Intervista all’attore Andrea Bonella


Ha ricevuto il premio Vincenzo Crocitti per la categoria Attore in Carriera 

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Artisticamente si è formato presso la Scuola del Teatro stabile di Genova, Andrea Bonella, attore e speaker radiofonico, che si sta facendo notare nel mondo dello spettacolo, per i ruoli che ha interpretato in televisione e non solo. Il suo talento artistico non è passato inosservato a Francesco Fiumarella, promotore e ideatore del noto premio Vincenzo Crocitti, che ha infatti lui conferito il premio per la categoria “Attore in Carriera”. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Andrea Bonella, che si è raccontato. 

Se le chiedessi di raccontarsi cosa risponderebbe? 
Eh che domandone! Vivo con passionalità il mio lavoro di attore, in questo sono simile a tutti i colleghi. Ho altre passioni: amo il mare e l’estate, sono uno sportivo che ama nuotare e gli piace giocare a beach volley. Mi piace vestirmi bene, giocare a carte e uscire la sera. Poi ho dei valori, ho il culto del passato e il senso della famiglia e credo in Dio.

Quando nasce la sua passione per la recitazione?
Da bambino. Ancora rido ripensando a mio padre che si infuriava perché parlavo romanaccio da piccolo, per imitare Sordi, Montesano e Claudio Villa. Giocavo col teatrino dei burattini e costringevo le cuginette ad inscenare le soap opere con le Barbie: sempre storie drammaticissime.

Dove si è formato artisticamente? 
Mi sono diplomato alla Scuola del Teatro stabile di Genova. Prima di allora avevo già frequentato l’ambiente teatrale con varie esperienze. Mi sono laureato in lettere moderne come un fulmine, ero ancora giovane per fare l’attore, ma l’aspetto umanistico ha influito molto nella mia educazione sentimentale. Miei maestri sono stati Anna Laura Messeri, Marco Sciaccaluga e Massimo Mesciulam. In giro poi, ne ho avuto qualche altro.

Vuol raccontare il suo percorso lavorativo?
A parte i primi lavori con l’Università Roma tre ho poi lavorato con Massimo Mesciulam al Teatro stabile di Genova. A Roma ho lavorato principalmente con Enrico Maria Lamanna, con Giuliano Vasilicò in un lavoro di ricerca, e con Guglielmo Guidi, con cui metto in scena testi dell’irlandese Robert Farquhar. I primi passi in televisione sono stati in Crimini bianchi, Distretto di polizia 9 e Un medico in famiglia 6. Al cinema invece, in Che bella giornata con Checco Zalone e in Magia saracena di Vincenzo Stango. Sono stato protagonista di Metto in discussione, videoclip ironico a tematica sociale da una canzone del Piotta. Ho fatto diversi cortometraggi, e ho vinto un premio come attore ad un festival a Lisbona. Poi ho interpretato Mike Bongiorno nella fiction Rai Lascia o raddoppia, e ho lavorato nella fiction Il paradiso delle signore 2, per citarne alcuni, e poi sono uno degli interpreti fissi di Rai Radio Kids.

Quale considera l’esperienza più significativa per la sua carriera?
Non mi ha lasciato un segno una esperienza, ma una iniziazione che ho provato quando sono passato dall’azione scenica a quella cinematografica: una gradualità che non è legata ad un solo momento. Mi ha reso consapevole che preferisco andare in sottrazione davanti alla camera con gli stessi impulsi, rispetto alle logiche del palcoscenico che qualche volta mi stanno strette. Anni fa ho costruito un monologo ispirato a Moravia in cui andavo a braccio: la soddisfazione è stata enorme.

Vuol dare un suo parere sull’industria cinematografica italiana?
Mi sembra che dall’inizio del decennio c’è stato un miglioramento, sia artistico che organizzativo, strutturalmente anche prima. E’ però una fase di trasformazione globale, l’Italia ha problemi di suo e certi sviluppi sono lenti. Trionfa internet e cambia la distribuzione e la fruizione dei film, c’è della luce. Diverso che per il teatro di prosa, perché io non riesco a capire in che direzione va. Molti addetti ai lavori sono scettici sul nostro cinema, non so se sono analisi oggettive o dettate da invidie. Il sistema dei ruoli importanti ricoperti da pochi c’è sempre stato. Bisogna riuscire a passare nell’imbuto.

A suo avviso le produzioni indipendenti aiutano gli attori?
Sì. Permettono a molti di coprire ruoli più corposi che le major non gli affidano, quindi ci si fa le ossa e forse si può uscire dall’anonimato. E’ un comparto in cui l’attore ha diversi parametri per scegliere e si realizzano generi che non sono presi in considerazione dal mainstream.

E’ difficile per i giovani farsi largo in questo settore? 
Nel mondo dello spettacolo sempre, ma in questa epoca in particolare, perché siamo tantissimi, il lavoro è poco e nei momenti di passaggio c’è confusione; la salita è faticosa e lenta, gli agenti esterni invece cambiano in un attimo. Molti giovani cercano di far parte di un carrozzone per tutelarsi e fare squadra in una cerchia, per creare scambi. Ma se scompare completamente la trasversalità, il corpus degli attori può rimetterci nella sua varietà e nei percorsi individuali. In teatro ciò avviene moltissimo, in televisione un pochino meno.

Che tecniche utilizza per calarsi nel migliore dei modi nel personaggio che deve interpretare?
Non faccio parte della scuola di pensiero che studia mattina e sera e fa stage. Alla quantità dello studio preferisco la qualità. Cerco di partire da tecnica e naturalezza; osservo il copione, poi agisco psicologicamente cercando figure simili o ambienti affini a ciò che devo fare. Mi interessano le persone, non fare una copia di seconda mano da un filtro, perché fra i colleghi va di moda quel tipo di film.

Lei ha ricevuto il premio Vincenzo Crocitti per la categoria Attore in Carriera. Vuol parlare di questo premio?
Innanzitutto bisogna ricordare Vincenzo Crocitti, persona splendida e umile che per caso ho avuto la fortuna di conoscere. Era un romano vero e generoso. Vorrei che oltre ad Un borghese piccolo piccolo di Monicelli, fossero ricordati anche tanti altri suoi film. Poi Francesco Fiumarella e il suo entourage hanno istituito il premio che da una possibilità a tanti talenti di essere scovati, oltre all’esperienza della gestione dell’evento che per un artista è molto utile. Si respira una splendida atmosfera, durante la serata mondana ho incontrato molti amici e altri li ho conosciuti.

Vuol dire qualcosa su Francesco Fiumarella, ideatore e promotore del premio?
E’ una persona molto attiva e informata su tutto ciò che accade nel sociale e nello spettacolo, segue con passione tanti attori, è un vero patròn. E’ sincero ed è un piacere chiacchierare con lui, siamo diventati subito amici. Nasce come attore e la sua passione per l’arte è molto forte. Perciò andiamo d’accordo.

Attualmente in cosa è impegnato?
Sarò a breve un protagonista istrionico in un cortometraggio che è una scommessa, faccio provini e scrivo cose mie. Presto riprenderò a raccontare le favole su Rai Radio Kids, ma l’autore non sarà più Andersen, ma top secret. Anche il mondo dei bambini è fantastico, è legato idealmente ai miei trascorsi di animazione. Se ti fai ascoltare da un bambino sei già sulla buona strada.

Progetti?
Seguire la mia stella polare.

Vuole aggiungere altro?
Ringrazio Sledet.com per l’intervista. Poi ringrazio tutto il micro e macro mondo che ho incontrato per immaginare personaggi. Sono grato.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Andrea Bonella, e ad maiora!

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