Il Coordinamento Antimafia Riferimenti restituisce al mittente i beni confiscati alla cosca Mancuso


“Restituiamo allo Stato i beni a noi affidati, nell’impossibilità di poter continuare nel nostro impegno. Hanno vinto loro”, afferma Adriana Musella 

Articolo di Desirè Sara Serventi 

Ritornano al mittente, ovvero allo Stato, i beni confiscati alla cosca Mancuso e affidati al Coordinamento Antimafia Riferimenti. A tale scopo, Adriana Musella, per conto del Coordinamento ha chiesto un incontro al prefetto di Vibo Valentia. In questi beni, su proposta della Musella, era stata realizzata la sede dell’università dell’anitimafia, che avrebbe dovuto ospitare sia gli studenti italiani che quelli provenienti da altri Paesi europei. Da anni impegnata in prima linea nella lotta alla mafia, costretta per via della lotta da lei portata avanti a vivere sotto scorta. La Musella negli anni si è fatta un nome degno di stima e di lealtà nei confronti del Paese, e ha sempre lottato a testa alta, anche quando, il giorno seguente alla consegna di detti beni, venne messe in discussione la corretta attività dell’associazione con la relativa gestione dei fondi pubblici, a cui seguì di conseguenza un’indagine giudiziaria nei confronti della Musella. Ed è per questo che in un comunicato Adriana Musella, fondatrice del Coordinamento Antimafia Riferimenti fa sapere che: “Questo significa fare antimafia in Calabria. Se non ti uccidono fisicamente, lo fanno in altro modo, meno cruento e più efficace. Ti costringono a non operare, ti isolano, diffamano e ti fanno perdere la fiducia della gente” e annuncia: “Restituiamo allo Stato i beni a noi affidati, nell’impossibilità di poter continuare nel nostro impegno. Hanno voluto così e così sia. Questa non è la nostra sconfitta, ma quella dello Stato di diritto. A questo Stato e alla causa, siamo coscienti di avere già dato e tanto, forse troppo. Lo abbiamo fatto perché abbiamo creduto. Oggi non crediamo più. Il capitolo antimafia che ci ha visto coinvolti, termina qui, per la gioia di tanti. Per noi parla e parlerà la storia. Ai posteri l’ardua sentenza”.

 

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