A tu per tu con Mino Sferra 3


“Un attore non si deve fossilizzare solo su un genere, deve saper fare tutto” 

Intervista di Desirè Sara Serventi

E’ un noto attore Mino Sferra e uno stimato docente, nonché fondatore della Scuola di Teatro Menandro dove svolge il ruolo di formatore, docente di dizione, recitazione, regia, e altro ancora. La sua passione per la recitazione inizia molto presto e si trasforma rapidamente in un vero lavoro. Alle spalle Sferra, oltre ad un curriculum lavorativo d’eccezione, può vantare un’ottima e qualificata preparazione artistica, appresa prima a Roma presso l’Accademia d’Arte Drammatica “Pietro Scharoff” , e successivamente in America all’Actor’s Studio di New York, dove ha avuto modo di confrontarsi con artisti di fama internazionale. E’ un artista versatile Mino, che riesce ad interpretare in modo esemplare qualsiasi personaggio viene lui dato, mettendo quindi in evidenza la sua naturale predisposizione per l’arte della recitazione. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Mino Sferra, che si è raccontato. 

Quando nasce la sua passione per il teatro?
La mia passione per il teatro, nasce sin da piccolo. Ho cominciato infatti molto presto a fare teatro nel mio paese natìo, Teano, e poi mi sono trasferito a Roma per frequentare l’Accademia d’Arte Drammatica.

A Roma quali studi intraprese?
Inizialmente, dopo un provino di ammissione, frequentai l’Accademia d’Arte Drammatica “Pietro Scharoff”, e finito il ciclo di studi, mi diplomai in recitazione e regia. Dopo il periodo americano mi laureai in Lettere Moderne presso la Sapienza di Roma.

Poi decise di trasferirsi in America. E’ esatto?
Sì, dopo aver frequentato l’Accademia, lessi un articolo su Repubblica dove vi era scritto che l’Actor’s Studio di New York aveva attuato dei cambiamenti ai vertici: il nuovo presidente era Paul Newman e i nuovi direttori erano Al Pacino ed Ellen Burstyn. Preso dall’entusiasmo, l’anno dopo andai a New York a fare il provino con Ellen Burstyn; andò bene, e così frequentai il mitico Actor’s Studio di cui avevo sempre sentito parlare. Nello stesso periodo sempre a New York frequentai anche l’Herbert Berghoff Studio, scuola molto conosciuta allora per il successo della serie televisiva Saranno Famosi.

Poi decise di formare una compagnia teatrale, ovvero la “The Sferra Theater Company”. Vuol parlarne?
Sì, certo. La “The Sferra Theater Company” era una compagnia teatrale bilingue. Scelsi di fondare questa compagnia soprattutto con l’intento di portare autori italiani negli Stati Uniti, a New York. Misi in scena due commedie di Luigi Pirandello: No one knows how e Man, Beast and virtue, quest’ultima ebbe molto successo di pubblico e di critica e fu recensita dal famoso drammaturgo Mario Fratti che allora era il critico teatrale del Progresso Italo-Americano, il giornale italiano degli Stati Uniti. La mia idea era quella di formare uno Stabile teatrale in lingua italiana a New York.

Quale fu una delle prime cose che le insegnarono a New York?
L’Actor’s Studio mi ha insegnato principalmente che un attore deve avere una visione a 360° dell’arte teatrale.

Potrebbe essere più preciso?
Un attore non si deve fossilizzare solo su un genere, che può essere la tragedia o la commedia, e deve saper fare tutto: oltre la recitazione deve anche sapere cantare e ballare.

Quando rientrò in Italia formò una Scuola di Teatro?
Esatto. Appena rientrai a Roma, volli mettere in pratica quello che avevo imparato in America, e misi su la Scuola di Teatro intitolata a Menandro, riformatore della commedia greca. Oggi la scuola è al ventiseiesimo anno di attività formativa ed è riconosciuta dalla Regione Lazio. La scuola ha una durata triennale, al termine del quale gli allievi ricevono un Diploma di Idoneità alle Arti Teatrali. Nel corso del triennio vengono impartite le seguenti materie: dizione, ortofonia, educazione vocale, psicotecnica, recitazione, canto musical, danza moderna, poesia drammatica, scherma scenica e storia del teatro.

Che cosa insegna nello specifico?
Sono sia formatore che docente di recitazione, dizione, ortofonia, improvvisazione, regia e storia del teatro, per citarne alcune.

Come docente qual è la prima cosa che dice ai suoi allievi?
La prima cosa che dico sicuramente è di credere fermamente in quello che si fa. La cosa più importante in questo lavoro, se lavoro si può chiamare, è la passione.

Come si relaziona con i suoi studenti?
I ruoli non si devono mai confondere, il rapporto è docente-allievo, non esiste amicizia all’interno della scuola, sicuramente non sono un despota, tutt’altro, ma la formazione esige professionalità e serietà, poi, fuori dalla scuola può nascere anche una bella amicizia. Spesso vado a teatro con i miei studenti.

Su quali basi vengono selezionati gli allievi che potranno accedere alla sua scuola?
Gli allievi vengono selezionati non solo in base al loro talento, ma vengono scelti in base alla passione. Durante le audizioni, devono portare un monologo e un dialogo di autore classico o moderno, una improvvisazione su tema, una poesia e un brano cantato a cappella. Ma quello che più mi interessa, quando faccio le audizioni agli aspiranti allievi, è la passione, per me è una componente essenziale, e se non vedo un minimo di talento, è inutile dare illusioni e portare avanti un ragazzo.

E’ una scuola di élite?
No, non lo è. Sicuramente non è una scuola di consumo, prendo solo 10 allievi l’anno, e sono tutti selezionati e i primi quattro mesi sono di prova, poi superato il primo esame diventano allievi effettivi.

Lei ha un curriculum di tutto rispetto, ma quale reputa l’esperienza più significativa per la sua carriera?
In realtà non c’è una cosa più importante, infatti penso che è l’insieme che fa il tutto. Devo però ammettere che alcune esperienze mi hanno forgiato più di altre.

Ovvero?
Per il cinema sicuramente è stato il film di Antony Richmond “Buck ai confini del cielo” un film che ha avuto molto successo e vari riconoscimenti internazionali. Infatti è stata la mia prima esperienza internazionale in lingua inglese, con un grande cast americano: John Savage, William Berger, David Hesse, per citarne alcuni, e io ero uno dei coprotagonisti, facevo il cattivo, nel ruolo di Hunk. Recitare in diretta inglese lo devo all’esperienza americana, gli americani non usano il doppiaggio come in Italia che doppiano tutto e tutti, in America si recita con la propria voce.

Potrebbe spiegare l’importanza della formazione in questo settore?
La formazione è fondamentale. Tutte le materie che vengono insegnate sono importanti, a parte la recitazione, anche materie come la dizione e l’improvvisazione. Alcuni dicono che l’improvvisazione non serve a niente, non sono affatto d’accordo, l’improvvisazione è il motore creativo dell’attore, soprattutto a teatro. E poi c’è la dizione che è la cosa più importante per un attore professionista. Un attore che non ha studiato dizione, potrà fare teatro in vernacolo e quindi solo a livello amatoriale. Il nostro mestiere è la parola, ed è per questo che dobbiamo farne della parola un uso professionale.

A suo avviso il vero attore si riconosce da come recita a teatro?
Assolutamente sì. L’attore vero si vede a teatro. Poi è chiaro che se uno è bravo, lo è anche al cinema o in televisione, ma la differenza consiste nel fatto che per il cinema se si sbaglia una battuta si rifà, e si rifà finché non viene bene, a teatro invece se sbagli non la puoi ridire la battuta.

Che tecniche utilizza per calarsi nel migliore dei modi nel personaggio che deve interpretare?
La tecnica che utilizzo è il metodo Stanislavskij, basato sul naturalismo psicologico in cui l’attore esprime i propri sentimenti con veridicità assoluta: attraverso il risveglio del subcosciente vengono riportati sulla scena sentimenti già vissuti, e quindi, ci si cala pienamente nel personaggio. La differenza sostanziale è che io non recito un personaggio, ma io sono il personaggio. Questo è il metodo base usato all’Actor’s Studio di New York.

Che cosa può dire riguardo l’industria cinematografica italiana?
Diciamo che in questi ultimi anni in Italia, c’è un risveglio nel settore della produzione cinematografica, ma è sempre poca cosa rispetto ai prodotti americani che incidono di oltre il 60% rispetto alla produzione italiana ed europea. Unica eccezione è la Francia, che negli ultimi anni difende con i denti anche legislativamente la propria cultura e il proprio cinema dall’invasione statunitense, infatti l’industria cinematografica francese è considerata importante per lo sviluppo del paese e ha una forte presenza produttiva nazionale, cosa che non si può dire dell’Italia, che importa tanto ed esporta poco. Il cinema italiano ha perso quell’identità nazionale che ci ha reso celebri nel mondo dal neorealismo in poi.

Che differenze ha riscontrato con quella americana?
Le differenze stanno principalmente nel sistema di distribuzione, che esclude di fatto i film di provenienza estera dal mercato degli Stati Uniti e così facendo garantisce il successo dei film americani all’estero, inoltre godono, contrariamente a quanto si pensa, di sostegni governativi e agevolazioni fiscali. Hollywood, insieme agli studios e alle produzioni indipendenti, svolgono un ruolo importante nell’economia americana e oltreoceano, infatti è stata definita una forma di imperialismo culturale e sicuramente continuerà a dominare incontrastato il mercato internazionale.

Vuol raccontare un aneddoto simpatico che le è capitato durante il suo lavoro?
Giravamo a Madonna di Campiglio il film Buck ai confini del cielo, e quel giorno avevamo girato la scena della mia morte, tornati in albergo, tolti gli abiti di scena, andai a mangiare come al solito al ristorante dell’albergo con gli altri colleghi, e trovai al mio posto solito un grande bouquet di crisantemi di velluto rosso porpora e un bigliettino a lutto su cui era scritto: “Addolorata per la tua scomparsa. Tua Gugliemina”! Guardai stupefatto lo scritto, mi guardai intorno e vidi la proprietaria dell’albergo che rideva a crepapelle. Le attrici americane meravigliate dal regalo mi dissero: “Oh Mino… so beautiful flowers” e così, velocemente li donai alle raggianti attrici americane. Per gli americani non esistono fiori per i morti!

Lei insegna anche all’università?
Per alcuni anni ho insegnato dizione e Public Speaking presso l’Università LUISS, International Masters per i neo-laureati, adesso ho un laboratorio di teatro e drammaturgia presso l’Università LUMSA.

Recentemente è stato testimonial per il Premio Vincenzo Crocitti. E’ corretto? 
Sì, e sono stato felicissimo che per due anni consecutivi hanno chiesto la mia
partecipazione come testimonial. Per me è stato un onore poter premiare le nuove leve del cinema italiano, e soprattutto gli attori. Il Premio Vincenzo Crocitti in Italia è un premio veramente straordinario, perché dà la possibilità ai ragazzi e a tutte le persone che hanno talento, emergenti e in carriera, che non sono abbastanza conosciuti, di avere visibilità. Poi il Premio Vincenzo Crocitti, sceglie sempre con cura sia i premiati che i premiatori, e questi ultimi sono sempre grandi professionisti e grandi personaggi del cinema.

Cosa può dire riguardo Francesco Fiumarella, ideatore e promotore dell’evento?
Devo dire che Francesco è una gran bella persona, e con questo premio ha avuto una straordinaria intuizione, e tra l’altro è anche un bravo attore.

Chi è Mino quando sta lontano dalle luci dei riflettori?
Il padre di Lorenzo e Angelica, e il marito di Virginia, uno che come hobby si diverte a curare le piante che ha sul terrazzo, a cui piace cucinare e ama molto la lettura.

Tra pochi giorni uscirà il docufilm “Terra bruciata”. Può svelarci qualcosa sulla trama? 
Terra bruciata è un docufilm molto importante per la storia d’Italia, perché mette in luce alcuni aspetti che la storia d’Italia ha celato per anni. E’ un docufilm sul nazismo, per la regia di Luca Gianfrancesco, e io interpreto Giacomo Di Gasparro, un personaggio di Conca della Campania che venne trucidato dai nazisti, così, senza aver fatto nulla, colpevole solo di essere italiano.

Che cosa ha significato per lei questo ruolo?
Ho fatto vari film, ma questo film mi ha emozionato, soprattutto a livello emotivo, sia per il ruolo, sia perché sono nato da quelle parti e quel personaggio l’ho sentito più mio anche perché recitavo nella mia lingua natìa. Il tema è principalmente la barbarie della guerra e l’impotenza della povera gente che si trova coinvolta in un conflitto che non ha voluto e che viene trucidata senza una vera ragione se non quella politica.

Sta preparando un nuovo lavoro teatrale, di cosa parla?
Si, è una nuova commedia dal titolo Io e la Callas scritta da Giovanna Chiarilli; una commedia sul rapporto che Pasolini ebbe con la Callas durante la lavorazione del film Medea, dove io interpreterò la parte di Pasolini, mentre ad interpretare la Callas sarà il soprano Cinzia Pallotta. Una storia controversa, una folle passione di un amore non corrisposto.

Che consiglio può dare ai giovani che vorrebbero intraprendere il mestiere di attore?
Il consiglio che io posso dare è di studiare, fare la formazione, ma quella seria, come le accademie e le scuole di teatro triennali riconosciute e non lasciarsi affascinare da facili successi come Uomini e donne, l’Isola, Grande fratello e altri reality di alcuni programmi televisivi che danno solo grandi illusioni e lasciano credere che tutto sia possibile.

Progetti?
Ho vari progetti per il prossimo anno, soprattutto per il teatro, una commedia che ho fatto appena tradurre dall’inglese, tratta dal film Closer e una tragedia greca che inseguo da tempo, l’Edipo Re di Sofocle. Poi dovrebbe partire un importante progetto cinematografico, ma preferisco non parlarne per scaramanzia.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Mino Sferra, e ad maiora!

 

 


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3 commenti su “A tu per tu con Mino Sferra

  • Emanuela Medoro

    Ho conosciuto Mino Sferra all’Aquila durante alcune visite di Mario Fratti, che nato e vissuto da giovane all’Aquila, ogni tanto viene a rivedere la sua città natale. Di Mino mi ha colpita il volto mutevole ed espressivo, una volta gli chiesi di farmi vedere la sua faccia al naturale, cambia sempre! Ci vogliono tanti doni di natura per fare l’attore, oltre la passione e la cultura specifica. Bravo Mino!.

  • Emanuela Rita

    Lo conosco personalmente,persona straordinaria ,con una famiglia bellissima.Colto,intelligente,intraprendente ,tutto quello che fa ti emoziona………….complimenti Mino. ….sei un grande. Emanuela,

  • Severino Saltarelli

    Bravo Mino! La tua costanza e continuità nel lavoro di attore e insegnante è ammirevole. Riuscire a superare tante difficoltà, che mettono in ginocchio altri, è già motivo di orgoglio e la tua direzione, per come ti ho conosciuto e seguito, ha una base etica forte…(ieri ho visto su youtube, il bel film di Laura Morante:” Assolo”, nonostante la (giusta) accellerazione e diminuzione, per la sua comprensibilità, il film è bello. Ottima anche la tua breve partecipazione di ispettore, della scuola per patenti,con una frenetica ma arcicontrollata e dominante Laura Morante.Ho lasciato volentieri un messaggio sotto il video, per esaltare l’intelligenza e femminilità della protagonista. Ciao. A risentirci!