze.

Quale è la frase che ricorda con più piacere detta da un suo assistito una volta ottenuto l’ingaggio?
Non ci sono particolari frasi che ho sentito all’indomani di un successo economico dovuto alla firma di un nuovo contratto. Ogni giocatore reagisce a modo suo, c’è chi ti fa un regalo, chi ti tempesta di messaggi di ringraziamento e chi pensa che sia stato il normale corso del lavoro che facciamo.

E lei cosa preferisce?
Io preferisco le persone riconoscenti, ma perché io sono un riconoscente di natura.

A suo avviso è più semplice trattare con società italiane o straniere?
E’ chiaro che sia più semplice trattare con società italiane, non fosse altro per la lingua e per la mentalità. Ma vi posso assicurare che i migliori pagatori sono oltre le Alpi.

Ci svela cosa c’è dietro le quinte del Calciomercato?
Il calciomercato è un mercato vero e proprio, dove si mercanteggia, si propone e si cerca di fare affari. Non pensate di trovare luminari o scienziati al vostro cospetto. E’ tutta gente semplice che ha avuto la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Sono davvero poche le persone competenti e che conoscono il calcio ed i calciatori in un certo modo.

Qual è stata la trattativa più complessa?
La trattativa più complessa fu quella per portare De Maio alla Fiorentina, un paio di anni fa.

Per quale motivo?
Eravamo da poco arrivati all’Anderlecht dove firmammo un quadriennale, Sebastien fu anche investito del ruolo di capitano, ma non si trovava bene, era il periodo caldo del terrorismo e Bruxelles viveva un momento particolare. Il mio calciatore, legatissimo alla sua famiglia, mi chiese di voler tornare in Italia, lo accontentai, ma non fu facile farlo digerire ai dirigenti belgi.

Quella che le ha dato più soddisfazione?
La trattativa che mi ha dato più soddisfazione riguarda sempre Sebastien e fu quella che lo portò dal Brescia al Genoa. Fu proprio in Liguria che trovò la sua consacrazione dopo tre anni entusiasmanti.

Qual è il sacrificio più grande del suo lavoro?
Il sacrificio più grande è quello di dover rinunciare spesso alla propria famiglia per viaggi programmati e viaggi lampo inaspettati. Questo ritengo sia l’aspetto più “triste” del mio lavoro.

Come si diventa Agente Fifa?
Si diventa agente Fifa con un esame organizzato dalla federazione. Oggi con i nuovi regolamenti, oltre a quello in federazione, si deve sostenere anche l’esame al Coni.

Chi è Diego quando non veste i panni di Agente Fifa?
Diego al di fuori dell’agente Fifa è sicuramente un papà molto affettuoso, un appassionato di calcio a 5 e un sognatore nato. Sono molto legato alla mia famiglia e l’unico obiettivo è quello di renderla felice. Per il resto mi piacciono il cinema e i pop corn.

Che consiglio può dare ai giovani che vorrebbero intraprendere la sua professione?
Ai giovani che vorrebbero prendere in considerazione la mia professione posso dare vari consigli. In primis non fate famiglia presto, è un lavoro che ha bisogno di dinamicità, paradossalmente moglie e figli rallentano, chiaramente non per colpe loro. Imparate più possibile le lingue. Fare trattative in italiano è facile, farle in altre lingue è molto più complicato, quindi affinare le proprie abilità linguistiche è fondamentale. Curate molto la vostra persona, è un lavoro dove l’abito fa il monaco.

Attualmente in cosa è impegnato?
Attualmente sono impegnato in un progetto sul motociclismo, ho da pochi mesi iniziato a seguire un pilota professionista e ne sono davvero entusiasta. In fondo il management sportivo è sostanzialmente applicabile a qualsiasi tipo di disciplina. In più sono stato fortunato ad incontrare un’atleta fantastico, che a vent’anni conosce di ingegneria meccanica e al contempo va a 250 km orari. Un piccolo grande uomo. Spero di poterlo supportare per il resto della sua carriera. Si chiama Fabio Di Giannantonio, ne sentirete parlare.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Diego Tavano, e ad maiora!

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