Intervista a Cettina Donato: pianista, compositrice e direttore di orchestre 1


“Parallelamente ai miei impegni musicali, ho ideato la nascita di una Residenza per ragazzi autistici che sarà costruita a Messina interamente con donazioni dei singoli cittadini” 

Intervista di Desirè Sara Serventi 

E’ una nota pianista, compositrice e direttore di orchestre di fama internazionale Cettina Donato, con alle spalle un curriculum formativo e lavorativo d’eccezione. Talento, passione, e preparazione artistica sono elementi ben visibili in Cettina, infatti emerge sin da subito il modo naturale con cui riesce a catturare l’attenzione del pubblico. E per i suoi meriti musicali, nel 2015 il Jazzit Award ha annoverato Cettina nella classifica dei migliori arrangiatori italiani, riconoscendone così le sue grandi doti artistiche. Attualmente la Donato è in tour con la rappresentazione teatrale dal titolo “Il Giuramento” scritto da Claudio Fava e con la regia di Ninni Bruschetta. Inoltre l’artista ha ideato la nascita di una Residenza per ragazzi autistici che sarà costruita nella città di Messina, con le donazioni fatte dai singoli cittadini. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Cettina Donato, che si è raccontata. 

Se le chiedessi di raccontarsi cosa risponderebbe?
Le direi che sono una matta furiosa e che ho una bellissima famiglia.

Pianista, compositrice, arrangiatrice e direttore di orchestre. Quando nasce la sua passione per il mondo della musica?
Dalla prima infanzia. E’ nato tutto per caso, i miei genitori non sono musicisti. Mio padre balla benissimo e mia madre aveva una voce bellissima e da ragazza suonava il piano e l’organo per diletto. Verso i sette anni cominciai a suonare uno strumento a percussione, senza avere alcuna cognizione di quello che stessi facendo, e i miei rimasero sbalorditi da quello che ne venne fuori. Da allora decisero di farmi prendere lezioni private di pianoforte dal M. Rosario Mangano, il mio insegnante che mi ha seguito dal primo giorno di lezioni fino al diploma. Parallelamente ho studiato Composizione classica con il M. Carmelo Chillemi.

Dove si è formata artisticamente?
In termini di luoghi è un po’ difficile poterlo dire. Non c’è un luogo che prevale su un altro, piuttosto direi che ogni luogo ha avuto il suo valore in un determinato periodo della mia vita. Un percorso che è iniziato in Sicilia, a Messina, con insegnanti messinesi per poi proseguire negli Stati Uniti.

Lei muove i primi passi nella musica classica per poi passar al jazz. Come è avvenuto questo passaggio?
Per me la musica classica e la musica jazz, non hanno mai seguito un percorso parallelo senza mai incontrarsi, piuttosto direi che entrambe convivevano contemporaneamente nella mia vita quotidiana. Da piccola studiavo le composizioni che il mio maestro mi assegnava per le lezioni e parallelamente suonavo ad orecchio tutto quello che ascoltavo in radio o in tv, dalle colonne sonore ai brani jazz. Più in là, decisi di studiare jazz e presi lezioni di pianoforte e composizione jazz da Salvatore Bonafede, anche lui siciliano, che mi ha seguito fino al mio trasferimento al Berklee College of Music di Boston.

Cosa rappresenta per lei il jazz?
Per me il jazz è una musica di libertà e di liberazione. E’ come un antidoto, una medicina. E’ quella musica che permette di esprimere il proprio pensiero musicale nel quale convivono aspetti melodici, ritmici e improvvisativi. Un po’ come la musica classica, con l’eccezione oggi, che la musica classica è interamente scritta e manca degli spazi improvvisativi, mentre in passato, tutti i musicisti quali: Chopin, Mozart per nominarne alcuni, erano improvvisatori e un po’ nei secoli, questa qualità purtroppo, si è persa.

Il Jazzit Award nel 2015 le ha riconosciuto un importante merito. Vuol parlarne?
E’ stato un grande onore per me essere riconosciuta tra i migliori arrangiatori italiani. Ci sono dei nomi importanti e trovarmi tra loro è stato emozionante. Sono molto contenta di questo e continuo a dare il mio contributo e cerco di fare sempre del mio meglio.

Qual è la principale difficoltà in questo settore?
Le difficoltà ci sono se le si vuol trovare. Personalmente, se voglio fare una cosa perseguo il mio obiettivo senza pensare alle difficoltà che probabilmente incontrerò sul mio percorso. Le cose importanti non possono essere prive di difficoltà altrimenti, che piacere c’è.

Quale reputa l’esperienza più significativa per la sua carriera? 
Sicuramente aver studiato a Boston al Berklee College of Music. Un’esperienza che ha cambiato totalmente la mia vita in termini musicali e personali. Chissà cosa avrei fatto se non fossi andata a studiare in America o come sarebbe stata la mia vita se non avessi fatto l’esperienza di vivere completamente in solitaria per diversi anni in un continente che non avevo mai visitato e soprattutto del quale, non conoscevo neanche la lingua! Ho sempre parlato francese. Per questo motivo dico che le difficoltà esistono solo se si vuol trovarle. Tuttavia, non sarei mai potuta andare negli States a studiare se non avessi avuto una preparazione musicale importante come quella che mi è stata trasmessa nelle Università e nei Conservatori italiani. I college americani sono sì delle scuole di musica, ma sono delle scuole in cui si insegnano anche le materie liberali, e la mia laurea in Psicologia Sociale mi ha permesso di poter saltare dei corsi liberali come le psicologie, le sociologie, le filosofie e così via.

Per cosa si caratterizzano le sue composizioni?
Sicuramente l’aspetto melodico è molto importante. E i riff, che mi piace usare spesso nelle mie composizioni. Penso che ci sia anche un certo respiro musicale e ogni brano è pensato ad una determinata persona, sensazione, luogo o sentimento.

Che cosa vuole trasmettere con la sua musica?
Ogni artista esprime il proprio pensiero, sia esso un pittore, un compositore, per citarne alcuni. Non mi considero un’artista, considero l’appellativo troppo sacro. Mi reputo molto fortunata di essere entrata in contatto con la musica. La musica, secondo me, è la forma d’arte più elevata che ci sia.

Vuol parlarci dei suoi album?
Ho inciso e pubblicato quattro album da leader. “Pristine” (2008) con Jerry Popolo, Roberto Desiderio, Gabriele Pesaresi, Paride Furzi, David Lo Cascio, Dario Miano e Daniele Zappala. “Crescendo” con la big band e quartetto d’archi registrato a Boston (2013). “Third” con Vincenzo Presta: al sassofono tenore, Vito Di Modugno al basso elettrico, Mimmo Camapanale alla batteria (2015). “Persistency-The New York Project”, con: Eliot Zigmund alla batteria, Matt Garrison al sassofono tenore e soprano e Curtis Ostle al contrabbasso. Anche questo disco è stato registrato in quartetto e negli Stati Uniti. Un altro disco è stato pubblicato dal Berklee College e dal Jazz Revelation Records e contiene una mia composizione, eseguita da me al piano e dal mio sestetto bostoniano e che vede alla tromba Aaron Bahr, al sax alto Jessi Lee, al sax tenore Leonardo Radicchi, al basso elettrico Andrew Dow e alla batteria Giuseppe Paradiso. Poi vi è un altro disco pubblicato dall’Associazione Women in Jazz del South Florida, nel quale è possibile trovare una mia composizione per big band e quartetto d’archi, con me alla direzione e la mia big band, che porta il mio nome. E’ composta da cinque sassofoni, quattro trombe, quattro tromboni, due violini, una viola, un violoncello e sezione ritmica.

Quali sono le formazioni che lei predilige?
Mi piace il trio ma anche il quartetto. Mi piacciono le orchestre e le big band. Insomma, più siamo e meglio stiamo!

A suo avviso oggi a fare da protagonista è la musica o il musicista?
Mi auguro entrambi. La musica è il veicolo che permette al musicista di ricevere attenzione da parte del pubblico. Questo è reso possibile da chi sta dietro al musicista, da chi si occupa di lui. Gli uffici stampa e/o gli agenti.

Cos’è a suo avviso la musica?
La musica è un’arte, per me la forma d’arte più alta che ci sia, ma è anche la mia professione, il mio lavoro, la mia fonte di sostentamento.

Quindi?
Quindi è importante che ci sia guadagno dal mestiere che fai. L’artista squattrinato ormai è una figura romantica descritta nei film o nelle biografie di alcuni anni fa. Gli artisti sono dei professionisti e come tali devono essere rispettati. Hanno studiato, hanno le competenze per far bene il proprio mestiere e la propria arte, e il loro lavoro deve essere ben retribuito come una qualsiasi altra professione importante. Per diplomarti in Pianoforte Classico devi affrontare dieci anni di percorso. Per Diplomarti in Composizione devi fare un altro percorso di altri dieci anni. E se passi tutti gli esami finisci in dieci anni, altrimenti devi ripetere, e gli anni da dieci diventano anche dodici o quindici. Mi sembra però, che in Italia, e soltanto in Italia, il musicista sia ancora visto come un povero morto di fame che si ammazza di studio e tira tardi tutte le sere per suonare per pochi euro. Non va bene.

Cosa può dire riguardo l’attuale panorama musicale italiano?
Credo che gli italiani abbiano molto da raccontare. Abbiamo un gran cuore e tantissimi talenti che tutto il mondo ci invidia. Tuttavia, i produttori conoscono le cause che fanno avvicinare gli ascoltatori ad un musicista piuttosto che a un altro. Alcuni produttori vogliono soltanto far soldi e a volte non badano alla possibilità di proporre musica di cattiva qualità. Per fortuna, ci sono anche quei produttori e discografici che conoscono il vero senso della qualità artistica di un musicista.

Lei svolge un’attività didattica in diversi conservatori italiani. Qual è la prima cosa che insegna ai suoi allievi?
Never give up.

Chi è Cettina quando non sta sul palco?
Una casinista.

Attualmente in cosa è impegnata?
Insegno ad Alessandria al Conservatorio Musica di Insieme Jazz, Armonia e Ear Training Jazz, e a Livorno insegno Pianoforte Jazz. Poi sono in tour con una rappresentazione teatrale per la quale ho composto ed eseguito le musiche dal titolo “Il Giuramento” scritto da Claudio Fava e con la regia di Ninni Bruschetta. La tournée è partita da Catania a Dicembre 2017, per poi proseguire nelle altre città siciliane. A febbraio e marzo saremo nei teatri umbri, poi a Torino, Milano ed in Emilia Romagna. Parallelamente ai miei impegni musicali, ho ideato la nascita di una Residenza per ragazzi autistici che sarà costruita a Messina interamente con donazioni dei singoli cittadini. Questo il link della pagina Facebook della Residenza facebook.com/VillagGioVanna-1212974818802660/ E’ un progetto al quale tengo molto e sono sicura che andrà in porto. Ci vuole soltanto un po’ di pazienza.

Progetti?
Un progetto pianoforte a quattro mani con Stefania Tallini, delle produzioni teatrali, e qualche disco in cantiere.

Vuole aggiungere altro?
Ringrazio Sledet.com per aver pensato a me per questa intervista.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Cettina Donato, e ad maiora!


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Un commento su “Intervista a Cettina Donato: pianista, compositrice e direttore di orchestre

  • Fabrizio Salvatore

    Cettina Donato e’ un’Artista di caratura internazionale.
    La sua Musica, la passione e la grande umanità sono un dono che offre con umiltà e amore entusiasmando chi ha avuto la fortuna di conoscerla.
    AlfaMusic e’ onorata di averti incontrato cara Cettina e ti augura che i tuoi nobili progetti diventino presto realtà!
    Con amicizia e stima.
    Fabrizio Salvatore