Mary Poppins: intervista a Giulia Fabbri


“La musica è incredibile in questo spettacolo. L’orchestrazione che è stata fatta per lo show è una cosa meravigliosa. Ogni nota e ogni cambio musicale è messo lì per un motivo” 

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Grande attesa e trepidazione per la prima produzione italiana di Mary Poppins che vedrà in scena nel ruolo di protagonista la talentuosa e versatile attrice Giulia Fabbri. Ha un curriculum d’eccezione Giulia, dato non solo dal suo percorso di studi ma anche dal lavoro svolto sul campo, o per meglio dire sul palco, dove i ruoli che ha interpretato, hanno fatto emergere sempre il suo talento. Negli anni ha infatti potuto dimostrare la sua naturale predisposizione per questo mestiere e per l’arte del canto, della recitazione e della danza. Giulia è un’artista a tutto tondo che in scena ha avuto la possibilità di mettersi alla prova sempre con stili e personaggi diversi, riuscendo in ognuno di essi a far emergere la sua grande passione che cattura sempre l’attenzione del pubblico. Ed è proprio per questo che il ruolo di Mary Poppins non poteva che essere assegnato a lei, un’artista che riesce in modo del tutto naturale e meraviglioso a fondere canto, danza e recitazione, facendo totalmente suo il personaggio da interpretare. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Giulia Fabbri, che ha parlato dei suoi inizi e del suo ruolo di protagonista in Mary Poppins.

Attrice, cantante e ballerina. Quando nasce la sua passione per quest’arte?
Io ho studiato danza fin da bambina, ma senza particolari aspirazioni, nel senso che, ci andavano le mie amiche e a me piaceva, mi divertivo. Poi attorno ai 18 anni ho scoperto, facendo teatro con i miei amici a Forlì, che cosa era il musical, e lì mi sono resa conto che mi piaceva tantissimo e che ci volevo provare. Quindi, feci l’audizione per la The Bernstein School of Musical Theatre di Bologna, fui ammessa e così ho iniziato a studiare seriamente.

Che ricordo conserva del periodo in accademia?
Li ricordo come i tre anni più impegnativi e più intensi della mia vita, ma anche i più belli in assoluto. Per la prima volta mi trovavo in un luogo in cui sette giorni su sette, 24 ore su 24, studiavo quelle che sono le tre arti, ovvero: canto, danza e recitazione e cosa significasse metterle insieme, quindi cominciavo a toccare con mano cosa volesse dire fare questo lavoro. Gli insegnanti poi, ti seguivano passo passo, in particolare la nostra direttrice Shawna Farrel, che penso sia veramente impagabile, nel senso che è una persona che investe ogni minuto del suo tempo e ogni goccia della sua energia per la scuola.

Frequentando l’accademia aveva la possibilità di fare le prime esperienze teatrali?
Esatto. Ho avuto la possibilità di fare degli spettacoli con la collaborazione del Teatro Comunale di Bologna. Veniva infatti organizzato uno spettacolo che era presente nel cartellone operistico del Comunale di Bologna, con l’orchestra, e devo dire che ho fatto delle esperienze molto belle.

Sono importanti gli anni in accademia?
Gli anni in accademia sono fondamentali perché formano l’artista che sarai, insegnano le basi, poi ovvio che a livello scolastico è tutto un po’ diverso, e quando inizi a lavorare cambi completamente prospettiva, ma io posso dire di avere imparato che cos’è la disciplina, che cos’è il lavoro duro e il lavoro di squadra.

Qual è la prima cosa che le è stata detta?
La cosa più importante che ci è stata detta, e che viene detta tutt’ora, è l’importanza dello studio costante, della curiosità, la ricerca, l’osservazione degli altri, andare a teatro, guardare film. Per progredire in questo lavoro non bisogna mai pensare di essere arrivati, perché non è così, questo lavoro è un continuo migliorarsi, è un continuo studio, una continua scoperta di nuove chiavi, nuove sfumature, nuovi stili.

A suo avviso qual è la chiave per lavorare in questo campo?
La chiave per lavorare in questo mondo, è la duttilità, perché per più cose sei giusto, più cose riesci a fare, più sfumature riesci a proporre, più sono le possibilità che tu possa essere adatto per un determinato lavoro, quindi per un ruolo.

Infatti lei ha avuto la possibilità di mettersi alla prova con tanti stili e personaggi diversi. E’ esatto?
Sì. Sono molto felice perché negli ultimi anni ho avuto la possibilità di prendere parte a tanti spettacoli meravigliosi con dei ruoli molto belli e ho avuto la possibilità di mettermi alla prova con tanti personaggi magnifici e con stili diversissimi tra l’altro.

Il suo primo ruolo da protagonista è stato nel musical Newsies?
Il mio primo vero ruolo da protagonista è stato nel 2015 con Newsies, che è un musical che possiamo definire pop, ma che ha una musicalità molto Disney, quindi diciamo che ha uno stile preciso. Devo dire che ero circondata da un talento enorme, ma soprattutto da un enorme amore per lo spettacolo. E’ stato un musical molto bello, ero una delle pochissime donne del cast, super coccolata dai miei colleghi, insomma, ero davvero in una posizione privilegiata.

L’anno successivo lavorò invece ad uno spettacolo pop rock, ovvero Footlose?
L’anno dopo facevo Footlose, che è proprio super pop rock, anni ottanta, tutt’altro stile.

Poi arrivò una nuova sfida nel musical Grease?
Esatto, e sono molto felice perché è stata una grossa sfida in questi anni prepararmi sempre per cose così diverse tra loro, ma allo stesso tempo, è una fortuna impagabile, perché ho avuto la possibilità di metterti nei panni di tanti personaggi completamente diversi, che vivono in epoche diverse, con storie diverse. Il bello del nostro lavoro è che ogni volta ti metti nelle scarpe di qualcun altro.

Quale reputa l’esperienza più significativa per la sua carriera?
E’ difficile scegliere, anche perché ogni esperienza ti insegna qualcosa. Posso dire che sicuramente il mio primissimo lavoro professionale, che è stato Alice nel paese delle meraviglie in cui facevo l’ensamble, è stato un grandissimo mattone che io ho messo nella mia carriera. Abbiamo fatto due stagioni di tournée, ogni giorno in teatri diversi, e quindi ogni giorno dovevi essere pronta agli imprevisti che potevano succedere, ai cambiamenti.

In Alice nel paese delle meraviglie, inoltre sostituiva anche la protagonista?
Esatto ero anche la sostituta della protagonista e quindi ho avuto la possibilità di fare Alice per tre volte. Diciamo che come inizio ho sperimentato tutto ciò che potevo sperimentare: da un primo lavoro a una prima tournée. E’ stata una scuola impagabile, anche perché ero uscita dall’accademia da alcuni mesi e mi resi conto che non bastava più quello che facevo prima, non ero più a scuola.

Prima produzione italiana di Mary Poppins, e lei veste il ruolo di protagonista. Come è approdata nel cast?
Ho fatto un’audizione. Diciamo che, in questo caso è stato un po’ particolare perché mi era già successo di fare cinque, sei audizioni per ottenere un lavoro, quello è normale, ma non mi era mai successo che fossero divisi in un anno e mezzo, quindi, è stata una strada molto lunga.

Per quale motivo?
Perché i proprietari dei diritti dello spettacolo, la Disney e Cameron Mackintosh, che lo producono in tutto il mondo, sono veramente molto attenti e selettivi, c’è un’attenzione quasi maniacale nei confronti di questo spettacolo. E’ bellissimo vedere una cura del genere, anche se questo ha reso tutto molto più lento del solito, e quindi ho fatto quattro audizioni in questo lunghissimo periodo.

Una lunga attesa?
L’attesa è stata una delle più estenuanti della mia vita, ma sono molto felice perché è stata ripagata.

La versione teatrale di Mary Poppins, nonostante sia un fedele adattamento dei racconti di P.L. Travers e del film di Walt Disney, presenta delle differenze. E’ esatto?
Diciamo che nel film, in teatro o nei libri, il minimo comune denominatore è la storia, ovvero: papà, mamma, figlio e figlia che si amano follemente, ma non riescono a comunicare tra loro. Arriva quindi Mary Poppins e riaggancia i fili, riesce a rimettere in armonia la famiglia. Questo è quello che succede. Poi c’è la visione di Walt Disney, la visione della Travers, innanzitutto, che l’autrice dei libri e che io ho letto in questo periodo, e sono stupendi, e poi c’è la produzione di Broadway. Ognuna di queste cose ha un sapore leggermente diverso, perché si hanno linguaggi diversi.

Quindi?
Quindi, il libro è fantastico perché con poche frasi riesce a creare delle immagini di un poetico veramente unico, inoltre ci sono delle battute pungentissime, troppo divertenti. Il film della Disney ha fatto invece la storia, perché era la prima volta che si vedeva un film di quel tipo con attori e personaggi animati, e ha un sapore sempre molto Disney, ma con tutto ciò che fa parte di Mary Poppins, ovvero il mistero, la magia, il sapore della Londra di inizio ‘900. Nella produzione di Broadway poi il linguaggio è ancora diverso, perché sei a teatro e quindi devi raccontare anche con la musica, con il canto, con la danza, con dei gesti che devono essere visibili anche alle persone che stanno sedute in ultima fila. C’è tutto un altro tipo di cose che si possono esplorare, perciò diciamo che nonostante il minimo comune denominatore non cambi, ogni versione, ogni cosa che viene fatta con questo materiale, è un po’ unica e non c’è nemmeno la pretesa di emulare il film o emulare le passate versioni. Senza mai trascendere da quella che è la storia.

Come sarà la versione teatrale italiana?
La nostra versione italiana sarà la nostra, e sarà approvata fino all’ultima virgola dalla Disney e da Cameron Mackintosh. Ciò vuol dire che saremo molto seguiti, però sarà una cosa creata per il pubblico italiano. Quindi, anche chi ha guardato lo show a Londra o a Broadway e verrà a vedere il nostro spettacolo, non vedrà la stessa cosa.

Si è riguardata il film? 
Anche se lo conosco a memoria ho riguardato il film, ho guardato dei video dello show, ho guardato dei documentari, ma questo soltanto per avere più spunti possibili, poi il lavoro che noi stiamo facendo adesso parte dal gruppo di cast e creativi.

Che cosa intende dire?
Nel senso che nonostante io abbia le idee molto chiare su che cosa vuol dire Mary Poppins, devo trovare le chiavi giuste per mettermi addosso questo personaggio. Devo trovare le cose che su di me funzionano meglio.

Ovvero?
Io sono un’emotiva, una che non nasconde quello che prova, lei invece non è che non sia emotiva, è una che sente tutto tantissimo, ma non fa mai vedere niente, nasconde sempre le sue emozioni, lei è sempre in controllo, quindi devo trovare una chiave giusta per me, per esprimere questa sfaccettatura. Provo e prendo degli spunti per vedere quello che su di me funziona meglio. Poi è molto importante vedere in che direzione andiamo tutti insieme, con i miei colleghi, dove ci porta l’organicità della regia che sta mettendo su Federico Bellone e le coreografie di Gillian Bruce. Sarà un percorso che faremo insieme e vedremo dove ci porterà.

Federico Bellone su cosa sta puntando la regia?
Sui rapporti interpersonali.

Potrebbe essere più precisa?
Se uno dice Mary Poppins immediatamente pensa alla magia, all’immagine di lei che arriva volando, e se ne va volando. Ma la vera magia di Mary Poppins è tornare a far battere il cuore della famiglia, e quindi riunire i grandi e i piccoli, ovvero ricreare quella sinergia che c’era ma che si è persa, perché il signor Banks è intrappolato nel suo rigore, nel suo voler diventare un uomo di successo, e la signora Banks non sa bene come barcamenarsi per poter essere all’altezza di quel ruolo che crede di dover ricoprire, e che crede tanto lontano da come è lei. I bambini poi, sono così chiassosi e fanno scappare tutte le tate, e non perché sono dei cattivi bambini, loro sono buonissimi. Il problema è che sentono una mancanza di attenzione, è questo ciò su cui stiamo focalizzando, quello su cui si deve partire. Far capire cioè, che cosa c’è che non va nella comunicazione tra questi personaggi, da dove arriva questa carenza di affetto, di fiducia in se stessi e che cosa succede quando arriva Mary Poppins e sistema tutto.

Che tecniche utilizza per calarsi nel personaggio?
Sto semplicemente cercando di fidarmi di lei e sperimentare tante cose diverse.

E’ un personaggio difficile?
E’ molto difficile perché lei è sempre in controllo. Non deve risultare fredda, non deve risultare antipatica, non deve risultare monocorda, quindi sto cercando di fare tante cose, di vedere che cosa racconta meglio quello che vogliamo dire.

Cosa può dire riguardo la musica dello spettacolo?
La musica è incredibile in questo spettacolo. Ovviamente ci sono le melodie che tutti conosciamo, ma l’orchestrazione che è stata fatta per lo show, è una cosa meravigliosa. Ogni nota e ogni cambio musicale è messo lì per un motivo.

Da quanto dice si evince che la musica è un’enorme componente di questo spettacolo. E’ corretto?
La musica è un enorme componente di questo spettacolo, perché anche sotto la recitazione in tantissimi momenti, c’è sempre un’accompagnamento che desta un’atmosfera, e quest’atmosfera ci può suggerire tantissimo su quello che l’autore voleva dire in quel punto particolare. Perciò diciamo che sto cercando di essere il più ricettiva possibile, cercando di essere aperta e sperimentare.

Qual è stata la sua reazione quando per la prima volta hai indossato i panni di Mary Poppins?
A metà dicembre ho fatto uno shooting fotografico, e quella era la prima volta in cui io mi vedevo tutta vestita e agghindata da Mary Poppins. E’ stato un bel colpo vedere la mia faccia li in mezzo, vedermi con le scarpine, la gonna, la borsa, l’ombrello, il cappellino, e vedere quanto iconica sia quell’immagine. Devo dire che è incredibile fare la protagonista di qualsiasi spettacolo, ma interpretare il ruolo di Mary Poppins è il massimo. Cammino a un metro da terra!

Chi è Giulia quando non sta in scena?
Una persona che ama molto la sua famiglia e che ne sente la mancanza perché vive lontana. Amo leggere, andare al cinema, a teatro, disegnare. Do un grandissimo valore ai miei amici e alla mia famiglia, perché sono la mia forza. Mi piace avere stimoli da tutto quello che è arte, sono un appassionata di arte e mi piace andare a vedere le mostre. Sono una persona creativa. Mi piace leggere, perché quando uno scrittore è bravo e riesce a dipingere delle immagini con le parole, è cibo per l’immaginazione.

Progetti?
Sono molto focalizzata su quello che sto facendo ora, e non voglio nemmeno guardare troppo in la, vedremo poi cosa succederà. Mi auguro di continuare a fare questo lavoro per tanto tempo, perché lo amo alla follia.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Giulia Fabbri, e ad maiora!

 

 

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