Intervista al fisioterapista Filippo Zanella


“Il profilo professionale del fisioterapista è chiaro, il problema è che spesso si creano situazioni di conflitto di poteri tra le diverse figure” 

Intervista di Desirè Sara Serventi  

Una figura importante nell’ambito sanitario è sicuramente quella del fisioterapista, professionista che per essere definito tale deve necessariamente essere provvisto di laurea sanitaria o di un titolo equipollente alla laurea. In genere lavora in equipe, ovvero, fianco a fianco dei medici come i fisiatri e ortopedici, per citarne alcuni, pur potendo impostare un piano terapeutico autonomamente. A spiegare in maniera dettagliata e precisa, la figura del fisioterapista è Filippo Zanella, noto e stimato fisioterapista che è riuscito, per la sua qualificata preparazione, a farsi un nome degno di fiducia in questo settore. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Filippo Zanella che ha dato utili informazioni riguardanti il lavoro del fisioterapista.

Lei è uno noto fisioterapista, di cosa si occupa nello specifico?
Lavoro assieme ad alcuni colleghi e tratto prevalentemente pazienti ortopedici e sportivi. Io in particolare sono specializzato nelle patologie del Body-building e del Crossfit, ma ci capita spesso di seguire anche bambini o pazienti anziani. Tuttavia, l’attività in studio è in realtà solo una piccola parte di quello che facciamo: da un lato infatti teniamo corsi di formazione a fisioterapisti e medici, siamo gli unici in Italia a fare formazione interattiva online in modo continuo, tramite la pagina Facebook “Fisioterapia Interattiva”, dall’altro aiutiamo i pazienti in ogni parte d’Italia a trovare il fisioterapista più adatto per le proprie esigenze.

Potrebbe spiegare nel dettaglio la figura del fisioterapista, da quando è stato approvato il Disegno di Legge Lorenzin?
La figura professionale del fisioterapista è stata da sempre definita in modo chiaro con il DM 741/94, che invito tutti a leggere, visto che è uno dei rari casi in Italia in cui il testo è comprensibile anche a chi non abbia una laurea in legge. Spiegando in modo semplice: il fisioterapista è un professionista dotato di una laurea sanitaria o in possesso di un titolo equipollente alla laurea che valuta e tratta le disfunzioni cognitive, viscerali e motorie delle persone, attraverso tecniche di terapia manuale, terapia fisica ed esercizio terapeutico. Da quando è stato approvato il DDL Lorenzin, non vi sono state effettive modifiche a tale profilo, ma sono state però introdotte alcune importanti novità: l’istituzione di un ordine professionale dedicato e il riconoscimento dell’osteopata e del chiropratico come figure sanitarie. Ci tengo a chiarire che fintanto che il DDL non diventa legge effettiva e finché non vengono istituiti dei percorsi didattici riconosciuti per l’osteopata e il chiropratico e ci vorranno alcuni anni, la situazione è assolutamente immutata rispetto a prima.

Che differenza vi è tra la figura del fisiatra e quella del fisioterapista?
Questo è un aspetto che crea ancora molta confusione nei pazienti. La differenza principale è che mentre il fisiatra è un medico, pertanto può fare diagnosi medica e prescrivere farmaci, che solitamente visita il paziente e dà le indicazioni per il percorso riabilitativo da seguire, il fisioterapista non è un medico, ma è la figura sanitaria che si occupa della valutazione funzionale cioè di capire cosa “non funziona” nel paziente, della parte riabilitativa propria e della terapia manuale. Il fisioterapista è in pratica quello che “mette le mani” sul paziente, sta con questi a diretto contatto e lo segue in tutto il percorso di recupero. Quello che dico sempre è che il fisioterapista è sia un professionista sanitario che un “coach”. Bisogna tenere conto che in altri paesi, come ad esempio il Regno Unito, la figura del fisiatra tecnicamente “non esiste”, in quanto è il fisioterapista stesso ad occuparsi sia della parte di diagnosi funzionale, sia della redazione del piano riabilitativo, che della sua esecuzione. Detto questo, ho comunque la fortuna di collaborare con eccellenti fisiatri, che sanno arricchire la qualità del mio lavoro con una competenza diagnostica impeccabile, unita ad un forte rispetto della mia autonomia professionale.

Cosa dice la legge riguardo il profilo professionale del fisioterapista?
Il profilo professionale del fisioterapista è estremamente chiaro, il problema è che spesso si creano situazioni di “conflitto di poteri” tra le diverse figure. Voglio essere diretto, anche se spero di non essere frainteso: il fisioterapista è una figura professionale estremamente richiesta, in quanto le problematiche muscolo-scheletriche affliggono praticamente tutte le persone. Solo che le persone al giorno d’oggi vogliono stare bene, non accettano di convivere con il dolore come fattore necessario della vita! I pazienti di oggi inoltre si informano, sanno che ci sono soluzioni date dalla terapia manuale e motoria che hanno risultati terapeutici più duraturi rispetto a un farmaco, meno invasivi della chirurgia e senz’altro più economici rispetto a una consulenza medica specialistica. Quando una figura professionale acquisisce autonomia e comincia a “rubare” mercato e potere, purtroppo si cerca di fare tutto per ripristinare le condizioni gerarchiche iniziali. E’ un processo automatico di qualunque settore lavorativo. Possono entrare allora in gioco dinamiche non sempre trasparenti, con la spinta all’approvazione di leggi successive contrastanti o sentenze mirate spesso ad un ridimensionamento dei ruoli, che non generano altro che confusione e non giocano certo a favore della salute dei pazienti.

Il fisioterapista lavora autonomamente?
Assolutamente sì, anche se ribadisco ogni giorno che dobbiamo superare la logica dei “tuttologi” e capire che i risultati migliori si ottengono lavorando in equipe multidisciplinare di professionisti specializzati. Al giorno d’oggi l’iperspecializzazione è la chiave vincente in qualunque settore si operi, e il fisioterapista non è altro che un qualunque altro professionista che lavora fianco a fianco di medici, infermieri e di altri fisioterapisti con specializzazioni differenti. Nel nostro studio collaboriamo con diversi medici esterni e i colleghi del mio staff hanno tutti una formazione professionale differente dalla mia, e sono decisamente più bravi di me in quello che fanno!

Quali le pratiche in cui può agire autonomamente?
Come spiegato nel profilo professionale, oltre alla redazione del piano riabilitativo, il fisioterapista può eseguire le necessarie tecniche di terapia manuale, kinesiterapia, cioè esercizi di movimento attivo, e strumentali che sono necessarie alla cura del paziente. Aggiungo anche: il fisioterapista può liberamente praticare tecniche mirate al benessere della persona. L’autonomia professionale del fisioterapista è evidenziata dal fatto che, in caso di errore di valutazione e di danni provocati al paziente, risponde lui stesso sia a livello civile che penale, non il medico che gli ha indicato cosa fare! Il fisioterapista, per fortuna o purtroppo, non è un semplice “esecutore”, ma un professionista a tutti gli effetti responsabile del suo lavoro e obbligato a fare una valutazione continua delle condizioni cliniche del paziente, assieme a una costante verifica della compatibilità della terapia con quanto rilevato dalla valutazione. Ci tengo a chiarire però che il fisioterapista deve agire in modo coerente con la diagnosi medica o l’eventuale prescrizione del piano riabilitativo, senza fare “di testa propria”. Noto con molta tristezza che diversi colleghi fisioterapisti si vantano di “non guardarle più nemmeno le prescrizioni”: questo è un fatto gravissimo assolutamente da biasimare. Bisogna sempre partire dal presupposto che i medici sono professionisti preparati e specializzati tanto quanto i fisioterapisti, pertanto il loro lavoro deve essere preso in assoluta considerazione e rispettato. Chiaramente siamo tutti esseri umani e può capitare di commettere errori: è capitato anche a me una volta che un fisiatra non avesse diagnosticato un crollo vertebrale in un paziente, dando prescrizioni purtroppo fuorvianti. In questo caso la cosa che un fisioterapista serio deve fare è confrontarsi immediatamente con il medico, segnalando l’eventuale incoerenza con quanto valutato.

Se lavora autonomamente, perché in Italia per poter accedere ad un vostro servizio bisogna avere una prescrizione medica?
Questa è una delle situazioni tipiche “all’italiana” in cui incoerenze legislative e sentenze locali generano solo confusione. La verità è che un fisioterapista, in quanto professionista autonomo, non è necessariamente legato alla prescrizione per poter eseguire il proprio lavoro, anche se è vero che in ambito pubblico vige tale regola. Ad ogni modo, se davvero la prescrizione fosse obbligatoria per qualunque persona si rivolgesse ad un fisioterapista, si creerebbero tre situazioni paradossali.

Ovvero?
In primo luogo, ci sarebbe un sovraccarico ingestibile di lavoro da parte della sanità pubblica. Sarebbe letteralmente un delirio, nonché una spesa ingestibile per il sistema sanitario nazionale, se tutte le volte che uno sportivo si rivolge a un fisioterapista per un semplice trattamento decontratturante o di scarico post-attività, dover andare prima dal proprio medico di base a richiedere la relativa prescrizione. In secondo luogo, eventuali pazienti che volessero effettuare dei trattamenti di relax o terapie di mantenimento, si vedrebbero costretti, per semplicità e rapidità, a rivolgersi a centri estetici o improvvisati massaggiatori, aumentando in modo drammatico il fenomeno dell’abusivismo professionale e il rischio per la salute. In terzo luogo, si manifesterebbe un paradosso più raffinato: alcuni medici sarebbero costretti su richiesta delle persone, a prescrivere terapie per cui non vi è un’effettiva patologia tale da giustificare la prescrizione, dovendo così “inventare” malattie dove non ci sono, oppure trattamenti che nemmeno loro conoscono.

Quali terapie utilizza il fisioterapista?
Principalmente tecniche di terapia manuale ed esercizio terapeutico. Le terapie attualmente più richieste e prescritte sono comunque ancora i massaggi e i trattamenti osteopatici, questi ultimi in forte aumento dopo l’approvazione del DDL. Nell’ambito della terapia strumentale invece, gli strumenti più richiesti e utilizzati sono ad oggi Laser e Tecar. Detto questo, ci sono comunque tantissimi colleghi che utilizzano tecniche che potremmo definire “complementari”, ovvero più vicine alla terapia olistica e ai principi energetici delle medicine orientali. Pur essendo a bassa evidenza scientifica, non si può negare il loro successo terapeutico, pertanto vanno anch’esse prese in considerazione come efficace strumento nella pratica clinica.

Il fisioterapista può impostare un piano terapeutico autonomamente?
Assolutamente sì, anche questo è previsto dal profilo professionale. Chiaramente se si lavora in equipe il piano deve essere sempre concordato e condiviso con i medici e le altre figure professionali che seguono il paziente. Come ho avuto modo di dire: il lavoro multidisciplinare è quello che garantisce il migliore successo terapeutico.

Qual è la prassi da seguire prima di intervenire con i trattamenti? 
Qualunque fisioterapista deve prima effettuare un’adeguata valutazione funzionale del paziente, dopo aver letto attentamente la diagnosi medica, l’eventuale prescrizione e tutti i referti clinici portati dal paziente. In caso di red-flags, ovvero indicatori di patologie potenzialmente gravi rilevate nel paziente, il fisioterapista deve inoltrare immediatamente la persona ad approfondimenti diagnostici e aggiornare il medico. Qualora non vi fossero red-flags, il fisioterapista può procedere normalmente con il trattamento ritenuto più idoneo sulla base delle proprie valutazioni e coerentemente alle indicazioni dei medici e degli altri professionisti che hanno visitato il paziente.

Cosa non può fare un fisioterapista?
Il fisioterapista non può fare diagnosi medica, nè prescrivere farmaci, nè utilizzare alcuni elettromedicali di pertinenza propria medica, come le onde d’urto focali, usate per rompere le calcificazioni. In Italia inoltre, a differenza di altri stati europei in cui questo è concesso, il fisioterapista non può nemmeno effettuare tecniche che prevedono la perforazione della cute, come l’agopuntura o il cosiddetto dry-needling.

Perché a suo avviso, c’è ancora così tanta confusione riguardo questa figura professionale?
In primo luogo, a costo di suonare banale, perché siamo in Italia e purtroppo la confusione dei ruoli è presente in molti altri settori. Si cade così nel fare le guerre dei poveri e chi ne fa le spese, alla fine, sono poi soprattutto i pazienti. Un altro fattore che genera confusione però è il fatto che un fisioterapista “non vale l’altro”, ovvero: come nella medicina, anche in fisioterapia ci sono diverse specializzazioni professionali e di questo, purtroppo, la maggior parte delle persone e i medici stessi non sono consapevoli. Intanto quindi, una prima soluzione per ovviare il problema sarebbe informare i medici su quello che fa il fisioterapista e quali possono essere le sue diverse specializzazioni, ciascuna di esse correlata alla risoluzione di un determinato spettro di patologie. Stando a contatto ogni giorno con i pazienti, mi accorgo che quello che li scoraggia e li confonde maggiormente è l’incoerenza tra i vari professionisti: può a volte capitare che dieci professionisti diversi diano dieci versioni diverse e propongano dieci diverse modalità terapeutiche. Questo avviene purtroppo tanto tra i medici quanto tra i fisioterapisti, ma può essere efficacemente ovviato scegliendo sempre i metodi di valutazione e trattamento a maggiore evidenza scientifica.

Come riconoscere un valido fisioterapista?
Per prima cosa, un fisioterapista è provvisto sempre di diploma di laurea, solitamente affisso bene in evidenza nel proprio studio! Inoltre, un fisioterapista certificato è registrato ad Aifi l’associazione di categoria e/o allo Spif il sindacato professionale, fattori sufficienti per garantire che sia un vero fisioterapista, anche se non necessari: la registrazione Aifi o Spif non sono infatti obbligatorie. Costituiscono titolo equipollente alla laurea anche il vecchio diploma regionale di Terapista della Riabilitazione o il diploma di Massoterapista, purché conseguito prima del 1999. I diplomi di massofisioterapista post-99, il diploma di osteopata, quello di massaggiatore capo bagnino non sono documenti equipollenti! Pertanto tali figure non sono per il momento, professionisti sanitari, ma semmai figure di “interesse sanitario”. Ovviamente, il possesso di un titolo in regola è solo la conditio sine qua non che qualunque fisioterapista deve possedere, ma non certificano ovviamente poi le effettive capacità. Un fisioterapista valido nel senso più ampio del termine è un professionista che prende a cuore il benessere dei pazienti e si aggiorna in modo continuo: è cioè una persona che sincronizza cuore e mente, empatia e preparazione tecnica. Un buon fisioterapista infatti deve tener conto di tre fattori imprescindibili per l’impostazione della corretta terapia: i desideri del paziente, la propria esperienza clinica e l’aggiornamento tecnico dato dallo studio continuo di pubblicazioni ad alta evidenza.

Vuole aggiungere altro?
Sì, un importante consiglio per i pazienti: quando scegliete un professionista, oltre alla sua preparazione, all’ampiezza della sua clinica e alla modernità delle apparecchiature usate, sentite che cosa vi trasmette “a pelle”. Un fisioterapista davvero bravo non è chi conosce la tecnica più alla moda del momento, ma qualcuno che tiene veramente alla vostra salute. Se uno è bravo ma “se ne frega di voi” è difficile che vi possa ingannare sotto questo aspetto, pertanto ascoltate sempre il vostro intuito e le vostre sensazioni. Come dico sempre ai miei corsi: un fisioterapista in gamba è innanzi tutto una persona che sa ascoltare. Se volete, potete trovate fisioterapisti in qualunque parte d’Italia andando su www.trovaunfisioterapista.ite scaricando la app Physio. Tuttavia, io e i miei colleghi siamo a disposizione per qualunque paziente che avesse bisogno di consigli terapeutici o indicazioni su dove cercare professionisti validi: rispondiamo sempre volentieri a tutti.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Filippo Zanella, e ad maiora!

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