Intervista al dr. Francesco Avaldi, medico nutrizionista dell’Atalanta 1


“Non si torna in forma con un pasto, ma seguendo uno schema nutrizionale che ha un suo percorso, che deve essere fatto consapevolmente dall’atleta”

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Quando si parla di nutrizione sportiva gli occhi non possono che essere puntati sul medico nutrizionista, Francesco Avaldi, medico che negli anni ha dimostrato grande competenza e professionalità nel campo della nutrizione. Il curriculum formativo e lavorativo d’eccezione è solo una delle tante caratteristiche che gli ha permesso di lavorare in grandi società quali Milan, PSG e Real Madrid. Attualmente il noto medico nutrizionista lavora presso l’Atalanta, e lì rappresenta il punto di riferimento per gli atleti quando si parla di nutrizione corretta. Con gli atleti della squadra il Dr. Avaldi ha instaurato un rapporto amichevole, ma quando si parla di mettere in pratica il regime alimentare per ottenere le migliori prestazioni in campo la professionalità e il suo ruolo di medico nutrizionista prendono il sopravvento. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto il Dr. Avaldi che ha spiegato in maniera dettagliata ciò che si intende per nutrizione sportiva.

Prima di approdare nello staff dell’Atalanta, in veste di medico nutrizionista, dove ha lavorato?
In veste di medico ho lavorato in diverse industrie farmaceutiche come ricercatore clinico per lo sviluppo di farmaci nel settore cardiovascolare e respiratorio, per poi intraprendere la carriera da libero professionista. Ho conseguito una serie di specializzazioni: farmacologia, omeopatia, medicina funzionale, tra cui un master in alimentazione vegetariana poi, intorno al 2000 ho cominciato ad occuparmi di nutrizione nel campo dello sport e ho collaborato via via con le squadre di calcio e atleti professionisti per quanto riguarda la nutrizione e l’integrazione sportiva. 

In quali squadre ha lavorato?
Milan, PSG, Real Madrid ed attualmente seguo l’Atalanta, sia la prima squadra che il settore giovanile.

Nello specifico si occupa di alimentazione nei calciatori?
Mi occupo soprattutto di atleti che svolgono un’attività di tipo mista cioè aerobica e anaerobica, come appunto il calciatore che deve, durante una stagione che ha una durata complessiva di dieci mesi, sopportare una serie di allenamenti e di gare anche ad alto livello che ovviamente creano un notevole dispendio energetico e che di conseguenza necessitano uno schema nutrizionale appropriato.

L’acqua è un elemento importante per un atleta?
E’ proprio l’acqua l’integratore per eccellenza.

L’acqua è importante per prevenire gli infortuni?
Non è che se un atleta non beve o beve poco ha sicuramente un infortunio, possiamo però affermare che è più a rischio. L’acqua trasporta tutta una serie di minerali e vitamine molto importanti per l’organismo e nei fluidi corporei avvengono tutta una serie di reazioni biochimiche fondamentali perché il nostro organismo funzioni al meglio e di conseguenza, anche se espresso in termini semplici, è chiaro che, se un atleta non ha un muscolo adeguatamente idratato, andrà più facilmente incontro ad infortuni muscolari non di tipo traumatico.

Un corretto regime alimentare migliora le prestazioni in campo?
Sì certo, poi ovviamente è chiaro che non è certamente mangiando bene che si diventa un campione. Quello che sta facendo Gattuso al Milan ne è l’esempio più recente. Con Gattuso ho lavorato sia seguendolo come atleta che come allenatore e devo dire che è un grande professionista, tutta l’esperienza accumulata durante la sua attività agonistica la sta trasmettendo alla squadra. E la nutrizione è proprio uno degli aspetti, oltre ovviamente a quello atletico e tattico, che Gattuso tiene in grande considerazione.

Qual è l’alimentazione che l’atleta deve seguire durante la settimana?
Non è che l’atleta può mangiare quello che vuole durante la settimana, per poi il giorno prima della partita mettersi a dieta. Questo è un concetto che è completamente sbagliato. Durante tutta la settimana bisogna mangiare in un determinato modo. Più che una dieta, è uno stile di vita che sicuramente ha i suoi benefici nell’attività sportiva che l’atleta svolge.

Da quanto ha detto si evince che un atleta non può mangiare di tutto. E’ corretto?
Mangia di tutto, bisogna ovviamente eliminare tutti quegli alimenti che non apportano nutrienti, ma che apportano solamente le cosiddette calorie vuote.

Che cosa intende con calorie vuote?
Calorie vuote intese come calorie che non apportano tutti quei nutrienti necessari al nostro organismo per funzionare al meglio, come tutte le vitamine, i sali minerali, tutti presenti nella frutta e nella verdura e poi, gli amminoacidi che si trovano nelle proteine, sia di origine vegetale che animale.

Il pesce essendo ricco di omega 3 è importante sia presente nella dieta di un calciatore?
Il pesce è ricco di omega 3, che sono degli antinfiammatori naturali molto importanti, i cosiddetti acidi grassi polinsaturi, che aiutano a superare le infiammazioni tipiche e fisiologiche che si hanno dopo un’attività fisica particolarmente intensa.

Le uova si possono mangiare?
Certo, anche perché le uova sono l’alimento per eccellenza in natura. Bisogna precisare però che si deve mangiare nella sua globalità, ovvero, albume e tuorlo insieme. Solo così è un alimento bilanciato e completo.

Quanto tempo prima di una partita si può mangiare?
Il pasto completo deve essere fatto tre ore prima della partita, e in quel pasto ci può stare di tutto.

Deve esserci il giusto mix di alimenti prima della partita?
Nel pasto ci può stare il carboidrato, quindi la classica pasta o il riso alla parmigiana, la fettina di carne, piuttosto che il prosciutto crudo o la bresaola, le verdure, e per chi vuole c’è la crostata o la frutta. Si evita ovviamente di mangiare la costata o la lasagna, quindi, un giusto mix di alimenti che devono essere facilmente digeribili.

In caso di dubbi da parte dell’atleta?
In una squadra di calcio quando l’atleta ha qualche dubbio sul tipo di alimentazione o qualche problema di tipo gastroenterico, ha sempre una persona di riferimento che è il nutrizionista della squadra. Il nutrizionista, insieme al medico sociale della squadra, deve prima di tutto capire da dove scaturisce il problema, per poi dare dei suggerimenti per cercare di risolvere la situazione e rendere il giocatore disponibile per la ripresa degli allenamenti. E’ chiaro che poi non si torna in forma con un pasto, ma seguendo uno schema nutrizionale che ha un suo percorso, che deve essere fatto consapevolmente dall’atleta. Per questo motivo l’atleta deve essere informato ed ogni volta motivato.

Dopo la partita cosa possono mangiare i giocatori?
Dopo la partita c’è un protocollo da seguire, nel senso che ci sono delle indicazioni, che tutti gli esperti che si occupano di nutrizione dello sport conoscono, e cioè quello di mangiare i carboidrati, tipo la frutta o un piatto di pasta nell’ora successiva alla gara, e poi bere molto, quindi idratarsi molto. I primi due integratori per eccellenza sono quindi l’acqua e i carboidrati.

Dopo la partita quindi, si mangiano solo carboidrati?
Si possono inserire anche le proteine, ma la cosa più importante è mangiare i carboidrati.

Per quale motivo?
Perché le proteine potrebbero avere un riscontro negativo sulla funzione del rene, che deve già eliminare numerosi cataboliti che provengono dall’attività fisica. Le proteine sono importanti un paio d’ore dopo, perché gli amminoacidi che provengono dalla scomposizione delle proteine devono “riparare” i tessuti muscolari che si sono danneggiati durante l’attività. Prima è meglio riempire il muscolo, è una questione fisiologica. Il muscolo è infiammato appena dopo lo sforzo e c’è una grossa irrorazione, allora sfruttando questa irrorazione si può migliorare la qualità del muscolo, con gli zuccheri, il carburante per eccellenza della nostra macchina; poi le proteine come già detto faranno il loro lavoro, riparando le fibre usurate.

Nella porzione post gara?
Esatto. Durante una trasferta all’estero, si è mangiato subito nello spogliatoio la frutta con la pasta, e sul pullman, mentre si andava verso l’aeroporto per rientrare in Italia, c’era la fetta di pane con il prosciutto o con il pollo, nella cosiddetta porzione post gara, in cui l’atleta consuma appunto le proteine, quando però è già passata più di un’ora e mezza la fine della partita.

Gli atleti hanno un giorno libero per mangiare quello che vogliono?
Il giorno libero è il cosiddetto day off, che è il giorno successivo alla gara, e l’atleta è lasciato libero di mangiare quello che vuole, perché è giusto che sia così. Se è un day off dagli allenamenti, è un day off anche dalla tavola, quindi si può mangiare qualcosa che non si è potuto consumare durante la settimana.

L’alimentazione è specifica per ognuno di essi?
Beh dipende dal ruolo. Adesso tutti i giocatori corrono e c’è un grosso dispendio energetico, per questo c’è una collaborazione diretta con lo staff. All’interno di uno staff tecnico di una squadra, c’è chi si occupa di quanto l’atleta corre e quanto dispendio energetico ha l’atleta, e quindi il nutrizionista sa esattamente che cosa deve integrare per ogni singolo atleta. L’unico ruolo completamente diverso è quello del portiere.

Un’alimentazione corretta previene gli infortuni sportivi?
Certo. Se si mangiano troppe proteine di origine animale, e non si assumono abbastanza sali minerali attraverso le vitamine o la frutta, è chiaro che si acidifica l’organismo e di conseguenza, gli infortuni muscolari possono aumentare in termine di percentuale. Se si mangiano calorie vuote, come le merendine, è chiaro che dopo non si ha più fame perché si è già sazi di grassi saturi e zuccheri semplici, di cui sono ricchi quei prodotti precostituiti che si trovano in commercio.

Se l’atleta è vegetariano, qual è la parte integrante della sua alimentazione?
Il vegetariano deve pensare che i legumi devono essere parte integrante e fondamentale della sua alimentazione, perché apportano una serie di amminoacidi importanti e apportano adeguate quantità di ferro. Non devono mai mancare le uova e i prodotti caseari, quindi i formaggi. Il vegetariano deve stare attento di non eccedere con i carboidrati, perché altrimenti rischia poi di andare in sovrappeso. Bisogna sempre rivolgersi a qualcuno che sappia dare delle indicazioni corrette per evitare di andare in mano a quei personaggi, soprattutto nelle palestre o nei centri fitness, che si spacciano come esperti di nutrizione dello sport perché hanno seguito un corso della durata di un weekend. Bisogna rivolgersi sempre a qualcuno che abbia una laurea in medicina o in biologia ma che soprattutto, abbia esperienza nel campo dello sport, perché la nutrizione sportiva è completamente diversa dalla nutrizione che può essere consigliata alle persone che svolgono attività fisica moderata o che sono sedentari.

Cosa può dire riguardo i calciatori dell’Atalanta, seguono alla lettera i suoi consigli?
Devo dire che ho trovato alcuni giocatori che conoscevo già al tempo della mia collaborazione con il Milan e con i quali è stato relativamente semplice riprendere un programma nutrizionale già a suo tempo impostato. Con il resto del gruppo e lo staff medico, atletico e tecnico c’è poi stato da subito un buon feeling, piena disponibilità e collaborazione.

Con gli atleti instaura un rapporto amichevole o tiene le dovute distanze?
Si ride e si scherza, perché sono tutti ragazzi giovani, ma quando si lavora è necessario essere molto professionali.

Qual è la principale difficoltà che in genere i suoi atleti riscontrano nel seguire tale dieta?
Cambiare abitudini consolidate. E’ il lavoro più difficile, che richiede grande pazienza e una buona dose di esperienza.

A suo avviso è importante il rapporto con l’allenatore?
Certo. L’allenatore nel calcio è, passatemi il termine, il capo branco. Se il giocatore intuisce che l’allenatore non crede nel lavoro del nutrizionista, è chiaro che difficilmente seguirà quello che gli viene detto. Ma questo non vale solo per il nutrizionista, ma vale per il medico sociale, per il preparatore atletico, insomma per tutti coloro che ruotano intorno alla squadra. L’allenatore deve essere messo al corrente di tutti i dati che i suoi collaboratori raccolgono, per miscelarli nel modo corretto e trovare il giusto amalgama. Come avviene nel club dove io attualmente lavoro.

Cosa vuol dire essere il medico nutrizionista di una squadra di calcio, e nel suo caso dell’Atalanta?
Un lavoro certosino per cercare di trovare sempre la formula migliore in termine di comunicazione e di innovazione.

Che consiglio può dare ai giovani che vorrebbero intraprendere la sua professione?
Continuare ad aggiornarsi e non pensare che la laurea sia un punto di arrivo, ma solo la partenza per una nuova avventura.

Progetti?
Come tutti i progetti, rimangono segreti fino alla loro realizzazione.

Sledet.com ringrazia per l’intervista il dr. Francesco Avaldi, e ad maiora!


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Un commento su “Intervista al dr. Francesco Avaldi, medico nutrizionista dell’Atalanta

  • Dott. Ennio Menghi

    Che piacere leggere quest’intervista!
    Vorrei avere qualche spunto d’informazione in più
    Aggiornamenti e testi di consultazione
    Grazie