A tu per tu con la regista Elisa Possenti


Recentemente ha ricevuto il premio Vincenzo Crocitti come miglior Regista emergente 2017 

Intervista di Desirè Sara Serventi

Talento, determinazione e una qualificata preparazione artistica fanno di Elisa Possenti, una rivelazione nel mondo della regia. Ha scritto, diretto e prodotto il cortometraggio dal titolo “Axioma”, un corto che sta riscuotendo un notevole successo, nei diversi festival internazionali, infatti la giovane regista per la storia portata sul set, sta ricevendo tante selezioni e premi. Il suo talento nel campo della regia, non è passato inosservato a Francesco Fiumarella, promotore e organizzatore del premio Vincenzo Crocitti che le ha recentemente conferito il premio come miglior “Regista emergente 2017”. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Elisa Possenti, che si è raccontata.

Quando nasce la sua passione per il mondo della regia?
E’ ormai noto che la mia infanzia ha contribuito consistentemente alla formazione di una forte identità artistica. C’è un’informazione fondamentale che non ho ancora rivelato alla stampa: l’amore per l’arte lo devo anche ai miei nonni paterni. Ogni Pasqua, durante le vacanze, andavamo al mare a dipingere il tramonto sul mare dal vero. Tutti i vestiti che indossavo da piccola li cuciva mia nonna su misura. Loro sono stati i genitori che tutti avrebbero desiderato mentre i miei, quelli veri, erano al lavoro.

Dove si è formata artisticamente?
Ho frequentato l’indirizzo cinematografico del liceo artistico, studiato alla New York Film Academy e approfondito tutte le sfumature della settima arte in piccole accademie. E’ imparando e praticando da autodidatta che ho però appreso il 90% della tecnica, storia e cultura cinematografica.

Lei ha scritto, diretto e prodotto il cortometraggio dal titolo “Axioma”, un corto che si è dimostrato un vero successo. Vuol raccontarne la trama?
Cercherò di essere il più esaustiva possibile senza rivelare troppo perché il percorso festivaliero non si è ancora concluso. Axioma esprime forte e chiaro cosa significa per un’artista la propria arte: non si tratta di una semplice passione o di un maledettissimo sogno nel cassetto. E’ un amante premurosa che si prende cura di noi “disagiati”. Qualcuno storcerà il naso ma gli artisti sono gli unici che non hanno bisogno di uno psicologo. E’ l’arte stessa la nostra terapia, è lei a portarci all’autoanalisi e a darci la soluzione. E’ lei, sempre lei che ci rimbocca le coperte e ci da il bacio del buongiorno. Questo è Axioma!

Quando ha deciso di portare sul set questo corto?
Mi è stato proposto dai produttori esecutivi di fare un corto sulla disabilità. Inizialmente ho rifiutato. Stavo preparando da tempo l’esordio alla regia e non volevo parlare di un tema così inflazionato e così distante da me. Facendo un paio di ricerche ho scoperto quanto mi sbagliassi. Nessuno aveva mai raccontato la disabilità motoria per quello che è. Nessuno aveva mai osato addentrarsi all’interno del forte trauma psicologico che caratterizza la fase post traumatica. L’aspetto interessante all’interno di questo complesso meccanismo mentale è che ci riguarda tutti. Chiunque abbia subito un trauma affronta una dura fase postuma. Il protagonista di Axioma non nasce disabile ma lo è da poco diventato. E’ molto importante differenziare le due cose perché si tratta di due percorsi di vita totalmente diversi.

Axioma. Come è arrivata a questo titolo?
Il concetto che sta alla base del film, ognuno ha la propria disabilità, è un assioma! Ovvero, una teoria così ovvia che ogni argomentazione o dimostrazione non ha motivo di esistere.

Il suo cortometraggio sta ricevendo tanti riconoscimenti in diversi festival cinematografici del mondo. Potrebbe dire quanti?
Ho ricevuto più di 50 selezioni e 24 premi.

Su cosa ha puntato la regia?
All’intimità col protagonista, sicuramente. Mentre scrivo una scena so già come la girerò. Ho delle regole personali, diciamo. Nonostante ciò ho destinato fin da subito parte dello spazio creativo alla sperimentazione. Le scene che preferisco, registicamente parlando, restano la uno e la sei. Nella uno, attraverso un delicato gioco di inquadrature che non si limita a partire dal dettaglio per finire in master presento il personaggio. Nella sei, ho chiesto alla troupe di invertire alcuni classici elementi presenti nella shooting list di quasi ogni regista.

Potrebbe essere più precisa?
La scena prevedeva diverse azioni, alcune leggermente statiche, altre più dinamiche sancite da numerosi jumpcut. Ho deciso quindi di non prevedere movimenti di camera per quelle dinamiche e ho fatto esattamente l’opposto per quelle statiche. In questo modo ho dato movimento ad alcuni shot che sarebbero risultati poveri e amplificato, sempre paradossalmente il movimento di quelle dinamiche fissando la camera. C’è un’inquadratura in particolare, la mia preferita in assoluto in cui l’attore Daniele Rienzo, colto da un momento di forte indecisione si avvicina alla camera vertiginosamente fino a “violentare lo spettatore”, si ferma a pochi centimetri dall’ottica, riflette rapidamente sul da farsi manifestando emozioni contrastanti attraverso semplici espressioni facciali e se ne torna esattamente da dove è venuto. È forse l’esperimento più efficace all’interno del corto.

Per lei è buona la prima o preferisce coprirsi le spalle con più riprese?
Un bravo regista sa quanto può chiedere alla squadra e agli attori, sa fin dove può spingersi. Se il take è buono ed è il massimo, passo al successivo. Sono molto sicura di ciò che voglio.

Qual è stata la principale difficoltà che ha incontrato per realizzare Axioma?
Il lato finanziario è stato un osso duro. Ma ora conosco ogni strategia esistente per il sereno raggiungimento del budget e ho la fortuna di collaborare con un team di produzione molto forte. Il successo di Axioma mi ha aperto un innumerevole quantità di porte.

A suo avviso con che cosa deve fare i conti un regista emergente?
Quando ci si interfaccia con la realtà. Il primo vero trauma artistico in cui smette momentaneamente di sognare. Inizia una seconda fase di studio, più complicata della precedente, che riguarda la comprensione dei meccanismi che governano il mercato cinematografico. Si inizia a realizzare che essere talentuosi registi non è sufficiente per poter emergere ma che bisogna essere al contempo anche abilissimi imprenditori, commercialisti, economisti e avvocati per potercela fare. Nessuno ti darà una mano all’inizio. Sei da solo, completamente solo e devi farcela con le tue gambe. Una volta fatto questo tutto è in discesa, ogni giorno diventa un’intrigante sfida, ogni passo un traguardo.

Lei recentemente ha ricevuto il premio Vincenzo Crocitti come miglior Regista emergente 2017. Vuol parlarne?
Certamente! Come ho già detto in una recente intervista una volta finita la premiazione tutti continuavano a fermarmi per chiedermi qualcosa o propormi un progetto. Ci ho messo un’ora e mezzo a uscire dalla sala per fumare una sigaretta. Credo che basti questo per sottolineare la geniale intuizione alla base dell’evento. Non ero mai stata a una premiazione senza aria di competizione, senza ansia. Tutti quanti erano in perfetta armonia intellettuale. Si è creato questa sorta di grande polmone composto da reti di connessione fra artisti. Un momento un po’ magico, come in un film.

Cosa ha significato per lei questo riconoscimento?
Che ho fatto bene a non ascoltare nessuno e a fare di testa mia. Che meno più meno fa più. Che una sequenza di scelte sbagliate, secondo chi sceglie un lavoro e una vita tradizionale, sono un mix vincente. Che i titoli di studio in mano a incapaci non li trasformano in professionisti. Che i giovani sono forti e chi prima chi dopo, arriveranno e cambieranno le cose alzando esponenzialmente il livello.

Può dire qualcosa riguardo Francesco Fiumarella, promotore e organizzatore dell’evento?
E’ una delle poche persone che ha saputo fornirmi un’analisi tecnica della mia regia.
Insomma, non serve aggiungere altro. Il comitato premia persone secondo dei criteri estremamente selettivi, come dovrebbe essere. Non come in alcuni festival in cui vedi vincere il videoclip amatoriale contro film di alto livello.

Attualmente in cosa è impegnata?
Sono in pre-produzione col secondo corto “Zagara”. Gireremo in Sicilia a maggio, e apriremo anche una piccola raccolta fondi aperta al pubblico. Ci saranno molti premi in palio per chi deciderà di darci anche un piccolo contributo. C’è una bella differenza fra l’elemosina e uno scambio equo.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Elisa Possenti, e ad maiora!

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