A tu per tu con Giacomo Arrigoni 1


Il suo progetto è stato selezionato per partecipare agli incontri con i produttori al Festival di Cannes 

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Si sta facendo notare per i suoi lavori cinematografici il regista e sceneggiatore Giacomo Arrigoni tanto che, non sono tardati ad arrivare sia premi nazionali che internazionali a conferma dell’ottimo lavoro da lui svolto. I suoi cortometraggi hanno riscosso un notevole successo così come il suo primo lungometraggio, il thriller dal titolo La Regola del Piombo, che ha vinto il premio come miglior film al Miami Bright Minds Film Festival e il Platinum Remi Award al WorldFest di Houston. E il talento di Giacomo non sta passando certamente inosservato agli addetti ai lavori, infatti il suo progetto Isole di Vento e Stelle è stato selezionato nella sezione Maison Des Scènaristes per partecipare agli incontri con i produttori al Festival di Cannes. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Giacomo Arrigoni, che ha parlato dei suoi lavori cinematografici e non solo.

Se le chiedessi di raccontarsi cosa risponderebbe?
Il produttore hollywoodiano interpretato da Alan Arkin in “Argo” riassume bene quello che posso raccontare di me: “fare cinema è come lavorare in una miniera di carbone. Non te lo togli mai di dosso”. Ecco lo stesso vale anche per me: amo raccontare storie attraverso il linguaggio audiovisivo e mi dedico costantemente a ideare, scrivere, proporre e realizzare racconti per immagini.

Quando nasce la sua passione per il mondo della regia?
Da bambino: ho fatto il primo corso di regia a nove anni. Un regista insegnava a me e a un gruppo di altri cinque bambini come raccontare storie con immagini in movimento. Ricordo un aneddoto divertente: una bambina aveva ricevuto in regalo una Sony Handycam e la portò al corso. Invidioso, cercai di sabotare la sua macchina riprendendo lampadine e oggetti luminosi a distanza ravvicinata, ovviamente senza provocare alcun danno. Ma quando l’insegnante vide le immagini che avevo girato rimase stupito e si complimentò: mi disse che erano sperimentali, visionarie. Ho capito subito che in fondo il cinema è un bellissimo inganno che giochiamo agli occhi dello spettatore per fargli vedere al di là delle immagini che creiamo.

Dove si è formato?
Dopo l’università ho fatto corsi pratici in Italia, in Europa e negli Stati Uniti. Poi ho lavorato come assistente accanto a registi teatrali, televisivi e cinematografici. A parte questo, la formazione in questo lavoro è costante, direi giornaliera: non si smette mai di imparare, scoprire e sperimentare.

Quali i lavori che ha scritto e diretto?
Ho sia scritto che diretto la maggioranza dei miei lavori cinematografici: i corti “Sintonia”, “L’Ombra della Legnaia”, “Il Cercatore”, “Al Buio” e “Il Cuoco Misterioso” e il lungometraggio “La Regola del Piombo”.

Qual è il genere che preferisce raccontare?
Il mio genere preferito è il thriller contaminato da elementi fantastici o sovrannaturali.

Al Buio è il titolo del suo cortometraggio contro la violenza delle donne. Questo corto dove è stato proiettato?
Al Buio è stato proiettato in più di trenta festival di tutto il mondo, da Milano a New York, da Los Angeles a Barcellona, ma anche a York, Roma, Houston, per citarne alcuni.

Al Buio ha vinto premi nazionale e internazionale. E’ corretto?
Il cortometraggio ha vinto moltissimi premi nazionali e internazionali, ma soprattutto è stato lo spunto per far nascere conferenze e incontri in tutta Italia dedicati ad affrontare il tema della violenza sulle donne, fino alla proiezione alla Camera dei Deputati in occasione di un convegno dedicato al tema. Una delle soddisfazioni più belle è stata l’adozione del cortometraggio come strumento didattico in alcuni licei di Viareggio: il film ha permesso così di sfatare stereotipi legati alla violenza contro le donne, aiutando gli studenti del liceo a prendere coscienza del problema fin dall’adolescenza.

Vuol parlare del suo primo lungometraggio ovvero il thriller La Regola del Piombo?
La Regola del Piombo è un thriller sovrannaturale che ha come protagonisti fantasmi che sono sotto gli occhi di tutti: gli invisibili children, ossia i bambini rapiti dalle organizzazioni criminali. Giocando con la messa in scena cinematografica, che si basa sulla scelta di quello che viene mostrato o celato al pubblico, ho dato corpo a un gruppo di personaggi legati dalla loro invisibilità e destinati a incontrarsi per dare una svolta alla propria dolorosa esistenza e conquistare la salvezza. La chiave della storia si nasconde in una regola alchemica che diventa guida esistenziale: non esiste pietra, per quanto lurida e imperfetta, che non possa essere trasformata in oro. Come a dire che ognuno può redimersi, nessuno è perduto.

Quali premi ha ricevuto il suo film?
Il film ha vinto il premio come miglior film al Miami Bright Minds Film Festival e il Platinum Remi Award al WorldFest di Houston.

Cosa hanno significato per lei questi riconoscimenti?
Un invito a continuare a raccontare storie.

The Mysterious Cook è il titolo del cortometraggio da lei scritto e diretto. Vuol parlarne?
E’ un cortometraggio che rientra nella categoria del branded content: finanziato dall’Unione Europea, è una produzione tra Cina, Finlandia e Italia ed è destinato a promuovere il consumo di olio di oliva europeo in Cina.

Che cosa racconta?
Racconta una storia d’amore e di rinascita: la perdita dell’ispirazione creativa e il suo ritrovamento. Ma racconta anche, in modo garbato e silenzioso, il cambiamento salutare che l’olio d’oliva porta a ogni piatto, come una scintilla che rinnova ogni ricetta.

Quando verrà distribuito?
A maggio in Cina su canali web dedicati e poi inizierà un percorso attraverso i festival internazionali.

Cosa può dire riguardo l’industria cinematografica italiana?
Vedo un interessante fermento creativo e produttivo che, complice l’ingresso sul mercato di players internazionali, sta rinnovando il cinema italiano e sta già portando i suoi frutti: prodotti più originali e coraggiosi, storie d’impatto internazionale, apertura a nuovi talenti. Stiamo andando verso una forma d’industria cinematografica, i processi di evoluzione sono in corso. Ma ci sono ancora molti passi da compiere, a partire dalle necessarie tutele dei diritti degli autori, un tema caldissimo che seguo da vicino attraverso la WGI, Writers Guild Italia, di cui faccio parte, e che è fortemente impegnata a difendere il prezioso lavoro degli sceneggiatori.

Qual è la principale difficoltà che deve affrontare per portare sul set un suo progetto?
Riuscire a proporre a chi investe il progetto giusto al momento giusto, con una adeguata fattibilità e un attraente valore commerciale.

Su cosa punta principalmente la sua regia?
Sul procrastinare la risoluzione degli enigmi. Sono per una narrativa di rivelazione, tanto a livello di struttura della storia, quanto a livello di esposizione visiva. Cerco di scegliere sempre la soluzione che lascerà maggiori interrogativi allo spettatore, garantendo però il massimo dell’emozione.

Quale considera l’esperienza più significativa per la sua carriera?
Avere realizzato il mio film La Regola del Piombo. Ha ragione Tarantino: la miglior scuola di cinema è fare un film.

Lei presenterà al Festival di Cannes una sua sceneggiatura?
Esatto. Il mio progetto Isole di Vento e Stelle è stato selezionato nella sezione Maison Des Scènaristes insieme ad altri venti, tra i duecentocinquanta giunti da tutto il mondo, per partecipare agli incontri con i produttori al Festival di Cannes.

Attualmente in cosa è impegnato?
Sto lavorando a tutte le fasi di post produzione legate all’uscita del cortometraggio “Il Cuoco Misterioso” in Cina.

Progetti?
Sono al lavoro su progetti di serie web e serie TV.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Giacomo Arrigoni, e ad maiora!


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Un commento su “A tu per tu con Giacomo Arrigoni

  • Paolo Giordano

    Arrigoni è l’ennesima conferma che le eccellenze italiane spesso sono valorizzate prima all’estero e poi in Italia.