Intervista a Sergio Spalla: match analyst nella Sampdoria


Una figura professionale indispensabile per lo staff tecnico di una squadra di calcio 

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Una passione innata per il calcio quella di Sergio Spalla, passione che si è trasformata in un vero lavoro, dove però alla base di tutto c’è la consapevolezza che niente in questo campo può essere preso o analizzato con superficialità. Muove i suoi primi passi nel mondo del calcio come calciatore per poi proseguire come allenatore e match analyst, conseguendo sia il patentino di allenatore professionista UEFA A presso il Settore Tecninco di Coverciano, sia la formazione di match analyst presso WyScout–Sics–Panini Digital. Attualmente Spalla lavora con successo in veste di collaboratore tecnico della match analysis nella Sampdoria, dove è riuscito a integrarsi con tutto lo staff in maniera esemplare. Sicuramente sono state dalla sua le conoscenze apprese durante il proprio percorso lavorativo e formativo, le quali gli hanno permesso di acquisire la fiducia dell’allenatore, infatti non sono ignote le sue spiccate capacità di osservazione e di analisi tecnico-tattica. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Sergio Spalla che si è raccontato.

Quando nasce la sua passione per il mondo del calcio?
Nasce da bambino, quando i miei genitori mi portarono per la prima volta in una scuola calcio di Biella, la “Libertas Biella”. Erano i primi anni ’80 e tutti i bambini avevano un pallone in casa, e il calcio era quasi l’unico sport di riferimento amplificato poi, dalla vittoria dei mondiali nel 1982 dalla Nazionale Italiana in Spagna, che diede il via a una vera e propria passione viscerale per questo sport, passione che si è trasformata nella mia professione.

Calciatore, allenatore e match analyst. Il suo percorso lavorativo inizia come calciatore?
Il mio è stato un percorso lavorativo abbastanza anomalo. Non sono stato un calciatore professionista, avendo fatto settore giovanile dilettantistico e giocato per diciassette anni in squadre dilettantistiche. Penso di essermi sempre comportato come un dilettante molto “professionale” e questo mi ha permesso, appena finito di giocare, di iniziare subito ad allenare. Mentre giocavo avevo già iniziato ad allenare i piccoli nelle categorie pulcini ed esordienti, ed è stato un apprendistato molto utile.

Poi ha allenato in Eccellenza?
Ho allenato per tre anni nei dilettanti in Eccellenza per poi passare nei professionisti come allenatore in seconda per due anni nella vecchia C2, due anni nella vecchia C1 e un anno in serie B.

Lei ha conseguito il patentino di allenatore professionista UEFA A?
Sì. Ho conseguito il patentino di allenatore professionista UEFA A presso il Settore Tecnico di Coverciano, e la formazione di Match Analyst presso WyScout–Sics–Panini Digital.

Lei lavora infatti come match analyst nella Sampdoria?
Esatto, lavoro come collaboratore tecnico sulla match analysis nella Sampdoria.

Chi è il match analyst?
Oltre alle definizioni tecniche che si possono conoscere, voglio dare una definizione per quella che è stata la mia esperienza, una definizione quindi più concreta, data dal lavoro quotidiano. Secondo me il match analyst deve essere per prima cosa un allenatore di calcio con una profonda passione, conoscenza e curiosità per questo sport, quindi non è sufficiente essere un buon informatico o essere bravi nel preparare video e immagini. Deve poi, sapersi integrare in uno staff tecnico avendo l’intelligenza di riconoscere quali sono e fino a dove arrivano i suoi compiti, perché è un collaboratore al servizio dell’allenatore, di cui deve conoscere le sue idee e i suoi principi di gioco, vivendo il quotidiano della squadra e deve acquisire la sua fiducia e quella dello staff. Deve avere una spiccata capacità di osservazione e di analisi delle varie situazioni tecnico tattiche, comprendendo quali sono le più importanti e significative per rendere più agevole il lavoro allo staff. E’ una figura che non ha orari di lavoro, nel senso che deve preparare il tutto rispettando le rigide tempistiche settimanali degli allenamenti e delle partite. Poi deve comunque avere una certa padronanza e dimestichezza nell’utilizzo di apparecchiature tecnologiche e avere una conoscenza dei numeri e dei dati statistici.

Aver lavorato sia come calciatore che come allenatore le permette di vedere la match analysis in modo più completo?
Sicuramente l’aver vissuto in ambienti calcistici di tutte le categorie, dall’Eccellenza alla serie A, rende il compito più agevole, e non solo per quello che concerne le conoscenze tecnico tattiche del calcio, ma anche per la conoscenza delle dinamiche del fuori campo, di quelle comportamentali all’interno di uno staff di lavoro, delle dinamiche di uno spogliatoio. Tengo comunque a precisare che per me il match analyst, in uno staff tecnico, deve essere prima di tutto un allenatore che si specializza poi, nella match analysis.

Quando si è avvicinato alla match analysis?
Da quando ho iniziato ad allenare ho sempre avuto una particolare attenzione e curiosità per le analisi video delle partite nostre e dei nostri avversari, e seppure le possibilità e le tecnologie non erano così all’avanguardia, ho sempre cercato di aggiustarmi con quello che avevo a disposizione. Prima di svolgere il ruolo specifico alla Sampdoria me ne sono sempre occupato come allenatore in seconda, perché non c’era una figura professionale dedicata a questo ruolo. Quindi posso dire che fin da subito mi sono avvicinato alla match analysis, sia per interesse personale che per la necessità di poter lavorare nel modo più completo per preparare gli allenamenti e le partite.

Lei ha lavorato sia come analista che per il mercato. Vuol spiegare la differenza?
La differenza è sostanziale. Quando si prepara un video su un calciatore singolo che può interessare in sede di calcio mercato, bisogna captare e far risaltare pregi e difetti suddividendoli in varie caratteristiche tecnico tattiche nelle varie situazioni di gioco, cercando di essere il più esauriente possibile. Bisogna sottolineare che l’analisi video per il mercato può essere un valido aiuto e un completamento di informazioni, ma non sostituisce la figura dell’osservatore che va a visionare direttamente un calciatore.

Che cosa va analizzare nello specifico il match analyst?
Bisogna premettere che, le indicazioni su cosa analizzare e su cosa concentrare l’attenzione dell’analisi, quando si fa parte di uno staff tecnico, vengono date dall’allenatore, dalle sue idee e dai suoi principi di gioco.

Nel suo caso specifico alla Sampdoria?
Posso dire che attualmente le nostre analisi si possono suddividere in tre macro aree: analisi dei nostri allenamenti, analisi degli avversari da affrontare e le analisi delle nostre partite. La particolarità data dal Mister, è che queste analisi non rimangono divise in compartimenti stagni, ma sono perfettamente integrate tra loro. Le analisi video dei nostri allenamenti, servono innanzitutto per valutare l’efficacia delle esercitazioni proposte in base all’obiettivo che ci si era prefissato e poi ovviamente, per verificare il buon svolgimento.

Questi video vengono fatti visionare ai calciatori?
Sì. A volte vengono fatti visionare a gruppi di calciatori divisi per reparto, oppure capita di farli vedere a qualche singolo calciatore per correggere eventuali errori e per accelerare il processo di apprendimento.

Come vengono divisi i video delle analisi delle vostre partite?
I video delle analisi delle nostre partite vengono divisi in situazioni di gioco offensive e situazioni di gioco difensive.

Potrebbe essere più preciso?
Viene effettuata una prima selezione, da parte dei vari componenti dello staff prima di essere sottoposti alla visione del Mister, che esegue l’ultima selezione definitiva per creare il filmato da far vedere ai calciatori. Queste analisi vengono poi utilizzate per vedere, insieme ai calciatori, le varie situazioni di gioco su cui bisogna migliorare e per preparare le esercitazioni degli allenamenti settimanali relative alle cose su cui si necessita lavorare. Anche le analisi degli avversari sono divise in fase di gioco offensive e difensive, complete delle situazioni di palla inattiva a favore e contro. Queste clip video vengono visualizzate da tutto lo staff insieme all’allenatore per preparare le strategie di gara, relative alla partita con quell’avversario, e per preparare le sedute di allenamento specifiche in base alle indicazioni estratte da queste analisi. Prima degli allenamenti propedeutici vengono fatti vedere alla squadra dei filmati video riassuntivi visualizzate dallo staff.

I calciatori sono interessati ai video per migliorare le loro prestazioni?
La grande professionalità, il senso di responsabilità e la volontà di avere le maggiori conoscenze possibili per poter svolgere al meglio il proprio lavoro fa si, che ci sia da parte dei calciatori grande interesse per le sedute video, che capiscono far parte integrante delle loro sedute di allenamento. L’utilizzo ormai quotidiano di smartphone e tablet permette ai calciatori di potersi aggiornare in modo autonomo o eventualmente a noi, di poter inviare dei video specifici ai calciatori. Inoltre all’interno dello spogliatoio ci sono delle televisioni dove trasmettiamo i filmati video in base alle esigenze del momento e anche lì abbiamo riscontrato che i calciatori seguono con attenzione.

Nel suo lavoro quanto è importante l’aggiornamento?
E’ determinante. Non si finisce mai di imparare perché il calcio è in continua evoluzione per la presenza di allenatori e staff sempre più preparati e alla ricerca di nuove idee. La tecnologia applicata al calcio negli ultimi anni è sempre più utilizzata, non solo per la parte tecnica ma anche per quella fisica ed è in continua evoluzione e quindi materia di studio.

Quante riprese vengono fatte?
Viene fatta una ripresa video tattica di tutte le partite giocate e vengono fatte le riprese video degli allenamenti svolti.

A suo avviso è fondamentale la figura del match analyst in una squadra?
A mio modo di vedere non solo è fondamentale ma è indispensabile. Con l’evoluzione e lo studio del calcio, gli staff tecnici sono diventati dei veri gruppi di lavoro formati da diverse figure professionali con a capo l’allenatore. Ognuno a dei compiti ben precisi, che deve svolgere all’interno della programmazione settimanale per la preparazione delle partite e il match analyst è una di queste figure.

Quando ha iniziato a lavorare alla Sampdoria?
Questo è il terzo anno che sono alla Sampdoria. Ho iniziato nello staff di mister Zenga, adesso è il secondo anno che lavoro nello staff di mister Giampaolo.

Cosa può dire lavorativamente parlando su mister Marco Giampaolo?
Lo ritengo uno dei migliori allenatori italiani. Le capacità e le qualità tecnico tattiche sono evidenti a tutti, e sicuramente ci sono persone più qualificate di me per elencarle. A me preme mettere in risalto le qualità umane, morali e di correttezza, perché vicine alle mie e al mio modo di pensare.

Vuol dire qualcosa sulla società?
La Sampdoria è attualmente una società che si sta mettendo in risalto non solo con i risultati sportivi, ma anche con un modello di lavoro basato su una attenta selezione di giovani calciatori idonei al progetto tecnico, inseriti nel miglior contesto e nelle migliori condizioni per poter esprimere le loro qualità.

Ci svela qual è la migliore postazione per le riprese?
Per la ripresa video tattica della partita, la posizione migliore è quella posizionata a centrocampo, preferibilmente in una posizione non troppo bassa rispetto al livello del terreno di gioco, per evitare di perdere il senso della profondità, allo stesso modo non molto distante per non dover continuamente agire sullo zoom della videocamera. Una buona postazione per eseguire le riprese tattiche, permette allo staff di avere buone immagini per poter svolgere al meglio il proprio lavoro.

Qual è il sacrificio più grande nel suo lavoro?
Premetto che fino a cinque, sei anni fa facevo anche un altro lavoro cercando di conciliarlo con l’attività di allenatore, quindi conosco bene qual è il mondo del lavoro e tutti i sacrifici che esso comporta e soprattutto, i grandi sacrifici che ho dovuto fare per poterli svolgere contemporaneamente. Poi ho dovuto necessariamente scegliere quale strada professionale perseguire. Mi ritengo fortunato per aver avuto la possibilità di scegliere e per poter svolgere un lavoro che è la mia principale passione.

Che consiglio può dare ai giovani che vorrebbero intraprendere la sua professione?
Spero nel mio piccolo che la storia del mio percorso professionale possa essere di aiuto a tutti i giovani. Io non avevo le capacità e le qualità per diventare un calciatore professionista ma ho sempre messo tanta passione, impegno, sacrificio e serietà nelle cose che facevo da calciatore prima e allenatore dopo e questo mi ha permesso di scalare tutte le categorie, dai dilettanti fino ad arrivare in modo inimmaginabile alla serie A. Non so cosa accadrà in futuro, l’unica cosa importante che mi accompagna è l’umiltà che ogni giorno è sempre un punto di partenza per imparare qualcosa di nuovo e la capacità di ascoltare: “Saper ascoltare significa possedere, oltre al proprio, il cervello degli altri.” (cit. L. Da Vinci).

Chi è Sergio quando non sta sui campi?
Una persona semplice identica a quella che era quando faceva un altro lavoro, e il calcio era solo uno sport che praticava a livello dilettantistico. Sono molto legato ai miei familiari e agli amici sebbene questo lavoro non permette di vederli spesso. Quando ho un po’ di tempo libero torno a Biella dove con degli amici abbiamo un negozio il più grande in Italia di articoli sportivi dedicati al calcio chiamato “Footballove” per poter dare un po’ di aiuto, perché è una cosa in cui credo molto nonostante non sia attivo in prima persona.

Progetti?
Come progetti professionali, migliorare la conoscenza di nuove tecnologie applicate al calcio, cercando di creare una struttura organizzativa settimanale sempre più efficace e snella, cosa che sto cercando di fare, con una costante collaborazione alla ricerca di nuovi sistemi, con gli amici di “Wyscout” leader mondiale nel nostro settore. Altro aspetto che mi piacerebbe migliorare è la conoscenza approfondita delle lingue straniere. Invece come progetto personale mi piacerebbe tornare a visitare i luoghi dove sono nato, in Perù. Poi fra qualche anno mi piacerebbe fare qualcosa legato al calcio a Biella, città dove sono cresciuto, questo quasi come senso di riconoscenza al movimento calcistico locale che mi ha dato la possibilità di formarmi e di iniziare il mio percorso.

Vuole aggiungere altro?
Vorrei ringraziare pubblicamente i miei genitori, perché sono state figure indispensabili per poter far diventare la mia grande passione il mio lavoro, e per il mio percorso professionale. Mio padre che mi ha trasmesso i valori della correttezza, dell’etica morale e comportamentale, il senso del sacrificio del costante lavoro quotidiano fatto con senso di responsabilità. Mia madre che in modi a volte anche bruschi, mi ha trasmesso la voglia e la curiosità di sapere, di conoscere, di studiare e cercare di avere una formazione culturale da alimentare ogni giorno, prima non capivo e mi arrabbiavo, adesso capisco eccome.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Sergio Spalla, e ad maiora!

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