Intervista al regista Alessio Inturri


“Tutti i lavori che ho diretto hanno significato un momento di crescita professionale” 

Intervista di Desirè Sara Serventi

Qualificato, talentuoso e con un percorso formativo e lavorativo d’eccezione quello del regista Alessio Inturri, che negli anni si è distinto con successo nel mondo della regia. Tanti sono stati infatti i lavori che ha diretto, tra cui Furore, Il peccato e la vergogna e Rodolfo Valentino la leggenda, per citarne alcuni, e in tutti ciò che si è potuto constatare è sicuramente la passione e la cura che il regista mette in ogni singola scena senza lasciare niente al caso. Attento a far si che ogni inquadratura porti quello che effettivamente lui vuole, riesce sempre a portare negli schermi un lavoro di qualità. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Alessio Inturri che si è raccontato.

Quando è nata la sua passione per il mondo della regia?
Molto presto. Da ragazzo, durante gli anni del liceo, passavo intere notti a guardare film in videocassetta. Avevo un taccuino su cui annotavo tutti i film che avrei voluto vedere e tutti i nomi dei registi che amavo e appena racimolavo qualche soldo correvo in videoteca per affittare o comprare i titoli che mi interessavano. Ne ho visti a migliaia e ho passato tantissime notti insonni.

A livello lavorativo dove si è formato?
Ho iniziato facendo l’assistente alla regia, volontario, in un film nel 1997. Per me era un mondo sconosciuto, ma l’esperienza andò bene e mi richiamarono per altri progetti con altri registi, tra cui anche Giuseppe Tornatore. Tutte esperienze che mi hanno permesso di esordire come primo aiuto regista nel 2000 per la serie TV “Il bello delle donne”. Da quel momento ho lavorato come aiuto per molti registi italiani fino al 2008, anno del mio esordio alla regia per la serie TV “Caterina e le sue figlie 3”.

Furore, Rodolfo Valentino, Il peccato e la vergogna, questi sono solo alcuni dei lavori in cui lei ha curato la regia. Quale considera l’esperienza più significativa per la sua carriera?
Tutti i lavori che ho diretto hanno significato un momento di crescita professionale per me, ma, se dovessi citarne uno, direi “Rodolfo Valentino – la leggenda”, non solo perché con questo progetto ho potuto raccontare lo scintillante mondo dello star system americano degli anni ’20, ma soprattutto perché mi ha consentito di andare a girare proprio lì, a Hollywood, negli studi e per le strade di Los Angeles, insomma un sogno che si è realizzato.

Quanto spazio concede all’improvvisazione?
Lo spazio giusto.

Potrebbe essere più preciso?
L’improvvisazione può essere pericolosa e controproducente in questo lavoro se usata in maniera incontrollata, ma spesso risolve magicamente situazioni dalle quali sembra difficile uscire.

Su cosa punta principalmente la sua regia?
Sulla coerenza dei personaggi. Lavorare a fondo con gli attori per dar vita a personaggi credibili, vivi e umani è, a mio avviso, la chiave per mettere in scena una storia avvincente ed emozionante.

Per lei è buona la prima o preferisce coprirsi le spalle con più riprese?
Dipende, a volte per scene particolarmente calde preferisco provare molto e arrivare al primo ciak con l’attore al massimo, altre volte, quando non sono soddisfatto, ripeto anche parecchie volte lo stesso ciak.

Qual è il genere che predilige portare sul set?
Non ho un genere preferito, deve piacermi la storia e devono piacermi i personaggi.

Cosa ne pensa dell’industria cinematografica italiana?
Purtroppo non è un’industria e questo penalizza molti giovani autori e molte idee che spesso non trovano spazio in un sistema che, sempre più di frequente, preferisce andare sul sicuro e non rischiare di prendere strade diverse da quelle solitamente battute.

A suo avviso qual è la principale difficoltà in questo settore?
Per chi inizia la maggiore difficoltà è quella di trovare qualcuno che abbia voglia di insegnare il proprio mestiere, di trasmettere le proprie esperienze e di lasciare spazio alla crescita professionale. Per chi è già attivo nel settore la difficoltà maggiore è resistere in un mercato ormai sempre più di frequente occupato da figure professionali improvvisate e prive della giusta esperienza.

Lei è stato tra i testimonial per il premio Vincenzo Crocitti. Cosa può dire riguardo questa iniziativa?
E un’iniziativa estremamente interessante e intelligente. Riunisce professionisti del settore e giovani emergenti creando un ambiente costruttivo e artisticamente molto vivace. Poi sono affettivamente legato a questo premio, dato che conoscevo bene Vincenzo Crocitti, grande attore e soprattutto grande uomo.

E su Francesco Fiumarella, promotore e organizzatore dell’evento?
Conosco Francesco da diversi anni, abbiamo lavorato insieme su una mia serie TV e siamo sempre rimasti in contatto. La sua passione per questo lavoro lo ha portato a creare un premio unico nel suo genere ed è per questo che aderisco sempre alle sue iniziative con estremo piacere.

Attualmente in cosa è impegnato?
Attualmente sto finendo la post-produzione della serie TV “Furore – capitolo secondo” in onda proprio in questi giorni su canale 5.

Progetti?
Inizierò a breve la preparazione di un nuovo progetto, di cui non parlo solo per scaramanzia.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Alessio Inturri, e ad maiora!

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