I am. Io sono il Colonnello 2


Il docufilm che racconta la drammatica storia del Colonnello del Ruolo d’Onore dell’Esercito Italiano Carlo Calcagni 

Intervista di Desirè Sara Serventi 

La storia del Colonnello Carlo Calcagni, ha davvero dell’incredibile. Dopo una delle tante missioni da lui effettuate, partecipa alla missione internazionale di pace nei Balcani, l’unico pilota del primo Contingente Italiano che ha preso parte alla missione di Peacekeeping della NATO sotto l’egida delle Nazioni Unite, lui che in qualità di addetto al servizio MEDEVAC, ovvero Evacuazioni medico sanitarie, portando a termine tutte le missioni richieste, in un ambiente ostile ed in situazione di urgenza e pericolo, ha dato lustro all’Esercito Italiano in un contesto Internazionale, riscuotendo unanime apprezzamento di tutte le Forze Internazionali presenti in Bosnia-Erzegovina, per aver svolto il più nobile dei servizi alla collettività: salvare vite umane. Ma proprio durante quella missione, così come tanti altri suoi colleghi, si è ammalato gravemente a causa di una massiccia contaminazione da metalli pesanti: vittime della cosiddetta sindrome dei Balcani. Il Colonnello Calcagni infatti, senza essere stato informato mai da nessuno si è trovato ad intervenire in un ambiente bellico contaminato da particelle di metalli pesanti e da altre sostanze tossiche, che hanno colpito e mutato anche il suo DNA. In quel periodo lui non poteva immaginare come la sua vita sarebbe cambiata al rientro in patria. I sintomi della contaminazione infatti, non sono tardati ad arrivare, e da allora lui si trova a dover affrontare la battaglia più dura, quella per la sopravvivenza. Calcagni però è un soldato che è stato addestrato per combattere, ed è per questo che lui combatte con grinta e determinazione la sua battaglia tutti i giorni, perché non ha alcuna intenzione di farsi abbattere. La storia del Colonnello Calcagni, non poteva passare certamente inosservata, ed è per questo che la sua drammatica storia è stata raccontata in un docufilm che è stato girato e che racconta la vita del grande soldato e del grande uomo, pilota istruttore di elicotteri e paracadutista, la cui vita è stata drasticamente segnata dopo una missione internazionale di pace. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto il Colonnello Calcagni che ha parlato del docufilm.

Dopo le sue tante missioni all’estero, la sua vita è drasticamente cambiata. Per quale motivo?
Perché sono passato dal salvare gli altri a salvare me stesso. Perché ho dovuto mettere da parte ciò che amavo ed amo ancora, il mio lavoro o vocazione o missione, per fare ciò che devo per restare vivo. Perché non verrà nessuno a salvarmi se non io stesso. Perché ho imparato a convivere con la morte restando vivo. La vita è semplice per le persone semplici. Per questa ragione dobbiamo superare ogni paura ed essere più ottimisti. Lamentarci di meno e creare più opportunità. I problemi non vengono eliminati, ma possiamo affrontarli con maggiore determinazione e coraggio. E la vita sarà più gentile e generosa con noi.

Con quali patologie deve fare i conti?
Nel corso degli anni, a partire dalle prime diagnosi che hanno interessato il sistema endocrino, i reni, il fegato, i polmoni, il midollo osseo, per il quale sono in attesa di trapianto allogenico dal 2010, nonostante sia stato attivato il registro internazionale dei donatori di midollo, nessuno ad oggi è risultato compatibile al 100%, e se ne sono susseguite altre, che hanno interessato molti altri organi ed apparati. Probabilmente una delle prime patologie a fare la sua comparsa, sebbene sia stata poi diagnosticata da diversi specialisti qualche anno più tardi è stata una grave malattia neurologica. Non mi sono lamentato, mai, per tutto quello che non ho più, ma ho cercato sempre di valorizzare quello che “ancora” mi rimane!

Sta forse parlando di sclerosi multipla?
Nessuno ha mai parlato di vera e propria sclerosi multipla per come la si intende in letteratura scientifica, ma comunque quella che mi ha colpito è una forma verosimilmente di tipo autoimmune che interessa il sistema nervoso, con caratteristiche degenerative ed irreversibili di tipo demielinizzante e Parkinsonismo.

Che disturbi le provoca?
Sebbene quella che mi è stata diagnosticata non sia propriamente la sclerosi a placche, la mia malattia neurodegenerativa demielinizzante è una forma iniziata in forma subdola e progredita in maniera graduale, con una percezione intensa di affaticamento persistente. Nel tempo e in misura sempre più severa sono comparsi i disturbi dell’equilibrio e della coordinazione motoria, i disturbi visivi, le alterazioni della sensibilità somatica e dolori terribilmente sempre presenti e sempre più intensi: sensazioni di dolore, bruciore, formicolii, percezioni alterate degli arti, ridotta sensibilità al caldo e al freddo, sino ad interessamento della sfera sessuale e ad iniziali disturbi cognitivi: ridotta capacità di attenzione e lacune mnesiche.

Le è stata diagnosticata qualche altra patologia, causata dall’impiego nella missione internazionale di pace nei Balcani?
Nel 2015, i medici inglesi che mi hanno in cura dal 2010 presso il Centro di altissima specializzazione “Breakspear Hospital”, dove effettuo ricoveri della durata di quindici giorni ogni quattro mesi, hanno diagnosticato anche un Parkinson di grado severo, che mi sta rendendo tutto più complicato. Oggi, più che mai, non posso assolutamente permettermi di stare fermo, nemmeno quando sto molto male e con febbre altissima a causa delle frequenti setticemie da catetere venoso centrale; il modo migliore per contrastare gli effetti del Parkinson è praticare attività sportiva, ormai è dimostrato clinicamente e ci sono molti studi e pubblicazioni scientifiche che lo confermano; per me l’unica attività che riesco a fare è pedalare, anche per questo la mia bici, in realtà un triciclo, è diventata la mia ancora di salvezza.

Cosa può dire sulla ricerca in questo campo?
Per mia fortuna sono sempre stato una persona cui piace informarsi, e da quando mi sono ammalato leggo molto e cerco di tenermi aggiornato rispetto ai progressi e alla ricerca in ambito medico. Purtroppo, nonostante la ricerca sia oggi molto più attenta rispetto a queste patologie neurodegenerative, credo ci sia ancora moltissima strada da fare. Ancora maggiori ritengo dovrebbero essere l’attenzione ed il tempo che i mezzi di comunicazione potrebbero dedicare alla sclerosi multipla e alle varie forme di malattie neurologiche degenerative, in particolare alla diffusione dei segnali di esordio cui prestare ascolto, delle terapie farmacologiche e non disponibili e a quelle in attesa di riconoscimento scientifico.

Lei si dovrà sottoporre ad un nuovo intervento. E’ corretto?
Esatto, nelle prossime ore devo andare a Como dove il Dottor Frigerio, Primario del reparto di terapia antalgica, presso il Centro Europeo di Neuromodulazione del dolore, mi dovrà sottoporre ad una visita specialistica pre intervento che dovrebbe effettuare insieme al Dottor Barolat, per impiantare un microchip per la neurostimolazione midollare centrale.

Qual è l’intento di questo intervento?
Esclusivamente per alleviare il dolore; quel dolore che ti sfianca lentamente, come la goccia che perfora anche la roccia!

Cosa può dire ad oggi del suo lavoro?
Molti mi chiedono se tornando indietro rifarei tutto quello che ho fatto per “mestiere” durante le missioni a cui ho partecipato, quanto mi è costato in salute e quanto dolore, non soltanto fisico. Soccorrere “quei corpi dilaniati” non è un mestiere ma una vera e propria missione che fai perché la senti dentro.

Lei è molto credente. Può dire che la fede le è stata di aiuto?
La fede aiuta a convivere con l’ingiustizia ed il dolore, aiuta a convivere con momenti di dolore che non ti appartengono, ma diventano tuoi, aiuta a convivere con gli sguardi di chi parla con gli occhi perché non ha più voce. La fede ti aiuta a non odiare, a non chiuderti, a non morire dietro la morte che hai visto e che ti ha sfiorato tante volte “con la morte a paro a paro si va a letto e ci si fa l’amor”. Questo ti aiuta ad andare oltre le barriere della ribellione ad un sistema che non puoi cambiare, ma puoi combattere compiendo il tuo compito o il tuo dovere che, spesso consiste nel raccogliere pezzi di vita innocente. Giorno dopo giorno il tuo “mestiere” diventa un modo di vivere. Ma salvare una vita umana credo sia il più nobile dei servizi alla collettività.

Durante le sue missioni i rischi erano sempre dietro l’angolo?
Ho salvato tante vite umane affrontando, senza tentennamenti, tanti rischi e tutti i terribili effetti di una guerra. Gli effetti di una guerra si chiamano uomini, indipendentemente dalla loro nazionalità sono, comunque, fratelli. Non possono esserci tentennamenti quando ci sono in gioco vite umane, quando si crede in ciò che si sta facendo e, ciò che si fa, nasce da come si è dentro e l’unico obiettivo è salvare la vita di “qualcuno” che nemmeno conosci ma che improvvisamente diventa più importante della tua stessa vita! È la differenza tra “fare” il soldato ed “essere” un soldato. Quando si parte per salvare una vita la tua passa in secondo piano, quando ho iniziato a combattere per la mia vita ho fatto la stessa cosa: sono partito per salvarmi. Non è possibile paragonare il nemico che incontri in guerra con un nemico invisibile o una qualsiasi malattia, perché il nemico, che sia un altro soldato oppure un’arma o un bombardamento, puoi guardarlo negli occhi, puoi collocarlo in un luogo e soprattutto, puoi affrontarlo! Una malattia non è possibile vederla e guardarla. Non ha odore, colore, sapore, non ha un viso né un posto, ma è tua e per combatterla devi combattere te stesso senza distruggerti. Non ci sono molte scelte quando ascolti un medico dirti il nome del tuo nemico: o combatti oppure ti arrendi.

Lei continua a servire lo Stato?
Ho un profondo attaccamento e senso di appartenenza alla forza armata. Ho servito e sono ancora al servizio dello Stato, non ho mai rinnegato l’uniforme che indosso e ho lottato per continuare ad indossarla dopo essere stato riformato nel 2007 con il 100% d’invalidità permanente. Lo Stato non è un’entità astratta, è fatto di persone che fanno delle scelte che possono o non possono essere le più giuste. Ed ogni singolo uomo agisce come pensa sia giusto. Freddo e calore sono sempre entrambi presenti, causati da persone che tentano di distorcere o negare la verità oppure da persone che combattono per quella stessa verità. Credo che la giustizia abbia vesti diverse da quelle che ci aspettiamo, spesso arriva da dove non pensavamo potesse arrivare e ci sorprende sempre. Sono un uomo di fede e credo che Dio usi tutti i mezzi possibili per ripristinare quella giustizia che, purtroppo, qui sulla terra non sempre riesce a prevalere. Il calore mi viene dall’amore dei miei figli, dei miei familiari, degli amici, delle persone che incrociano il mio cammino o io il loro. Io ho servito con onestà e fedeltà lo Stato e non ho mai rinnegato ciò che ho fatto, nonostante quello che vivo quotidianamente. Questo non vuol dire che non continuerò la mia battaglia umana per vedere riconosciuti dei diritti negati dalla negligenza di chi avrebbe dovuto tutelare i propri soldati, vuol dire semplicemente che ciò che umanamente ci è stato negato, ci viene restituito in altra modalità.

Come soldato è stato istruito a combattere?
Sono un soldato e sono stato istruito per combattere. Probabilmente, proprio perché so combattere sono un soldato ed è per questo che sto combattendo questa battaglia senza esserne vittima passiva, ma attiva. Il mio corpo non sarà in ostaggio e non sarà una prigione finché io penserò e mi sentirò un uomo libero. La libertà è dentro di me e lo dimostro ogni giorno, prima di tutto a me stesso. Ho imparato ad obbedire, ho dentro un innato senso del dovere che con il percorso umano e lavorativo ho alimentato.

Ha sempre fatto il suo dovere senza porsi mai delle domande?
Ho sempre fatto il mio dovere e non mi sono chiesto perché, l’ho fatto e basta! Se anche mi fossi posto delle domande l’importante sarebbe stato, comunque compiere il mio dovere. Per dovere, non intendo obbedire senza pensare.

Quindi cosa intende?
Compiere il proprio dovere significa abbracciare l’ordine, la chiamata, il destino, le circostanze e farli propri, sapendo che è la cosa più giusta. Eseguire non vuol dire non pensare. A volte, non è importante l’esito della battaglia, ma l’aver combattuto la buona battaglia. È importante, per me, sapere di aver fatto tutto, ma proprio tutto ciò che era in mio potere per combattere questa battaglia. Solo così io non sarò mai in ostaggio della mia malattia, né prigioniero in una prigione. La libertà è un’idea, ma se la facciamo vivere in noi diventa realtà, nonostante tutto e nonostante tutti!

Lei dice che i colori che lo rappresentano sono l’arancione e l’azzurro. Per quale motivo?
L’azzurro che per me rappresenta il cielo ed il mare: azzurro come il cielo, dove tornerei, in ogni momento a volare, e il mare che è simbolo di libertà, di forza, di perseveranza e di amicizia. Il mare è libertà ed è proprio il suo non avere confini visivi che mi regala quel meraviglioso senso di libertà. Il mare esprime la sua forza, sia quando è calmo sia quando è agitato, imponendosi senza ostentare, perché non ne ha bisogno.

Così come non ne ha bisogno lei?
Così come non ne ho bisogno io, perché non devo più dimostrare nulla che non sia il mio essere, quello che sono e quello che ho dentro.

Perché l’arancione?
Arancione, perché si forma dall’unione di due colori primari, il giallo ed il rosso. Il rosso rappresenta la passione che ho per la vita e per ciò che la vita mi chiede di fare. Rosso, come il sangue dei fratelli che sono andato a recuperare o salvare. Il giallo invece perché è splendente come il sole ed il sole c’è sempre, anche quando non lo vediamo!

Recentemente è stato girato un docufilm, dal titolo “I am. Io sono il Colonnello”, film che racconta la sua storia. Vuol parlare del film?
E’ stata un’esperienza emozionante e commovente; le riprese, i racconti e le testimonianze, mi hanno riportato alla mente ricordi, situazioni e fatti vissuti, che non pensavo di poter rivivere, in maniera così reale, travolgente e tangibile; non è stato facile raccontare tanti anni di vita caratterizzati da una parte da gioie e soddisfazioni e dall’altra da dolore e disperazione. Ascoltare le parole di coloro che hanno voluto dare la propria testimonianza è stato un vero regalo, facendomi ripercorrere tutta la mia vita sin dai tempi dell’infanzia, per non parlare della grande gioia che ho provato tornando, dopo ben quindici anni, ai comandi di un elicottero”. Credo che il film più che raccontato, vada visto, perché le parole non possono regalare la stessa emozione di immagini e voci.

I am. Io sono il Colonnello. Vuol spiegare la scelta di questo titolo al film?
“I am” riguarda la mia vita di atleta paralimpico facente parte del Gspd che mi permette la partecipazione agli Invictus Games, e ripercorrendo tutta la mia vita, sino ad oggi, che sono Colonnello del Ruolo D’Onore dell’Esercito Italiano, non poteva esserci titolo più azzeccato per racchiudere il tutto in così poche parole. I am: sono io il capitano del mio destino e nulla è abbandonato al caso. Potrò cadere… una… due… tre… cento… o mille volte… ma mi rialzerò sempre ed ogni volta sarò ancor più forte e determinato, perché se cadrò non sarà sconfitta ma solo un’altra lezione per migliorare!

Che cosa racconta nello specifico?
Nel docufilm si raccontano i valori, la Germania e il Salento, le cose semplici. Gli anni più belli fra scuola, sport, bicicletta e il judo, l’Esercito, la passione per il volo e la Folgore. L’attaccamento all’uniforme, l’onore, l’umiltà, la determinazione. Sarajevo e le nanoparticelle di metalli pesanti che hanno stravolto la mia esistenza. La malattia. Il mondo paralimpico, il “presunto” doping, costretto all’uso di farmaci salvavita, le ingiustizie. L’amore, il coraggio. Ma più di tutto, il non essermi arreso e la grande voglia di vivere fino in fondo.

Dove verrà proiettato?
Verrà proiettato per la prima volta il prossimo 13 aprile, che sarà una sorta di “Colonnello Day”, presso il Cinema Palma, a Trevignano Romano, sul lago di Bracciano a due passi dalla Capitale; successivamente verranno comunicate le alte proiezioni che avranno luogo in tutta Italia.

Che messaggio vuol trasmettere col docufilm?
L’immenso amore per la vita e la voglia di scoprire sempre un giorno migliore!

Perché a suo avviso le persone dovrebbero vedere il suo film?
Per il mai arrendersi. Perché la vita è un dono e bisogna viverla e va vissuta fino in fondo, nonostante tutto e tutti. Ogni azione deve essere sollecitata dalla bellezza, dall’onestà e sempre avvolta nell’umiltà e nella bontà. La bontà, la chiarezza, la sincerità e il coraggio devono essere i pilastri dei pensieri con cui si può conquistare tutto e tutti.

Vuole aggiungere altro?
Sì voglio dire che Dio utilizza tutto ciò che può per compiere i suoi miracoli, per permettere a noi di essere noi stessi dei miracoli. Se lasciamo il cuore in ascolto permettendo alla vita di fare entrare il suo amore attraverso qualunque via, senza preconcetti, ma solo accogliendo ed al tempo stesso donando, riusciremo a volare anche senza ali, perché quella vita che ce le ha spezzate, per incanto o per miracolo ce le restituisce più belle e forti di prima per farci arrivare dove, da soli, non saremmo arrivati mai! Quelle ali sono l’amore dei compagni di viaggio che inaspettatamente ed inconsapevolmente incrociano il nostro cammino, ci guardano negli occhi e ci dicono “adesso ci sono anche io… e da qui non vado più via”. Ecco un altro miracolo d’amore che si compie e Dio sorride perché ancora una volta i limiti umani sono stati vinti per dimostrarci che l’amore vince sempre su tutto. Per questo: lasciatevi amare.

Sledet.com ringrazia per l’intervista il Colonnello Carlo Calcagni, e ad maiora!


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2 commenti su “I am. Io sono il Colonnello

  • Aurelia

    CHE DIRE,
    tutto l’Amore che traspare da questa intervista non può aver commenti. e’ totale, quindi è Amore,Amore,Amore-
    Leggerò a mio figlio Adriano e a tanti giovani che percorrono la via della sofferenza queste canto all’Amore di Dio
    Ringrazio Carlo Calcagni per la testimonianza di Fede ,dono che elargisce a tutti noi .

  • Salvatore Blanco

    Ho sempre fatto questo “lavoro” con onore e lealtà verso la mia Patria, anche se alcune volte chi sta sopra di noi non ci ha tutelato come avrebbe dovuto, purtroppo
    Colonnello Calcagno grande esempio di vero Militare