Lo storico del doppiaggio Gerardo Di Cola parla del suo nuovo saggio dal titolo Federico Fellini e il doppiaggio


“Il pubblico italiano non doveva sapere che i suoi miti cinematografici non recitavano con la propria voce. Di doppiaggio non si doveva parlare”  

Intervista di Desirè Sara Serventi

Quando si parla di storia del doppiaggio gli occhi non possono che essere puntati verso il grande esperto del settore, il professor Gerardo Di Cola, noto storico del doppiaggio che dopo aver scritto e pubblicato diversi saggi di successo, quali Le Voci del Tempo Perduto, Anna Magnani e il Doppiaggio, per citarne alcuni, ha scritto un nuovo saggio dal titolo Federico Fellini e il doppiaggio. In questa sua nuova opera, Di Cola ha spiegato l’importanza che è stato dato al doppiaggio dei film di Fellini dagli storici e critici cinematografici e non solo. Sledet.com ha raggiunto il professor Gerardo Di Cola che con disponibilità ha parlato di questa sua interessante opera, e ha anche spiegato la differenza che c’è tra doppiaggio e postsincronizzazione.

Ha scritto un nuovo saggio dal titolo Federico Fellini e il doppiaggio. Come nasce l’idea?
Nasce dall’esigenza di approfondire l’argomento in relazione all’attenzione che i critici e scrittori di cinema hanno riservato a quest’aspetto fondamentale della produzione filmica di Fellini. Nel 2004, il critico cinematografico e scrittore, Tatti Sanguineti, dopo aver letto il mio libro Le voci del tempo perduto, prima storia del doppiaggio scritta in Italia, mi propose di collaborare ad una sua vecchia idea: analizzare il doppiaggio dei film di Fellini. Era un’idea originalissima. Mai nessuno si era avventurato in una ricerca del genere né i tanti saggi scritti sul maestro riminese avevano minimamente trattato l’argomento. Un anno dopo la Fondazione Fellini pubblicò il saggio Voci del varietà che ebbe un grande successo.

Che cosa propone nello specifico il suo saggio?
Cerco di dimostrare come la critica italiana si sia lasciata influenzare negativamente verso la pratica del doppiaggio in genere e verso la postsincronizzazione dei film italiani dalla presa di posizione contro espressa dal regista francese Jean Renoir nel 1938.

Che differenza c’è tra doppiaggio e postsincronizzazione?
Convenzionalmente ci si riferisce al doppiaggio quando si sostituisce il parlato di un film girato in una lingua diversa dall’italiano; ci si riferisce alla postsincronizzazione quando si sostituisce il parlato di un film girato in italiano.

Su cosa ha puntato maggiormente per la sua stesura?
Non potevo fare altrimenti che analizzare tutta la produzione cartacea pubblicata su Federico Fellini. Ho dovuto anche analizzare tutte le storie del cinema italiano scritte a partire dal 1953. Ho analizzato oltre cento libri. Per ognuno ho contato il numero di volte che i termini doppiaggio, doppiatore, doppiato erano riportati. Soltanto in questo modo ho potuto rendermi conto della scarsa importanza che gli scrittori di cinema hanno riservato all’argomento doppiaggio nei film di Fellini.

Cosa ha scoperto?
Che in Italia si riescono a scrivere storie del cinema italiano di centinaia e migliaia di pagine utilizzando il termine con la radice “doppia” soltanto una decina di volte. Ma il cinema italiano è stato un cinema totalmente doppiato almeno fino agli anni ’80. Per me è sempre stato incomprensibile questo.

E analizzando i film di Fellini che cosa è emerso?
Che in Italia si sono scritti decine e decine di libri su Fellini, ma i termini doppiaggio, doppiatore, doppiato fanno fatica a comparire. Ma i film di Fellini sono tali anche per la postsincronizzazione. Per Fellini il sonoro aveva la stessa importanza delle immagini.

Come storico del doppiaggio cosa può dire sul doppiaggio dei film di Fellini?
Fellini curava personalmente questa fase conclusiva della produzione, anche se arrivava in sala di doppiaggio sempre sfinito dalle riprese. Era coadiuvato da un direttore ma lui, mentre disegnava caricature dei doppiatori impegnati, ascoltava attentamente i suoi cari amici prestatori di voce, pronto a interromperli se una tonalità o un timbro non rispondevano a quello che aveva in mente.

Qual è il messaggio che vuol mandare con questo saggio?
Il pubblico italiano non doveva sapere che i suoi miti cinematografici non recitavano con la propria voce, come Sophia Loren che, ho calcolato, è doppiata nel 30% della sua produzione filmica. Di doppiaggio, quindi, non si doveva parlare! Oggi, che il problema è superato e il doppiaggio è sdoganato, anche perché è finito il malcostume di doppiare gli attori italiani, auspicherei una revisione della storia del cinema italiano in funzione del contributo che il doppiaggio ha dato alla nostra cinematografia e una maggiore attenzione al fenomeno che continua ad essere presente.

Vuole aggiungere altro?
Auspico che i critici cinematografici abbandonino l’atteggiamento di supponenza nei confronti del doppiaggio specialmente quando trattano i film del maestro Fellini tanto più che, essendo gli argomenti storicizzati, parlarne non comporta necessariamente una presa di posizione favorevole al doppiaggio stesso, rendendo, così, anche un doveroso omaggio alla categoria dei doppiatori che tanto hanno dato al cinema italiano.

Sledet.com ringrazia per l’intervista il professor Gerardo Di Cola, e ad maiora! 

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